Pierluigi Guiducci. Shoah a Roma. 16 ottobre 1943. Salvare gli Ebrei.

20 anni di ricerche, evidenze, Pio XII. P. Peter Gumpel SI. L’apertura degli archivi.
La vicenda tragica del 16 ottobre del 1943, riguardante la razzìa degli Ebrei romani da parte di forze tedesche, e il trasporto successivo
nel lager di Auschwitz-Birkenau, è stata affrontata in molteplicioccasioni: convegni, mostre, libri, saggi e film.
Al riguardo, colpisce il fatto che rimangono diversi dettagli che ancora continuano a emergere attraverso più iniziative. Un contributo
chiave rimane quello offerto da coloro che furono testimoni del rastrellamento e che riuscirono a salvarsi. Altro notevole apporto
proviene dagli Ebrei che ritornarono dai lager (un numero purtroppomolto esiguo; oggi deceduti)…

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Info:
EDUCatt, Milano 2023
www.educatt.it/libri
isbn: 979-12-5535-067-5
isbn digitale: 979-12-5535-068-2

Autore:
Pierluigi Guiducci – plguiducci@yahoo.it

Michele Santulli. Un grande scultore americano e la Ciociaria.

Come ormai ben noto ai milioni di cultori che ogni giorno entrano nei musei in tutto il pianeta, l’uomo o la donna o altro soggetto in costume ciociaro rappresentano una immagine classica e consolidata nel panorama dell’arte occidentale del 1800. Una nota negativa, allo stesso tempo non onorevole, sotto certi aspetti, afferenti ovviamente non i visitatori, è il fatto che tali soggetti pur dunque universalmente ammirati e celebrati, siano senza nome, anonimi! E le connotazioni le più varie quali italiano, regionale, tradizionale, napoletano, abruzzese, romano, zingaro, savoiardo, basco, ecc. vengono impiegate per connotarli: non esiste un soggetto tanto conosciuto e allo stesso tempo così ignorato. E la cosa è particolarmente imbarazzante, alla costatazione che detti soggetti non solamente sono stati dipinti o scolpiti dalla gran parte degli artisti europei dell’epoca come nessun altro soggetto specifico, fatto di per sé straordinario ed unico, quanto sono stati letteralmente immortalati anche dai titani dell’arte di quel secolo, tanto per citarne qualcuno: Degas, Corot, Manet, Cézanne, Van Gogh, Picasso, Severini, Leighton, Sargent, Whistler, Briullov….
Non esiste un altro soggetto nemmeno lontanamente che abbia attratto questi giganti dell’arte! E avviene che la lista dei grandi artisti cultori del personaggio ciociaro, pur se raramente, tende ad ingrossarsi con nuove scoperte: si ricorderà che qualche tempo addietro abbiamo fatto la conoscenza di un’opera ciociara dipinta da uno di questi grandi maestri della pittura e del disegno del milleottocento, di Honoré Daumier, incontestabilmente il maggiore illustratore e vignettista ed anche notevole scultore e pittore dell’epoca. E alla metà del secolo, rigurgitante per la prima volta di moti e sommosse indipendentisti in tutta Europa, anche Daumier, sensibile ed attento quale era, non potette ignorare tale realtà e volle pensare all’Italia: avendo in mente la famosa immagine di Gulliver, il gigante tenuto legato e assaltato da tanti ometti, immaginò anche l’Italia nelle vesti di questo gigante che si svegliava -Le Réveil d’Italie- circondato da tanti soldatini che combattono tutto intorno contro il nemico: e questo gigante, personificazione dell’Italia che si svegliava alla lotta, non era come, si potrebbe pensare, Cavour o Mazzini o Garibaldi; era un ciociaro! cioè l’artista ritenne che il risveglio dell’Italia alla lotta per la sua indipendenza fosse più lucidamente e congruamente illustrato da un italiano tipico e veramente conosciuto, e non solo in Francia, da un ciociaro dunque, piuttosto che da qualche paludato uomo politico.
Si ricordi che in effetti questa umanità, per necessità nomade e girovaga, di artisti ambulanti quali il pifferaro, lo zampognaro, la ballerina col tamburello, erano uno spettacolo consueto per le vie dell’Europa.
Un secondo significativo artista ad occuparsi di queste creature della Ciociaria presenti per le vie del mondo fu uno scultore americano del 1800 tra i più conosciuti, vissuto lungamente a Firenze, Larkin G. Mead (1835-1910). E tra le sue opere, in gran parte pubblici monumenti in America, è stato individuato a parer mio un vero raro suo capolavoro e cioè una ciociara in grandezza naturale in terracotta, in costume, splendida a guardarsi, proprietà, purtroppo, di un privato collezionista: dico purtroppo non per sminuire la bontà e la passione del collezionista ma per il dispiacere che un’opera del genere non possa essere fatta oggetto di gratificazione e di acculturazione pubbliche da parte della gente comune!
E qui tocchiano un tema così delicato e grave che è opportuno non affrontare e che viene rimesso ai lettori di valutare. Non si conoscono le motivazioni e le eventuali occasioni alla base dell’interesse di Larkin G. Mead per questa ciociarella, pur ricordando che non pochi artisti fiorentini si erano occupati intensamente di tali soggetti ciociari quali Luigi Bechi, Vito d’Ancona, Telemaco Signorini stesso che se ne fece particolare promotore e anche Giovanni Fattori con ritratti di ciociare e numerose immagini all’acquaforte realizzate in occasione di un suo viaggio a Bauco oggi Boville Ernica: può darsi un sopraggiunto interesse alla vista di questa splendida ciociara oppure una commissione da parte di qualche cultore o collezionista, chissà. Certamente, è anche vero, che a Firenze non mancavano le evenienze per imbattersi, come ricordato più sopra, in questa umanità girovaga: pifferari, zampognari, ragazze col tamburello… numerose le occasioni a base dei loro spostamenti in tutto il Paese.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Didascalia immagine: Larkin G.M EAD: Ciociara, terracotta, h.1,72 m. Coll.priv.

