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Cinzia Loi. Antiche aperture nel centro storico di Ardauli: primi dati del censimento.

Il territorio di Ardauli (OR), piccolo borgo della regione storica del Barigadu (Sardegna centrale), è caratterizzato da un paesaggio di dolci colline in cui prosperano l’olivo e la vite, lavorati ancora con i metodi tradizionali.
Nel Medioevo faceva parte della regione storica del Barigadu, una delle 13 Curatorie in cui era diviso il Giudicato di Arborea.
A fronte delle numerose testimonianze archeologiche inquadrabili tra il Neolitico recente e l’età tardoantica, quelle riferibili alle epoche medievale e moderna risultano piuttosto esigue.
Tuttavia, dall’analisi del tessuto urbano stanno emergendo numerose attestazioni ascrivibili a queste epoche.

In esso si conservano infatti numerose case d’epoca costruite in trachite con copertura di travi e incannucciato. Alcune di esse risultano ornate da pregevoli portali e finestre in stile gotico-aragonese, incastonati fra la muratura o nascosti sotto strati di vecchio intonaco, opera certamente di maestranze locali che assimilarono tale arte nei cantieri religiosi del posto. Ciascun elemento architettonico-decorativo è stato oggetto di schedatura corredata da una ricca documentazione fotografica, talvolta unica testimonianza degli edifici oggi scomparsi. Scopo del censimento è quello di portare l’attenzione verso un aspetto della storia di Ardauli troppo a lungo trascurato, sconosciuto ai più e per questo a rischio di scomparsa o di irreparabile degrado.
Il lavoro di ricerca ha portato all’individuazione di ben 51 aperture attribuibili ad un lungo periodo di tempo che va dal XVI al XVIII sec.
I portali, unico elemento decorativo della facciata di queste modeste abitazioni, si distinguono sia nelle dimensioni sia nelle forme. Negli architravi più elaborati è possibile ammirare clipei con figurazioni araldiche, emblemi religiosi, temi animali, vegetali e geometrici. Assai frequente è la presenza, nello specchio inferiore dell’arco inflesso, di una piccola rosetta; negli esempi più tardi l’arco inflesso viene sostituito da semplici incisioni nella parte mediana. Altri ancora mostrano nella campitura orizzontale, sotto fregi a dentelli che sorreggono mensole modanate aggettanti, le iniziali del costruttore dell’edificio e la data di erezione dello stesso.
Gli stipiti sono realizzati con blocchi non monolitici, caratterizzati da modanature concavo-convesse. Le finestre, prive talvolta dei caratteristici davanzali costituiti da una serie di piani rientranti e sporgenti, presentano di solito gli stipiti costituiti da esili colonnine e capitelli cilindrici intarsiati con motivi floreali. La struttura si conclude superiormente con un architrave provvisto di una o più modanature che si raccordano con la pietra superiore dei capitelli; alcune conservano ancora lo sportellino scorrevole in legno sormontato da arco inflesso. Sono degni di menzione alcuni architravi che mostrano iscrizioni dalla esplicita finalità apotropaica. Portali e finestre possono risultare incorniciati da una semplice fascia in pietra liscia, intonacata di bianco.
Il presente lavoro vuole essere un primo contributo alla conoscenza dell’epoca in questione, soprattutto riguardo la reinterpretazione degli stilemi catalani e la commistione con quelli legati al Rinascimento italiano nell’interno dell’isola.

Sarebbe interessante capire se la stessa ricchezza di testimonianze individuate ad Ardauli caratterizza, oltre a Fordongianus, anche altri centri del Barigadu.

Autore: Cinzia Loi – Paleoworking Sardegna – loicinzia71@gmail.com

Didascalie immagini: Ardauli, centro storico. Veduta di un antichi portali con architrave ad arco inflesso .

 

Michele Santulli. Io ciociaro parigino!

