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Alessandro Daudeferd Bonfanti. L’Urvolk della Cultura megalitica e del bicchiere campaniforme: un’Europa indoeuropea ab imis.

In queste poche righe riassumerò molti anni di studio condotti con profonda passione e grande perizia, palesate esse nella dovizia di dati che sto per offrirvi. Cercherò ad uopo di essere molto semplice e spedito nella descrizione di quei popoli che nell’antica età calcolitica diffusero in Europa la loro cultura e spiritualità, ancor oggi ben visibile nelle loro architetture funerarie note nelle specifiche forme di dolmen, menhir e cromlech. …

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Autore: Alessandro Daudeferd Bonfanti – daudeferd@email.it

Mario Zaniboni. Codice di Hammurabi. Leggi per tutti, ma con un occhio di riguardo per i più deboli.

L’uomo, fin da quando ha iniziato a essere pensante, ha cominciato a tentare di fissare una divisione netta fra ciò che non si dovrebbe fare e ciò che, al contrario, è consigliato e ammesso: insomma, si è iniziato a dialogare, ragionare, decidere per formulare quelle regole che invitano a un vivere civile, senza abusare della bontà e, perché no, dell’ignoranza degli altri e di non approfittarne per i propri interessi. E, invero, durante ricerche fra le vestigia del passato può capitare di trovare interessanti reperti che chiariscono perfettamente il concetto.
Uno di questi importanti ritrovamenti archelogici è rappresentato dal così definito “Codice di Hammurabi”, il sesto re della I dinastia di Babilonia, che regnò dal 1792 al 1750 a.C. e che contiene una delle più antiche raccolte di leggi, appunto, che sono giunte fino a noi.
Si tratta di una grande stele di diorite, una roccia scura, mineralogicamente posta a metà fra il granito e il gabbro, molto dura, essendo inserita nella Scala di Mohs fra 7 e 8, e molto resistente con 225 N/mmq; sicuramente le sue caratteristiche hanno consentito agli scritti in caratteri cuneiformi in essa incisi di giungere leggibili fino a oggi.
E’ una colonna conservata al Museo del Louvre di Parigi, alta 2,25 metri, che contiene 282 leggi, elencate fra un discorso introduttivo posto sopra e la conclusione sotto.
Poiché a quei tempi alla raccolta delle leggi si era data la giusta importanza, erano state costruite diverse copie della stele per posizionarle nelle diverse città, nelle vicinanze dei luoghi in cui era amministrata la giustizia, in modo che chi fosse interessato potesse consultarle. Di tutte, la migliore come stato di conservazione, resta quella custodita al museo del Louvre di Parigi. Una copia è esposta al Pergamon Museum di Berlino. Insieme alla stele, sono conservati vari frammenti di stele di basalto e una trentina di copie fatte con tavolette di argilla; il tutto sicuramente è stato prodotto fra il II e il l secolo a.C. Frammenti di tavolette d’argilla, riportanti le leggi di Hammurabi, furono trovati già nel XIX secolo e ora sono distribuiti fra il British Museum di Londra, il Louvre di Parigi, il Vorderasiatisches Museum di Berlino e il Museo di Archeologia e Antropologia di Filadelfia (Pennsylvania).
Questo prezioso reperto è stato trovato, rotto in diverse parti, durante una sessione di scavi eseguita sull’acropoli di Susa, antica città dell’odierno Iran e a suo tempo capitale, da Gustave Jéquier e Jean-Vincent Scheil della Missione Archelogica Francese sotto la direzione di Jacques de Morgan, a cavallo fra il 1901 e il 1902. La stele, che all’inizio sicuramente si trovava a Babilonia, si ritiene sia stata trasportata a Susa, insieme con tante opere d’arte, nel 1175 a.C., trafugate dal sovrano Shutruk-Nakhunte quale bottino di guerra.
