Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Giuseppe C. Budetta. Homo Sapiens sapiens.

E’ stato visto che in Homo Sapiens sapiens negli ultimi 70.000 anni, la cavità cranica umana in toto, si è rimpicciolita, senza la riduzione delle capacità intellettive, perché riducendosi la massa encefalica, è aumentato di certo il numero delle sinapsi tra i neuroni; è migliorata l’organizzazione dei centri corticali; si è avuto una ottimale irrorazione sanguigna della stessa massa cerebrale ed un più efficiente apporto di sostanze nutritive, veicolate dal sangue. …

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Autore: Giuseppe C. Budetta – giuseppe.budetta@gmail.com

Cinzia Loi. Palmenti rupestri di Chia (Soriano nel Cimino – Vt)).

Un insediamento produttivo costituito da tre palmenti rupestri scavati su un bancone di peperino grigio, è stato individuato in località Colle Casale, a breve distanza dalla Torre Pasolini (Chia – Soriano nel Cimino – Vt)..
Ciascuno comprende due vasche – la vasca di pigiatura e la vasca di raccolta – disposte in pendenza e collegate mediante un foro che si sviluppa in un vero e proprio gocciolatoio sporgente.
Il primo palmento (impianto 1) è costituito da due vasche comunicanti attraverso un versatoio scolpito in posizione centrale, lungo uno dei lati brevi. La vasca di pigiatura presenta forma rettangolare con angoli arrotondati (m 1,50 x 2,05 x 0,40 di prof.). La vasca di raccolta, posizionata ad una quota più bassa, misura m 1,20 x 1,10 x 0,38 di prof.; lungo il bordo si osserva una scanalatura funzionale forse alla raccolta del mosto dall’esterno, oppure alle operazioni di pulizia dell’impianto. In corrispondenza della vasca di pigiatura è presente una sorta di bacile di m 0,70 di diametro.
Gli altri due impianti (impianti 2-3), situati a breve distanza, risultano accostati e disposti in senso opposto rispetto al precedente.
Il palmento 2 mostra la vasca di pigiatura di forma rettangolare (m 2,10 x 2,60 x 210 x 0,90 di prof.); un gocciolatoio di scolo ben rifinito poneva in comunicazione i due ambienti. La vasca di raccolta, posta a una quota più bassa, presenta forma semicircolare (m 2,80 x 0,86 x 0,30 di prof.); il pavimento, ingombro di fanghiglia, impedisce di verificare la presenza della coppella di raccolta.
Il terzo palmento risulta costituito anch’esso da due vasche di forma rettangolare; la vasca di pigiatura misura m 1,45 x 2,15 x 0,75 di prof., mentre quella di raccolta m 1,50 x 0,88 x 0,66/0,77 di prof.); un versatoio di scolo collegava le due vasche.
Non si hanno, al momento attuale delle ricerche, notizie sul contesto archeologico di riferimento. Tuttavia, l’impianto 1 mostra stringenti confronti con alcuni manufatti rinvenuti in Sardegna. Questi ultimi, attribuiti al Tipo III, risultano caratterizzati dalla presenza di due vasche rettangolari o quadrangolari scavate più o meno in profondità. I palmenti di questo tipo erano già utilizzati nel secondo millennio a.C. nel Medio Oriente: numerosi i rinvenimenti in Palestina (Jenin II mill. a.C.). Lo studioso G.W. Ahlström attribuisce all’età del Bronzo gli impianti che presentano la vasca di pigiatura profonda solo pochi centimetri e una canaletta di scolo come elemento di collegamento con la vasca di raccolta. Oltre a ciò, significative indicazioni sono deducibili dall’analisi di singoli elementi strutturali. È questo il caso dei gocciolatoi presenti negli impianti di Chia1, confrontabili anch’essi con quelli documentati in diverse vasche mobili (nuraghi Losa-Abbasanta, Orconale-Norbello e Crappida-Abbasanta) e in alcuni impianti fissi (Sas Lozas-Sorradile e Sos Eremos-Ardauli) censiti in un’area della Sardegna centrale, corrispondente alle regioni storiche del Guilcer e del Barigadu. Gocciolatoi analoghi caratterizzano anche simili manufatti di età romana rinvenuti nel nuraghe Arrubiu di Orroli. Si tratta di quattro vasche di pietra recuperate all’interno dei cosiddetti “laboratori enologici I-II” del nuraghe Arrubiu. Due mostrano un versatoio di scolo che rappresenta il riferimento di confronto con quelli di Sas Lozas, di Sos Eremos e dei manufatti individuati nei pressi dei nuraghi sopraindicati.
1 Gocciolatoi di scolo mostrano anche le pestarole rinvenute nell’area di San Valentino, situata sempre nel Comune di Soriano. Tuttavia, tali impianti presentano planimetrie circolari.
L’indagine archeologica di alcuni dei palmenti sardi, scavati nei tavolati ignimbritici e calcarei caratteristici di questi luoghi, ha restituito materiali attribuibili all’età romana tardo-imperiale.

