Barbara CARMIGNOLA: L’Egitto delle decorazioni parietali.

Per orientarci e districarci tra i labirintici trapassi ed evoluzioni dell’arte egizia al fine di comprendere le prime mosse della decorazione parietale nella terra del Nilo e dei papiri, sceglieremo il nostro punto di riferimento nell’Egitto che tutti conoscono, quello delle piramidi a facce triangolari: l’Egitto della IV dinastia.

Dopo l’utilizzo delle mastabe, Snofru, fondatore della IV dinastia, riempì i dislivelli tra i diversi gradoni ottenendo quattro facce triangolari su una base quadrata di circa 147 m di lato, con un’altezza originaria di 93 m. La piramide di Meidum, oggi smantellata non mostra più il suo antico aspetto ma può considerarsi in ogni caso uno dei passi più rilevanti verso l’Egitto che i più conoscono.

L’arte parietale della IV dinastia eleva a suo tema principe la figura umana, il defunto, rappresentato in posizione eretta oppure seduto ad accogliere il tributo dei suoi poderi (rappresentati anch’essi sotto spoglie umane) o seduto davanti ad una tavola secondo un tema che rimanda alle più antiche rappresentazioni funerarie e che si rintraccia già in lastre risalenti all’età tinita.

L’Egitto della V dinastia e l’età menfitica coincidono con l’ampio utilizzo di decorazioni a rivestire le strutture architettoniche che si contrappongono alla scarsa volontà decorativa dei tempi della IV dinastia, quando si preferiva esaltare la semplicità delle strutture portanti evitando l’inserimento di elementi che potessero essere fonte di distrazione.

Sin dal tempio funerario di Sahurâ compaiono nella temenos della piramide scene con divinità che portano offerte: nel cortile si rintracciano scene di vittorie del sovrano sui nemici, mentre nel corridoio che circonda questo spazio ci si imbatte in scene di caccia e nell’arrivo di una flotta siriaca carica oggetti preziosi.

Di particolare significato è la Sala delle Stagioni del tempio solare del re Neuserrâ: sulle sue pareti vi è un elenco dei vari frutti e mutamenti della natura lungo le varie stagioni dell’anno. Questo fregio a bassorilievo riveste una particolare importanza nella storia della figurazione egiziana per le numerose iconografie che si affermano qui per la prima volta e per la successiva influenza che questa decorazione eserciterà sul gusto e sull’ornamentazione successiva.

Il tema dell’avvicendamento delle stagioni verrà ripreso a Saqqara nella tomba di Mereruka, riconducibile al periodo della VI dinastia. Nei rilievi di questa tomba si ravvisa un elemento interessante: la commistione tra figura e parola scritta, che ritroviamo anche in altri fregi decorativi presenti in luoghi sepolcrali di età coeva, o di poco antecedente, come attestano alcuni esempi riferibili alla V dinastia.

Un prototipo di questo connubio tra immagine e segno è la tomba di Ti, appartenente alla V dinastia e ubicata a Saqqara: alla scena del guado della mandria vengono unite delle iscrizioni con la finalità di vivificarla e completarla.

Il realismo delle scene presenti nella tomba di Ti, nonostante la tipica stilizzazione di quest’arte, è forte, e si avverte preponderante come del resto avviene anche nei rilievi di Mereruka quali, ad esempio, quelli che rimandano all’attività piscatoria.

La caratteristica tipica di questa prima forma di arte parietale egizia risiede nel far combaciare i suoi interessi narrativi con tutta una serie di strutture statiche, di direttrici verticali o orizzontali, con le quali la IV dinastia aveva saputo a suo tempo manifestare la sua energia creatrice e la sua virulenta razionalità.

E’ attraverso questa via che l’intensa forza che le figure promanano trova un suo equilibrio nel bilanciamento tra gli assi della rappresentazione: la dinamicità delle narrazioni viene imbrigliata nella forma compositiva.

Per esemplificare potremmo notare come gli uomini intenti nel raccolto nella tomba di Ti, siano insieme realistici e irrigiditi nel compimento dei lo

Nicoletta TRAVAGLINI: L’Ingannatore.

