Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

SAN CASCIANO DEI BAGNI (Si). Il bambino con la palla del santuario etrusco e romano.

Il 3 dicembre 2024 a San Casciano dei Bagni sono stati presentati i nuovi eccezionali ritrovamenti emersi dalla campagna di scavo 2024 (giugno – ottobre) del santuario etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni.
Tra i reperti ritrovati nella vasca più antica (realizzata almeno dal III secolo a.C.), vi è anche una la statua bronzea di un bambino con una palla.
La statua è databile alla fine del II secolo a.C.
Il personaggio è in posizione stante, indossa una veste elegante e nella mano sinistra tiene una palla. La palla, sulla quale sono presenti i segni delle cuciture, si muove ancora ruotando tra le dita. La statua è priva del braccio destro.
Il bimbo indossa anche un braccialetto a forma di serpente.
Sulla gamba destra vi è una lunga iscrizione in etrusco su tre righe ed all’inizio della seconda riga si legge il lessema “Cleusi” riferito alla città di Chiusi.
Sono state ritrovate anche due corone d’oro, una integra l’altra frammentaria; è stata fatta l’ipotesi che una della corone appartenesse alla statua in oggetto.
La statua, tenuto conto anche degli attribuiti (veste elegante, palla, braccialetto a serpente), potrebbe essere connessa alla divinazione ed in particolare all’auspicio.
Il bimbo forse raffigurava un piccolo sacerdote e la palla poteva essere un elemento da far ruotare in un rito. In considerazione della sua forma sferica l’oggetto potrebbe essere interpretato come un simbolo cosmico.

Sulla statua del bambino con la palla cfr., tra l’altro:
Nelle spire del serpente di bronzo di Emanuele Mariotti, Ada Salvi e Jacopo Tabolli in Archeo n. 478, dicembre 2024, pagg. 44 e ss;
Archeologia, nuovi ritrovamenti a San Casciano dei Bagni nel sito del Ministero della Cultura cultura.gov.it;
– Juri Guerranti, San Casciano dei Bagni, le nuove scoperte sul sito internet RAI news del 4 dicembre 2024;
Il tesoro c’era ma non si vedeva … sul sito Dagospia 3 dicembre 2024.

Immagini del bambino con la palla ritrovato a San Casciano dei Bagni.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

