Secondo la tradizione popolare, riportata in vecchi manoscritti, nella bassa piana del torrente Piota era esistita la mitica città di Rondinaria, presso la quale migliaia di schiavi erano obbligati, dai Romani, a raccogliere l’oro dalle sabbie: i cumuli di ciottoli residui e visibili in alcuni punti erano considerati il risultato dei “lavaggi”, quando non i ruderi della stessa città (PIPINO 1989, 1997, 2013).
L’uso della decorazione in oro su vetro è una tradizione ininterrotta che parte dal III secolo a.C. e dura fino al IV secolo d.C. . Con il nome vetri dorati, malgrado la continuità tecnica dal periodo ellenistico, la letteratura archeologica definisce una produzione tardo imperiale di vasellame e medaglioni decorati con foglia d’oro graffita, a cui, talvolta, venivano aggiunti dettagli dipinti in rosso, azzurro, verde o bianco .
Nel 1843 venne scoperto nell’Iraq settentrionale il palazzo del Re d’Assiria con una eccezionale collezione di statue e bassorilievi, oggi conservati al Louvre. Purtroppo l’anno successivo bande armate affondarono nel fiume Tigri le chiatte che trasportavano altri preziosissimi reperti: Solo Allah sa quanta polvere e confusione hanno mangiato gli infedeli prima dell’avvento della spada dell’Islam.
Gli Egizi credevano che l’Aldilà fosse una riproposizione della vita terrena e come tale i defunti erano obbligati sia a svolgere i lavori quotidiani che li avevano accompagnati durante il corso della vita sia a provvedere al proprio sostentamento. Ne derivano delle corvées ritenute noiose , quali l’irrigazione e la lavorazione dei campi che i defunti cercarono di evitare con la fabbricazione degli ushabti, statuette funerarie che avevano il compito di sostituirli nei lavori dell’Aldilà e per questo dotati di strumenti agricoli. Il termine ushabti, infatti, significa «rispondente», ossia colui che risponde alla chiamata (Capitolo VI del Libro dei Morti) del suo proprietario per sostituirlo nei lavori.