Michele Zazzi. Cippo di confine inscritto tular rasnal da Cortona.

Il cippo fu rinvenuto agli inizi del settecento in località Il Campaccio, ad est di Cortona, nei terreni di Taddeo Orselli.
Nel 1747 fu ereditato dal collezionista Galeotto Ridolfini Corazzi.
Nel 1826 il monumento fu ceduto al Museo Rijksmuseum van Oudheden di Leida dove tutt’oggi è conservato.
Il cippo in arenaria (alt. 116 cm, largh. 60 cm, spesss. 16 cm) risulta inscritto in alfabeto settentrionale ed è databile al II secolo a.C.
Il reperto, che presenta incassi ed una scanalatura verticale sul lato sinistro, era probabilmente collocato in posizione eretta ed inserito in una struttura di sostegno (un edificio od un recinto?).
Sulla faccia anteriore è incisa su due righe un’iscrizione etrusca che si ripete due volte con andamento inverso ricostruibile (vi sono lacune) come tular rasnal (A “tular rasnal”; B “[tula]r [rasn]al”. L’espressione viene interpretata come confine del popolo, confine pubblico assimilabile ai fines publici dei romani. Il cippo fu rinvenuto vicino (a circa due km) all’area urbana di Cortona, lungo la strada di collegamento tra Cortona e Perugia (Via Trasimena).
Gli studiosi lo hanno variamente considerato come confine dell’Etruria (fines Etruriae) tenuto conto della sua prossimità col confine con l’Umbria o della città di Cortona e del suo territorio o di un insediamento della zona. Secondo una diversa interpretazione il cippo costituiva uno dei limiti del territorio cittadino all’interno del quale poteva essere svolta la pratica augurale (auspici pubblici).
Sempre da Cortona (Viale Passerini 170, zona est della città a 600 metri circa dalle mura) proviene un altro cippo di confine in pietra serena (conservato presso il museo archeologico locale) con iscrizione su tre righe luθcval canθisa della prima metà del II secolo a.C., forse riferibile ad un terreno di pertinenza di un ordine sacerdotale denominato canθis,
Un terzo cippo cortonese, anch’esso inscritto, ritrovato nel 1561 nei pressi della cinta muraria sembrerebbe attestato da un disegno d’archivio. Secondo le informazioni il monumento negli anni cinquanta del novecento era nella disponibilità della famiglia Petrella in località Campaccio. L’iscrizione di quest’ultimo cippo confinario sembrerebbe similare a quella del cippo oggi conservato a Leida.
I tre cippi rinvenuti nell’area di Cortona con tutta probabilità facevano parte di un sistema di delimitazione territoriale sul versante ad oriente della città etrusca con finalità istituzionali e religiose.
Per completezza si segnala che altri cippi etruschi con inscritta la parola tular, da sola od unitamente ad altre, sono stati ritrovati a Fiesole (n. 6), Montepulciano, Poggio Civitella – Montalcino, Spina, Castiglion del lago, Perugia (n. 2), Bettona. Nei sei cippi fiesolani, in particolare, tular è riferito al lessema “spural” (per esteso od abbreviato), termine quest’ultimo che potrebbe designare la città o la comunità dei cittadini. Nel cippo rinvenuto a Spina invece si legge mi tular = io sono il confine. A Bettona infine uno dei due cippi segnalava il confine della proprietà della famiglia “larna”.

Per approfondimenti sul cippo cortonese inscritto tular rasnal:
– Simona Fortunelli, in MAEC Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona Il Museo della Città Etrusca e Romana di Cortona Catalogo delle Collezioni, Edizioni Polistampa, 2005, pagg. 96 e ss.;
– Riccardo Massarelli, Osservazioni sui cippi terminali iscritti da Cortona in Equo duenosio, Studi offerti a Luciano Agostiniani. Perugia, Università degli Studi di Perugia 2022, pagg. 677 e ss.

Di seguito immagine del cippo inscritto tular rasnal

Autore:
Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

Jacopo Moretti. Atene: capire la città. Il ‘sostrato’ antico nell’assetto urbanistico odierno.

L’odierna città di Atene (in greco moderno Αθήνα Athina), considerando l’intera area metropolitana, ha un’estensione di 412 km2, superficie equivalente, per avere un riferimento più preciso, a circa un 1/3 di quella di Roma. Il solo municipio centrale, invece, che esclude l’agglomerato urbano, ha una superficie di 39 km2: trattasi del comune, ovvero dell’area che gravita intorno all’Acropoli, Syntagma e Omonia e che esclude il Pireo (il ‘centro’ della città, per intendersi). Dal punto di vista demografico, i dati relativi al 2024 restituiscono che gli abitanti del demo centrale sono 628.884, numero che, se si considera l’intera area metropolitana, che include anche tutti i suoi distretti (circa sessanta), aumenta approssimativamente a 4 milioni…

Leggi l’articolo: Atene. Capire la città.

Autore: Jacopo Moretti – jacopo-moretti@virgilio.it

Pier Luigi Guiducci. STORIA DELLA CHIESA. CRISTIANESIMO E MONDO ROMANO.

Le convergenze. Le divergenze. L’espansione del Cristianesimo nell’Impero Romano.

