Scoperta nel 1734 era decorata da pitture.
La tomba oggi è scomparsa e possiamo cercare di ricostruirla in base ai disegni (non di particolare qualità) ed alle descrizioni dell’etruscologo Francesco Gori ed alle interpretazioni formulate dagli studiosi che risultano non del tutto conformi.
Presentava pianta a croce con ampio atrio, aveva copertura displuviata ed era munita di banchine di deposizione.
Le pitture sulle pareti dell’atrio raffiguravano giochi atletici e di abilità.
Il primo gruppo, a destra della porta che conduceva alla stanza a sinistra, comprendeva un suonatore di doppia tibia, un personaggio di minori dimensioni barbato (un nano ? secondo un’altra interpretazione sarebbe un phersu !) ed una figura forse maschile (un ballerino, un acrobata?) con veste gonfia, mani sui fianchi e testa all’indietro. Il terzo personaggio, secondo alcuni, sarebbe invece una danzatrice e la scena ricorderebbe quella riprodotta nella tomba della Scimmia anche se non vi si ritroverebbero gli accessori di quest’ultima (pedana, grosso cesto e candelabro in testa alla danzatrice). Forse si tratterebbe di una semplice esibizione della figura femminile al suono della tibia.
A sinistra della porta della camera posteriore vi erano un incontro tra due pugilisti affrontati con i pugni alzati, un uomo che cammina a destra con berretto conico (pileo) ed un personaggio maschile seduto su un diphros con un lungo bastone che si volge all’indietro (forse il defunto!).
La scena era preceduta da un’asta terminante in alto con un bacile, che potrebbe costituire il premio per il vincitore dell’incontro.
A destra della porta che conduceva alla camera sul retro vi erano rappresentati un uomo seduto su uno scranno con una verga ondulata (forse un giudice) tenuta da una figura maschile volta a destra che gira la testa all’indietro e una coppia di lottatori che eseguono una spettacolare presa.
A sinistra della porta della stanza sulla destra vi erano un auriga alla guida di una biga seguito da un uomo con una palma sulla mano sinistra (un giudice?). Probabilmente la scena era completata da altri due carri (corsa di tre carri!), menzionati da Gori, sul lato della porta d’ingresso della tomba.
Nel disegno pervenutoci si scorge anche la figura di un recumbente con patera nella destra che si gira all’indietro, probabilmente verso un altro partecipante al simposio, che doveva essere raffigurato sul timpano.
Le scene di giochi descritte sembrano svolgersi in funzione dei due personaggi seduti.
La tomba di Montollo potrebbe essere datata ai primi decenni del V secolo a.C.
Sulla tomba del Montollo cfr., tra gli altri:
– La Tomba del Colle nella Passeggiata Archeologica a Chiusi a cura di Monica Salvini, Giulio Paolucci, Pasquino Pallecchi, Edizioni Quasar, 2015, pagg.53 e 54.
Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com
Anticamente la pianura grossetana era occupata da una grande laguna di acqua salata unita al Mar Tirreno da un canale naturale presso Castiglion della Pescaia che i romani chiamavano Lago Prile (Prilius, Prileius).
Il lago – che copriva almeno 90 kmq – era navigabile e costituiva una sorta di porto naturale che favorì il commercio marittimo e lo sviluppo delle due città. I due populi dovettero ricavare dalla vasta insenatura marina anche risorse ittiche ed il sale, prezioso elemento usato in antichità per la conservazione dei cibi.
Le due città furono probabilmente in competizione: il centro urbano di Vetulonia si formò un po’ prima di quello di Roselle, ma verso il V secolo a.C. il primo ebbe un forte ridimensionamento ed i suoi domini andarono ad accrescere Roselle e le altre città stato etrusche confinanti.
Dell’antico lago oggi resta un’ampia distesa umida (si tratta di un’area umida di importanza internazionale secondo la Convenzione di Ramsar del 1971) di circa 1200 ettari presso Castiglione della Pescaia nota come la riserva naturale Diaccia Botrona.
Nell’ambito di un progetto avente ad oggetto la ricerca delle antiche sponde del Lago Prile e l’individuazione delle relative strutture etrusche di Vetulonia è stata recentemente scoperta un’area archeologica in località Badia Vecchia (campagna archeologica condotta dall’Istituto archeologico Germanico di Roma in cooperazione con il Comune di Castiglione della Pescaia). In particolare è stata portata alla luce una terrazza monumentale di 600 metri di lunghezza ed alcune costruzioni poste a nord della stessa. La terrazza si compone di un muro in blocchi squadrati costruito attorno al V secolo a.C. Sulla terrazza sono state rinvenute alcune stanze, forse magazzini ed abitazioni, utilizzate fino al II secondo secolo d.C. (periodo romano).