Archivi categoria: Sociologia

Giuliano CONFALONIERI, Archeologia della settima arte.

La storia del cinema potrebbe essere suddivisa in quattro periodi: l’epoca pionieristica del muto, dal sonoro fino alla seconda guerra mondiale, il dopoguerra fino agli anni Settanta, dalla crisi delle sale alle novità in nuce. Alcune delle opere fondamentali del nuovo mezzo di comunicazione sono state realizzate proprio nel periodo in cui l’immagine era predominante. Ciò obbligava gli autori ad ‘inventare’ il racconto in modo comprensibile, sulla base di intuizioni personali. Il pubblico, non ancora aduso alla nuova forma di spettacolo, doveva essere necessariamente indirizzato in modo che potesse comprendere le potenziali possibilità sia di divertimento sia comunicative. I maestri del bianco e nero hanno dovuto costruire un modo di proporsi che mediasse le varie componenti di una produzione cinematografica con platee ancora acerbe: Meliés, Griffith, Pastrone, von Stroheim, Dreyer, Ejzenstejn, Pudovkin,Gallone,Chaplin,Flaherty.Dapprima fu semplicemente fotografia in movimento, poi le inquadrature fisse si evolsero in ‘carrellate’, in prospettive audaci, in sfumature di grigio attinenti ai momenti drammatici, in contenuti più articolati e soprattutto in spezzoni di pellicola giuntati: il montaggio costituì un anello fondamentale tra chi voleva dire qualcosa con la spettacolare tecnica del Novecento e chi doveva accogliere il messaggio senza averne ancora assimilato la cultura. La recitazione si scollegò gradualmente dall’impostazione teatrale diminuendo di conseguenza il vezzo delle attrici come attaccarsi ai tendaggi nei momenti di maggior pathos nonché le espressioni esageratamente marcate.  


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Autore: Giuliano Confalonieri

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Giuliano CONFALONIERI, Pirati & Corsari.

È nota l’importanza che i romani, per primi, diedero alle comunicazioni. I tracciati di alcune loro vie consolari non sono stati modificati dallo sviluppo di autostrade e superstrade ma fino al XVII secolo furono praticamente l’unica rete viaria veramente funzionale per i collegamenti della penisola. L’Appia, la più antica con il suo lungo percorso da Roma a Brindisi, era considerata la ‘Regina viarum’. La Cassia, la Flaminia, e la Salaria sono esempi di una tecnica costruttiva precisa che permise alle strade di durare secoli (strati regolari alternati di pietra e terra compressa; inoltre, mentre gli etruschi tendevano ad allungare il percorso per ottenere pendenze moderate, i romani costruivano tragitti più brevi nonostante pendenze più ripide).


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Autore: Giuliano Confalonieri

Email: giuliano.confalonieri@alice.it

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Vincenzo ANDRAOUS, Bullying e Cyberbullying.