E’ noto che San Cristoforo veniva spesso raffigurato con la testa canina o di un coyote, forse per la sua bruttezza o per qualche altra ragione a noi ignota o perlomeno non così evidente, dato che potremmo ipotizzare delle analogie tra questo beato ed il culto del dio Coyote degli indiani Nordamericani.

Il dio Coyote, pare che fosse il creatore del mondo, in quanto si sostituì al quello legittimo, prima ingannandolo, da qui il pseudonimo anche di dio ingannatore, poi continuando la sua opera.

Egli, infatti, fece inquietare l’artefice del mondo, trattenendolo dal dare vita ad alcuni legnetti, dopodiché, quando l’irato dio andò via prese i pezzi di legno e li piantò per terra, creando le prime tribù indiane dell’ America del nord e poi gli uomini di tutte le razze.

A questa divinità viene assimilata anche la figura di Loki, il nume nordico tutelare del fuoco e delle fiamme. Egli era un gigante semidivino che si divertiva ad ingannare, truffare, calunniare e rubare agli uomini ed agli dei, nonostante fosse il fratellastro di Odino. Sebbene fosse di natura umana fu educato come un essere divino e quindi aveva accesso anche ai segreti più reconditi degli dei; per questo sottrasse ai suoi ultraterreni colleghi il fuoco che donò, poi, agli uomini facendo adirare, così, Odino.

Loki era un uomo bellissimo ed atletico con una folta chioma rosso fuoco. Egli andava molto fiero del suo fascino; ma non disdegnava di ricorrere alla violenza come quando abusò delle fate per estorcere loro il segreto di un’immensa ricchezza, tra cui si trovava anche un anello dai tremendi poteri magici.

Questo dio Ingannatore si divertiva a tormentare gli dei e perfino ad ucciderli come successe a Balder, nume che rappresenta il sole e la verità. Balder era afflitto da terribili presagi sulla sua imminente morte e così si recò dal padre di tutti gli dei e dalla sua gentile consorte, chiedendo loro di risparmiarlo; questi riuscirono a renderlo immune da tutto il male del mondo.

Dopo questo sortilegio gli dèi vollero metterlo alla prova scagliandogli contro di tutto, compresi corpi contundenti, ma questi rimaneva sempre intatto, finché Loki, incuriosito da tutto ciò decise di chiedere spiegazioni alla moglie di Odino. Sotto le spoglie di una donna, chiese delucidazioni su ciò che accadeva a Balder. La dea gli rivelò il segreto dell’immunità di Balder, dicendogli che solo il vischio gli sarebbe stato letale. Appena avuta questa notizia Loki, andò a raccoglie un rametto di questa piantina e messolo in mano ad un dio cieco lo indusse a scagliarlo contro Balder. Hodur, il dio non vedente, fece ciò che gli era stato suggerito e aiutato dal perfido ingannatore, uccise il buon dio del Sole.

Non contento di ciò che aveva fatto, rubò la collana del potere alla moglie di Odino, la quale lo aveva avuto dopo una notte d’amore con alcuni elfi, creatori del monile. Dopo averlo rubato raccontò a Odino la maniera in cui sua moglie se lo era procurato; il padre di tutti gli dei, scatenò una guerra fratricida per lavare l’onta subita.

Questa ennesima nefandezza portò gli dei a punirlo con un terribile castigo. Dopo aver compiuto tutti questi crimini si rifugiò su una montagna dove si costruì una casa con tante porte da dove scrutava l’orizzonte nell’eventualità qualcuno lo cercasse.

I suoi timori si avverarono presto e così un giorno gli dei lo trovarono, ma prima che essi giungessero alla sua dimora, egli si trasformò in salmone. In breve tempo però venne catturato dai suoi inseguitori ed imprigionato in una caverna con un gigantesco serpente che gli bruciava il viso con il veleno che gli fuoriusciva dalla bocca. Quando uno schizzo di veleno lo colpiva, Loki, urlava, scuotendosi freneticamente facendo tremare la Terra, provocando dei disastrosi terremoti.

