Sandrino Luigi Marra. Evidenze di architetture tradizionali e tecniche costruttive, dalla pirotecnologia delle calcare, all’uso del Tufo grigio/nero  nel territorio di Gioia Sannitica (CE).

Accenni di uso dal IV secolo a.C. al XX secolo d.C.

Nel corso di una recente attività di ricognizione di superficie intenta al controllo di una struttura a circa 700 metri dal castello, sull’antica via che scende a Gioia è stato individuato un complesso pirotecnologico rurale non censito dalla letteratura archeologica locale anche se conosciuta dalla popolazione ma confusa quale torre medievale.
Il sito visitato è composto da una struttura cilindrica a pianta circolare alta 2 metri larga circa 150 cm in parte addossata ad una parete rocciosa per un quarto, per altri 2/4 di fatto ipogea, il restante libero al fronte con un basso accesso ad arco che mette in evidenza lo spessore della struttura stessa di circa 1 metro il tutto costruito in pietra calcare locale ammaltata. La struttura è di fatto addossata al pendio naturale posta a circa 4 metri dalla sottostante strada, con l’arco di ingresso che guarda verso questa, mentre la sommità è aperta….

Leggi tutto nell’allegato: Evidenze di pirotecnologia medievale nel territorio di Gioia Sannitica

Autore: Sandrino Luigi Marra – sandrinoluigi.marra@unipr.it

Maria Pina Garaguso e Annarita Sannazzaro. Sulle tracce del vino in Basilicata.

Il volume, di Maria Pina Garaguso e Annarita Sannazzaro, con “Sorsi di… viti-vini-cultura” di Stefano Del Lungo, propone un originale percorso di scoperta del patrimonio storico, archeologico ed enologico della Basilicata.
L’opera si sviluppa attraverso quattro itinerari dedicati alle denominazioni di origine controllata della regione (Aglianico del Vulture, Terre dell’Alta Val d’Agri, Grottino di Roccanova e Matera), accompagnando il lettore alla scoperta di borghi, vigneti, cantine ipogee, luoghi di culto, musei e siti archeologici, nei quali il vino costituisce il filo conduttore per la lettura del territorio e delle sue stratificazioni storiche.
Pensato come un taccuino di viaggio, il volume si rivolge a un pubblico eterogeneo, dagli appassionati di enoturismo alle famiglie, fino a educatori e operatori del patrimonio culturale.
La proposta editoriale favorisce forme di apprendimento informale e partecipato: gli adulti svolgono una funzione di mediazione culturale, facilitando l’accesso ai contenuti storici e archeologici da parte dei più giovani; questi ultimi sono coinvolti attraverso attività didattiche e sezioni dedicate all’osservazione guidata e alla rielaborazione grafica.
Il testo è inoltre arricchito da una mappa enoturistica e da adesivi delle DOC da applicare al termine di ogni itinerario.
Le autrici, Maria Pina Garaguso e Annarita Sannazzaro (archeologhe, CNR-ISPC), valorizzano il patrimonio culturale della Basilicata attraverso la relazione tra archeologia, storia, paesaggio e cultura del vino.
Il contributo “Sorsi di… viti-vini-cultura”, a cura di Stefano Del Lungo (archeologo CNRISPC), offre un inquadramento delle radici storiche della vitivinicoltura lucana, delineando il contesto culturale entro cui si inseriscono gli itinerari proposti.
L’opera rappresenta, dunque, uno strumento innovativo di conoscenza e promozione del territorio, contribuendo alla diffusione di una forma di enoturismo consapevole e sostenibile fondata sul dialogo tra patrimonio culturale e tradizioni enologiche.

Info:
Dibuono Edizioni
Taccuino e mappa enoturistici per itinerari tra borghi, vigneti, siti e musei archeologici (Dibuono Edizioni, 2026, 128 pp.)

Il volume è consultabile e scaricabile al seguente link:
https://www.terredellaltavaldagri.it/sulle-tracce-del-vino-in-basilicata/

Michele Zazzi. I libri fatales e la durata della vita degli uomini, delle città e della nazione etrusca.

Secondo le fonti romane l’Etrusca Disciplina (complesso di norme etrusche che regolavano la religione) si articolava in libri Haruspicini, Fulgurales e Rituales.
Quest’ultimi comprendevano anche i Libri Fatales che riguardavano, tra l’altro, il destino (fatum) degli uomini, degli stati e della nazione etrusca.
La principale fonte in materia è costituita da Censorino, che nel suo trattato De Die Natali (del 238 d.C.) si richiama a Varrone (116 – 27 a.C.), che a sua volta aveva attinto da fonti etrusche e ne aveva probabilmente riportato il contenuto nel libro De saeculis, che faceva parte dei suoi Libri antiquitatum humanorum.
L’età dell’uomo era predefinita (dal fato) nell’ambito di una durata complessiva di 12 ebdomadi (periodi di sette anni) e quindi un uomo poteva raggiungere al massimo l’età di 84 anni. Fino a settanta anni era possibile protrarre la vita con l’aiuto divino; dal settantesimo anno però non si poteva chiedere più nulla agli dei. In questi termini, in caso di segnali ammonitori di imminenti disgrazie (specialmente nella fase finale del settennato) si poteva, tramite rituali (sacrifici e preghiere), chiedere l’intervento delle divinità per rinviare o mitigare il destino (Censorino, De Die Natali, XIV, 6).
Secondo quanto previsto dai Libri Acherontici — che facevano anch’essi parte dell’Etrusca Disciplina — lo spostamento dei termini posti dai fata per la vita umana era consentito solo per dieci anni, e tale possibilità dipendeva dal sangue di particolari vittime (Servio, Aen. VIII, 398).