Roberto Mancuso. La salamandra nel fuoco. Da Aristotele allo stemma di Salsomaggiore Terme.

Storia e mito con Alchimisti, Massoni, Marco Polo, Federico di Svevia, Scotti-Douglas…
Questo lavoro ha avuto origine dallo stemma ufficiale del Comune di residenza dell’autore, Salsomaggiore Terme (PR). Il mito della salamandra tra le fiamme affonda nei tempi più antichi ed è stata spesso inserita in manoscritti medievali, blasoni (pare che Federico II nel 1226 fece inserire nello stemma di Salsomaggiore la salamandra tra le fiamme), marchi tipografici (Sennenton di Lione, XVI sec) e stemmi (Chambord, Fontainebleau, Le Havre).
Nel testo di Roberto Mancuso, oltre al mito, vengono analizzate e riportare le possibili virtù delle salamandre, con riferimenti a Luigi di Francia (due tondi con presente la salamandra si trovano per esempio sulla facciata della chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma), Carlo Magno ed ai Gonzaga di Mantova.
Una dissertazione più ampia prosegue quindi con i Pallavicino ed i loro tempi e cultura con la formulazione di diverse ipotesi tra le quali il coinvolgimento di famiglie nobili locali, temi quali l’alchimia, la massoneria e la storia locale, in particolare quando correlata agli antichi aspetti termali di Salsomaggiore Terme.
Infine, si segnala un dettagliato apparato fotografico e documentario che correda i testi e rende la lettura scorrevole, avvincente, specchio della passione dell’autore relativamente a temi insoliti e spesso complessi sia da ricercare sia da descrivere.

Roberto Mancuso è da alcuni anni autore di monografie storiche e raccolte di leggende regionali italiane. Ha collaborato con enti e associazioni regionali ed europee, università e periodici. Una recente recensione è stata pubblicata su Archeomedia nel 2022 a titolo “Alla ricerca della smarrita via. La Via Francigena di Salsomaggiore (vol. II – Documenti e mappe inedite) in collaborazione con Maurizio Miati.

