Archivi categoria: Archeologia

Michele Zazzi. Cratere a colonnette a figure rosse etrusco proveniente dalla collezione dei conti Passerini Patrizi.

Il cratere (altezza cm 38,5; diametro 40,5 cm circa), che rientra nella produzione etrusca a figure rosse, si ispira a modelli attici e presenta elementi del cd Gruppo di Bologna 824. I vasi del gruppo, di solito di grandi dimensioni, risultano diffusi in Valdichiana ma anche in Etruria padana.
Il cratere in oggetto, probabilmente proveniente da tombe rinvenute a Foiano Della Chiana, passò alla collezione Passerini per il tramite di Giacomo Tempora ed è oggi conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
Il vaso databile al 430 – 410 a.C. presenta decorazione accessoria composta da cuspidi, tralcio ondulato con doppia serie di foglie d’edera, motivi a meandro spezzato alternati a motivi a croce con punto centrale, meandri alternati a spazi quadrangolari con cinque punti all’interno.
Sul lato A vi è raffigurato un personaggio maschile con barba avvolto in un mantello che da dietro un grande thymiateron assiste ad una scena tra due pugili posti uno di fronte all’altro. Tra gli atleti una figura maschile di bassa statura (ragazzo?) suona il doppio flauto.
Sul lato B a sinistra un personaggio barbato con cappello a larghe falde, torso scoperto ed un bastone nella sinistra, volto verso una figura maschile seduta su un grande altare. Quest’ultima, probabilmente Turms, con cappello a larghe falde, clamide e kerykeion (caduceo, bastone alato) nella mano sinistra si volge verso il personaggio precedente con un gesto di saluto con la mano. Sulla destra un’altra figura del tutto simile alla precedente e con gli stessi attributi (un altro Turms!) è in atto di alzarsi dall’altare e procede verso destra in direzione di un ultimo personaggio barbato avvolto in un mantello.
La presenza di un altare, delle due figure di Turms e dei due personaggi velati farebbero pensare ad una rappresentazione dell’ambito funerario. Lo spettatore del lato A potrebbe essere il defunto che assiste ai giochi funebri celebrati in suo onore. Il lato B potrebbe essere interpretato come l’arrivo del defunto alla fine dei giochi nell’oltretomba e quindi il viaggio del protagonista verso l’aldilà o forse l’arrivo alla soglia del mondo dei morti. Potrebbe insomma trattarsi di un viaggio post-mortem del defunto per tappe successive sotto la guida protettiva di Turms, divinità psicopompa. La qualità di psicopompo di Turms è confermata da uno specchio etrusco – databile al 350 a.C., conservato al Museo Gregoriano Etrusco – dove la divinità viene definita “Turms Aitas” ed è rappresentata mentre accompagna l’anima dell’indovino Tiresia (“Hinthial Terasias”) al cospetto di Ulisse (“Uthuze”).
Il tema del viaggio nell’aldilà, nella fattispecie a piedi e non a cavallo o su carro, trova particolare riscontro anche nelle stele felsinee del periodo classico.

Sul cratere cfr, tra gli altri:
– Tesori dalle terre d’Etruria La collezione dei conti Passerini, Patrizi di Firenze e Cortona, sillabe, 2020, pagg. catalogo scheda 55 pagg. 154 e ss.

Di seguito le immagini del cratere a colonnette a figure rosse tratte dal testo Tesori dalle terre d’Etruria La collezione dei conti Passerini, Patrizi di Firenze e Cortona.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

Mario Zaniboni. Buccheri, oggetti da sogno.

