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Vincenzo Andraous, Nel rispetto dei ruoli e delle competenmze.

Bullismo endemico all’istituzione scolastica come alla collettività intorno?
Mi sono confrontato con la prima linea professorale, ma anche con quell’altra della retrovia, ho incontrato quella genitorialità che non ammette giudizi né sentenze di appello, quando si tratta dei propri figli.
Il fenomeno del bullismo è un problema relazionale, che attraversa le nostre  famiglie, scuole, città, strade, a causa delle nostre ripetute e reiterate mancanze e inefficienze, nessuno può sentirsi autorizzato a non farci i conti.
Per tentare di arginare questo cratere di diseducazione virulenta, è necessario non fare spallucce alle nostre lentezze, e soprattutto alle nostre belle certezze, che non ci consentono di conoscere fino in fondo i dubbi che delimitano aree problematiche di così grande spessore e pericolo per un futuro a misura di uomo per i nostri ragazzi.
E’ l’esperienza a darmi man forte, è la somma degli errori a rendere obbligante un intervento che non può essere procrastinato, tanto meno amputato nella sua incisività da forme di rigetto baronali o peggio padronali, in ambiti che sono demarcati da confini, sì, sottili, ma diventati frontiere da percorrere in lungo e in largo per conoscerne le reali misure di contenimento.
Indipendentemente da chi farà un passo indietro per porsi dove c’è l’intera panoramica da indagare, è  in quest’ottica che dovranno essere presenti quattro poli convergenti: genitori, insegnanti, studenti, territorio, per comunicare tra loro e trasmettere informazioni, movendo una sinergia non di facciata, ma realmente improntata al raggiungimento di obiettivi comuni.
La scuola è di tutti, soprattutto è comunità e condivisione, allora ciascuno abbia il coraggio di mettersi nei panni dell’altro, e una volta tanto, lo faccia con voce liberante, obbligando la scuola, e così se stessi, a muovere dalle gabbie di partenza, quelle recintate con il filo spinato delle deleghe sempre comode.
Occorre sfuggire gli atteggiamenti ottusi, in cui è difficile affrontare con un minimo di onestà e umiltà il dibattito per arginare il fenomeno del bullismo, si preferisce rifugiarsi in fuorigioco, creando una disattenzione che autorizza l’accantonamento del rispetto delle regole, premiando i soliti furbetti dalla botta facile, dal beverone, dallo spinello acceso.
Occorre prendere in esame iniziative volte a indagare non più e non solo il mondo degli adolescenti, ma quello adulto, e non solo a scuola.
E’ necessario approntare servizi di consulto nell’istituzione scolastica, affinché chi è deputato a leggere oltre che a scrivere un voto, possa ritrovare equilibrio e serenità per riconquistare rigore e autorevolezza, rientrando a pieno titolo nel gioco delle relazioni.
Forse è anche il caso di spiegare a chi è genitore sulla carta, che lo è pure sulla linea mediana della tutela, e che solamente insieme si fa promozione, prevenzione, sviluppando capacità di partecipazione per progettare  interventi rivolti ai ragazzi, azioni di sostegno e accompagnamento urgenti in attesa dell’incontro con il proprio futuro.

Autore: Vincenzo Andraous – vincenzo.andraous@cdg.it

Giuliano CONFALONIERI, Archeologia della settima arte.

La storia del cinema potrebbe essere suddivisa in quattro periodi: l’epoca pionieristica del muto, dal sonoro fino alla seconda guerra mondiale, il dopoguerra fino agli anni Settanta, dalla crisi delle sale alle novità in nuce. Alcune delle opere fondamentali del nuovo mezzo di comunicazione sono state realizzate proprio nel periodo in cui l’immagine era predominante. Ciò obbligava gli autori ad ‘inventare’ il racconto in modo comprensibile, sulla base di intuizioni personali. Il pubblico, non ancora aduso alla nuova forma di spettacolo, doveva essere necessariamente indirizzato in modo che potesse comprendere le potenziali possibilità sia di divertimento sia comunicative. I maestri del bianco e nero hanno dovuto costruire un modo di proporsi che mediasse le varie componenti di una produzione cinematografica con platee ancora acerbe: Meliés, Griffith, Pastrone, von Stroheim, Dreyer, Ejzenstejn, Pudovkin,Gallone,Chaplin,Flaherty.Dapprima fu semplicemente fotografia in movimento, poi le inquadrature fisse si evolsero in ‘carrellate’, in prospettive audaci, in sfumature di grigio attinenti ai momenti drammatici, in contenuti più articolati e soprattutto in spezzoni di pellicola giuntati: il montaggio costituì un anello fondamentale tra chi voleva dire qualcosa con la spettacolare tecnica del Novecento e chi doveva accogliere il messaggio senza averne ancora assimilato la cultura. La recitazione si scollegò gradualmente dall’impostazione teatrale diminuendo di conseguenza il vezzo delle attrici come attaccarsi ai tendaggi nei momenti di maggior pathos nonché le espressioni esageratamente marcate.  


