Archivi categoria: Studi e Ricerche

Michele Zazzi. Chi erano gli etera etruschi?

Alcune iscrizioni funerarie etrusche – per lo più provenienti dal territorio perugino – contengono la parola etera.
Nell’incertezza sul significato dell’espressione (riportata nel contesto di formule) la stessa è stata interpretata da Enrico Benelli come riferibile all’ambito sepolcrale (spazio consacrato, sepoltura, tomba o qualche aggettivazione correlata alla stessa).
La maggioranza degli studiosi ritiene però che l’espressione in oggetto riguardi una determinata classe di persone. Per alcuni etruscologi si tratterebbe di una categoria sociale inferiore rispetto ai cittadini di pieno diritto, ad avviso di altri studiosi per etera s’intenderebbe una classe di età o un qualche grado di parentela.
Secondo Adriano Maggiani sarebbero persone libere di giovane età ed il termine etera delle iscrizioni potrebbe essere un omologo di figlio (clan). Ad avviso di Attilio Mastrocinque gli etera cosituirebbero una classe sociale di rango inferiore, per certi versi assimilabile ai servi pubblici. Secondo Jaques Heurgon erano clientes di condizione elevata. Per Giulio M. Facchetti erano semiliberi e potevano essere affiliati a un dominus, in posizione di clientela-vassallaggio.
Le evidenze epigrafiche mostrano che alcuni etera presentano il gentilizio (es. l’etera deposto nella tomba dei Venetii a Perugia “se. venete. la. leqial. Etera”) ed a volte invece sono indicati con un semplice epiteto (es. l’etera ospitata nella tomba perugina dei Tite Petruni “aule tites petruni velus etera”).
Oltre agli etera si trovano anche soggetti qualificati lautneteri o lautneterie (a Perugia e Chiusi), termine che sembrerebbe un composto tra lautni (che in virtù di bilingue etrusco – latine è traducibile come liberto) ed etera. Risultano infine alcune magistrature (le relative iscrizioni provengono dall’Etruria meridionale) collegate agli etera definite zilath eterau e camthi eterau.
Dall’iscrizione sul coperchio del Sarcofago delle Amazzoni (TLE 122) ad es. apprendiamo che Ramtha Uzenai fu zileteraias, magistrato degli Etera. In alcuni di questi casi il titolo sarebbe attribuito a dei giovinetti di genere maschile (Larziu o Larthiu Cuclnies (ET Ta 1.96) camthi etrau; Vel Zimarus (ET Vc 1.56 – Vulci) zilath eterau) e in una situazione anche ad un personaggio femminile (Thanicu (ET Ta 1.195) camthi eterau).
Sotto il profilo archeologico risulta che gli etera erano deposti nelle tombe della gens titolare (diversamente dai lautni che solo raramente venivano ospitati nella tomba dell’ex padrone) e che le loro urne erano talvolta identiche e contigue a quelle dei membri liberi della famiglia (di solito i figli del titolare del sepolcro).
Le sepolture degli etera erano più che dignitose e si caratterizzavano per una relativa ricchezza specie a confronto con quelle dei lautni (= liberti).
In considerazione di quanto sopra, pur nel quadro di incertezza sul significato del termine in oggetto, non sembra che gli etera possano essere inquadrati nelle categorie dei servi o peggio degli schiavi: le evidenze funerarie e l’esistenza di magistrature dedicate agli appartenenti a questa classe di soggetti portano ad escludere la loro natura servile.
La tesi che interpreta etera come giovane allo stato presenta elementi di riscontro; in merito è stato semmai notato che solo alcuni dei magistrati dedicati risultano appartenenti a tale fascia di età e che l’espressione lautneteri (composta, come, detto da lautni (=liberti) ed etera) sembrerebbe riferita ad una categoria sociale.
Anche l’interpretazione di etera intesa quale indicazione di una classe sociale inferiore ai cittadini di pieno diritto, pur in mancanza di elementi univoci in tal senso, risulta verosimile. Probabilmente doveva comunque trattarsi di una condizione giuridica più rilevante di quella dei lautni/liberti (per quanto è dato evincere dal trattamento funerario degli etera rispetto a quello riservato ai liberti). Più problematica, in questa ipotesi, sarebbe semmai l’individuazione della relazione tre l’etera ed il dominus (nella tomba del quale il primo veniva deposto) al quale doveva comunque essere in qualche modo sottoposto (affiliazione, clientela, vassallaggio?).
In proposito è stato comunque osservato che talvolta l’etera compare senza il nome del protettore, dominus.

Sugli etera cfr., tra gli altri:
– G. M. Facchetti, L’appellativo etrusco etera in Studi Etruschi, Vol. LXV – LXVIII (Serie III), Giorgio Bretschneider Editore, 2002, pagg. 225 e ss.;
– Jaques Heurgon, Vita quotidiana degli Etruschi, Oscar Mondadori, 1994, pagg. 103 – 104;
– Enrico Benelli, Una misconosciuta nota di Gustav Herbig e l’etrusco etera, Quaderni di Archeologia Etrusco – Italica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, 2003, pagg. 209 e ss.;
– Attilio Mastrocinque, Servitus publica a Roma e nella società etrusca, Studi Etruschi XLII, 1996, pagg. 249 – 270.