Si ringrazia il dott. Giacomo Mazzuoli per la segnalazione e per la collaborazione circa la descrizione dell’insediamento produttivo di Chia.

Immagini: dott. Giacomo Mazzuoli

Bibliografia essenziale di riferimento:
– CIACCI A. 2010: La ricostruzione del paesaggio vitivinicolo antico: l’indagine sui vitigni e la circolazione varietale, in DI PASQUALE G. (a cura di), Vinum nostrum. Arte, scienza e miti del vino nelle civiltà del Mediterraneo antico, Firenze, pp. 74-79.
– CIACCI A., RENDINI P., ZIFFERERO A. 2012: Archeologia della vite, in CIACCI A., RENDINI P., ZIFFERERO A. (a cura di), Archeologia della vite e del vino in Toscana e nel Lazio. Dalle tecniche dell’indagine archeologica alle prospettive della biologia molecolare, Firenze.
– D’ARCANGELI V. 2014: Soriano nel Cimino nella storia e nell’arte, Soriano nel Cimino.
– LOI C. 2017, Pressoi litici in Sardegna tra preistoria e tarda antichità, Scienze e Lettere, Roma.
– MORAVETTI A. 2000: Ricerche archeologiche nel Marghine-Planargia. La Planargia. Analisi e monumenti, “Sardegna Archeologica. Studi e Monumenti”, 5:II, Sassari.
– ROVINA D. 2008: Palmenti ed altre strutture produttive rupestri del sassarese, in De Minicis E. (a cura di), Insediamenti rupestri di età medievali: abitazioni e strutture produttive; Italia centrale e meridionale, atti del convegno di studio, Grottaferrata, 27 – 29 ottobre 2005, pp.
69-114.
– SANCIU A. 1993: Cheremule (Sassari). Censimento Archeologico, “Bollettino di Archeologia”, 19-21, pp. 220-224.
– SANCIU A. 1997: Una fattoria d’età romana nell’agro di Olbia, Boomerang edizioni, Sassari.
– SATTA M.C. 1994: S’Abba Druche: un insediamento produttivo a Bosa. Relazione preliminare, in AA.VV., L’Africa Romana, X, pp. 949-960.
– SATTA M.C. 1996: S’Abba Druche: un insediamento rustico a poche miglia da Bosa Vetus, Bosa.
– STORRI E. 2017: Emergenze archeologiche a Soriano nel Cimino, “ArcheoTuscia News”, 15/2017, pp. 10-12.
– ZOLLA A. 2017: San Valentino: il sito riscoperto a Soriano nel Cimino, “Archeotuscia News”, 15/2017, pp. 17-18.

Autore: Cinzia Loi – loicinzia71@gmail.com

Giuseppe C. Budetta. Il linguaggio umano – Aree di Broca e di Wernicke.