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Autore: Giuliano Confalonieri

Allegato: Archeologia della settima arte.pdf

Giuliano CONFALONIERI, Pirati & Corsari.

È nota l’importanza che i romani, per primi, diedero alle comunicazioni. I tracciati di alcune loro vie consolari non sono stati modificati dallo sviluppo di autostrade e superstrade ma fino al XVII secolo furono praticamente l’unica rete viaria veramente funzionale per i collegamenti della penisola. L’Appia, la più antica con il suo lungo percorso da Roma a Brindisi, era considerata la ‘Regina viarum’. La Cassia, la Flaminia, e la Salaria sono esempi di una tecnica costruttiva precisa che permise alle strade di durare secoli (strati regolari alternati di pietra e terra compressa; inoltre, mentre gli etruschi tendevano ad allungare il percorso per ottenere pendenze moderate, i romani costruivano tragitti più brevi nonostante pendenze più ripide).


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Autore: Giuliano Confalonieri

Email: giuliano.confalonieri@alice.it

Allegato: Pirati & Corsari.pdf

Vincenzo ANDRAOUS, Bullying e Cyberbullying.

Bulli e pupe da qualche tempo sono scomparsi dalle cronache, dalle romanze più o meno virtuali, hanno abbandonato il proscenio della carta stampata, della scatola magica, delle aule scolastiche, come se a non parlarne, a non volerne sentire sulla pelle l’urto ed il fastidio, fosse strada consolidata per il risolvimento del problema e delle tragedie che ne conseguono.
Purtroppo non è così, e non sarà mai il silenzio a fare da scarto per una ritrovata coscienza, per una significativa presa di posizione a favore di uno stile di vita equilibrato, non più fondato sulla prevaricazione intenzionale, sulla sottomissione persistente, sulla violenza più asimetrica, dove il più debole è obbligato a mollare gli ormeggi nella maniera più drammatica, nella condizione-oppressione disperante della paura che diviene vergogna.
Una, due, tre adolescenti hanno deciso di rompere con la vita, gli argini della stupefazione si sono sciolti, ora c’è urgenza di trovare nuove soluzioni, altre vie di fuga al dolore.
Bisogna stare molto attenti  a quello che si dice, ma pure a quello che non si dice, che non è dato sapere perché le responsabilità non sono mai definite o colpevolmente riconducibili a una sorta di chiacchiericcio da bar sport.
Rimangono a destare le coscienze i giovani rimasti a terra, le posture scomposte, il disfacimento dei volti, ai quali è stato rapinato tutto, perfino i sogni, quelli che in vita dovevano fare la differenza.
Ma etichettare quanti rimangono contusi, segnati, costruire nuovi piedistalli di cartone, nuovi imperatori, sottende il rischio di incappare in altre tragedie simili, favorendo fascinazioni ed emulazioni da film dell’orrore.
Quando un/a giovane non ha più capacità di vivere, quella  sofferenza che assale è un angolo senza alcuna luce rossa di emergenza?  Diventa morte che abbatte la vita senza possibilità di ascolto di un lamento, di una preghiera, di una richiesta di aiuto?
Forse è così, perché i silenzi dell’anima tormentata non fanno rumore, relegano all’angolo più buio, dove le parole, i gesti, gli slanci ammutoliscono, con i polsi legati dalla disattenzione e dall’indifferenza, senza consapevolezza di quanto sia difficile essere adulti, rispettosi degli altri, soprattutto dei più giovani, delle difficoltà che nascono da una ingiustizia protratta e interpretata con superficialità, in fin dei conti sono ragazzate che accadono dalla notte dei tempi.
Bullying e Cyberbullying, ieri non c’erano le evoluzioni tecniche di questo presente, non c’erano le messaggistiche istantanee, la rete, non c’erano i modi  veloci quanto uno sparo per rendere invivibile un’esistenza, per rimanere soffocati dal vomito provocato da poche sillabe su un account.
Oggi siamo nello stesso identico tempo del ferro e del fuoco, ma con le  parole lanciate come fossero cluster bomb, aggettivi e sostantivi a grappolo, a scendere e risalire, senza dover chiedere conto o pagare niente a nessuno, menzogne assemblate senza pudore, fino a farle divenire verità imposte, una condanna senza possibilità di appello.
Sembrerà banale fin’anche patetico ma queste assenze inconfessabili al punto da stare attenti a parlarne, hanno un comune denominatore: la maleducazione, l’ineducazione, l’inculturazione dettata dall’età, dai finti eroi, dagli esempi-riferimenti in circolazione che fanno vittime a ogni promessa svenduta e mai mantenuta, con gli occhi rivolti al domani raccontato banalmente come se non fosse nulla di eccezionale.

Autore: Vincenzo Andraous

Email: Vincenzo.andraous@cdg.it