Pier Luigi Guiducci. Storia della Chiesa. La missione di Pietro e Paolo.

Il distacco progressivo e irreversibile della Chiesa primitiva dal suo ambiente originario, l’Ebraismo, è raffigurato in modo emblematico dalle figure principali degli apostoli: Pietro e Paolo.
Il primo si va «convertendo» alla missione tra i pagani sotto la spinta degli avvenimenti e delle lezioni della storia. Il secondo, in misura maggiore, è scelto direttamente da Dio per proclamare nel mondo il messaggio dell’universalismo cristiano e diventa, per eccellenza, l’apostolo dei Gentili. …

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Autore: Pier Luigi Guiducci – plguiducci@yahoo.it

Sandrino Luigi Marra, Antonio Mario Napoletano, Alessandra Artuso, Nuove prospettive interpretative iconografiche ed antropologiche dalla grotta di San Michele Arcangelo a Curti di Gioia Sannitica (Caserta).

Nuove prospettive sono affiorate dallo studio delle iconografie della grotta di San Michele Arcangelo a Curti di Gioia Sannitica e sulla interpretazione ed il significato dell’annunciazione rispetto alla conformazione del luogo stesso. …

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Autori:
Sandrino Luigi Marra – sandrinoluigi.marra@unipr.it, Antonio Mario Napoletano, Alessandra Artuso

Gennaro D’Orio. La stazione Zoologica Dohrn si fa onore, studio sugli squali bianchi (e non solo)!

Onore al merito e tanto orgoglio per la città di Napoli. Ecco un’altra testimonianza tangibile, grazie all’impegno ancora una volta dimostrato da uno tra i più importanti Enti, che opera nel Sud dal 1872 (anno di fondazione), in materia di ricerca e formazione.
Parliamo della partecipazione, in uno con l’Università Politecnica delle Marche, della Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN), sede in Villa Comunale a Napoli, ad un nuovo studio, appena pubblicato su Frontiers in Marine Science, circa la presenza nel Mediterraneo degli squali bianchi, i più grandi pesci predatori del pianeta.
I risultati presentati mostrano l’esito di tre anni di spedizioni (guidate dall’italiano Francesco Ferreti, della statunitense Virginia Tecvh), dal 2021 al 2023, nel Canale di Sicilia un’area considerata una delle ultime roccaforti rimaste per la presenza dello squalo bianco nel Mar Mediterraneo.
Questa specie iconica, nonostante sia uno dei predatori marini più studiati e carismatici, è considerata in pericolo critico nella regione “sos internazionale”. Il progetto, guidato dalla Virginia Tech University, è frutto di un’importante collaborazione scientifica che vede la partecipazione di dette istituzioni scientifiche.
La White Shark Chase, letteralmente “all’inseguimento dello squalo bianco”, ha lo scopo, si legge, di monitorare con un approccio altamente multidisciplinare gli squali bianchi presenti nel Mare Nostrum. Infatti, i ricercatori hanno impiegato diverse tecniche d’indagine, dai marcatori satellitari (tag), all’uso di telecamere munite di esca, posizionate fino a 500 m di profondità, dai droni alla raccolta di campioni d’acqua per identificare la presenza di questi animali tramite il loro “DNA ambientale”, disperso in acqua.
Il team internazionale ha così potuto scandagliare diverse aree del Canale di Sicilia, dalle Isole Egadi, a Malta, alle acque tunisine. Sebbene non sia stato ancora possibile avvistare uno squalo bianco, l’analisi di detto DNA ha confermato la presenza di questi animali (purtroppo a rischio estinzione!), in diverse aree, in un raggio di circa 25 chilometri dal luogo di raccolta del campione.
Tra i membri delle spedizioni scientifiche, vi sono Stefano Moro, ricercatore Post-Dottorato della Stazione Zoologica, e Chiara Gambardella, dottoranda presso la Stazione Zoologica Anton Dohrn (Sicily Marine Center), e l’Università Politecnica delle Marche. Attualmente, il team sta pianificando ulteriori spedizioni nel Canale di Sicilia ed in altre aree del Mediterraneo, con l’obiettivo di continuare a raccogliere informazioni su questa specie iconica e cercare di evitarne la scomparsa dai nostri mari.
“Abbiamo deciso di accettare la sfida e trovare gli ultimi squali bianchi rimasti nel Mediterraneo. Non è stato facile”, afferma Ferretti. “Questi animali si cibano prevalentemente di tonni e pesci piccoli, una cosa che quasi ribalta la nostra comprensione degli squali”, afferma Taylor Chapple dell’Università dell’Oregon, coautore dello studio. Questa dieta permette a questi animali, che pesano un paio di tonnellate, di sopravvivere grazie a risorse davvero sorprendenti: le foche, di cui spesso si nutrono gli squali bianchi, sono molto più grasse rispetto ai tonni, eppure questi ultimi gli permettono comunque di raggiungere quelle dimensioni”.
Gli sforzi hanno ripagato quando, in cinque occasioni, sono state individuate tracce soprattutto nella parte meridionale del Canale di Sicilia.
“Quest’area subisce molto l’impatto delle attività di pesca, aggiunge Ferretti, ed è qui che ora stiamo concentrando i nostri sforzi: queste prime spedizioni pilota ci hanno infatti permesso di ricalibrarci in vista di un progetto più ampio e hanno fornito preziose informazioni su dove concentrare gli impegni futuri”.
Intanto, il gruppo sta ora pianificando e raccogliendo i fondi per nuove spedizioni, sia nel Canale di Sicilia che in altre zone del Mediterraneo.
“Sappiamo che lì c’è un punto caldo, conclude il ricercatore italiano, ma potrebbero esserci anche altre aree importanti nel Mediterraneo orientale, che forse ospitano habitat critici come una nursery di squali bianchi”.
Tornando alla Stazione Zoologica – Aquarium Fondazione Dohrn, di Napoli, tra i più importanti Istituti di ricerca avanzata nei settori della biologia marina e dell’ecologia marina integrata, essa promuove studi ed indagini anche nell’ambito dell’evoluzione degli organismi marini, nella formazione dei giovani ricercatori (una sua parte essenziale!), nelle biotecnologie ecosostenibili, per possibili applicazioni dei prodotti naturali marini nei settori biomedico e ambientale.
Dunque una vera perla di laboratori, idee, progetti “sul campo”, che costituiscono lo “spirito” portante di una struttura dove, tra gli altri, hanno operato attivamente bel 19 “premi Nobel”, dando significativo impulso all’evoluzione delle scienze biologiche.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

