La vita e le azioni sociali e politiche di Maometto, in arabo Muhammad, ruotano intorno al componimento del testo sacro dell’Islam, il Sacro Corano.
Egli nasce e vive in una regione del Medio Oriente conosciuta come Penisola Arabica (oggi identificata più nell’odierna Arabia Saudita) vasta e particolarmente arida e desertica che comprendeva l’intera penisola come la conosciamo oggi estendendosi dal confine con la Turchia fino alle coste del mare Arabico. Un luogo in apparenza desolato, una terra che di fatto era il confine a Est tra l’Africa e l’Asia, o meglio l’Estremo Oriente, dove essa nel VI° secolo dopo Cristo era al centro tra l’Impero Bizantino e l’Impero Sasanide, ovvero l’Impero Romano d’Oriente e i persiani Sasanidi. Era terra di commercianti per la maggior parte nomadi, di carovanieri di fatto, di una moltitudine di tribù che viveva di scambi commerciali tra le regioni del Nord Africa e l’Estremo Oriente.
Pochi gli agglomerati urbani in tale terra ma ove esistevano erano piccoli paradisi, sviluppatisi intorno ad oasi verdeggianti e ricche di acqua che dal sottosuolo risalendo in superficie portava vita, prosperità e ricchezza, più di quanto si possa pensare.
Una società tribale e patriarcale con una spiritualità politeistica e animista, ma che contemporaneamente si rapportava con il monoteismo di ebrei e cristiani in una multiculturalità che si legava in particolare alle origine “semitiche” delle tribù arabe, riferendosi a quei popoli che parlavano lingue appunto del ceppo semitico, ovvero gli Arabi, gli Ebrei, gli Aramei, gli Assiri, i Cananei. Un luogo dove emerge tra le città-oasi, la ricchezza di queste e la loro varietà e finezza culturale, la Mecca del VI° secolo d.C.
Tra il 602 e il 628 si combatté la grande guerra romano-persiana. I due imperi finiscono con l’indebolirsi a vicenda favorendo la crescita economica di Mecca, la quale con l’abbandono della via di commercio tra Siria e Mesopotamia, a tutto vantaggio della via del mar Rosso, riesce a sfruttare il vicino approdo marittimo di Gedda. Ne vengono così, dal punto di vista tribale, favoriti i Quraysh, tribù dominante di Mecca, divenendo i principali organizzatori di grandi carovane e nella loro città a grandi fiere annuali (mawṣim). Una ricchezza che si riflette anche nella cultura, documentata dalle splendide Mu‘allaqāt, una raccolta di sette componimenti poetici caratterizzati da un grado di perfezione stilistica e linguistica che prelude a quello del Corano, oltre a testimoniare i sentimenti, le aspettative ed i valori (spesso materialistici ed edonistici) della vita beduina nell’Arabia del tempo.
Al tempo dunque di Muhammad l’Arabia è una regione in forte crescita economica, ma con divisioni interne di carattere tribale che di fatto rallenta in parte tale crescita. Muhammad è un Quraysh e cresce (dopo essere rimasto orfano, secondo la tradizione) nella famiglia dello zio Abu Talib, un agiato commerciante meccano. In tale ambiente da adulto comprende, molto probabilmente, il freno economico del suo paese, egli è conoscitore della realtà carovaniera e delle possibilità che il commercio offre. Ha acquisito nel tempo una enorme esperienza in materia, prima attraverso i viaggi delle carovane dello zio, poi dopo il matrimonio con la ricca vedova Khadigja con l’amministrazione del patrimonio commerciale di lei. E ‘così che si rende conto che la frammentazione tribale e religiosa fatta di un politeismo vario e variabile da luogo a tribù, è più un danno che un bene.
E’ vero che la ricchezza delle singole tribù non è soggetta ad un centralismo statale, ma è anche vero che è soggetto invece ad una notevole dispersione.