Gli apostoli avevano ricevuto da Cristo la missione di annunciare e di testimoniare il messaggio evangelico «fino agli ultimi confini della terra». Nella prima festa di Pentecoste era apparso chiaro che il Cristianesimo non poteva essere una Chiesa nazionale giudaica, ma doveva diventare una Chiesa universale, veramente cattolica, capace cioè di abbracciare tutti i popoli.
Se l’incontro Cristianesimo-Giudaismo aveva messo in luce l’aspetto universalistico presente nella Chiesa primitiva, l’incontro con il mondo romano pose in evidenza il problema della libertà e della tolleranza religiosa….

Leggi tutto nell’allegato: STORIA DELLA CHIESA. Cristianesimo e Mondo Romano

Autore: Pier Luigi Guiducci – plguiducci@yahoo.it

Gennaro D’Orio. Agnano, terme greco-romane tra Centro benessere e scenario da degrado!

La conca di Agnano, tra i territori di Napoli e Pozzuoli (attraverso via Antiniana), rappresenta il più vasto bacino termale d’Italia, con le sue ben 75 sorgenti, di varia natura e caratteristiche, che ne sono la massima espressione, da millenni, e il cui complesso rientra, a pieno titolo e merito, nel patrimonio inestimabile delle antichità greco-romane che, per secoli, hanno affascinato turisti, artisti e curiosi in genere.

                               Il sito archeologico di Agnano

Esso si estende a sud est dell’allora lago degli Astroni ed in prossimità del monte Spina, dunque alimentato dall’intensa attività geotermica dei Campi Flegrei. Ma da tempo, da troppo tempo, lo scenario di   questo importante esteso sito, versa purtroppo in uno stato di generale abbandono e degrado, fatta però eccezione, la classica perla in tanta precarietà, per il Centro “Terme di Agnano”, di via Agnano Astroni, un vero Parco del Benessere, con le sue piscine termali che sono un luogo magico, per l’alto valore curativo sia fisico, che di riposo in ambienti rilassanti, nonché destinazione di visite guidate a cura del Gruppo Archeologico Napoletano (Gan), che tanto si adopera e contribuisce alla migliore riuscita delle iniziative in campo.

                                                 La grotta del cane

Tutto risale al 2100 a.C., quando avvenne il cataclisma che portò alla ristrutturazione geomorfologica dell’area degli Astroni, con i Campi Flegrei che all’epoca erano in piena attività, formando rilievi ed avvallamenti, aprendo bocche di fuoco e fonti d’acqua sulfurea, stanti le quali si conformò l’area di Agnano, che gli antichi trovarono ideale per impiantarvi un vasto complesso di terme, la cui fondazione risale all’età ellenistica.

                        L’edificio termale in stile Liberty

Poi intervennero i Romani, periodo che va dalla tarda Repubblica fino all’età Adrianea. Doveva, inoltre, essere presente un tempio, di cui però non restano tracce, di certo interamente “mangiato” dalla vegetazione o, forse, distrutto da conquistatori e vandali. Il complesso in parola appare costruito in opera mista (= opus mixtum): una parte testacea in laterizio che contiene specchiature in reticolato e semireticolato, stile ricorrente tra I sec a.C. e I sec d.C.
Luogo caratteristico è la cosiddetta “grotta del cane”, un cunicolo basso (altezza appena 1 metro), saturo di anidride carbonica e povero di ossigeno; una cavità artificiale ipogea di età pre-romana (III – II a.C.), scavata si presume con l’intento di trovare dell’acqua termale o per fare uso del vapore che in essa esisteva.
In seguito, si è manifestato il fenomeno della “mofeta”, cioè fuoruscita di acido carbonico dal sottosuolo, che l’ha resa impraticabile ed a forte rischio.

                               Le terme romane di Agnano

Fu solo in età contemporanea, nel 1870 (quando “scomparve” il Lago d’Agnano), che si decise la bonifica dell’area, e grazie a ciò vennero rinvenute diverse  bocche termali, fino a 70.
Oggi però in attività ne resterebbero soltanto 7. All’inizio del XX secolo fu rilanciata l’area, costruendo diversi edifici in stile liberty ed il portale a pilastri e colonne, che affaccia su via Agnano agli Astroni.
Visitare il complesso delle “terme di Agnano è, per il turista e lo studioso, un tuffo nella grandiosità antica ma nella indifferenza presente. L’area, come detto, appare in stato di abbandono, con cumuli di rifiuti e soffocata dalle erbacce.

                                Le terme romane di Agnano

Oggi la stessa è un insieme di ruderi, antichi e moderni. Di tanta gloria, questo al momento ci resta. Aspettiamo il risveglio degli organi preposti: l’Ente gestore e la Sovrintendenza, per salvare questo posto  carico di memorie, che i viaggiatori del “Grand Tour” ricordano nei loro taccuini e che, però, si dovrebbe meglio conoscere e tutelare, recuperare e mettere in sicurezza, pulire e restaurare là dove è possibile.
Insomma valorizzare ad ogni costo. Riguardo al ruolo oramai centrale, rivestito dai tesori archeologici ben fruibili, è da rilevare che tali siti, rispetto alla sola Campania, coprono quasi la metà del flusso turistico regionale, circa il 50 per cento, trasformando le relative mete in qualcosa da vivere in simbiosi con il territorio e la comunità. Il turismo del settore e quello culturale in senso lato, “tirano” e come, specie in questi ultimi anni, costituendo uno dei principali attrattori del nostro Paese, un fattore di incisivo sviluppo del territorio su cui insiste, oltre che su scala più ampia.
Studi nel merito sono stati condotti, tra gli altri Atenei italiani, presso l’Università “Ca’ Foscari” Venezia e Sapienza Università di Roma. Con brillanti e significativi risultati.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

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