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Giorgio FUMAGALLI. Calocero e il mito delle acque a Milano e nell’Alta Brianza.

Un acquazzone alla Rotonda: è la sconfitta di Giove Pluvio,
Un cinghiale in cerca di scampo,nella casa del Dio dei Cristiani,
Linfe e Forze, raccontate da un sasso, rimasto senza parole.


Un acquazzone alla Rotonda.


Le corse dei plaustri.
Poteva trattarsi di uno spettacolo di dubbio gusto, ma possiamo essere certi che nell’antichità le “corse dei plaustri tirati da fiere indomite” riscuotevano grande interesse.


L’intero studio si trova nell’allegato.


 

Autore: Giorgio Fumagalli

Email: mfumagalli@infinito.it

Allegato: Calocero.pdf

Giuseppe Costantino BUDETTA. Su alcune convergenze e divergenze evolutive nei delfini.

PREMESSA


Nei delfini la presenza di reti mirabili encefaliche sembra andare oltre i condizionamenti genetici, le barriere tra specie e specie, la convergenza evolutiva e sembra dipendere da particolari fattori emodinamici. L’apparato circolatorio segue la necessità di comprimere in un volume limitato una superficie immensa andando incontro alle esigenze nutritive e di ossigeno delle cellule di un organismo vivente.


L’intero studio si trova nell’allegato.

Autore: Giuseppe Costantino Budetta

Email: giuseppe.budetta@alice.it

Allegato: DELFINI.pdf

Luana MONTE, La Porpora, dono di Atlantide?

Narra una leggenda che un pastore, passeggiando lungo la spiaggia di Tiro con il suo cane, ad un certo punto ebbe l’impressione che l’animale si fosse ferito con una conchiglia;  nel momento in cui si accinse a  pulirgli il muso, però, egli si rese conto che il liquido rosso non era sangue, ma una tintura, prodotta da quel mollusco. Così l’uomo scoprì la porpora.
 Da allora in poi i nostri antenati cominciarono a pescare certi molluschi non solo per mangiarli, ma anche per estrarne la ghiandola ipobranchiale, preposta a secernere un liquido che si può definire il precursore della porpora.
 Cumuli di gusci di molluschi spezzati, riportati alla luce, nel corso di scavi archeologici,  in varie località che si affacciano sul Mediterraneo Orientale, attestano la presenza di luoghi adibiti alle attività di estrazione e lavorazione della porpora.


Lo studio completo si trova nell’allegato.

Autore: Luana Monte

Email: luana.monte@virgilio.it

Allegato: La Porpora, dono di Atlantide.pdf

Nicoletta Camilla TRAVAGLINI. Esposte a Lanciano le Reliquie di Celestino V.

E’ notorio che Celestino V, al secolo Pietro Angelerio, meglio conosciuto come Pietro da Morrone, faccia parlare di ancora di sè dopo tanti secoli dalla sua morte, per alcuni aspetti, ancora avvolta nel mistero.

L’ultima notizia a proposito di Pietro da Morrone, giunge da Lanciano ove in occasione delle giornate di primavera del FAI sono state esposte, presso il Museo Diocesano della città frentana delle reliquie di Celestino V. Questo reliquiario a teca in legno dorato, è lungo cm. 50 ed è alto cm 25.


Al suo interno vi sono custodite le reliquie del braccio di San Giovanni Eremita confessore, un frammento di un braccio di Santo Stefano e di un lembo del suo vestito; in posizione centrale vi sono: un frammento di costola di S. Pietro Celestino di circa cm. 6 e un altro frammento di circa cm. 5; un frammento di osso appartenuto a San Benedetto ed infine un frammento della testa di San Girolamo.


Questo reliquiario, nella parte posteriore, porta 3 sigilli con lo stemma dell’arcivescovo di Lanciano Monsignor Angelo della Cioppa, 1896 – 1917 e ciò certifica, secondo la chiesa, che queste reliquie risulterebbero come vere ed appartenenti al Santo eremita del Morrone. Tali reliquie combaciano perfettamente con lo scheletro di Papa Celestino V custodito all’interno della Basilica di Santa Maria di Colemaggio a L’Aquila.


Quest’urna non è corredata da nessun documento e si ipotizza che venga dalla chiesa e convento di Santo Spirito di Lanciano.


Santo Spirito di Lanciano, fu fondato nel 1293, dall’Abate Onofrio di Comino dell’Ordine del Morrone, che acquistò il terreno da una certa Golata, moglie di Guglielmo del Conte, di Lanciano.


Il 27 settembre del 1294, il Papa Celestino V concede alcune indulgenze ai benefattori del monastero, che è denominato dell’Ordine Benedettino, ed è collocato nella Diocesi Teatina. Le indulgenze sono concesse per un quinquennio.


La tradizione vuole che oltre ai Romiti e alle Monache, il luogo sia stato frequentato anche dall’eremita Pietro del Morrone, prima che diventasse Papa Celestino V. Anzi, allora, avrebbe compiuto anche dei miracoli risanando delle persone.


Si dice anche che questa chiesa ha ospitato la fuga del Santo Eremita, quando questi cercava di imbarcarsi, per le coste pugliesi, ma, secondo studi recenti si ipotizza che il Santo eremita sia partito in realtà da Vasto che per assonanza veniva spesso confuso con Vieste. Questa chiesa si ubica proprio a ridosso del tratturo L’Aquila – Foggia, vicino a una fontana che oggi non esiste più ma che all’epoca era una tappa obbligata per chi percorreva queste strade.


Era il 1654 quando, in forza di una Bolla del Papa Innocenzo X, il monastero di Santo Spirito di Lanciano venne soppresso. Pare che nella biblioteca di tale edificio religioso vi fossero conservate anche delle lettere scritte dal Santo del Morrone, oggi, purtroppo, andate perdute.