E’ difficile dire se vi sia qualche genere di connessione tra San Cristoforo e queste divinità pagane così lontane nello spazio e nel tempo; per

Andrea ROMANAZZI: Cronaca di un processo di Lamie – Le streghe di Nogaredo.

Il termine strega nasce da molto lontano, da un immaginario uccello notturno, simile ad un gufo, chiamato strix dai latini, che, secondo la tradizione, penetrava nelle case per cibarsi del sangue dei bambini. Questa è l’origine del successivo termine striges e dunque strega.

Ma chi erano veramente le streghe. La stregoneria, come documentato nei primi scritti sulla materia, affonda le sue radici nel paganesimo, e in particolare negli atavici ricordi di un culto mai del tutto scomparso, quello della Dea Madre i cui rituali di fertilità e procreazione, andarono lentamente mutando nel tempo, perdendo così la loro antica origine religiosa. In questa ottica vedremo le “streghe” come quello che resta delle antiche sacerdotesse della dea, donne legate ad antichi rituali tramandati dalle madri alle figlie da tempo immemorabile e legati ai rituali di campagna. La religione cristiana ha da sempre cercato di opporsi alle forme di paganesimo che, mai dimenticate, rimanevano ben radicate negli usi e nelle abitudini dei paesi di campagna. Nel 452 il concilio di Nicea condannò ufficialmente il culto delle pietre, ma questo non bastò per cancellare pratiche religiose ben radicate tra le popolazioni, successivamente nel 789 il Concilio di Tours proibì nuovamente qualunque rituale legato ai culti naturali, ma anche queste norme rimasero disattese. Una data piuttosto importante è il 314, dove al Concilio di Ancira il monaco Graziano presenterà il Canon Episcopi, fino al 1000 il più importante riferimento nella lotta al paganesimo. E’ qui che troveremo una ulteriore traccia di quei riti popolari di cui successivamente si traviserà la memoria. A differenza dei trattati successivi, infatti, si collega la stregoneria al culto pagano di Diana, retaggio di una antica religione mai del tutto cancellata, le streghe erano considerate semplici donnine superstiziose e l’accusa non era tanto di malefici quanto di essere ritenute della pagane legate a rituali falsi e menzonieri. Se dunque fino al Medioevo i processi erano di poco interesse e forte era la tolleranza, nel 1500 il modus agendi cambia radicalmente, i processi entrano nei tribunali e nel 1525 viene autorizzata dal Papa la tortura per estorcere le confessioni, il rogo come punizione finale. Le streghe non sono più semplici superstiziose e donne ignoranti ma spesso gente di basso ceto accusata per semplici gelosie o inimicizie, o come capro espiatorio di strane malattie, alluvioni, siccità e di qualunque evento dannoso colpiva la comunità.

Era questo il segno che in essa si annidava la serpe del diavolo: la strega. Nel XIII secolo nasce la vera e propria caccia a questa “novella strega”. Nel 1484 sarà papa Innocenzo VIII a dal inizio, con la sua bolla Summis desiderantes affectibus, alla infausta caccia, ratificata poi dal tristemente famoso Malleus Maleficarum dei due domenicani Jacob Sprenger e Heirich Kramer. tra il XIV e il XVII sec. nove milioni di donne furono trucidate spesso perché colpevoli di semplici superstizioni.

E’ forse nel gotico borgo di Nogaredo che troveremo un chiaro esempio di questa “lamia”, non l’amante del diavolo, bensì una semplice donna di campagna la cui ignoranza e le cui invidie saranno la sua condanna al rogo. La vicenda ha inizio il XXIV Novembre del 1646, data in cui si diede inizio a quello che sarà denominato “Processo Criminale per la Distruzione delle streghe”. In questa data infatti Maria di Nogaredo, nota con il soprannome di Mercuria, accusata di stregoneria per aver aiutato ad abortire una ricca donna del paese, la marchesa Bevilacqua, addita Domenica Chemelli, nota con il soprannome Menegota, e sua figlia Lucia, moglie di Antonio Cavaden di esser anche loro ree. In realtà, come si può ben leggere tra le righe delle numerose confessioni poi estorte alla Mercuria, tra le donne vi era solo una forte inimicizia nata da un battibecco pubblico nella piazza del paese su della canapa che

Carla LANFRANCHI: Vesti, costumi e ricami nei sogni degli antichi.