All’età di 40 anni matura una spiritualità particolare e nuova, fondata sulla hanīfyya, la “religione naturale monoteistica” del genere umano. A Mecca all’epoca di Muhammad ebrei e cristiani, incentrano il proprio culto intorno alla Ka‘ba, la pietra sacra (di origine meteoritica) la cui venerazione era intrinsecamente legata alla vicenda di Abramo. Matura una visione teologica-politica dove comprende che il politeismo rappresenta una frammentarietà anche sociale, la società a cui appartiene è lo specchio di tale politeismo, è smembrata, suddivisa esattamente come tale religione. Comprende che la grandezza storica di alcune realtà vicine sia territorialmente che storicamente, sono il risultato di una visione teologica-politica monoteista ovvero un monoteismo religioso, un monoteismo politico. La non lontana Costantinopoli che ben conosce per rapporti commerciali aveva avuto con l’Imperatore Costantino e il Cristianesimo come religione di Stato un esempio di grandezza politica ed economica.
Inizia così con tale visione della società la sua “illuminazione”, la sua predicazione incentrata sulla parola di “Allah” (Dio), dove egli è solo la voce del Signore, è il tramite del verbo di Dio. Nel 612 la missione di Maometto diventa pubblica ed egli comincia a diffondere la parola di Allah, inizia così la rivelazione coranica; è l’Islam, traducibile con “sottomissione, abbandono, consegna totale di sé a Dio” che deriva dalla radice “aslama”, congiunzione causale di “salima” che significa “essere o porsi in uno stato di sicurezza”, ed è collegato alla parola “salām” ovvero pace. Ma è proprio da tale “illuminazione spirituale” che iniziano i primi dissidi con i Meccani, che lo accusano di essere un mago. Alla morte della moglie e dello zio egli decide di emigrare, ha necessità di un nuovo luogo e di un nuovo campo di azione, forse comprende anche che le accuse che gli vengono rivolte quale mago, non sono solo dispregiative, ma mascherano l’intento di una sua eliminazione fisica.
Il suo predicare fa proseliti e li fa anche all’interno di un ceto sociale di ricchi commercianti. Sua moglie (ricca commerciante) crede nelle sue parole, non solo nel monoteismo che il marito professa, ma nella eguaglianza sociale che professa, nella fratellanza, nella parità dei diritti e dei doveri tra uomini e donne in una realtà fortemente patriarcale. Suo Zio lo appoggia, ma lo appoggiano anche altri ricchi commercianti meccani, così come lo appoggiano la comunità ebraica e cristiana, ma anche i senza diritto, gli schiavi e gli umili, il mendicante ed il pastore. E’ una sorta di rivoluzione sociale, dove si annullano le differenze intrinseche di una società tribale.
Muhammed sconvolge un ordine costituito da sempre, appare forse un folle, che attraverso certe parole certe idee sovverte usi, costumi e tradizioni, ma soprattutto l’ordine sociale. Non è possibile pensare ad una eguaglianza dove chiunque non solo può arricchirsi attraverso il lavoro, ma nella nuova società deve guardare al più debole, al più fragile, occuparsi di questo, deve non fare più distinguo alcuno tra le persone, si è fratelli e sorelle figli di Allah, e come figli in una famiglia contribuire al miglioramento della famiglia stessa. Forse comprende che restare a Mecca è pericoloso per la sua stessa vita.
Emigra, si sposta a Medina, dove trova una realtà più aperta, più attenta al suo modo di vedere e qui non edifica una struttura politica istituzionale, né tantomeno si fa capo di una gerarchia ecclesiastica. Al contrario, rifiuta di farsi chiamare “re” ed esercita il comando politico sul modello dello shaykh beduino, un primus inter pares riconosciuto come guida dalla comunità (la Umma) e che prende le decisioni fondamentali della vita collettiva solo dopo essersi consultato con i maggiorenti, secondo il costume della consultazione (shurā; una prefigurazione e una legittimazione di una forma di governo democratica).
Conserva così le tradizioni, ma contemporaneamente diviene guida politica, non per diritto divino ma per decisione della collettività. Dal punto di vista religioso non si professa figlio di Dio, è solo la voce di Dio, è un semplice profeta, non ha nulla di divino e ciò impressiona chi lo ascolta. Ma rispetto al primo periodo, al periodo meccano dove accetta passivamente di subire la persecuzione a cui i Qurayshiti sottopongono lui e i suoi primi seguaci, il secondo periodo a Medina è il momento di una decisa svolta e “storicizzazione” della nuova rivelazione.