Relativamente alla durata della vita delle città e dei popoli la Disciplina prevedeva che il primo secolo coincideva con la morte dell’ultimo di coloro che erano nati nel giorno della sua fondazione (dies natalis) ed il secondo secolo quando decedeva l’ultimo di quelli che erano vivi nel giorno in cui si era compiuto il primo secolo e così di seguito. Anche il destino delle città era prorogabile a certe condizioni, ma per un massimo di trenta anni (Servio, Aen. VIII, 398).
Per evitare l’indeterminatezza di tale metodo di computo naturale (legato alla vita umana) caratterizzato dall’imprevedibilità e dall’incapacità degli uomini di rendersene conto, venivano in soccorso degli uomini le divinità con i prodigi (che dovevano essere interpretati dagli aruspici) con cui si cercava di mitigare tale incertezza.
Gli aruspici avevano comunque stabilito che la civiltà etrusca sarebbe durata dieci saecula, di durata non fissa e quindi non necessariamente pari a cento anni ciascuno.
Nelle Historiae Tuscae, redatte durante l’ottavo secolo della loro nazione, fu scritto quanti secoli erano passati e quali prodigi ne avevano determinato la fine.
I primi quattro secoli furono ognuno di 100 anni, il quinto di 123, il sesto ed il settimo di 118 (o 119), anni, l’ottavo era in corso proprio a quel tempo. Passati poi il nono ed il decimo sarebbe avvenuta la fine del nomen etrusco (Censorino, De Die Natali, XVII, 5, 6).
L’ottavo secolo sarebbe stato segnalato da un acuto squillo di tromba nell’88 a.C. (Plutarco, Sylla, 456). Anche il testo della profezia attribuita alla Ninfa Vegoia si riferisce all’ottavo secolo etrusco, seppur con un senso non del tutto chiaro.
Il nono secolo, secondo l’interpretazione dell’aruspice Vulcazio (Vulcanius o Vulcacius) sarebbe coinciso con l’apparizione di una cometa nel 44 a.C. (alla morte di Cesare), probabilmente quella di Halley (Servio, ad Eclog. IX, 47).
In riferimento al decimo secolo, sappiamo che, secondo Ottaviano Augusto, gli aruspici ritenevano che, durante il suo impero, sarebbe iniziato l’ultimo secolo del nome etrusco (Servio, Ecl. IX, 46).
Dallo scritto di Censorino sembra comunque emergere che non vi fosse un’unica dottrina secolare etrusca, ma l’esistenza di diverse serie di saecula etruschi (dubbi in merito emergono anche dal testo della profezia di Vegoia, dallo scritto di Plutarco su Silla nonché dal testo di Servio sopra citato).
Forse ogni città aveva il suo sistema e quello indicato nelle Historiae Tuscae potrebbe essere stato un tentativo di arrivare ad un sistema riguardante l’intero Nomen Etruscum (in questo senso Dominique Briquel).
Per completezza, si può osservare che il periodo complessivo di dieci saecula previsto dalla Disciplina etrusca sembra sostanzialmente coincidere con la realtà storico archeologica degli Etruschi, che si estende approssimativamente dal IX secolo a.C. fino al I secolo d.C.

Sulla durata della vita degli uomini e dei popoli cfr., tra gli altri:
– Andrea Verdecchia, Mitologia etrusca, Effigi, 2022, pagg. 48 e ss.;
– Maurizio Martinelli, Gli Etruschi Magia e Religione, Convivio, 1992, pagg. 84 e ss.;
– Fabrizio Volpi, Il tempo degli etruschi, Effigi, 2021, pagg. 25 e ss.;
– Mario Torelli, Rasenna Storia e Civiltà degli Etruschi, Libri Scheiwiller, 1986, pagg. 215-216;
– Adriano Maggiani, Gli Etruschi Una nuova immagine a cura di Mauro Cristofani, Giunti, 1984, pagg. 155-156;
– Pietro Romanelli, Enciclopedia italiana voce Secolo, sito internet treccani.it;
– Dominique Briquel, Millenarismo e secoli etruschi in Minerva Revista de Filologia Clasica, 15/2001, pagg. 263-278.

Di seguito immagini di sacerdoti etruschi

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

 

Giuseppe C. Budetta, Ossa craniche e reti mirabili encefaliche.

Oltre che come stazione ricevente le sensazioni dal mondo esterno, il cranio di alcuni mammiferi ha altre funzioni, come quella di difesa-offesa e prensile. In generale, il cranio è molto mobile, potendo essere messo in flessione-estensione (articolazione occipito-atlantoidea) e potendo ruotare (articolazione atlanto-epistrofea, oltre che tra le singole vertebre cervicali). In altre specie non appartenenti ai mammiferi, come rettili ed uccelli, c’è il cranio cinetico, potendo le ossa del pre-mascellare e del mascellare ruotare in alto, ampliando la cavità della bocca….

Leggi tutto nell’allegato: Ossa craniche e reti mirabili encefaliche

Autore: Giuseppe C. Budetta – giuseppe.budetta@gmail.com

Ricerche, Studi, Tesi e Saggi