Archivi categoria: Sociologia

Giovanni SCHIAVA, La scienza è ignorante. Critica allo scientismo persistente.

1. Premessa
Pensavo che il tempo dei maghi e degli illusionisti fosse finito, il tempo delle verità promesse, dei problemi risolti, dei professionisti del vero. Mi ritrovo, oggi, a dover smentire, a confutare dei profeti, dei tecnici che, indossati i panni della scienza, lanciano il loro sputo oltre confine, discettano di morale, di ontologia e di religione con l’unico strumento che si ritrovano, il metodo sperimentale.


L’articolo completo si trova in www.archeomedia.net, alla pagina:


http://www.archeomedia.net/articolo.asp?strart=3332&cat=Antropologia


 

Autore: Giovanni Schiava

Email: gioschiava@libero.it

Laura TUSSI, Gioco e Libertà.

Il gioco come costante vitale è un’acquisizione recente, in quanto investe l’adultità e la vecchiaia. Nella concezione tradizionale, l’adulto è tale se uccide il bambino che è in lui, nello stereotipo che presuppone estraneità tra l’universo infantile e quello adulto. Ma sussiste continuità nell’esperienza ludica perché lo stile dei giochi degli adulti non è dissimile dall’infanzia, con la lotta per il potere, il piacere di allearsi e tradire, la guerra, l’esercizio del dominio, la trasgressione e il complotto.
L’attività ludica si manifesta negli adulti con la sua negazione tramite la seriosità, ossia il volto ludico più recondito e profondo che trasforma gli uffici, i tribunali, le scuole, le famiglie in grandi ludoteche.


Secondo Huizinga il gioco evoca la libertà nell’azione:
Libera, non è imposta ma è una scelta volontaria,
Straordinaria, annullamento del mondo ordinario,
Separata, circoscritta in limiti spazio temporali,
Regolata, per l’adesione a regole,
Disinteressata, intrapresa solo in vista del piacere,
Socializzante, con legami duraturi tra i giocatori.


Secondo Fink il gioco è un fenomeno fondamentale dell’esserci primordiale come l’amore, la morte e il dominio, ma caratterizzato dall’assenza di scopi. Caillois amplia i temi di Huizinga che analizza un tipo di giochi adulti, di competizione regolata. Per Caillois sussistono altre categorie ludiche in cui l’esito è affidato al destino, oppure giochi riguardanti il travestimento o la ricerca della vertigine.  


Winnicott in “Gioco e Realtà” riscatta l’attività ludica da ruolo di passatempo infantile, analizzandola come forma fondamentale di vita. Il gioco e l’oggetto transizionale sono illusioni che permettono al sé di costruirsi nel reale, nel luogo del senso di identità ponte tra soggetto e realtà effettiva.


La correlazione tra gioco e creatività è profonda. L’assenza di gioco in età infantile diventa in età adulta incapacità di affetto e di relazioni cooperative e sessuali. In questa ottica la creatività è la capacità di assumere nei confronti della realtà gli atteggiamenti attivi richiesti all’adulto.


E’ stata fatta una ricerca sul gioco in trenta storie di vita adulta, raccolte mediante colloqui casuali. Tutti i soggetti hanno evidenziato la necessità di esperienze prive di scopo pratico e immediato tali da generare tranquillità, gratificazione e libertà.


Gioco è:
Evasione fantastica, leggere, ascoltare musica,
Produttività, disegnare, dipingere con la mobilità delle risorse creative,
Corporeità, fare sport,
Competitività, giochi di squadra, gusto della sfida,
Novità, viaggiare,
Alterità, conversare, scherzare.


Pochi soggetti hanno preferito il gioco personale, per esempio la presenza di un compagno di gioco è una caratteristica implicita nel gioco, come le regole, la fantasia, gli oggetti e le cose. Nessun intervistato ha usato il termine giocattolo.
Tutti hanno indicato oggetti per cui provano entusiasmo, per esempio giocattoli funzionali all’invenzione (televisione, macchina fotografica, strumenti musicali), giocattoli di uso quotidiano (abiti, cosmetici, auto), giocattoli con forti implicazioni affettive (fiori, bambole, cane). Quindi l’adulto con le proprie capacità crea dei giocattoli.
Si è indagato se il gioco ha uno spazio quotidiano nel vissuto e molto spesso viene visto come pausa riposante.
Il viaggio è un’esperienza ludica, infatti viaggiare è divertimento, entusiasmo, piacere, liberazione.
E’ stato chiesto se gli adulti ritengono possibile imparare a giocare: l’adulto che gioca pensa di essere giudicato infantile, l’adulto si vergogna di definire “gioco” alcune sue attività. Il termine gioco infatti è sostituito dagli intervistati con parole e termini quali divertimento, diversivo, evasione, per l’influsso della tradizionale concezione di gioco come attività infantile.
L’avventura differisce dal gioco in quanto sono topoi

Laura TUSSI. Le complicazioni della didattica. La differenziazione apprenditiva.