Bulli e pupe da qualche tempo sono scomparsi dalle cronache, dalle romanze più o meno virtuali, hanno abbandonato il proscenio della carta stampata, della scatola magica, delle aule scolastiche, come se a non parlarne, a non volerne sentire sulla pelle l’urto ed il fastidio, fosse strada consolidata per il risolvimento del problema e delle tragedie che ne conseguono.
Purtroppo non è così, e non sarà mai il silenzio a fare da scarto per una ritrovata coscienza, per una significativa presa di posizione a favore di uno stile di vita equilibrato, non più fondato sulla prevaricazione intenzionale, sulla sottomissione persistente, sulla violenza più asimetrica, dove il più debole è obbligato a mollare gli ormeggi nella maniera più drammatica, nella condizione-oppressione disperante della paura che diviene vergogna.
Una, due, tre adolescenti hanno deciso di rompere con la vita, gli argini della stupefazione si sono sciolti, ora c’è urgenza di trovare nuove soluzioni, altre vie di fuga al dolore.
Bisogna stare molto attenti  a quello che si dice, ma pure a quello che non si dice, che non è dato sapere perché le responsabilità non sono mai definite o colpevolmente riconducibili a una sorta di chiacchiericcio da bar sport.
Rimangono a destare le coscienze i giovani rimasti a terra, le posture scomposte, il disfacimento dei volti, ai quali è stato rapinato tutto, perfino i sogni, quelli che in vita dovevano fare la differenza.
Ma etichettare quanti rimangono contusi, segnati, costruire nuovi piedistalli di cartone, nuovi imperatori, sottende il rischio di incappare in altre tragedie simili, favorendo fascinazioni ed emulazioni da film dell’orrore.
Quando un/a giovane non ha più capacità di vivere, quella  sofferenza che assale è un angolo senza alcuna luce rossa di emergenza?  Diventa morte che abbatte la vita senza possibilità di ascolto di un lamento, di una preghiera, di una richiesta di aiuto?
Forse è così, perché i silenzi dell’anima tormentata non fanno rumore, relegano all’angolo più buio, dove le parole, i gesti, gli slanci ammutoliscono, con i polsi legati dalla disattenzione e dall’indifferenza, senza consapevolezza di quanto sia difficile essere adulti, rispettosi degli altri, soprattutto dei più giovani, delle difficoltà che nascono da una ingiustizia protratta e interpretata con superficialità, in fin dei conti sono ragazzate che accadono dalla notte dei tempi.
Bullying e Cyberbullying, ieri non c’erano le evoluzioni tecniche di questo presente, non c’erano le messaggistiche istantanee, la rete, non c’erano i modi  veloci quanto uno sparo per rendere invivibile un’esistenza, per rimanere soffocati dal vomito provocato da poche sillabe su un account.
Oggi siamo nello stesso identico tempo del ferro e del fuoco, ma con le  parole lanciate come fossero cluster bomb, aggettivi e sostantivi a grappolo, a scendere e risalire, senza dover chiedere conto o pagare niente a nessuno, menzogne assemblate senza pudore, fino a farle divenire verità imposte, una condanna senza possibilità di appello.
Sembrerà banale fin’anche patetico ma queste assenze inconfessabili al punto da stare attenti a parlarne, hanno un comune denominatore: la maleducazione, l’ineducazione, l’inculturazione dettata dall’età, dai finti eroi, dagli esempi-riferimenti in circolazione che fanno vittime a ogni promessa svenduta e mai mantenuta, con gli occhi rivolti al domani raccontato banalmente come se non fosse nulla di eccezionale.

Autore: Vincenzo Andraous

Email: Vincenzo.andraous@cdg.it

Vincenzo ANDRAOUS, Bullismo contemporaneo.

Ora che i riflettori sono stati spenti e la grancassa mediatica ha smesso di emettere suoni scomposti, forse adesso sarà possibile avere memoria con maggior delicatezza e buon senso di quei giovanissimi che hanno deciso di abbandonare per sempre i banchi di scuola, gli amori, i sogni e le speranze.                                                              
Forse sarà possibile consegnare il giusto valore alle parole, quelle che non intendono farsi condizionare dalle altre più altisonanti, scagliate per creare una labirintite artificiale, quelle parole che non chiariscono mai  le responsabilità individuali, che non stanno sulle labbra dell’intrattenitore di turno, o sulla battuta pronta di chi vuol rimanere dietro le quinte del dolore, escludendo la possibilità di una via di emergenza che non di rado salva la vita.                     
Qualcuno intende cavarsela additando la scuola un ammasso informe di linee didattiche, spesso contrapposte alle relazioni importanti che fanno crescere.                                                                                              La famiglia un ibrido travestito di buone intenzioni.                                                  
I giovani una tribù di selvaggi tutti uguali, omologati, disordinati.                                               
Sono queste le etichette e i luoghi comuni con cui si liquidano maldestamente le tragedie di una società caduta in disuso, per l’incapacità di comprendere quanto incivile sia disperdere la propria coscienza critica, anche nel caso questa sottoscriva un malcostume diventato trend nazionale.                                                                        Quanto diseducativo può diventare il tentativo di lenire un dolore lacerante con la divulgazione di verità contraffatte.   
Chi la scuola l’ha abbandonata a un’età obbligante, sa bene che il rimpianto non è una condizione attenuante.             
Chi nella famiglia non ha trovato amore che protegge ma una via di fuga virtuale, sa bene come la selva oscura può ingannare al punto da farti soccombere.              &nbs