Immagini dell’urna di aule tites petruni e dell’iscrizione sul coperchio del Sarcofago delle Amazzoni.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

Giuseppe Pipino. Bianchetto, zolfo, allume naturale e allume di rocca della solfatara di Pozzuoli e della conca di Agnano: natura e storia delle produzioni.

I Campi Flegrei sono una grande depressione vulcano-tettonica interessata da periodiche eruzioni e da persistenti fenomeni postvulcanici. Al centro vi sorge la città di Pozzuoli e, a breve distanza da questa, si trovano due aree solfatariche adiacenti, la Solfatara di Pozzuoli e la Conca di Agnano, questa interessata dalle fumarole dei Pisciarelli e dai vapori di Agnano. Le due aree sono spesso confuse tra di loro, sebbene siano nettamente divise da un cordone collinoso residuo di più antiche eruzioni, lungo il quale si sviluppava il confine storico fra i territori di Napoli e di Pozzuoli.
Dalla Solfatara di Pozzuoli prendono nome i fenomeni postvulcanici presenti in varie parti del mondo. A partire dalla fine del Quattrocento essa viene indicata come Forum Vulcani e simili, nome attribuito erroneamente ad autori latini, mentre invece deriva dalla definizione data da Strabone, in greco, di Agorà di Efesto, che non era nota in epoca classica…

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Autore: Giuseppe Pipino- www.oromuseo.cominfo@oromuseo.com

Pier Luigi Guiducci. Quella casa che vola. La storia delle sacre pietre di Loreto.

I documenti. Le ricerche. L’indagine archeologica. Le analisi. Le evidenze.
Tra le storie che hanno appassionato studiosi e semplici fedeli si colloca la vicenda che riguarda la Camera della Madre di Gesù, trasportata da Nazareth a Loreto (XIII sec.). Tale ambiente è oggi collocato all’interno del santuario mariano di Loreto. Con riferimento a questo ambiente di vita quotidiana, taluni autori hanno sostenuto un suo trasporto angelico dalla Palestina all’attuale sito nelle Marche. Da tale Tradizione è in seguito derivato alla Madonna (1920) il titolo di Patrona dell’Aeronautica Militare e di tutti gli Aviatori. Altri ricercatori, al contrario, ritengono che le sacre pietre della Casa furono trasportate via mare da un gruppo di cristiani al termine del periodo di presenza delle forze militari crociate in più luoghi significativi della Terrasanta. Il confronto tra le due linee di pensiero ha destato interesse, ma ha anche generato – talvolta – confusione tra coloro che seguono non da vicino il dibattito storico, archeologico e letterario. Può quindi essere utile ripercorrere aspetti di una storia significativa, per arrivare a focalizzare delle evidenze….

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Autore: Pier Luigi Guiducci – plguiducci@yahoo.it

Cristian Antonini. Il conio Punico in Sicilia come soluzione di adattamento politico e celebrativo.

La numismatica antica essendo attestazione concreta e dato archeologico materiale deve essere presa in considerazione come documento rilevante nell’indagine delle società che ne praticavano la produzione, applicando su di essa, anche nel caso punico, necessariamente una propria identità economica e sociale, sia questa in adattamento ad un contesto ampio, legato ad esempio all’impiego dei bronzi, che ad una circolazione invece più circoscritta, come quella dell’argento militare di Sicilia. È quindi importantissimo considerare tale attestazione solida come possibile riflesso diagnostico di una società dinamica ma senz’altro forte del suo apparato radicale.
I primi conii punici cominciano principalmente in associazione alle colonie di Sicilia e Sardegna non prima del 430 a.C. su pesi del tipo Attico-Euboico, con successive e parallele produzioni a Cartagine basate invece sullo standard pesistico dei sicli. Abbiamo quindi un caso particolarissimo di conio coloniale che precede la madre patria e si mostra in Sicilia come strettamente legato “apparentemente” più al fattore pratico e bellico anziché alla questione identitaria.
Questo elaborato tenterà dunque di ricostruire, tramite alcuni dei conii Sicelioti più indicativi e grazie ai contributi fondamentali di autori precedenti, quegli elementi di continuità prettamente punici dimostrando la forte ambivalenza delle produzioni e con essa la faccia celata delle monete.

Leggi tutto nell’allegato: Cristian Antonini, Osservazioni iconografiche. Il conio punico in Sicilia come soluzione di adattamento politico e celebrativo. Ipotesi di una ricostruzione ideologica. 21.03.2024

Autore: Cristian Antonini – antonini.1806976@studenti.uniroma1.it