Nel periodo medinese Muhammad, a differenza di quanto aveva fatto finché predicava a Mecca, si erge a vero e proprio capo carismatico di una neocostituita comunità politica e sociale, la Umma dei credenti, che prende le armi per difendersi dagli attacchi dei meccani politeisti e dei loro alleati e per realizzare un nuovo soggetto teologico-politico.
Dopo qualche iniziale difficoltà politico-militare segue la svolta decisiva. Riesce a sottomettere le tribù beduine unificandole sotto un’unica entità religiosa ed un nuovo credo, il quale ad una nuova visione di fratellanza conserva parte delle tradizioni.
Alla sua morte il lascito è non solo religioso ma anche politico e attraverso i suoi successori si giunge ad una realtà sociale e territoriale (Impero Ottomano) giunta fino agli inizi del ventesimo secolo. Dal punto di vista religioso l’Islam nato attraverso la “dettatura del Corano” è oggi la seconda religione nel mondo per numero di fedeli, ma questa è un’altra storia.
Autore: Sandrino Luigi Marra – sandrinoluigi.marra@unipr.it
Le evidenze epigrafiche mostrano che alcuni etera presentano il gentilizio (es. l’etera deposto nella tomba dei Venetii a Perugia “se. venete. la. leqial. Etera”) ed a volte invece sono indicati con un semplice epiteto (es. l’etera ospitata nella tomba perugina dei Tite Petruni “aule tites petruni velus etera”).
Sotto il profilo archeologico risulta che gli etera erano deposti nelle tombe della gens titolare (diversamente dai lautni che solo raramente venivano ospitati nella tomba dell’ex padrone) e che le loro urne erano talvolta identiche e contigue a quelle dei membri liberi della famiglia (di solito i figli del titolare del sepolcro).
Nell’area opposta al ritrovamento, quindi il lato sinistro della collina (sempre per chi scende), il terreno si presenta in parte argilloso, di una argilla rosea ricca di inclusi calcarei tra cui selce, la quale è relativamente presente nella zona montana a ridosso del paese. L’area suindicata tende a degradare verso l’alveo del torrente Arvento, che qui ha quale riva sinistra (sempre per chi scende) una collina comunemente indicata come “il colle” che per la particolare conformazione approfondisce l’alveo di diversi metri rispetto al piano di calpestio, giungendo nel tratto a valle ad una profondità di 6 metri circa. In tale tratto si nota un aumento in percentuale di selce presente in superficie, presumibilmente dovuto al dilavamento e all’accumulo dovuto alla conformazione del terreno stesso.
Del torrente si ha notizia dalle fonti storiche in epoca medievale e se ne presume l’esistenza in epoca romana oltre che Sannita prima. Di fatto è stato confine tra le tribù federate dei Pentri e dei Caudini, successivamente il confine territoriale tra le città gemelle (colonie romane) di Alliphae e Telesia, dei Gastaldati di Alife e Telese, dello Stato Normanno di Rainulfo II Drengot ed infine delle Diocesi di Alife-Caiazzo e Cerreto-Telese-Sant’Agata dei Goti. I luoghi erano caratterizzati, così come oggi, da un ambiente boschivo ricco di fauna. In passato sono state rinvenute in zona cuspidi di freccia che erano conservate presso il museo civico Dante Marrocco di Piedimonte Matese e negli anni 70 del 900 con la chiusura di questo furono, insieme a tutti i materiali archeologici ivi conservati, consegnati ai depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Di tali cuspidi se ne conserva la descrizione (relativa alla catalogazione ma non le immagini) e paiono riferibili al Neolitico. Ciò farebbe ipotizzare la frequentazione dei luoghi a scopo venatorio immaginando la presenza umana più a valle in quella che comunemente è indicata come piana di Alife, e conosciuta come Media Valle del Volturno.