Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Pier Luigi Guiducci. Quella casa che vola. La storia delle sacre pietre di Loreto.

I documenti. Le ricerche. L’indagine archeologica. Le analisi. Le evidenze.
Tra le storie che hanno appassionato studiosi e semplici fedeli si colloca la vicenda che riguarda la Camera della Madre di Gesù, trasportata da Nazareth a Loreto (XIII sec.). Tale ambiente è oggi collocato all’interno del santuario mariano di Loreto. Con riferimento a questo ambiente di vita quotidiana, taluni autori hanno sostenuto un suo trasporto angelico dalla Palestina all’attuale sito nelle Marche. Da tale Tradizione è in seguito derivato alla Madonna (1920) il titolo di Patrona dell’Aeronautica Militare e di tutti gli Aviatori. Altri ricercatori, al contrario, ritengono che le sacre pietre della Casa furono trasportate via mare da un gruppo di cristiani al termine del periodo di presenza delle forze militari crociate in più luoghi significativi della Terrasanta. Il confronto tra le due linee di pensiero ha destato interesse, ma ha anche generato – talvolta – confusione tra coloro che seguono non da vicino il dibattito storico, archeologico e letterario. Può quindi essere utile ripercorrere aspetti di una storia significativa, per arrivare a focalizzare delle evidenze….

Leggi tutto nell’allegato: Quella casa che vola

Autore: Pier Luigi Guiducci – plguiducci@yahoo.it

Cristian Antonini. Il conio Punico in Sicilia come soluzione di adattamento politico e celebrativo.

La numismatica antica essendo attestazione concreta e dato archeologico materiale deve essere presa in considerazione come documento rilevante nell’indagine delle società che ne praticavano la produzione, applicando su di essa, anche nel caso punico, necessariamente una propria identità economica e sociale, sia questa in adattamento ad un contesto ampio, legato ad esempio all’impiego dei bronzi, che ad una circolazione invece più circoscritta, come quella dell’argento militare di Sicilia. È quindi importantissimo considerare tale attestazione solida come possibile riflesso diagnostico di una società dinamica ma senz’altro forte del suo apparato radicale.
I primi conii punici cominciano principalmente in associazione alle colonie di Sicilia e Sardegna non prima del 430 a.C. su pesi del tipo Attico-Euboico, con successive e parallele produzioni a Cartagine basate invece sullo standard pesistico dei sicli. Abbiamo quindi un caso particolarissimo di conio coloniale che precede la madre patria e si mostra in Sicilia come strettamente legato “apparentemente” più al fattore pratico e bellico anziché alla questione identitaria.
Questo elaborato tenterà dunque di ricostruire, tramite alcuni dei conii Sicelioti più indicativi e grazie ai contributi fondamentali di autori precedenti, quegli elementi di continuità prettamente punici dimostrando la forte ambivalenza delle produzioni e con essa la faccia celata delle monete.

Leggi tutto nell’allegato: Cristian Antonini, Osservazioni iconografiche. Il conio punico in Sicilia come soluzione di adattamento politico e celebrativo. Ipotesi di una ricostruzione ideologica. 21.03.2024

Autore: Cristian Antonini – antonini.1806976@studenti.uniroma1.it

Michele Zazzi. Il grande complesso edilizio dell’insediamento etrusco di Gonfienti nel Comune di Prato.

