Archivi categoria: Studi e Ricerche

Sandrino Luigi Marra. Liturgia, culto e prassi del fenomeno dei corpi santi: il caso di San liberato medico e martire da Calvisi di Gioia Sannitica, nella Media Valle del Volturno.

Con il termine martire nell’accezione primitiva di testimone è colui che ha reso testimonianza del Cristo fino al sacrificio della vita. In origine il termine fu applicato agli Apostoli, quindi passò a coloro che avevano reso prove straordinarie di attaccamento alla loro fede ed infine fu dato a quanti versarono il loro sangue per il nome cristiano. Ma il concetto stesso di martire nel tempo ebbe a subire un processo di assimilazione dove il Martire divenne non solo chi effuse il proprio sangue, ma anche colui che perì nelle prigioni, in esilio ed anche chi esiliato poté ritornare tra i suoi. …

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Autore: Sandrino Luigi Marra – sandrinoluigi.marra@unipr.it

Mario Zaniboni: Richard di Wallingford ed un importante orologio astronomico.

Uno studioso che si fece grande onore sia nel campo dell’astronomia sia in quello delle progettazioni e costruzioni meccaniche, fra le quali emerse quella di un orologio, è stato Richard di Wallingford, nato a Wallingford, appunto, città a ovest di Londra ed a sud di Oxford, nel Berkshire in Inghilterra, nel 1292.
Ben poco si sa della sua famiglia a parte il fatto che il padre era un fabbro. Presto rimase orfano, per cui fu preso sotto l’ala protettrice di William de Kirkeby, superiore del priorato dedicato alla Santissima Trinità, dipendente dall’Abbazia di St Albans nell’Hertfordshire.
Fu successivamente iscritto per sei anni di studi all’Università di Oxford, completati i quali divenne monaco di St Albans. Poi ritornò a Oxford e durante la sua permanenza produsse la maggior parte dei suoi scritti.
Nel 1327, all’età di 35 anni, quando Abott, il precedente abate di St Albans, morì, ebbe la sua nomina e, per confermare la sua accettazione, si recò alla sede papale di Avignone; in quell’occasione contrasse la lebbra (o un’altra grave malattia, come la sifilide, la scrofula (un’infezione nei linfonodi del collo) o la tubercolosi, anche se il dubbio che di lebbra si trattasse sembra confermato dall’avere i lineamenti alterati o, più precisamente, sfigurati.
Condusse l’Abbazia, che era la più importante e prestigiosa dell’intera Inghilterra, con decisione, proponendosi intanto di restaurare le regole benedettine, allora abbastanza ignorate, ed imponendo che le decime fossero regolarmente pagate, per poter provvedere alle riparazioni necessarie all’Abbazia ed alla costruzione del suo orologio. Questi strumenti di misura del tempo nel XIV secolo erano una novità per quei tempi.
Più che per la sua vita religiosa, egli divenne celebre per i suoi approfonditi studi di astronomia e soprattutto per la sua capacità di progettare e realizzare strumenti e meccanismi di tutto rispetto per l’epoca e per i mezzi a disposizione di allora. Fra questi, emerse un orologio astronomico che descrisse nel suo Tractatus Horologii Astronomici del 1327.
Così, alla fine, probabilmente il suo orologio, che oltre all’ora, riportava le fasi lunari e, per di più, indicava l’altezza della marea al Ponte di Londra, era il più complesso fra gli analoghi meccanismi di quelli comparsi sino ad allora non solo nelle Isole Britanniche, ma pure negli stati ritenuti fra i più tecnicamente avanzati del Vecchio Continente.
Fu sistemato nella navata meridionale di St Albans dove, nel 1536, fu ammirato da John Leland prima che Enrico VIII nel 1539, durante la sua Riforma, eliminasse i monasteri inglesi, mettesse a riposo l’Abbazia di Albans e distruggesse l’orologio. E meno male che, al contrario, si sono salvate tutte le carte ed i disegni relativi, che servirono poi alle ricostruzioni.
Si temeva che fossero andati perduti, ma un giovane storico dell’astronomia del Medioevo, John North, ebbe sottomano il manoscritto Ashmole del 1796 presso la Bodlein Library di Oxford. Sfogliando fra i 200 fogli di pergamena del volume rilegato, rinvenne sparso, quasi integro, il Trattato di Richard, accompagnato dai disegni e dai diagrammi necessari per la costruzione del suo orologio. North mise in ordine i fogli di quell’opera e quindi, nel 1796, la diede alla stampa, unitamente ad un suo commento ed alla relativa traduzione.
Con quegli elementi a disposizione, nel XX secolo furono fatti alcuni tentativi, andati a buon fine, di ricostruire l’orologio di Richard di Wallingford, seguendo le indicazioni sullo stesso rinvenute in quei documenti ed in quegli scritti vari del XIV secolo.
Uno dei risultati migliori fu ottenuto dalla Harward Horological, che tenne esposto l’oggetto per lungo tempo al Time Museum, nella città di Rockford nell’Illinois, fino alla sua chiusura; e per questo ora si trova presso l’Halim Time and Glass Museum di Evanston, sempre nell’Ilinois. Un’altra ricostruzione, che ora è esposta al Wallingford Museum, è dovuta ad Eric Watson; un’altra ancora, è nella Cattedrale di St Albans e, infine, una quarta, opera di Don Enwin, fa bella mostra di sé al Whipple Museum of the History of Science di Cambridge dal 1992.
Come si è accennato più sopra, Richard morì relativamente giovane. Del resto era affetto da una gravissima malattia che oggi si pensa che potesse essere lebbra, perché il volto era brutalmente segnato. Però, pur essendo gravemente ammalato, non trascurava i suoi doveri portandoli a termine con dignità e competenza, tanto da guadagnarsi il rispetto e l’amicizia dei colleghi monaci. E con il tempo, la sua salute andò sempre più peggiorando, facendone un martire per gli ultimi quattro anni della sua vita.
Oltre all’orologio, come riportato più sopra, molti furono i progetti seguiti dalla realizzazione relativa di dispositivi di calcolo. Per esempio, il Rectangulus, del 1326, usato per la trigonometria sferica in sostituzione degli astrolabi, che lui riteneva insoddisfacenti, ed altri strumenti ancora, fra quali era l’Albion, una forma di equatorium, strumento astronomico la cui descrizione è richiamata nel Tractatus albionis. Lasciò molti scritti, pubblicò opere di trigonometria, astrologia, coordinate celesti e religiose.
Purtroppo, la salute non consentì al povero Richard di portare fino alla fine la costruzione del suo orologio a seguito di quella malattia, come è evidenziato in una miniatura nella quale egli è rappresentato con il volto devastato dalla stessa.
Peccato che egli sia stato abbastanza ignorato, pur avendo, nel 1330, quasi del tutto realizzato un orologio astronomico funzionante: il primo in un mondo nel quale i soli orologi esistenti erano quelli ad acqua. Il tutto doveva essere studiato, descritto e costruito partendo da zero, non essendoci stati predecessori. E, per di più, per la giusta esecuzione del dispositivo, era necessario avere dimestichezza sui moti dei pianeti, riportando il tutto alle 24 ore di un giorno. Con grande fatica, a causa della malattia, Richard portò avanti la realizzazione del suo orologio, senza vederlo finito, e la redazione del Trattato relativo. Peccato che Enrico VIII abbia combinato il guaio di cui si è detto più sopra.
John North, che pubblicò la sua opera in tre volumi sull’orologio e sul suo costruttore, a distanza di 30 anni pubblicò un libro dedicato ai non addetti ai lavori.

Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it

Michele Zazzi. Le deposizioni bisome (o plurime) nelle necropoli villanoviane di prima fase.

Quasi tutte le principali necropoli villanoviane ubicate in aree etrusche hanno restituito un certo numero di deposizioni doppie o plurime relative ad individui in qualche modo legati da vincoli di tipo familiare.
In alcuni casi, ossa appartenenti a più individui incinerati sono state rinvenute all’interno della medesima urna; in altri, una pluralità di soggetti cremati era stata deposta in ossuari distinti collocati nella stessa tomba o nello stesso pozzetto.
La pratica funeraria in oggetto può essere desunta da esami antropologici (sulle ossa) e/o da dati archeologici riferibili alla tipologia dei corredi (compresenza di oggetti di genere diverso) ed alla struttura della tomba (tombe a struttura complessa).
I dati di scavo non consentono di stabilire la contemporaneità delle deposizioni; tale aspetto può eventualmente essere valutato sulla base delle caratteristiche dei corredi, riferibili al medesimo periodo oppure a periodi diversi.
La contemporaneità delle deposizioni potrebbe essere attribuita a decessi naturali avvenuti nello stesso momento o, comunque, verificatisi in un arco temporale particolarmente ravvicinato. È stata inoltre considerata l’ipotesi che, in alcuni casi — in particolare nelle deposizioni di uno o più adulti con un bambino o di due adulti di sesso diverso — uno dei due individui possa essere stato sacrificato (in questo senso Renato Peroni).
Più frequentemente, la compresenza di più defunti all’interno della stessa tomba o dello stesso pozzetto potrebbe essere dovuta alla riapertura del contenitore per la deposizione dei resti di un ulteriore defunto.
In alcuni casi, pur a fronte della presenza di due individui attestati dalle analisi, il corredo è risultato riferibile ad uno solo dei defunti a cui veniva quindi attribuita un’importanza ed una visibilità maggiore rispetto all’altro (caratterizzato quindi da una sorta di subordinazione sociale).