La capigliatura
(Sognare di) avere chiome lunghe e belle ed esserne orgogliosi è buon segno soprattutto per una donna, poiché talvolta le donne per abbellirsi portano anche capelli altrui. E’ buon segno pure per un saggio, per un sacerdote, per un indovino,per un re e per un magistrato e per gli attori di teatro. Il sogno è favorevole anche per tutti gli altri, ma entro certi limiti: esso indica ricchezza, ma non dolce, bensì procacciata con fatica, per il fatto che la cura delle chiome lunghe richiede molto lavoro.
….una donna sognò che la serva addetta alla sua pettinatura si facesse prestare da lei un suo ritratto dipinto su tavola e i suoi abiti come se volesse prendere parte ad una processione. Subito l’ancella allontanò da lei il marito…e divenne per lei causa di danno e di pubblico scherno.

Corone nei capelli
La corona di rose, nella sua stagione indica fortuna, tranne per gli ammalati e chi si tiene nascosto, infatti sono segno di morte per i primi per la facilità con cui le rose appassiscono e denunciano gli altri per il profumo. Sognare di avere una corona d’oro è cattivo segno per uno schiavo, perché non ha anche la porpora del potere che alla corona si accompagna. Ed è sfavorevole anche al povero perché è al di sopra della sua condizione. All’ammalato l’oro predice la morte, perché ha un colore livido ed è freddo e pesante e per questo motive è paragonato alla morte. Per i ricchi, i demagoghi e chi aspira al potere la corona d’oro è propizia. Le corone di pampini e di edera giovano solo agli attori.

Pettinarsi e farsi le trecce
Pettinarsi (è un sogno che) giova sia agli uomini sia alle donne. Infatti il pettine è il tempo che scioglie ogni durezza e raddrizza ogni cosa. Farsi le trecce è buon segno solo per le donne…..agli altri indica complicazioni negli affari e molti debiti e talvolta anche la prigione.

Sognare abiti
L’abito che si porta di consueto e che si adatta alla stagione è un buon segno per tutti. D’estate, sognare di portare abiti di lino e già consumati è segno propizio e di buona salute, così come portare d’inverno abiti di lana e nuovi. Solo per chi è sotto processo o è schiavo sono sfavorevoli gli abiti nuovi…perché sono molto resistenti e durano a lungo, come potrebbe essere della schiavitù.
Gli abiti bianchi convengono solo a chi usa portarli e agli schiavi dei greci. Agli altri annunciano agitazioni…agli artigiani indicano inattività e disoccupazione…perché la gente non veste abiti bianchi mentre lavora. Ad un uomo ammalato sognare abiti bianchi preannuncia morte, giacché i morti vengono messi nel sepolcro con abiti bianchi, al contrario abiti neri indicano guarigione, perché non dai morti sono indossati.
….la moglie di un lavandaio sognò di indossare abiti neri, poi cambiò idea e ne indossò uno bianco: perse il figlio e lo ritrovò dopo tre giorni. Così si dimostra che il bianco è meglio del nero.
Avere abiti variopinti oppure ornati di porpora giova solo ai sacerdoti, ai coristi, agli attori di teatro, agli altri porta affanni …un abito di colore purpureo è un segno per i servi e per i ricchi: agli uni significa la libertà, (poiché solo chi non è schiavo può portarlo), ai ricchi preannuncia onore e fama.

Un abito femminile giova solo agli scapoli e agli attori, i primi sposeranno donne a loro così care …da sognare di indossarne perfino gli abiti, agli altri predicono importanti scritture. Avere un abito barbarico e abbigliarsi alla moda dei barbari, a chi deve recarsi in terre lontane, indica che il suo soggiorno (nella terra dei barbari) sarà buono e lì si fermerà a lungo. Indossare un abito morbido e di gran prezzo è di buon segno per i ricchi e per i poveri: agli uni durerà la presente fortuna, agli altri capiterà una sorte lieta. Abiti corti e sconvenienti indicano danno e disoccupazione; la clamide…annuncia oppressione e ristre

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