Nel 1997 alla periferia sud – orientale di Prato in una zona pianeggiante compresa fra l’abitato di Gonfienti ed il corso del Bisenzio nell’ambito di lavori di sbancamento per la realizzazione di opere idriche a servizio dell’Interporto della Toscana Centrale emersero resti di antichi insediamenti.
Gli scavi condotti successivamente hanno evidenziato stanziamenti che vanno dall’età del bronzo (metà del II millennio a.C.) al periodo romano.
E’ stato possibile individuare anche un grande centro etrusco del periodo arcaico (fine VI, inizio V secolo a.C.) in posizione rilevante nell’ambito di una estesa rete di contatti commerciali e culturali ed in particolare con funzione di controllo sulla principale via di transito tra il territorio di Fiesole, Artiminio e l’Etruria padana.
L’abitato, che si caratterizzava per l’impianto ortogonale, aveva strade realizzate con piccole pietre e frammenti fittili compattati senza uso di leganti sulle quali si affacciavano edifici delimitati da canali drenanti.
Nel settore sud-orientale (lotto 14), a lato di una strada della larghezza di circa sette metri e mezzo, è stato rinvenuto un complesso edilizio – detto Edificio 1 – di circa 1400 metri quadrati (in un primo momento si era pensato a più edifici finitimi), a pianta approssimativamente quadrata, composto da vari ambienti che si affacciavano su un cortile scoperto centrale. Le stanze erano distribuite su quattro ali: più basse quelle poste ad est ed ovest, più alte, e probabilmente a due piani, le ali realizzate a nord e sud.
L’ingresso al centro del lato sud era fiancheggiato da due ampie botteghe di forma rettangolare con ingressi indipendenti. Dall’entrata dell’edificio tramite un corridoio si accedeva al cortile posto al centro del complesso abitativo ove era stato realizzato un pozzo a bocca circolare in prossimità di un angolo. Il cortile era circondato da un porticato sui quattro lati con colonne di legno. Lo strato di crollo del tetto del porticato ha consentito di “ricostruire” un tetto a due spioventi con tegole e coppi, coppi di colmo ed antefisse a forma di palmetta e di testa femminile (menadi?) entro nimbo a conchiglia.
Il triclinium doveva essere posto nella parte settentrionale accanto ad un vano di servizio. In questi ambienti sono state ritrovati bacili su alto piede di bucchero, kyathoi con anse a corna tronche e cave e coppe di ceramica attica. Tra queste anche una kylix attica a figure rosse, databile al 475 – 450 a.C., attribuita al pittore Douris forse decorata con rappresentazione di Teseo e Piritoo (che secondo il mito scesero agli inferi per rapire Persefone) preceduti da Eros alla guida di un carro.
Sull’ala ovest vi erano due ambienti attigui interpretati come dispensa e cucina (tracce di bruciato sul pavimento) ove è stato ritrovato anche un lucernario con coperchio manovrabile dal basso mediante un bastone. Negli ambienti vi erano ceramiche di impasto per la preparazione, conservazione e cottura dei cibi quali contenitori ansati, piatti, mortaio, bacile con umbone, olle con coperchio, orci.
L’ala nord era decorata sul culmine del tetto con statue in terracotta (di cui restano frammenti), analogamente al palazzo di Murlo.
L’edificio era anche dotato di sistemi di drenaggio delle acque (fogna e scannafossi laterali).
I reperti del sito sono conservati presso il Museo Archeologico di Gonfienti a Campi Bisenzio.
Per completezza si precisa che un ulteriore edificio residenziale è stato parzialmente scavato in altra zona dell’aerea archeologica di Gonfienti, nel cd. Bacino di compenso. Si tratta anche in questo caso di una dimora con al centro un cortile scoperto sul quale si aprono una serie di vani.

Sull’abitato di Gonfienti e sull’edificio 1 cfr, tra gli altri:
Gonfienti Etruschi in pianura in Archeologia Viva marzo/aprile 2024, pagg. 40 e ss.;
Guida al Museo Archeologico di Gonfienti Dall’età del bronzo all’insediamento Etrusco e Romano a cura di Francesca Bertini, edifir Edizioni Firenze, 2002, pagg. 40 e ss.;
– Gabriella Poggesi Gonfienti (Prato) insediamento estrusco sul Bisenzio in Etruschi Viaggio nelle terre dei Rasna, Electa, 2019, pagg. 348 e ss..

Di seguito le immagini dei resti dell’abitato di Gonfienti, delle fondamenta dell’edificio 1, di antefissa a testa di menade, della tegola lucernario, di kyatos con anse a corna tronche e della coppa attribuita a Douris.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

Michele Santulli, Cane e padrone.