Le parti costituenti della stele furono riunite insieme e trasportate a Parigi, dove, dopo il restauro, Scheil si interessò alla traduzione dello scritto in francese. Sempre Scheil, attraverso la parola šumma, riuscì a stabilire che il corpo delle leggi era formato da 282 articoli.
Ecco come lo scritto, in caratteri del tipo cuneiforme usato nell’antichità soprattutto nelle costruzioni monumentali, è distribuito nella stele conservata a Louvre.
Nella parte superiore, che termina arrotondata, su un lato sono state scolpite a bassorilievo le figure di due personaggi. Sulla sinistra, il re Hammurabi in piedi, con un atteggiamento di rispettosa attenzione ascolta il dio della giustizia e della verità Shamash che, seduto sul trono posto alla destra e con lo scettro in mano, gli detta le leggi.
Al di sotto, è inciso su diverse colonne il testo delle stesse suddiviso in tre settori. Nel primo si trova una specie di prefazione, nella quale il re, rivolgendosi ai suoi sudditi, afferma che gli dei l’hanno incaricato di raccogliere le leggi che gli hanno dettato e di farle rispettare, in modo tale che l’impero sia sempre prospero con i suoi sudditi soddisfatti. Nel secondo sono elencate le leggi, ordinatamente incise su 51 colonne, ciascuna delle quali consta mediamente di 80 righe: sono suddivisi per i diversi settori della giustizia e riguardano i problemi giuridici sia di carattere sociale sia familiare. Così, si trovano le leggi che si interessano delle violazioni dei diritti, della proprietà privata, del commercio, del diritto di famiglia, del lavoro e del salario relativo, oltreché di quello degli schiavi che, purtroppo, sono sempre esistiti da quando è nata la differenza fra servo e padrone.
Il codice di Hammurabi applica ampiamente la legge del taglione (dal latino lex talionis), secondo la quale chi ha subito un’offesa ha il diritto di infliggere a chi l’ha offeso o gli ha fatto un danno di ripagarlo con la stessa moneta: un occhio per un occhio, una mano per una mano, un piede per un piede. Questa legge fu una modifica più pesante della precedente, contenuta nel Codice di Eu-Nammu, secondo il quale certe sanzioni, essendo più leggere, potevano essere sanate finanziariamente in sostituzione di quelle fisiche.
Infine, nella parte inferiore, è incisa la conclusione, nella quale il re Hammurabi lascia il codice in eredità ai suoi successori, esortandoli ad applicare e a far applicare le leggi con particolare attenzione per i sudditi più fragili, cioè le donne vedove, i bambini orfani, le persone indifese, per coloro, insomma, che non hanno nessuno che li possa aiutare.
Ciò che è molto interessante è la concisione con cui sono presentate le disposizioni normative, con precisione e senza fronzoli inutili e fuorvianti.
Il codice di Hammurabi ha destato l’interesse di tanti studiosi, sia storici del Medio Oriente sia giuristi, ma non si è inteso con precisione quale fosse la sua funzione, pur riconoscendone la validità. E’ stato ritenuto la più antica raccolta di leggi, fino a quando non si sono trovati quelli del sovrano Ur-Nammu della città di Ur (2112-2095 a.C.) e del quinto re della dinastia d’Ìsin, Lìpit-Ìshtar, attorno alla fine del 1900 a.C.
Comunque, il Codice di Hammurabi resta un riferimento importante, soprattutto perché ha pensato un po’ a tutti, ed in particolar modo ha tenuto a chiarire il rispetto da portare nei confronti di coloro che sono i più deboli e indifesi.

Autore: Mario Zaniboni – m.zaniboni@virgilio.it

Michele Zazzi. Hinthial, l’Ombra di San Gimignano e la serie dei c.d. bronzetti allungati.

