Gezim Llojdia, L’Istituto Luce filmò a Finiki e Butrinto gli scavi archeologici nel 1927.

Sandro De Maria, nel suo articolo “Leon Rei, Luigi Ugolini e le origini dell’archeologia albanese”, pubblicato nella rivista Iliria n. 1-2, 2003-2004, riporta un fatto interessante riguardante il primo direttore della spedizione archeologica italiana in Albania, Luigi Maria Ugolini.
L’autore cita in particolare una lettera di Ugolini indirizzata al Ministero degli Affari Esteri italiano nel 1927.
Ugolini spiega che alcuni giorni prima era giunto a Phoinike un operatore dell’Istituto Luce, con lo scopo di filmare gli scavi archeologici e le scoperte realizzate fino a quel momento dalla spedizione italiana nell’estremo sud dell’Albania.
Tuttavia, sebbene il regime che si stava consolidando in Italia avesse l’intento di utilizzare questo materiale filmico in un contesto propagandistico, quei pochi metri di pellicola girati nei due siti archeologici del sud dell’Albania rappresentano oggi una preziosa testimonianza del lavoro archeologico e delle scoperte delle rovine che per secoli erano rimaste sepolte nella nostra terra.

Questa lettera di Ugolini, rimasta un importante documento d’archivio, non ha soltanto valore per quanto riguarda lo sviluppo dell’archeologia in Albania. Essa apre anche una finestra significativa sul modo in cui le potenze straniere, incluso il regime fascista italiano, cercavano di utilizzare la cultura e il patrimonio archeologico come strumento di propaganda.
I film realizzati a Phoinike, che oggi rappresentano un prezioso patrimonio per gli studiosi di archeologia e di storia, sono un esempio dell’impiego di questo patrimonio in un determinato contesto politico. In un certo senso, il lavoro della spedizione italiana e il coinvolgimento dei media, come le riprese cinematografiche, hanno contribuito ad avanzare la conoscenza della storia antica dell’Albania, ma hanno anche evidenziato il legame tra politica e cultura.
Tuttavia, non si può ignorare il fatto che le scoperte di quegli anni sono diventate una fonte importante per gli archeologi albanesi, che hanno avuto successivamente l’opportunità di costruire una comprensione più profonda delle antiche civiltà in questa parte dei Balcani.
Al di là di ogni possibile intento propagandistico, il filmato e la documentazione degli scavi sono oggi una testimonianza preziosa del lavoro archeologico svolto in Albania in quegli anni e delle rovine che erano sepolte sotto il suolo albanese, e che ora possono essere studiate e valorizzate dagli studiosi moderni.

Allo stesso modo, Ugolini sarà incoraggiato a tenere una serie di conferenze sugli scavi archeologici in Albania presso diversi centri internazionali, ottenendo un successo indiscutibile. Allo stesso tempo, l’uso dello strumento delle riprese cinematografiche realizzate dall’Istituto LUCE sia a Phoinike nel 1927 sia a Butrinto sarà considerato un mezzo estremamente importante per la divulgazione dei risultati della spedizione.
Per quanto riguarda il film realizzato a Phoinike nell’estate del 1927, esiste una lettera significativa di Ugolini (indirizzata, con ogni probabilità, al Ministro degli Esteri italiano), dalla quale emerge chiaramente che l’archeologo italiano considerava questo nuovo mezzo un’eccellente opportunità per la documentazione e la promozione dei lavori della spedizione.

Ugolini scriveva:
Qualche giorno fa è giunto qui, sull’acropoli di Phoinike, un operatore dell’Istituto Luce per filmare alcuni monumenti archeologici già scavati o in corso di scavo. Mi sono adoperato affinché le riprese fossero eseguite nel miglior modo possibile. Tuttavia, ora mi sembra necessario che i dirigenti del Luce a Roma non si attendano alcuna scena ulteriore da quanto è stato filmato, poiché sono poche (si tratta soltanto di alcuni monumenti e oggetti di particolare interesse per il pubblico) e poiché la spedizione archeologica francese sta proseguendo la sua propaganda.
Se i dirigenti del Luce si occuperanno anche di questa parte del film e verrà proiettato tutto ciò che è stato girato a Phoinike (circa un centinaio di metri), avremo la forma più efficace di divulgazione della nostra attività archeologica. Non dimenticherò di tenere anche le conferenze. Proprio oggi ho scritto all’ambasciata a Durazzo, rispondendo a varie domande…”

L’Istituto Luce (Istituto LUCE) era un ente italiano che svolse un ruolo nella produzione di materiali filmici e multimediali, tra cui documentari, cinegiornali e film propagandistici. Fu istituito il 3 dicembre 1924 in Italia, con l’obiettivo di promuovere la cultura e l’immagine dell’Italia sia all’interno del Paese sia all’estero.
L’Istituto Luce era noto per i suoi documentari, ma produceva anche cortometraggi, spesso utilizzati per sostenere la propaganda del regime fascista di Benito Mussolini durante il periodo della dittatura. Nei primi anni, l’Istituto Luce fu finanziato e gestito dallo Stato italiano, e il suo scopo era quello di documentare eventi sociali, culturali e politici rilevanti, oltre a fornire una piattaforma per la propaganda.
Durante il periodo di Mussolini, l’Istituto produsse numerosi materiali volti a rafforzare l’immagine del regime, utilizzando il cinema come strumento di influenza dell’opinione pubblica. Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Istituto Luce continuò le sue attività, trasformandosi in un’importante istituzione per l’archiviazione della storia visiva dell’Italia e per la produzione di materiali che documentavano diversi eventi storici e sociali.
Parte del patrimonio dell’Istituto Luce comprende milioni di metri di pellicola conservati in archivio, che riflettono lo sviluppo della società e della politica italiana nel corso di decenni. Dopo gli anni ’80, l’Istituto Luce subì una riorganizzazione e venne incorporato nella televisione pubblica italiana RAI, continuando a produrre documentari e altri materiali audiovisivi.

Uno degli aspetti più importanti dell’Istituto Luce è il suo ruolo fondamentale nella conservazione e archiviazione della storia cinematografica italiana, offrendo una preziosa testimonianza dei cambiamenti culturali e sociali del Paese.

Autore: Gezim Llojdia – llojdia@yahoo.com