NAPOLI. Il complesso archeologico Carminiello ai Mannesi, da meraviglia tombata…

“Carminiello ai Mannesi”, infatti. è un tesoro archeologico, abbandonato per oltre trent’anni ad un degrado ambientale conclamato, in pieno centro storico a Napoli. Si vede che le aperture straordinarie al più volte sfregiato scrigno della memoria, una delle ultime il 14 giugno scorso in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, hanno potuto poco, se non addirittura lasciato il tempo trovato, in termini di restyling seppur accennato.
Ma ecco che, da un paio di mesi, sono programmati in agenda mirati interventi di recupero, ridisegnazione e valorizzazione, che lasciano ben sperare.
Ricostruiamone le vicende. Il complesso archeologico di Carminiello ai Mannesi (amanuensi), che trovasi quasi a ridosso dell’area del Duomo di Napoli e, precisamente, dalle parti del popoloso quartiere di Forcella, fu messo in luce dai bombardamenti del 1943 che ne distrussero, oltre agli edifici adiacenti, la soprastante chiesa di Santa Maria del Carmine ai Mannesi, dal cui crollo riemersero le antiche vestigia di epoca romana.
Si tratta di una imponente costruzione che, un tempo, occupava un’intera “insula” e conobbe diverse destinazioni di uso ed ampliamenti nel corso dei secoli: da domus di età repubblicana (II sec. a. C.), ad edificio termale in epoca imperiale (I –II sec. d.C.), fino ad ospitare un Mitreo, luogo in cui si celebravano riti misterici dedicati al dio Mitra, il cui culto fu introdotto dai soldati dell’Impero Romano di ritorno dall’Oriente.
Durante il V sec. d.C. alcuni ambienti termali furono destinati a “calcara” ed il complesso quasi completamente spogliato dei marmi e degli elementi decorativi che furono riutilizzati, così come era consuetudine del tempo, nella costruzione ed arricchimento delle nuove fabbriche. A partire dal VI sec. d.C., molto probabilmente anche a causa di una disastrosa alluvione, l’area venne per lo più abbandonata ed utilizzata come immondezzaio fino all’Ottavo secolo, quando alcuni ambienti dell’antico complesso furono recuperati e destinati ad attività artigianali, mentre altri furono impiegati per ospitare anche una piccola chiesa, dedicata come detto a Santa Maria del Carmine.
Seguirono alterne vicende, come quella drammatica di una alluvione. Una prima indagine archeologica fu condotta sul finire degli anni ’60, durante la quale furono recuperati vari manufatti di pregio, come la testa di Mercurio, proveniente probabilmente dall’area del Mitreo.
Nonostante l’area archeologica di Carminiello ai Mannesi avesse rivelato immediatamente il suo valore inestimabile, non fu sviluppato alcun programma di recupero o di valorizzazione, tranne l’essere stata “miracolosamente” salvata dal suo abbattimento, per far posto ad un… palazzone di otto piani.
Lo stato di abbandono e degrado dell’area archeologica e dell’intera piazza fu tale da diventare oggetto di un’interrogazione parlamentare nell’Ottobre del 1980, ma senza sortire alcun effetto rigenerativo. Intanto la criminalità organizzata della zona si appropriò dell’intera piazza, innalzandovi un alto muro di recinzione, sottraendo suolo pubblico e strutture archeologiche alla collettività. All’interno dello spazio trovarono, così, collocazione un parco macchine e scuderie private che negli anni danneggiarono ulteriormente strutture ed affreschi.
Soltanto nel 1993 l’area fu sottoposta a sequestro giudiziario ed affidata alla Soprintendenza Archeologica di Napoli per la sua tutela. Poi, a distanza di quasi trent’anni, durante i quali la regolare fruibilità del sito e la valorizzazione dello stesso, sono purtroppo restate ancora ferme alla fase della ricerca e delle idee progettuali, sembra che si stia finalmente per voltare pagina.
Nell’ambito degli interventi previsti e finanziati con i fondi della Programmazione ordinaria del Ministero alla Cultura, destinati alle aree archeologiche del territorio di competenza, si sono avviati i lavori previsti all’interno del complesso archeologico di Carminiello ai Mannesi.
In quest’area si sta procedendo alla rimozione della rampa e delle colmate effettuate tra gli anni ‘60 e ‘80 del secolo scorso, funzionali, all’epoca, alla realizzazione di un parcheggio abusivo. L’intervento, che si prefigge di recuperare le quote antiche di calpestio dello “stenopos”, presente a ovest dell’insula che inglobava un piccolo impianto termale, risulta fondamentale ai fini della progettazione dei nuovi percorsi di visita del monumento.
In questa fase si procederà anche all’apertura del nuovo varco di accesso all’area archeologica, posizionato in asse con via Duomo con la collocazione del nuovo cancello, prima tappa questa per rendere visibile dall’esterno il monumento. La progettazione in corso prevede, infatti, la demolizione dell’attuale muro di cinta e la sostituzione con una recinzione in metallo, nonchè un innovativo e suggestivo impianto di illuminazione dei resti. Parallelamente, è prevista anche l’ultimazione dei lavori di pulitura, consolidamento e restauro degli intonaci conservati all’interno dell’ambiente c.d. repubblicano, di cui è stato effettuato l’anno scorso il restauro del pavimento a mosaico con motivo a canestro. Il mosaico e le decorazioni pittoriche, permettono di inquadrare l’ambiente in età tardo – repubblicana (metà del I sec. a.C.); l’ambiente viene poi inglobato all’interno del complesso dell’insula edificata (o riedificata), in un momento avanzato del I sec. d.C., forse a seguito dei danni provocati dai terremoti del 64 d.C. e correlati all’eruzione del 70 d.C.
Nell’ambito del suddetto finanziamento, è prevista altresì la prosecuzione degli interventi di svuotamento e restauro dei dolia, conservati si legge nella cella vinaria della villa romana di Caius Onlius Ampliatus di Ponticelli.
Tutto il resto è storia soprattutto di questi giorni. Insomma, almeno al momento, è dato registrare di premesse concrete, perché l’area archeologica in parola venga, una buona volta e per sempre, riprogettata, riqualificata e restituita ai suoi antichi splendori, quale eccezionale attrattore culturale e turistico-sociale, ovviamente sostenibile.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

Per approfondimenti sul Mitreo, vai a: https://www.mitraismo.info/napoli-larea-archeologica-di-san-carminiello-ai-mannesi-a-forcella/

Francesca Bianchi, Cyprea, la rete di Afrodite: al Colosseo un ponte culturale tra Italia e Cipro.

È stata prorogata fino a gennaio 2025 la mostra internazionale Cyprea. La rete di Afrodite, allestita al Parco archeologico del Colosseo, nelle sale del Museo del Foro Romano. FtNews ha intervistato il prof. Giorgio Calcara, curatore di questa mostra che intreccia l’arte contemporanea con l’archeologia, celebrando la figura di Afrodite e il legame storico-culturale tra Italia e Cipro….

Leggi l’intervista nell’allegato: Cyprea, la rete di Afrodite al Colosseo

Autore: Francesca Bianchi – francesca-bianchi2011@hotmail.com

Francesca Pandimiglio. L’iconografia di Sant’Elena in alcune opere inedite a Viterbo.

Nell’immaginario la figura di Sant’Elena imperatrice è ricordata principalmente come colei che ha ritrovato il Sacrum Lignum a Gerusalemme nei luoghi santi della Passio Christi tra il 326 e il 332 ed è venerata il 18 agosto nel calendario cristiano. Su di lei i dati biografici sono piuttosco scarsi e …

Leggi tutto nell’allegato: L’iconografia di Sant’Elena in alcune opere inedite a Viterbo

Autore: Francesca Pandimiglio – pandimigliofrancesca@gmail.com