Nel 2010 in località Torraccia di Chiusi a San Gimignano è stato riportato alla luce un bronzetto di forma allungata.
La statuetta risultava sepolta vicino ad un altare in pietra e faceva parte di un’area sacra, nei pressi di una sorgente, in uso senza soluzione di continuità dal III secolo a.C. fino al II d.C. Sul posto sono state ritrovate anche varie offerte frammenti ceramici, bronzi e monete.
Il bronzetto (alt. cm. 64,6; peso gr. 2200) riproduce un offerente stante che indossa una toga che lascia scoperta la spalla e il braccio destro e arriva fino ai polpacci; ai piedi indossa calzari con allacciatura alta; con la mano destra tiene una patera ombelicata, la sinistra, aderente al corpo, ha il palmo rivolto verso l’esterno; le gambe sono leggermente divaricate; ha grandi occhi, il naso prominente e la bocca carnosa; la capigliatura è a ciocche.
Il bronzetto allungato fa parte di un gruppo di ex voto (una ventina) del periodo ellenistico, rinvenuti nell’Etruria centro – settentrionale, nel Lazio e nelle Marche, ritenuti di produzione etrusca. Le statuette della serie sono accomunate da una struttura corporea longilinea e sproporzionata, talvolta schematica e dalla testa lavorata a tutto tondo. Si tratta di oggetti piuttosto eterogenei: l’altezza è compresa tra i 20 e gli 80 cm e le figure rappresentano variamente divinità, offerenti, portatori d’acqua, aruspici ed infanti (come la celebre Ombra della sera di Volterra).
Secondo un’interpretazione l’allungamento rispondeva al desiderio del donante di evidenziare la propria offerta al cospetto della divinità e degli altri frequentatori del santuario. E’ stato anche proposto che l’altezza ed il peso di tali ex voto fossero parametrati rispettivamente a precisi canoni estetici ed alla monetazione del tempo.

Info:
Per approfondimenti sull’Ombra di San Gimignano (esposta al Museo Archeologico di San Gimignano) e sulla scoperta dell’area sacra cfr. il catalogo della mostra organizzata al Museo Archeologico di San Gimignano dal 30 novembre 2019 al 31 maggio 2020 “Hinthial L’Ombra di San Gimignano l’Offerente e i reperti rituali etruschi e romani”, sillabe, a cura di Enrico Maria Giuffrè Jacopo Tabolli.

Autore:
Michele Zazzi – michele.zazzi@alice.it

Giuseppe Pipino. Argilla e caolino nella protostoria e nella storia dell’isola d’Ischia.

Dopo aver scoperto i primi resti di antiche fornaci sotto la chiesa di Santa Restituta, a Lacco Ameno, nel 1968 il parroco don Pietro Monti scriveva: “Appare evidente che i Pitecusani si arricchirono non per le inesistenti miniere d’oro di cui parla Strabone, ma per la presenza di depositi di argilla adatta all’industria della ceramica”.
Quella che prima era una lontana ipotesi prendeva così corpo, e iniziarono tentativi di distinguere i prodotti ceramici di importazione, dalla Grecia soprattutto, dalle possibili imitazioni, a Ischia, con l’argilla locale. A tutt’oggi, però, i tentativi, da parte degli archeologi di riconoscere la provenienza in base alla materia prima utilizzata non hanno dato risultati certi, e la distinzione continua a basarsi, soggettivamente, su caratteristiche tipologiche e decorative. D’altra parte, nell’isola sono presenti differenti tipi di argilla, non tutti idonei alle manifatture ceramiche, che pure per lungo tempo sono state confuse tra di loro e che continuano ad esserlo, da parte di “esperti” archeologi.
La distinzione tra i diversi prodotti può desumersi da una attenta analisi delle fonti, troppo spesso riportate de “relato” senza controllarle e ricopiandone eventuali errori, quando non distorcendole volontariamente per sostenere tesi preconcette, ed è stata materialmente possibile grazie a recenti approfondimenti geologici e giacimentologici, trascurati nel recente passato, mentre specifiche analisi chimiche e mineralogiche eseguite in tempi recentissimi consentono già una suffiente caratterizzazione del prodotto specifico che sarebbe stato utilizzato nell’antichità.

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Autore:
Giuseppe Pipino – Museo Storico dell’Oro Italiano – info@oromuseo.com