Una signora mi ha chiesto se in carcere si muore ancora?
Qualcuno le ha detto che il sovraffollamento come problema endemico dell’Amministrazione Penitenziaria è stato debellato.
Che la totale chiusura di movimento all’interno degli istituti è stata corretta e riveduta. In carcere ora è possibile vivere e non solo sopravvivere.
Tra i piu’ interessanti e stringenti interventi elaborati sul massacro di Charlie Hebdo, quello dell’amico Erri de Luca m’è parso il più eloquente nel mettere sull’avviso qualunque tentativo di manomissione della verità: “Morire con la matita in mano, la scatola dei colori, mentre si sta disegnando lo sgambetto a una qualche tirannia, con lo strumento insuperabile del sorriso. La strage non si limita a minacciare la libertà di critica. Mira a ferire la libertà in se stessa, data per immorale dagli assassini”.
Una dietro l’altra, prive di rallentamenti, le notizie riguardanti la violenza e la non legalità nelle adiacenze di una scuola, ci martellano le tempie, come a non voler consentire alcuna tregua a chi pensa e sostiene erroneamente, che in fin dei conti sono soltanto ragazzate, episodi spiacevoli che a quell’età sono sempre accaduti.
Avevamo già accennato a come molte tradizioni di popoli africani si siano, nel lungo periodo della schiavitù, espanse nei paesi ove questi furono deportati come forza lavoro. Al vodu Haitiano portato sull’isola dai gruppi del Dahomey ovvero dell’attuale Togo e Benin, corrisponde la Santerìa Cubana. Gli schiavo portati sull’isola di Cuba provenivano dal paese degli yoruba ovvero l’attuale Nigeria sud occidentale.