Sembra incredibile eppure l’immortale creatore dei ‘Buddenbrooks’ e della ‘Montagna Incantata’ avversario acerrimo e pubblico del Nazismo incipiente e di Hitler, nella sua maturità sentì anche il piacere di trasmettere ai propri lettori le sue esperienze e sensazioni vissute accanto ad un bastardello, come vengono di solito definiti questi cani popolari dalle umili origini.
Thomas Mann (1875-1955 ), è di lui che stiamo parlando, in tutta la sua esistenza ebbe molti cani e Bauschan cosi si chiamava il bastardello col pelo raso marrone e con striature di nero e un ciuffo sulla testa e zampe storte e piccola coda, fu quello che maggiormente colpì ed ispirò lo scrittore tanto che ad un certo momento sentì quasi la esigenza di immortalarlo in un racconto di sentimenti e vicende canine che chiamò ‘idillio’ nel 1918 intitolato appunto ‘Cane e padrone’ in tedesco ‘Padrone e cane’!
Dei tanti cani avuti, Bauschan il bastardello il solo cha ha avuto tale privilegio letterario. Le passeggiate mattutine nel parco dove si trovava la casa in un parco alla periferia di Monaco ed i contatti e le conversazioni con Bauschan. Tutto intorno natura a vista d’occhio ben tenuta e alberi di varie specie e il sentiero che normalmente percorrevano sfociava sulla riva di un fiume, il fiume Isar, che scorreva lungo il bosco. In giro la selvaggina tipica di lepri, fagiani, caprioli e naturalmente quantità di topi, di talpe e di scoiattoli. E per Bauschan era un continuo rincorrere soprattutto appresso alle lepri, tra l’altro un boccone prelibato; ma le lepri come si sa, sono quasi inafferrabili, talmente abituate ad essere rincorse e cacciate da tutti, quadrupedi e bipedi e perciò il più delle volte gli inseguimenti erano a vuoto e quando accadeva talvolta che la presa era possibile e ravvicinata, la lepre ricorreva al segreto tipico che la salvava e cioè faceva un guizzo in verticale che le consentiva un cambiamento fulmineo di rotta, mentre il povero Bauschan continuava la corsa ancora per qualche metro con la conseguenza di perdere di vista l’obbiettivo! E lo scrittore si divertiva allo spettacolo e trovava parole di consolazione per Bauschan che gli si accostava riconoscente e cercava di saltargli addosso per baciarlo, con le zampe sporche di terra e la bocca ancora spalancata…. E poi i fagiani, riusciva a bloccarne qualcuno ma che subito rimetteva in libertà perché disturbato dagli starnazzamenti e dalle piume. Un altro animale preferito per le sue rincorse erano le numerose oche che bivaccavano sulle rive del grande fiume ma anche le oche erano inavvicinabili perché alla sua apparizione volavano in acqua e restavano a guardarlo e magari a deriderlo. E Thomas Mann godeva a queste imprese sempre le medesime del suo amato quadrupede. Le prede ambite erano i topi e le talpe e non riuscendo ad agguantarle mentre scorazzavano in giro, iniziava a scavare la terra dove si erano rifugiate e anche in questo caso dopo aver lungamente scavato il terreno e imbrattatosi ben bene, il risultato era nullo in quanto la eventuale bestiola si era costruita una tana così sicura da essere inavvicinabile. Ma talvolta riusciva a bloccare un topo o una talpa: azzannare e divorare era un tutt’uno! Pur con sentimenti di dolore per la vittima e anche di un certo disgusto allo spettacolo, Thomas Mann accettava, disapprovando, l’assassinio commesso dal caro Bauschan.
E poi la descrizione magistrale e fedele della natura, degli alberi e degli arbusti, dei fiori e poi dei vialetti, del lungofiume, del traghettatore. E poi Bauschan che aveva la comoda casetta nel giardino, che andava a bussare con la sua zampa sulla vetrata dello studio dello scrittore che quasi sempre lo faceva entrare, portandosi indietro terra e foglie.
Quale rapporto tra cane e padrone! Si parlavano, si accarezzavano, camminavano l’uno affianco all’altro; quando lo scrittore andava in città e restava assente, Bauschan in attesa paziente del ritorno e quante feste.
Nemmeno il più esperto chirurgo sarebbe stato in grado di descrivere un corpo vivente come Thomas Mann: ogni fibra, ogni singola componente del corpo di Bauschan veniva perfettamente e amorevolmente individuata e descritta, perfino le unghie delle zampe, la coda, la barbetta, le labbra, i denti e il ciuffo, la posizione delle zampe nelle varie andature, le emissioni vocali; e incredibile, gli occhi! che cosa vi leggeva in certi momenti, con quelle espressioni! Gli occhi dei cani, chi sa e vuole osservarli, sono una fonte inimmaginabile di sensazioni e di sentimenti: nessun essere vivente dispone di questa prerogativa unica, di quegli sguardi, quale e quanta espressività. E quante conversazioni e dialoghi tra i due: ad ogni frase dello scrittore corrispondeva una espressione o un suono o un movimento differente di Bauschan.
E quanta cura ed attenzione. A questo proposito viene in mente il miserabile bipede che quasi sempre impunito, ha il coraggio anzi la ferocia di abbandonare il proprio cane, magari legato sull’autostrada, perché per esempio sta andando in vacanza. Ed episodi analoghi. Rarissimamente invece si sente parlare di una visita al canile pubblico o del controllo al medesimo.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu