Quando non esistevano le commissioni per la Toponomastica, l’identificazione di un luogo avveniva in modo semplice e non burocratico. Semplicemente e generalmente si identificava un luogo da una caratteristica topografica, da un particolare che restava più impresso nella mente della gente e che, lentamente, passava ad identificare quel luogo perché diverso dall’altro. Questi nomi, che vengono fuori da un particolare predominante in loco, e che ne facilita il riconoscimento, sono detti: toponimi, dal greco tòpos, “luogo”, e ònoma, “nome”- Così Cerreto deriva da un luogo ricco di Cerri, Piedimonte un paese ai piedi del monte, etc.
Da alcuni anni nella periferia nord di Cavaglià, nel giardinetto antistante la rotonda con il cavallino bianco, simbolo del paese, fa bella mostra di sé un cromlech costituito da undici grossi massi posizionati a circolo: i massi, prevalentemente in micascisto, sono di forma e dimensioni varie, da meno di un metro cubo a oltre tre, uno alto circa un metro gli altri intorno ai due metri, e soltanto un paio di essi ha forma grossolanamente piramidale.
La stele è in pietra vulcanica grezza contenente cristalli di leucite, è alta circa 82 cm e larga circa 31cm è stata levigata nella sola faccia inscritta dove si può ancora leggere dall’alto verso il basso l’epigrafe THVAL METHLUMES.
Eppure queste umili creature che letteralmente tutta l’Italia conosce e ricorda, note altresì in molte città europee, parte integrante del folklore natalizio, ricordate e tramandate nella letteratura sin dalla fine del 1700, senza citare le opere pittoriche realizzate dagli artisti europei e rinvenibili in tanti musei del mondo, ebbene queste creature oggi vengono ricordate e riproposte quasi sempre nei modi più superficiali ed approssimativi…