“Moi, un  sosiaro parisien”,  cosi scriveva quel grande che fu Anton Giulio Bragaglia (1890-1960) in una nota dedicata alla amata Parigi:  è la prima ed unica traduzione in una lingua straniera del termine ‘ciociaro’! ‘sosiaro’ dunque.
Malgrado il suo notevole impegno e il suo grande interesse, nemmeno Ferdinand Gregorovius (1821-1891), il primo e solo etnografo della terra ciociara, seppe trovare il corrispettivo semantico: infatti, in tedesco, chiamò  la Ciociaria “Terra dei sandali” alludendo naturalmente alle cioce. E Anton Giulio era invaso e pervaso, quasi straripante del suo senso della ‘ciociarità’ di appartenenza: ecco un altro termine a lui dovuto: ‘ciociarità’! E non poco lottò e contestò per tutelarne e difenderne il valore e la storia allora, e prima di lui e oggi ancora, incompresa e sconosciuta e maltrattata.
La sua, e non solo sua, disgrazia fu quella di essere nato in mezzo a una ‘gente zotica e vil’ tanto banalmente rozza e vile da, per rimanere nella modestia, non essere stata in grado di apporre almeno una lapide ricordo nella casa di nascita ancora sui luoghi a Via Garibaldi o di scrivere in maniera leggibile la misera tabella stradale presente nella stradina di cento metri a lui dedicata e ai tre incredibili fratelli!
Povero Anton Giulio, sei stato troppo grande e troppo innovatore, per poter essere compreso, almeno in minima parte, nella tua terra, e ne sei restato lontano, tutta la vita, alla stregua di Amedeo Maiuri, di Antonio Valente, di Maria Antonietta Macciocchi e di altri geni ciociari… questa resta purtroppo ancora la terra degli zeri, salvo le eccezioni.
Tu che ti infiammasti strenuamente a difesa della Ciociaria avverso quell’altro grande ciociaro di Pico che fu Tommaso Landolfi, non immagini nemmeno come viene rappresentata ed esposta la Ciociaria, oggi, e in Ciociaria, bada bene, non in Papuasia! Infatti non sanno nemmeno che cosa è!  L’hanno ridotta e sminuita al territorio della sola provincia di Frosinone, a partire dalla Amministrazione Provinciale e dalla Regione Lazio e non solo!
Una catastrofe, uno sfacelo: la fortuna di questi profanatori e blasfemi della Storia e della Cultura è che la scuola prima di tutti, è morta e cadavere a tale degrado storico e poi, fortuna ancora maggiore, è che i cosiddetti cittadini sono così indifferenti, o ignoranti, che nemmeno se ne avvedono!
Frosinone, capoluogo sistematicamente agli ultimi posti nella graduatoria del bel e buon vivere, divenuto ‘Ciociaria’!  Se si apre il sito turistico della Regione Lazio, ancora sicuramente la Ciociaria al forestiero che vuole conoscerla, viene raccomandata eD individuata col  ‘pecorino dop di Picinisco’ e ridotta, come detto, alla provincia di  Frosinone!
La Valcomino tuttora viene fatta iniziare a Broccostella, come indica la tabella stradale che da sempre indisturbata si leva lungo la strada. Non parliamo delle sfarzose tabelle dal titolo ‘Terra di Comino’ che continuano a vedersi in giro, quest’altra chimerica landa da scoprire, a disposizione di novelli esploratori!
Fortunato chi ha avuto il coraggio e la possibilità di abbandonare questa terra infestata di cemento armato e di asfalto, derubata dei suoi magnifici pini fatti divenire ‘killers’ e perciò abbattuti e delle sue querce, in cambio di tabelloni stradali pubblicitari da quarto mondo!
Ad Anton Giulio Bragaglia dobbiamo anche la poetica ricostruzione della nascita di Roma allorché richiamava alla memoria il pantano ai piedi del Palatino e dell’Aventino abitato da rane e rospi e bisce dove i due gemelli tracciarono il loro solco mentre al contrario i paesini appollaiati sugli Ernici e al di qua e al di là dei Lepini, biancheggiavano delle loro mura ciclopiche in pietre tagliate e scolpite da un pezzo!
Il termine ‘ciociaro’ per gli stranieri arduo a pronunciare e ancora di più a scrivere e perciò raramente impiegato e di conseguenza sostituito con espressioni generiche quali: costume italiano, romano, laziale, napoletano,  spesso abruzzese, calabrese, anche zingaro e savoiardo, ecc. E quando provavano a tradurlo ne uscivano fuori conformazioni ortografiche curiose: choucharde de Fondi, les chaussards,  ciocciaro, anche femme de Ciocia, dove ‘ciocia’ era diventata un paese e una città. Naturalmente da parte degli studiosi italiani dell’arte o del folklore o da parte delle istituzioni sia nazionali sia locali, mai nulla e niente o quasi, è stato prodotto sull’argomento a titolo di valorizzazione eD informazione, col risultato che il costume regionale più illustrato e più documentato e altresì più conosciuto, è in realtà ignorato nella sua connotazione!
Chi ha piacere di approfondire questo affascinante tema, può consultare: “IL COSTUME CIOCIARO nell’arte europea del 1800”.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Michele Santulli. L’AIRONE DI CASAMARI.

Si sa bene che quelle religioni il cui fondamento è il Vecchio Testamento e cioè l’Islamismo, il Giudaismo e il Cattolicesimo, le religioni monoteiste per antonomasia, sono manifestamente indifferenti  agli animali per cui squartamenti e ammazzamenti  e altro analogo ne fanno parte e della dottrina e della pratica, ogni giorno dell’anno! …

Leggi tutto nell’allegato: L’AIRONE DI CASAMARI

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Francesca PANDIMIGLIO. Raffinatezza ed eleganza nella moda e nelle acconciature del popolo Etrusco.

La “Raffinatezza e l’eleganza nella moda e nelle acconciature del popolo Etrusco”, un tema particolarmente avvincente e coinvolgente in quanto questo popolo enigmatico, del quale è stato scritto e detto moltissimo, ha ancora aspetti attualissimi e curiosità contemporanee da ricercare e studiare con estrema attenzione…

Leggi tutto nell’allegatoRaffinatezza ed eleganza nella moda e nelle acconciature del popolo Etrusco

Autrice: Francesca Pandimiglio – pandimigliofrancesca@gmail.com