Nell’antichità del nostro Paese, un ceramica che ha fatto epoca è quella ad impasto, prodotta con argilla grezza che è stata una produzione di grande importanza della cultura villanoviana, di quella cultura, cioè, che era di casa nella località di Villanova, situata nei pressi di Castenaso nel Bolognese, appartenente alla prima parte dell’età del ferro dell’Italia settentrionale e centrale, cioé dal X all’VIII secolo a.C. Ciò fu ampiamente dimostrato dai ritrovamenti fatti dall’archeologo Giovanni Gozzadini nella serie di scavi portati avanti nel triennio che va dal 1853 al 1855; si trattò di una raccolta eccezionale, formata dai reperti di 14 tombe a inumazione e di ben 179 a cremazione. Questi ritrovati rappresentano il periodo più antico della civiltà etrusca…

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Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it

Pier Luigi Guiducci. L’anello della croce di Cristo. Le ricerche archeologiche nell’area del Calvario.

In vari momenti storici, i dati contenuti nei Vangeli sono stati sottoposti a una serrata critica perché si voleva dimostrare l’esistenza di manipolazioni.
Tra i quattro testi, anche quello di Giovanni ha subìto rilievi sulla storicità di alcuni riferimenti. Nel trascorrere del tempo, però, diverse ricerche archeologiche hanno dimostrato l’esattezza di talune indicazioni. Ad esempio, l’evangelista Giovanni ha descritto la piscina di Bethesda specificando che aveva cinque portici.
A seguito dei restauri intrapresi nella chiesa di Sant’Anna in Gerusalemme nel 1888, sono stati ritrovati i resti di due grandi piscine con cinque portici. Un affresco riscoperto e situato su uno dei muri rappresenta un angelo che smuove l’acqua (e questo particolare è ricordato nel testo del Vangelo). …

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Autore: Pier Luigi Guiducci – plguiducci@yahoo.it

 

Michele Zazzi. La Tomba del Bronzetto di Offerente a Populonia.

La tomba, databile al VI secolo a.C., fu rinvenuta nel 1957 nella Necropoli del Casone a Populonia e diversamente da altre non era stata schiacciata dal peso delle scorie ferrose depositate nel sito.
Si tratta dell’unica tomba ad edicola – tipologia che traeva spunto dagli edifici sacri e pubblici del periodo – rinvenuta integra nella necropoli in questione (di altre tombe della specie, come ad es della tomba delle Tazze Antiche, si è conservato solo il basamento).
Costruita con blocchi regolari di panchina poggia su un basamento più ampio della struttura. Presenta cella a pianta quadrangolare (metri 3,85 per 3,20; altezza metri 2,85) e tetto a doppio spiovente, che era decorato con quattro acroteri raffiguranti motivi fitomorfi ed animali fantastici marini stilizzati (i frammenti sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Firenze). La camera aveva due letti funebri.
Il monumento fu violato in antico ma gli scavi hanno consentito comunque di recuperare alcuni oggetti in oro (fibule e fermaglio) ambra (pendente a protome d’ariete), bronzo (elementi di bacili) e ceramica (kylix ionica a figure nere, kyathos in bucchero, lekythos attica a figure nere).
Del prestigioso corredo faceva parte anche un bronzetto (probabilmente la cimasa di un candelabro) che fu interpretato come un offerente dal quale prende il nome la tomba. Ad una più attenta valutazione si ritiene che il personaggio tenga in mano un disco e non un piatto e che si tratti, più probabilmente, di un discobolo.
Le tombe ad edicola erano destinate alla classe dominante della comunità, forse collegata allo sfruttamento delle risorse siderurgiche.
La tomba dell’offerente in particolare si trova all’incrocio di due strade sepolcrali lungo le quali vi sono delle tombe a cassone, appannaggio probabilmente della classe intermedia.

Sulla tomba dell’offerente cfr., tra gli altri:
– Populonia una città e il suo territorio Guida al Museo Archeologico di Piombino, Parchi Val di Cornia, 2003, pagg. 62 – 63;
– Parco Archeologico di Baratti e Populonia Percorsi di visita per conoscere un territorio, Edizioni Polistampa, 2000, pag 56.

Immagini della tomba e del bronzetto.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com