Michele Santulli. Il vero solo amico fedele.

Beati i grandi poeti e fortunate le società che li generano. Già Omero, oggi diremmo: anche animalista! a quell’epoca! tramanda un episodio degno della massima attenzione e commozione: ci racconta che Ulisse dopo un’assenza di venti anni dalla sua isola, quando ritorna, travestito da mendicante per certe ragioni che gli avevano riferito, nessuno lo riconosce, nemmeno la moglie: solo Argo, il suo cane, ormai vecchio e cieco ancora vivo, dalla voce capisce chi ha di fronte, dopo tanti anni e gli manifesta e conferma il proprio amore e devozione, come sogliono fare i cani coi loro amati padroni. Il poeta rivela che Ulisse è commosso nel rivedere Argo e le sue effusioni ed una lacrima, pare, scende giù per la gota: Argo ormai dopo la lunga attesa, ha rivisto il padrone e ora può anche andarsene, e gli muore ai piedi!
Sono infiniti questi episodi di fedeltà e di amore -possiamo usare il termine- che la vita e la letteratura ci richiamano alla mente: quegli occhi, quelle espressioni indescrivibili del volto di un cane quando ti osserva, suppliscono alle parole che non possono esprimere quando vorrebbe parlare al padrone.
Pur se da allora fino ad oggi sono trascorsi oltre tremilacinquecento anni e chissà quante altre vicende si potrebbero richiamare alla memoria, l’episodio di Ulisse mi obbliga a citare un altro grande poeta, ma dei nostri giorni, che pure ebbe una profonda esperienza d’amore con i suoi cani, Totò, sì, l’attore, il grande poeta, chi l’avrebbe immaginato? “Il cane è quella cosa a metà strada tra un angelo e un bambino”, ”Un cane vale più di un cristiano”, ”Il cane è un signore, tutto il contrario di un uomo”, “Io mangio più volentieri con un cane che con un uomo.” Parole quasi incredibili. Verso la fine della esistenza di attore, diede impronta visibile al suo rispetto e considerazione verso i cani allorché a Roma, racconta la cronaca, in via di Boccea, impiantò un canile per i randagi che lui, il poeta, chiamò “Ospizio dei trovatelli”: ne erano 220! Rimase attivo, pare, solo due anni perché poi tutto finì con la sua morte. Il cane amico di Totò, ma anche di Hitler che nutriva una vera passione per i pastori tedeschi e l’ultimo morì con lui nel bunker di Berlino: cioè il cane non è razzista, cerca solo affetto e protezione ed un tozzo di pane e la possibilità di esprimersi e manifestare la propria devozione ed affetto.
Il cane umile e dolce quadrupede, ha una sola sventura, da sempre: di essere la creatura più vicina all’uomo, dagli inizi della storia, cioè vicino all’essere più crudele e più spietato della terra. E ne ha seguito le vicende, soprattutto ne ha subito le perversioni e le infinite crudeltà che non vogliamo ricordare.
C’è un film del 1962 “Mondo Cane” di Gualtiero Iacopetti, un giornalista, che è una specie di cronaca delle perversioni e ferocie dell’uomo specie verso gli animali, un film forse troppo impressionante per gli esempi di crudeltà e cattiveria ma non più di tanti altri film, epperò alla televisione questo film non appare mai, mentre fino alla indigestione quelli di Stanllio e Ollio!
I cani sono le creature più amorevoli e leali di questo pianeta e amano incondizionatamente, fino alla morte. Anche quando vengono maltrattati o feriti, continuano ad amare. Quale umano conosci che ha la metà di queste meravigliose caratteristiche?
Eppure la loro è vita da cani, solo come un cane, mondo cane, cane rognoso; una puttana? cagna! cane randagio, cane senza padrone: Pasolini in una sua poesia scriveva:…. Vago come un pazzo, come un cane senza padrone …..
Nemmeno vogliamo richiamare alla memoria gli infiniti torti e maltrattamenti e sofferenze che tanti padroni riservano ai loro cani tanto che ci si chiede: come mai alla gente, ai vigili, ai carabinieri che assistono e vedono normalmente tante scene di cattiveria e di maltrattamento, non intervengono o denunciano l’autore? Una domanda è lecita: quale particolare facoltà possiede il bipede per ritenere normale e giusto il suo comportamento di terrore verso il proprio cane? Oppure: che cosa gli fa credere di sentirsi superiore e migliore del proprio cane? In realtà si può essere certi che un individuo di tal fatta sarà crudele anche con la propria famiglia, perché un malato di mente lo è con tutti.
E qui si pongono questioni determinanti: vigilanza e controllo serio degli uomini e dell’ambiente, la famiglia, la scuola, la televisione; se si pensa a certi genitori, si può non perdonare ma escludere sì, solamente poveri figli, ma la televisione e la scuola sono da sempre e imperdonabilmente i veri autentici colpevoli di quanto stiamo descrivendo: il fatto che a scuola ancora normalmente si parla e si illustra il maltrattamento e l’ammazzamento degli animali da parte dei bipedi anche per mangiarli, il fatto che mai o quasi non dico illustrare ma almeno attirare l’attenzione, deprecare gli episodi di violenza e cattiveria verso gli animali e l’umanità e condannarli e, per esempio, proibire a questi soggetti di possedere animali, anziché mostrare quelle orribili pubblicità di quelle bocche enormi che addentano amburgher enormi o tutta quella gente a tavola che azzanna brandelli di polli o carne di pesce, si mostrino con il soccorso di un pizzico di sensibilità scene ed episodi che possibilmente edifichino o quanto meno rientrino nella normalità, differente, che stiamo illustrando.
Come può accettarsi di ammazzare e poi mangiare un capretto o un agnellino simbolo di Gesù Cristo o un vitellino o un coniglio o un galletto? Come può un bambino che vede certe scene o sente certi commenti impedirsi di ripeterli, mancando la guida saggia e matura che sensibilizza e ammaestra? Già cinquant’anni fa qualcuno che se ne intendeva, scriveva ripetutamente: tale televisione bisogna abolirla.
Torneremo ancora sull’unico vero amico fedele del bipede.
Anche se di nobile aspetto, colui che sevizia gli animali è senza anima e privo della grazia divina: non gli si dovrebbe mai dare fiducia”, Goethe.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Andrea N. Ruffolo, La bocca della verità era l’impluvio del Pantheon di Agrippa a Roma.