Quando la proposta formativa si rivolge ad un pubblico ristretto, si fa affidamento a tre fattori di semplificazione.
Appetibilità sociale dell’istruzione: andare a scuola significa differenziarsi e ne deriva preesistenza della disponibilità ad accettare impegni richiesti da pratiche scolastiche.
Funzionalità di scarto: è possibile eliminare gli allievi non idonei, da cui deriva una buona uniformità di formazione nella parte secolarizzata della popolazione.
Esiste una popolazione di riserva.
Questi tre fattori recedono con l’ampliarsi delle dimensioni dei sistemi scolastici. Quando il servizio è fruito da tutti si attenua la sua appetibilità sociale. In Italia tutti hanno il diritto ad istruirsi con l’obbligo per otto anni, venendo meno il fattore dello scarto, per cui chi non è idoneo non viene rifiutato, ma solo rallentato nel percorso. Non esiste una popolazione di riserva. Oggi la scuola si trova nella condizione di giustificare le proprie scelte e non può rifiutare quanti non hanno capacità desiderate. Dal sistema di scolarizzazione ristretta alla scolarizzazione ampia, la didattica perde la possibilità di fare affidamento sulla nozione di allievo medio, con la necessità di interventi differenziati per i diversi casi. La formazione si considera effetto del concorso di variabili. Nell’insegnamento bisogna saper vedere la situazione formativa, ossia il risultato di un’interazione complessa tra un diverso numero di elementi, come variabili che incidono sull’azione formativa. Le variabili assegnate sono valori al di fuori della situazione formativa scolastica, come la configurazione geografica e urbanistica, la struttura produttiva e i servizi, le risorse culturali e la stratificazione professionale della popolazione e il contesto familiare. Le variabili indipendenti risultano dalle scelte operate dalla scuola, quali la legislazione scolastica (programmi e norme amministrative), il sistema burocratico scolastico, le risorse didattiche, la qualificazione professionale degli insegnanti e la distribuzione territoriale della scuola. Le variabili dipendenti attraverso cui si riscontrano gli effetti della formazione, sono di diverse tipologie:
 – socio-affettive (atteggiamenti nei confronti della scuola),
 – attitudinali,
 – curriculari e risultano dalla capacità di apprendimento.


Il concetto di metodo


Il metodo suggerisce elementi di razionalità, per cui gli allievi presentano diverse caratteristiche dal punto di vista intellettuale e affettivo. Se la proposta educativa prescinde dalla considerazione di queste caratteristiche è improbabile che soddisfi le esigenze di tutti gli allievi. Il compito a scuola deve suscitare l’interesse per l’apprendimento e motivare all’impegno, con l’utilizzo di tecniche di animazione e determinare negli allievi il bisogno di apprendere.
La comunicazione didattica consta nella capacità dell’insegnante di conoscere le caratteristiche degli allievi, ma anche dei mezzi didattici utilizzati. L’allievo deve essere in grado di accogliere l’informazione, per cui i mezzi didattici vanno selezionati in funzione dell’informazione da comunicare. Occorre accertarsi che ogni allievo abbia ricevuto informazioni.


A scuola si impara a dimenticare


Un aspetto negativo della formazione scolastica è costituito dalla ridotta persistenza temporale dell’apprendimento. L’attività didattica può ridursi alla ripetizione del già trattato. L’attività didattica può fare in modo che l’apprendimento conduca alla modifica stabile del comportamento degli allievi, che si rivela possibile in due ambiti, nell’esercizio e nella soluzione dei problemi, infatti ognuno apprende a suo modo secondo personali caratteristiche e capacità. La differenziazione didattica non va associata all’aiuto degli allievi in difficoltà, ma è parte normale della didattica. Ciascuna funzione didattica, per essere gestita in modo adeguato, ha bisogno di u