«Noi credenti sentiamo, nel fondo dell’anima, che chi definitivamente recherà a salvamento la società presente, non sarà un diplomatico, un dotto, un eroe, bensì un santo, anzi una società di santi»…
Brevi biografie di preti storici che hanno vissuto la vocazione con un’intensità coinvolgente ampi strati della società, soprattutto quella dei diseredati e dei giovani, non ancora coinvolti nella peste dei nostri tempi ma comunque bisognosi di aiuto per l’inevitabile confronto con le classi privilegiate e la conseguente disparità di trattamento…
Narra una leggenda tiria che il cane di Eracle capitò un giorno nei pressi di una roccia e vide sporgere da questa un animaletto sconosciuto. Stanarlo e divorarlo fu questione di un attimo e pure un attimo impiegò il muso del quadrupede nel tingersi di un bel colore rosso che non era sangue, bensì un liquido misterioso emesso da una ghiandola interna della piccola preda.
Il mito creato intorno alle chiese ed ai monasteri rupestri in Cappadocia, portato avanti dalla storiografia tradizionale, è basato prevalentemente sulle relazioni esistenti tra le strutture scavate e le possibilità di vita che queste offrivano nel proteggere o, alternativamente, nel fornire delle vie di fuga nei confronti delle i-prospetti-delle-chiese-rupestri-in-cappadociaviolente incursioni dei popoli che assalivano le ricche regioni bizantine.
L’attenta osservazione delle facciate delle chiese e dei monasteri rupestri ed il loro confronto sistematico rivelano, tuttavia, aspetti differenti.