Considerazioni sul pavimento marmoreo del Pantheon.
Condenso qui, le considerazioni già ampiamente sviluppate in un mio saggio autopubblicato nel 2025 (ilmiolibro.kataweb.it › la-bocca-della-verita-e-il-pantheon) come esito di studi affrontati fin dall’inizio del 2000 e pubblicati a più riprese da diverse riviste e quotidiani….

Leggi tutto nell’allegato: LA BOCCA DELLA VERITA’ ERA L’IMPLUVIO DEL PANTHEON DI AGRIPPA A ROMA

Autore: Architetto Andrea N. Ruffolo – andrearuffolo@libero.it

Maria Luisa Nava, Scrivere il sociale sul corpo.

Tatuaggi, segni distintivi e marcature identitarie dalla preistoria alla contemporaneità.
Il tatuaggio e le pratiche affini di marcatura corporea costituiscono una tecnologia sociale di lunga durata, utilizzata per rendere visibili appartenenze, ruoli, gerarchie, stati giuridici e dispositivi di protezione rituale. Attraverso un’analisi comparativa che abbraccia la preistoria europea, l’Egitto faraonico, l’Italia preromana (con l’esempio della Daunia), il mondo greco-romano, le steppe eurasiatiche e l’età moderna e contemporanea, l’articolo analizza il corpo come superficie privilegiata di iscrizione del sociale. Il caso delle stele daunie è assunto come nodo centrale per discutere il rapporto tra genere, rango e marcatura identitaria, nonché i limiti metodologici di interpretazioni fondate su analogie etnografiche non controllate….

Leggi tutto nell’allegato: ML Nava, Scrivere il sociale sul corpo

Autore: Maria Luisa Nava – mlsnava@gmail.com

Giuseppe Pipino, Le miniere di stagno del Campigliese e le prove delle attività minero-metallurgiche degli Etruschi.

Nei pressi di Campiglia Marittima esistono numerose mineralizzazioni metallifere che sono state oggetto di estrazioni minerarie e trattamenti metallurgici, per rame, piombo argentifero e ferro, che vanno dall’età del rame alla fine del periodo etrusco e sono testimoniati, oltre che da scarni cenni di autori classici, dal ritrovamento di frammenti ceramici, lucerne e attrezzi metallici d’epoca, talora da analisi radiometriche dei carboni associati. Dalle risultanze archeologiche e dalle fonti classiche risulta evidente l’assenza di attività minerarie romane. …

Leggi tutto nell’allegato: Giuseppe Pipino, Le miniere di stagno

Autore: Giuseppe Pipino – info@oromuseo.com

Ricerche, Studi, Tesi e Saggi