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Mario Zaniboni. Sfere metalliche di Klerksdorp.

Nei primi anni ’80 del XX secolo, a Ottosdal, piccola città del Transvaal occidentale, nei pressi della città di Klerksdorp in Sudafrica, in una cava di pirofillite, sostanza morbida che si forma per la trasformazione metamorfica di sedimenti e che viene utilizzata come isolante elettrico, furono trovate sfere, denominate “Sfere di Klerksdorp” o anche “Sfere di Ottosdal”, con il diametro da 1 a 2 centimetri; esse, in genere, sono di varie forme, andando da quella elissoidale alla subsferica oppure sono decisamente di forma irregolare.
Questa scoperta ha messo in movimento studiosi di tutto il mondo. All’università di Potchefstroom, sita non lontano di Johannesburg nel Sudafrica, il gruppo di studiosi coordinato dal Professor A. Bisschoff, che ha avuto modo di esaminare la documentazione relativa, ha espresso il suo giudizio in merito alla composizione delle sfere: per lui, il materiale è costituito da limonite, un minerale che è composto di ematite (Fe2O3), goetithe [FeO(OH)], wollastonite (CaSiO3) e vari ossidi di ferro, tutti in proporzioni variabili.
La limonite talora è in grado di formare concrezioni sferiche, come le sfere stesse, mentre i solchi che si trovano sulla loro superficie può dipendere da un processo di consolidamento naturale che, pur essendo raro, può verificarsi. La loro origine è stata stimata dai 3,2 ai 2,8 miliardi di anni fa, in piena età precambriana. Hanno colorazione fra il rossastro ed il bruno, causata dalla ricchezza in ferro e da processi di alterazione avvenuti nel tempo. E’ stato dimostrato che su quelle sfere si trovano sfregi o graffi caratteristici, derivanti dal contatto con altre superfici. Le sfere sono state identificate come concrezioni naturali, ma attorno alle stesse si sono sviluppate teorie, che non si possono definire che pseudoscientifiche, secondo le quali sono state prodotte da civiltà, tecnicamente e tecnologicamente molto avanzate, esistite ancora prima dell’ultima glaciazione; e non sono mancati coloro che hanno sostenuta la loro origine aliena, cioè extraterrestre. Pertanto, è aperta una discussione fra questi ultimi ed i geologi e gli studiosi che confutano tali ipotesi, ritenendole frutti di immaginazione e fantasia. Quelle che si trovano non ossidate né alterate, sono di pirite (FeS2) di un bel colore giallo chiaro. La parte superficiale presenta, talora, scanalature o creste ad andamento parallelo: ebbene, è stato dimostrato che sono segni caratteristici derivanti dall’essere in corrispondenza delle superfici di stratificazione delle rocce.
All’interno, le sfere hanno una struttura radiale, caratteristica di questo tipo di concrezioni, che va dal centro alla periferia. La loro durezza, secondo la scala di Mohs, è fra 4,0 e 5,0, per cui appartengono ai materiali semi duri, quali la fluorite e l’apatite, che si rigano con una punta d’acciaio.
Ed ecco la domanda di prammatica: scientificamente, come si spiega la formazione di quelle sfere? Il loro studio fu affrontato negli anni ’30 del XX secolo, quando ancora non si erano fatte ipotesi che non fossero di origine naturale. Esso fu ripreso negli anni ’80 ed i primi risultati dimostrarono che le sfere erano di limonite, come ricordato più sopra, che sovente si trova in noduli. Solo con studi e ricerche approfonditi si giunse, alla fine ed una volta per tutte, a stabilire cosa si aveva in mano dal punto di vista chimico e mineralogico.
In occasione del ritrovamento delle sfere, si notò che esse erano tutte in uno strato di basso spessore di sedimenti vulcanici che il metamorfismo trasformò in pirofillite. Tutto questo è suffragato dalla conoscenza scientifica. Ma, come capita abbastanza solitamente, non tutti sono disposti ad accettare quanto è espresso da coloro che sembrano saperne di più. E la gente spesso è indirizzata su vie dove la realtà è malamente interpretata.
Le sfere sono concrezioni naturali e, pertanto non sono nulla al di fuori della norma. Ma di quando in quando si ritorna su quanto era stato detto sui noduli negli anni ’80, per cui si sono avviati studi che hanno portato all’elaborazione di teorie, da definirsi pseudoscientifiche, come si è detto, che poi, una per una, sono state tutte confutate.
