Francesca BIANCHI. Marco Peresani: Come eravamo, viaggio nell’Italia paleolitica.

FtNews ha intervistato il prof. Marco Peresani, autore del libro Come eravamo. Viaggio nell’Italia paleolitica (il Mulino editore, 2018; nuova edizione 2020, aggiornata agli ultimi ritrovamenti e arricchita da un glossario).
Lo studioso insegna Culture del Paleolitico all’Università di Ferrara e all’Università di Verona e coordina ricerche sul popolamento umano della Penisola italiana e delle Alpi nel Paleolitico…

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Autore: Francesca Bianchi – francesca-bianchi2011@hotmail.com

Francesca BIANCHI. Dolores Turchi: Su Carrasecare, fascino e mistero di un rito ancestrale.

La prof.ssa Dolores Turchi, insigne studiosa di tradizioni popolari e di antropologia in Sardegna, ha concesso a FtNews una ricca intervista dedicata al Carnevale sardo. Nel corso della sua lunga e onorata carriera, tra i molti argomenti di cui si è occupata, la studiosa ha indagato le origini di archetipi millenari e riti ancestrali tramandati nei secoli, con particolare attenzione alle radici pagane del Carnevale e delle maschere tradizionali sarde…

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Autore: Francesca Bianchi – francesca-bianchi2011@hotmail.com

Francesca BIANCHI. Dora Marchese, l’Egitto nell’immaginario letterario italiano.

FtNews ha intervistato la prof.ssa Dora Marchese, ricercatrice, docente e saggista, che da molti anni collabora con l’Università di Catania. Presso lo stesso Ateneo, dopo la Laurea in Lettere Classiche (indirizzo archeologico), ha conseguito i titoli di Dottore di ricerca prima in Filologia Moderna e poi in Lessicografia e Semantica del Linguaggio letterario europeo.
La studiosa ha parlato del suo saggio Nella terra di Iside. L’Egitto nell’immaginario letterario italiano (Carocci, 2019), con nota introduttiva di Christian Greco, Direttore del Museo Egizio di Torino, e prefazione a cura dell’illustre grecista Lorenzo Braccesi. Il volume, ben documentato e di piacevole lettura, è nato dal connubio tra la passione che ha sempre avuto per l’Egitto e la sua attività di italianista…

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Autore: Francesca Bianchi – francesca-bianchi2011@hotmail.com

 

Cinzia Loi. Antiche aperture nel centro storico di Ardauli: primi dati del censimento.

Il territorio di Ardauli (OR), piccolo borgo della regione storica del Barigadu (Sardegna centrale), è caratterizzato da un paesaggio di dolci colline in cui prosperano l’olivo e la vite, lavorati ancora con i metodi tradizionali.
Nel Medioevo faceva parte della regione storica del Barigadu, una delle 13 Curatorie in cui era diviso il Giudicato di Arborea.
A fronte delle numerose testimonianze archeologiche inquadrabili tra il Neolitico recente e l’età tardoantica, quelle riferibili alle epoche medievale e moderna risultano piuttosto esigue.
Tuttavia, dall’analisi del tessuto urbano stanno emergendo numerose attestazioni ascrivibili a queste epoche.

In esso si conservano infatti numerose case d’epoca costruite in trachite con copertura di travi e incannucciato. Alcune di esse risultano ornate da pregevoli portali e finestre in stile gotico-aragonese, incastonati fra la muratura o nascosti sotto strati di vecchio intonaco, opera certamente di maestranze locali che assimilarono tale arte nei cantieri religiosi del posto. Ciascun elemento architettonico-decorativo è stato oggetto di schedatura corredata da una ricca documentazione fotografica, talvolta unica testimonianza degli edifici oggi scomparsi. Scopo del censimento è quello di portare l’attenzione verso un aspetto della storia di Ardauli troppo a lungo trascurato, sconosciuto ai più e per questo a rischio di scomparsa o di irreparabile degrado.
Il lavoro di ricerca ha portato all’individuazione di ben 51 aperture attribuibili ad un lungo periodo di tempo che va dal XVI al XVIII sec.
I portali, unico elemento decorativo della facciata di queste modeste abitazioni, si distinguono sia nelle dimensioni sia nelle forme. Negli architravi più elaborati è possibile ammirare clipei con figurazioni araldiche, emblemi religiosi, temi animali, vegetali e geometrici. Assai frequente è la presenza, nello specchio inferiore dell’arco inflesso, di una piccola rosetta; negli esempi più tardi l’arco inflesso viene sostituito da semplici incisioni nella parte mediana. Altri ancora mostrano nella campitura orizzontale, sotto fregi a dentelli che sorreggono mensole modanate aggettanti, le iniziali del costruttore dell’edificio e la data di erezione dello stesso.
Gli stipiti sono realizzati con blocchi non monolitici, caratterizzati da modanature concavo-convesse. Le finestre, prive talvolta dei caratteristici davanzali costituiti da una serie di piani rientranti e sporgenti, presentano di solito gli stipiti costituiti da esili colonnine e capitelli cilindrici intarsiati con motivi floreali. La struttura si conclude superiormente con un architrave provvisto di una o più modanature che si raccordano con la pietra superiore dei capitelli; alcune conservano ancora lo sportellino scorrevole in legno sormontato da arco inflesso. Sono degni di menzione alcuni architravi che mostrano iscrizioni dalla esplicita finalità apotropaica. Portali e finestre possono risultare incorniciati da una semplice fascia in pietra liscia, intonacata di bianco.
Il presente lavoro vuole essere un primo contributo alla conoscenza dell’epoca in questione, soprattutto riguardo la reinterpretazione degli stilemi catalani e la commistione con quelli legati al Rinascimento italiano nell’interno dell’isola.

Sarebbe interessante capire se la stessa ricchezza di testimonianze individuate ad Ardauli caratterizza, oltre a Fordongianus, anche altri centri del Barigadu.

Autore: Cinzia Loi – Paleoworking Sardegna – loicinzia71@gmail.com

Didascalie immagini: Ardauli, centro storico. Veduta di un antichi portali con architrave ad arco inflesso .

 

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