Si riportano di seguito alcune tombe riferibili alla specie.
La Tomba dei Bronzetti Sardi (databile al IX secolo a.C) della Necropoli di Cavalupo a Vulci ha restituito un ricchissimo corredo ed un cinerario all’interno di una custodia cilindro-ovoide. Le analisi antropologiche effettuate sulle ossa combuste hanno consentito di verificare la presenza nell’urna di due soggetti: un adulto di genere femminile di età compresa tra i 25 e i 35 anni ed un individuo infantile di 8 – 10 anni, anch’esso probabilmente di sesso femminile. La stessa temperatura di combustione dei resti attesta la deposizione simultanea dei defunti.
La Tomba a pozzetto n. 4/1974, della seconda metà del IX secolo a.C., della Necropoli dell’Osteria – Poggio Mengarelli a Vulci presentava due cinerari e relativo corredo. Un cinerario a capanna conteneva un rasoio lunato. Vi era poi un ossuario biconico con fibula ad arco ritorto, quattro anellini e due borchiette in bronzo, frammenti d’impasto di vasellame. L’urna a capanna è attribuibile ad un individuo di sesso maschile. Il cinerario, di dimensioni inferiori alla media, farebbe pensare ad una sepoltura infantile. I due incinerati, sulla base degli elementi associati, sembrano essere stati deposti contestualmente.
Nelle Necropoli di Quattro Fontanili e Grotta Gramiccia a Veio è abbastanza comune la deposizione in pozzetti di bambini e di un adulto, spesso di genere femminile. Non mancano casi di deposizioni in uno stesso cinerario di due adulti, maschio e femmina, e di un bambino. In alcuni cinerari sono state ritrovate le ossa di due adulti. Si deve ritenere che si tratti di morti simultanee.
La Necropoli di Villa Bruschi Falgari a Tarquinia ha restituito 246 tombe della prima età del ferro. Di queste solo sei tombe erano bisome. Una tomba conteneva due cinerari. Cinque erano munite di un solo ossuario e contenevano due soggetti: in due casi sono presenti un individuo femminile adulto ed un neonato; in una situazione un maschio adulto con un bambino; in altri due casi due adulti di sesso diverso. In una sola di queste urne è stato ritrovato un doppio corredo. Probabilmente si tratta di morti naturali avvenute in un arco di tempo non incompatibile con la deposizione simultanea.
Nella Necropoli di Porto Madonna a Bisenzio sono state ritrovate alcune tombe con corredi riferibili a due individui rispettivamente di sesso femminile e maschile. Nel sepolcro n. 6 il corredo femminile comprendeva collana di vaghi in osso, anello con costolatura, campanelline ornamentali o fermatrecce, agganciate a due fibule ad arco; una punta di lancia, un rasoio in miniatura, una fibula serpeggiate ed uno scudo in miniatura caratterizzavano la sepoltura maschile. Nella tomba 8, accanto agli stessi indicatori maschili della precedente tomba vi erano, tre fibule ad arco, due gruppi di campanelle, una spirale da capelli.
A Vetulonia nel primo circolo un pozzo conteneva due cinerari sovrapposti: sopra vi era un biconico liscio con due fibule, probabilmente una deposizione femminile; sotto, separata da un diaframma di pietra, un’urna a capanna con ornamenti d’oro maschili ed una verga di bronzo con ambra ai lati (una sorta di scettro, attributo di un eminente personaggio maschile). La donna poteva essere la compagna dell’individuo maschile, forse morta in un momento successivo.
A Verucchio nella Necropoli Lippi nelle fasi più antiche del villanoviano sono state individuate due tombe plurime: la n. 39/1972 (la sepoltura presenta corredo di entrambi i generi e resti osteologici di un soggetto non determinato e forse di un bambino) e la n. 88/1972 (con corredo femminile e resti ossei di un adulto non determinato e di un bambino).
Nella Necropoli di Casteldebole a Bologna, con riferimento all’VIII secolo a.C. sono state scavate quattro sepolture multiple per un totale di almeno otto individui. Il numero delle tombe multiple in questione rispetto al totale delle deposizioni dello stesso periodo rinvenute nella necropoli (quattro su dodici), induce a ritenere che, nei casi in esame, si sia trattato della riapertura dei cinerari piuttosto che di deposizioni dovute a morti contemporanee.
Nella Necropoli della Fiera a Bologna è stato individuato un gruppo di 11 tombe (gruppo A) caratterizzato da sepolture con presenze di coppie (analisi osteologiche), presumibilmente marito e moglie, cui talvolta sono associate deposizioni infantili. La tomba 571 ha restituito elementi pertinenti a due individui di sesso diverso all’interno dello stesso cinerario, con prevalenza di resti dell’individuo maschile. Il corredo comprendeva una coppia di fibule con staffa a disco ed una fusaiola. Anche la tomba 570 presenta una deposizione mista, con prevalenza dell’individuo femminile. Le sepolture sono databili all’avanzato IX secolo a.C.

Sulle deposizioni bisome del periodo villanoviano di prima fase cfr., tra gli altri:
– Maria Letizia Arancio, Anna Maria Moretti Sgubini, Enrico Pellegrini, Vulci: La Tomba dei bronzetti sardi in Preistoria e Protostoria in Etruria, Atti del Nono Incontro di Studi Valentano (Vt) – Pitigliano (GR), 12 settembre 20028, pag. 184;
La Pianura Bolognese nel Villanoviano Insediamenti della prima età del ferro, edizioni all’Insegna del Giglio, pagg. 100 e ss.;
– Gilda Bartoloni, Le Società dell’Italia Primitiva Lo studio delle necropoli e la nascita delle aristocrazie, Carocci, 2003, pagg. 97 e ss.;
– Cristiano Iaia, Simbolismo funerario e ideologia Alle origini di una civiltà urbana Forme rituali nelle sepolture “villanoviane” a Tarquinia, Vulci, e nel loro entroterra, All’Insegna del Giglio, 1999, pag. 104 (Bisenzio);
– Rita Vargiu, Domenico Mancinelli, Flavia Trucco, Lo scavo, il recupero, lo studio di resti cremati: l’integrazione tra antropologia ed archeologia. Il caso della necropoli della prima età del ferro di Villa Bruschi Falgari (Tarquinia) in Immagini di uomini e di donne dalle necropoli villanoviane di Verucchio, Atti delle giornate di studio dedicate a Renato Peroni Verucchio, 20 – 22 aprile 2011 a cura di Patrizia von Eles, Laura Bentini, Paola Poli, Elena Rodriguez, pagg. 175 e ss.;
– Lisa Manzoli, Claudio Negrini, Paola Poli, Legami di vita oltre la morte: casi di deposizioni doppie o plurime in Immagini di uomini e di donne dalle necropoli villanoviane di Verucchio, …., cit., pagg. 75 e ss.

Di seguito immagini della custodia e dell’ossuario della tomba dei Bronzetti Sardi tratte da La tomba dei Bronzetti Sardi in Preistoria e Protostoria in Etruria, …. cit. e del cinerario della tomba 571 della Necropoli della Fiera di Bologna.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

Marco Morucci, Dall’Egeo all’Etruria interna: La replica della geografia sacra e i culti del fuoco nei sistemi territoriali di Efestia e Velzna.

Il ponte storico-linguistico tirrenico: La Stele di Lemno. Il punto di partenza per mappare la rete atlantica o pre-ellenica tra l’Egeo e l’Italia centrale è di natura epigrafica. Nel 1885, nel villaggio di Kaminia (Lemno), venne alla luce la celebre Stele di Lemno, recante un’iscrizione risalente al VI secolo a. C. …

Leggi tutto nell’allegato: Dall’Egeo all’Etruria, la replica della geografia sacra

Autore: Marco Morucci – marcomorucci60@gmail.com