 

Michele Zazzi. Statuette magiche da Sovana.

Nel 1908 a Sovana, all’interno di una tomba etrusca a pianta rettangolare con banchine del VI secolo a.C., furono ritrovate due statuette di piombo che erano state poste in un angolo della cella su una banchina.
Le statuette – databili al III secolo a.C. – raffigurano un uomo ed una donna, nudi, con le mani legate dietro la schiena. Sulla gamba destra entrambe le statuette presentano iscrizione onomastica incisa: zertur cecnas e velia satnea.
Secondo l’interpretazione prevalente le due statuette per le loro caratteristiche (le mani legate sulla schiena, l’indicazione dei nominativi, il materiale/supporto usato per la loro realizzazione) hanno fatto pensare ad una pratica magica: probabilmente i due personaggi sono stati fatti oggetto di una maledizione, dedicati agli Dei sotterranei dei morti e collocati, a tal fine, all’interno della tomba.
I resti del corredo vascolare della tomba risultano databili intorno al 600 a.C.; pertanto è probabile che quasi tre secoli dopo la chiusura dell’ipogeo arcaico la tomba sia stata riaperta appositamente per collocare le due statuette.
Nell’area del Melaiolo a Sovana è stata rinvenuta una tomba rupestre a semidado del III – II secolo a.C. appartenente alla gens Satnei (iscrizione nella facciata “eca [ i …] suth zatneal” = “Questa (è) la tomba di una … zatnei”) alla quale probabilmente apparteneva la donna destinataria della maledizione.
In Etruria a tutt’oggi non risultano altri ritrovamenti della specie, che sono invece attestati, seppur eccezionalmente, nel mondo ellenistico greco-romano.
Per completezza dev’essere sottolineato che la pratica magica della maledizione realizzata (dai romani, dai greci ma anche dagli etruschi) attraverso il più diffuso strumento delle cd tabellae defixionis veniva realizzato appunto con iscrizioni (del solo nome e/o di formulari) su tavolette di piombo collocate in luoghi magico – religiosi come tombe, santuari, pozzi.
I reperti sono conservati presso il Museo di San Mamiliano di Sovana.

Per maggiori approfondimenti sulle due statuette:
– Adriano Maggiani in Guida alla Mostra di Sorano 14 luglio – 30 settembre 2007, GLI ETRUSCHI A SOVANA Percorsi cultuali e riti magici a cura di Enrico Pellegrini e Lara Arcangeli, Editrice Laurum, 2007, pagg. 51 e ss.;
Il mistero delle statuette etrusche con le mani legate dietro la schiena nel sito canino.info;
Le statuette magiche di Sovana nel sito arcadia93.org

Di seguito immagini delle statuette e dell’iscrizione femminile.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

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