Ma coloro che sono dell’avviso che le sfere non siano naturali sono di una molteplicità incredibile e con convinzioni irriducibili.
Verso al fine del XX secolo, ci fu l’intervento dei due scrittori Michael A. Cremo e Richard L. Thomson, che sono stati gli autori di diverse opere riguardanti la Forbidden Archeology (Archeologia Proibita): essi ribadivano la convinzione che quelle sfere erano dovute all’intervento umano, prendendo come supporto anche quanto riportato in una lettera, datata 1984, del curatore del museo che le ospita, Rolfe Marx: secondo il suo parere e quello di altri, esse non possono che essere il frutto di attività umana; ciò suffragato anche dal fatto che una delle sfere sue ospiti mostrava dei segni o solchi paralleli lungo la sua parte equatoriale, che sicuramente non possono essere stati formati da processi naturali. A dar manforte a quelli che erano convinti della origine di attività umana delle sfere, elemento molto interessante è ciò che ha pubblicato, un rappresentante della Società Epigrafica di Erlington con sede in Virginia (USA), cioè che, secondo il suo parere, le sfere non sono un prodotto della natura, bensì artefatti, per cui, se così fosse, essi sarebbero stati realizzati da una civiltà umana, con un grado di conoscenza tecnica molto avanzata, che avrebbe calpestato il suolo della Terra ancora prima del Diluvio Universale.
Con il trascorrere del tempo, si accrebbe il numero di coloro che ritenevano che le sfere, essendo fuse, fossero state prodotte dall’uomo, ma forse ciò fu dovuto al fatto che essi non hanno avuta la possibilità di esaminarne qualcuna all’interno; queste erano costituite da una lega di nichel e acciaio più duro del solito. La convinzione dell’origine umana era talmente radicata che la loro descrizione fu inserita sulla rivista statunitense Scope Magazine. E questa teoria ebbe sempre più sostenitori, il cui numero, soprattutto fra il 1993 e il 1999, si accrebbe sentitamente. Però, ciò fa nascere una domanda che non può avere nient’altro che una risposta negativa: a quei tempi (i diversi miliardi di anni ricordati più sopra), l’uomo era già sul pianeta Terra? Sembra di poter affermare, almeno con le conoscenze attuali, che l’uomo non c’era affatto.
Così, le sfere metalliche furono inserite nel “top 10”, che riporta gli “Out of Place Artifacts” (OOPArts), vale a dire nella lista di quegli oggetti usciti dalle mani dell’uomo, di interesse storico, artistico, archeologico o paleontologico, rinvenuti in un ambiente insolito, che mettono in dubbio la storia così come la si considera oggi. Quando, poi, la fantasia galoppa, si possono avere risultati e pareri che lasciano perplessi, come, per esempio, quando, nei primi anni del 2000, un gruppo di ufologi, formato da studiosi degli oggetti volanti extraterrestri, si disse convinto che le sfere di Klerksdorp sono state inserite in rocce formatesi nel periodo precambriano da una civiltà aliena e che, quando fossero state aperte, avrebbero rivelato i segreti dell’universo intero. Sono storie inventate e leggende, giacché essi non ne hanno mai aperta qualcuna, o non ne hanno mai avuta la possibilità, per farne le analisi chimica e mineralogica, e da queste trarne le giuste conclusioni.
Tutto questo è stato affrontato dai tecnici che, muniti dell’adeguata strumentazione, costituita da microscopi ottici e rifrattometri ai raggi X, hanno approfondite le analisi petrografiche e mineralogiche che si fanno in questi casi.
Un po’ visionario è stato il curatore del Museo di Klerksdorp, del quale si parla nello stesso articolo della rivista Scope Magazine già citata: egli ha affermato di aver notato che una delle sfere ruotava piano piano su se stessa in una vetrina dell’esposizione, per cui si trattava di un oggetto tecnologicamente avanzato. Ma il parere dei tecnici fu tranchant: non si trattava nient’altro che del risultato delle vibrazioni trasmesse attraverso il suolo dei lavori minerari in attività poco lontano.
Si può concludere questa chiacchierata sulle sfere metalliche di Klerksdorp dicendo che, almeno sino a oggi, esse rappresentano un mistero che gli scienziati non sono riusciti a svelare; forse, solamente con tecniche avanzate si potrà finalmente togliere il rompicapo che le avvolge e che si sintetizza nei due quesiti: CHI SIETE? e COSA SIETE?

Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it

BOSNIA. Una sfera gigante.

Qualche anno fa, in Bosnia, in un bosco presso il villaggio di Podubravlje, non lontano da Zavidovici, nel 2016, è stato fatto il ritrovamento di un oggetto che ha lasciato perplesso lo scopritore, il bosniaco archeologo Sam Semir Osmanagich, al quale è stato dato il soprannome di “Indiana Jones Bosniaco”, quando se l’è trovato davanti.
Lo scopritore, che fa parte della categoria di studiosi che ritiene che, in un passato lontano nel tempo, siano vissute sulla Terra civiltà evolute, è convinto che si tratti di un manufatto risalente a circa 1.500 anni fa. Si tratta di un’enorme sfera di pietra di tre metri di diametro e del peso di 37 tonnellate.
Infatti, mentre per lo scopritore – come si è detto – senza nessun dubbio, la sfera è il prodotto di un’antica civiltà, per i geologi non è nient’altro che una concrezione naturale, vale a dire una massa di roccia compatta, dovuta alla cementazione di particelle lapidee, che si sono aggregate attorno ad un nucleo centrale. E’ questo il parere del professor Mandy Edwards dell’University of Manchester School of Earth, Atmospheric and Enviromental Sciences.
E’ gigante fin che si vuole, ma non è l’unica al mondo dove, sparse in giro, ne esistono tante: si possono ricordare quelle del Dakota del Nord (USA), definite Cannonball Concretions (Concrezioni a Palla di Cannone), quelle della Nuova Zelanda, cioè le Moeraki Bouldes e le Koutu Boulders (Masse di Moeraki e di Koutu), e quelle definite “Sfere di Piedra” del Messico.
Per quanto attiene alla sua colorazione rossastra, questa è dovuta a un trattamento dell’uomo per chi ritiene che sia un’opera sua, mentre i geologi, con i piedi saldi sulla terra, sono del parere che ciò dipenda dal contenuto in ferro, comune in questo tipo di formazioni naturali. Queste masse possono avere sia forme sia dimensioni diverse; di queste, qualcuna, per un processo di sfaldamento superficiale, può diventare sferica.
Questa scoperta ha messo in moto un intenso ed interessante dibattito fra scienziati, geologi, archeologi e amanti di misteri. Tutto questo anche perché quella è l’unica sfera trovata in quella zona; ma – vero o non vero? – pare che negli anni ’70 del secolo XX, in quella zona, fossero diverse sfere di quel tipo, ma che, purtroppo, siano state distrutte per recuperare il nucleo d’oro, che, secondo la credenza dei locali, era al loro interno; in tal modo, è stata tolta alla scienza la possibilità di approfondirne la conoscenza.
Però, l’archeologo Semir Osmanagich, sicuro nelle sue convinzioni, imperterrito continua a ribadire il suo pensiero: la sfera della Bosnia è di origine antropica, cioè il frutto del lavoro dell’uomo; e, per dare maggior forza alla sua convinzione, prende come esempio le pietre sferiche in roccia vulcanica, che in natura non si presentano mai in forma sferica, prodotte dal popolo Diquis del Costarica: secondo lui, più chiaro di così…
Le palle di pietra sono sistemate volutamente l’una di seguito all’altra, presso un abitato; e ciò che sorprende è il fatto che su di esse sono dei petroglifi, che sono incisioni scavate da punte nella roccia, rappresentanti, di solito, figure simboliche o che riguardano la vita di tutti i giorni. Così, non possono che essere state realizzate dall’uomo, anche se il loro peso può raggiungere le 15 tonnellate.
Comunque, la pietra sferica della Bosnia, “sorniona”, sta aspettando che la scienza moderna giunga ai risultati che ne confermino la sua origine, mettendo finalmente d’accordo sia quelli che la ritengono il frutto del lavoro dell’uomo, sia degli altri, che sono dell’avviso che sia una concrezione naturale.
Onestamente, pare che la soluzione del mistero sia molto lontana, ma non si sa mai: può succedere che qualcuno, svegliandosi improvvisamente dal sonno al mattino, a mente fresca, abbia quel colpo di fortuna, che gli fa vedere chiaramente dove sia la verità.

Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it

Maria Luisa Nava. La violenza contro le donne: una storia lunga quanto il potere. Genealogia storica, sacralizzazione cristiana e rotture giuridiche nell’Italia contemporanea.

La violenza contro le donne è spesso interpretata come fenomeno emergenziale o devianza individuale. L’articolo propone una lettura di lunga durata, collocando la violenza di genere all’interno della genealogia storica del patriarcato. Dopo aver analizzato il sistema di controllo della riproduzione e della discendenza, il contributo esamina la sua sacralizzazione in ambito cristiano, ripercorrendo le vicende storiche che portarono alla costruzione della donna come veicolo del male sino alla nascita dei movimenti femministi.
Una sezione specifica è dedicata all’emancipazione delle donne in Italia sino al dibattito contemporaneo sul consenso nel diritto penale. La violenza di genere emerge così come prodotto strutturale di un sistema storico, non come sua patologia…..

Leggi tutto nell’allegato: La violenza contro le donne una storia lunga quanto il potere

Autore: Maria Luisa Nava – mlsnava@gmail.com