Gazzaniga, M. S. (1998 e. (2000) nell’Uomo, hanno scoperto che tutte le zone implicate nelle funzioni linguistiche sono adiacenti a formare un territorio contiguo. Nell’afasia di Wernicke i pazienti pronunciano fiumi di sintagmi più o meno grammaticali, ma il discorso non ha senso, pieno di neologismi e di sostituzioni di parole. A differenza di molti soggetti colpiti da afasia di Broca, quelli con afasia di Wernicke, hanno una consistente difficoltà nel nominare gli oggetti, nel trovare le parole giuste, per le quali usano parole ad esse collegate, o distorsioni del suono di quelle corrette….

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Autore: Giuseppe C. Budetta – giuseppe.budetta@gmail.com

Michele Zazzi. La tomba del Tasso della necropoli etrusca di Casenovole.

La tomba 1 o del Tasso fa parte della necropoli ellenistica di Casenovole (IV – II secolo a.C.) scavata sulla collina denominata “il Boschetto” nei pressi di Casale di Pari (comune di Civitella Paganico – GR). Ad oggi la necropoli ha restituito undici sepolture.
L’ipogeo cosiddetto del Tasso prende il nome dai resti scheletrici di un animale rinvenuti nel corridoio della tomba che in un primo momento vennero attribuiti ad un tasso, ma che, ad un più accurato successivo esame, sono invece risultati appartenere ad una volpe.
La tomba (rinvenuta nel 2007) presenta una piccola camera rettangolare irregolare (170x220x130x220 cm; altezza 140 cm) scavata nella roccia con banchine di pietra su tre lati. All’ipogeo, segnalato da un rudimentale cippo, si accedeva tramite un dromos di circa 8 metri di lunghezza.
La tomba, che risultò inviolata, conteneva 28 cinerari deposti sulle banchine ed in parte sul pavimento. Le ceneri erano conservate dentro olle in ceramica, due ossuari di bronzo e tre urne di pietra fetida. Gli individui sepolti probabilmente erano 33 (alcuni ossuari ospitavano sepolture bisome).
I corredi erano posti accanto ai rispettivi cinerari (talvolta anche sopra i contenitori delle ceneri) ed in alcuni casi sono stati trovati oggetti all’interno del cinerario (orecchini, anelli, amuleti).
Dentro i coperchi dei cinerari od all’interno dei cinerari stessi sono state rinvenute monete, probabilmente destinate a Caronte per pagare il viaggio all’oltre tomba.
Le ceneri della coppia maritale più importante dell’ipogeo erano ospitate su due urne in pietra collocate in posizione dominante sulla banchina di fronte all’ingresso. L’urna più grande, munita di coperchio testudinato, aveva all’interno i resti di un uomo; il corredo era costituito da una punta di giavellotto in ferro, uno strigile in ferro ed una spada (o un altro strigile) sempre in ferro. L’urna più piccola, inscritta ulfnei, con coperchio con riproduzione di coppi e tegole del tetto conteneva i resti di una donna. All’interno del cinerario vi era un orecchino in bronzo ed il corredo era composto da un’olpetta in bronzo laminato.
Tra i reperti della tomba vi erano anche tre specchi di bronzo figurati con rappresentazione di una lasa; uno dei tre specchi risulta defunzionalizzato (due lembi del disco sono ripiegati su sé stessi).
Le iscrizioni rinvenute sui reperti della tomba attestano due gentilizi: I Lecne (documentato su almeno tre reperti), forse la famiglia titolare dell’ipogeo e gli Ulfna/Ulfnei
La tomba è databile al II scolo a.C.

Sulla tomba del Tasso cfr, tra l’altro:
Gli Etruschi di Casenovole Passato remoto di una comunità, Effigi, 2023 a cura di Giacomo Baldini, Valerj del Segato, Andrea Marcocci, Matteo Milletti.
– Sulla necropoli di Casenovole e sulla tomba del Tasso vedi post ed informazioni sul sito Facebook del Museo Archeologico e d’Arte della Maremma.

Di seguito immagini dell’ingresso della tomba e dei reperti ivi rinvenuti.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com