Info:
Autore: Roberto Mancuso (robigrazia@alice.it)
Editore: Youcanprint (LE) – https://www.youcanprint.it
Anno di pubblicazione: 2022
Pagine 83, illustrazioni in b/n. Euro 10,90

Autore della recensione: Oreste Sidoli, Biblioteca Privata di Interesse Locale, Salsomaggiore Terme (PR)
Biblioteca Privata “Oreste Sidoli” – Biblioteca di Interesse Locale (L.R. n. 42 /1983)
Convenzionata con la Biblioteca Comunale di Salsomaggiore Terme (Del. G.M. n. 57 dell’8/01/1991)
Attestato di Benemerenza Accademia dei Georgofili di Firenze (Presidenza, Prot. n. 160 del 4 /1/01994)
Via Tabiano, 7 – 43039 -Salsomaggiore Terme (PR)
E Mail: oresid@libero.it – Cellulare e WhatsApp: 3488528377

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Carlo Forin. Critica del positivismo.

Vi è certo una tendenza unificatrice fra le scienze. Tale tendenza agisce soprattutto in due direzioni: quella della riduzione alla fisica, per quanto riguarda il sottocodice rappresentativo, quella di tendenza alla quantificazione matematica, per quanto è sottocodice operativo. La prima tendenza ha trovato la sua massima espressione nell’International Encyclopedia of Unified Science (106), di cui furono massimi animatori il von Neurath ed il Carnap, e che tende ad unificare le scienze attraverso un linguaggio fisicalista.
La seconda tendenza è talmente diffusa che vediamo persone che rifiutano il linguaggio fisicalista accettare i paradigmi matematici come gli unici fondamentali; così il von Bertanlaffy (159), mentre introduce un principio organizzativo a fondamento del livello biologico, sì da renderlo irriducibile ai principi fisico-chimici, parla della scienza come di una “gerarchia di statistiche”-.
È la tendenza unificatrice una tendenza profonda, ovvero è solo un fenomeno imperialista della Scienza, che ha ottenuto le più notevoli applicazioni pragmatiche, cioè della Fisica? Non spetta al sociologo tentare una risposta, egli deve prendere solo atto della molteplicità delle scienze empiriche, che tendono allo stesso tempo in due opposte direzioni: da un lato ad unificarsi per necessità di un’economia intellettuale, dall’altra ad accrescersi per coprire sempre di più la complessità del mondo fenomenico.
Per poter rispondere sarebbe necessario conoscere se fra le scienze esista una gerarchia alla Comte (che però lascia fuori le scienze formali) ovvero una circolarità alla Piaget, (119), e sarebbe necessario sapere se la frattura fra paradigmi matematici e logici è o meno superabile. Fare previsioni in tale campo non è dei sociologi, bensì dei filosofi, primi fra tutti gli epistemologi ed i logici.

Comunicazione e società, Franco Angeli Editore, luglio 1961, pag. 210
Giorgio Braga ha scritto la nota introduttiva nel giugno 1961
Vi dice: “Il metodo seguito è stato scientifico e non filosofico. Educatamente nel 1968 commentai a margine: scientifico-filosofico.
Nel 2022, 54 anni dopo, puntualizzo nome ed epoca del primo responsabile di questa idiozia: Auguste Comte, nome completo Isidore Marie Auguste François Xavier Comte, è stato un filosofo francese, considerato il fondatore del Positivismo. Discepolo di Henri de Saint-Simon, che fu il primo a usare il termine, è generalmente considerato l’iniziatore di questa corrente filosofica. Wikipedia
Nascita: 19 gennaio 1798, Montpellier, Francia – Morte: 5 settembre 1857, Parigi, Francia
Luogo di sepoltura: Cimitero del Père-Lachaise, Parigi, Francia
165 anni dopo la morte di questo disastro siamo 8 miliardi di umani, col 90% idiotizzati da lui.

Autore: Carlo Forin – carloforin@hotmail.com

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