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Michele Zazzi. Il mito di Ercole in Etruria.

Secondo la mitologia greca, Eracle, eroe semidivino, fu generato da Zeus che, invaghitosi della regina Alcmena, la sedusse con l’inganno assumendo le sembianze del marito, Anfitrione, re di Tirinto. In preda alla gelosia Era, la moglie del padre degli Dei, perseguitò l’eroe e gli procurò un attacco di follia durante il quale Ercole uccise la moglie Megara ed i figli. Ercole preso dalla disperazione si recò dall’Oracolo di Delfi per sapere come espiare la sua colpa tremenda. La Pizia gli ordinò di mettersi al servizio del cugino Euristeo, re di Tirinto e Micene, per dodici anni.
Il re gli impose dodici imprese (fatiche) impossibili. L’eroe superò brillantemente le prove ma finì comunque per morire a causa della gelosia della moglie e dell’inganno del centauro Nesso. Alla morte la sua parte divina ascese all’Olimpo dove ottenne l’immortalità.
Ercole rappresenta la personificazione della forza attiva che debella i mostri nati dalle forze caotiche della terra e che ripristina l’ordine degli Dei e le sue imprese simboleggiano la vittoria della virtù (forza, coraggio) e della ragione sul caos, le bestialità e la morte (ottenendo l’immortalità).
Secondo il mito Eracle avrebbe realizzato una via (Eraclea) dalla Sicilia alle Alpi, fino alla Spagna che poteva essere percorsa dai commercianti sotto la sua tutela.
Il mito di Ercole fu diffuso tra le popolazioni italiche dai Greci e il suo culto giunse in Etruria già nel periodo orientalizzante. La narrazione di Hercle in Etruria per certi aspetti si distinse però dal modello greco e subì contaminazioni ed adattamenti in funzione della religione e della cultura etrusca.
Gli etruschi considerarono l’eroe come una vera e propria divinità ed il suo nome Hercle, Herekele figura nel noto fegato di Piacenza (modellino bronzeo di fegato di pecora per pratiche divinatorie) nella forma abbreviata herc (casella 29).
L’iconografia etrusca della divinità presenta gli stessi attributi tipici della mitologia greca: corporatura muscolosa, pelle di leone Nemeo (la leonté; si tratta appunto della pelle del leone sconfitto nella prima delle fatiche dell’eroe), arco e frecce, clava (fatta con un ramo di olivo) o spada.
L’eroe in età arcaica viene rappresentato con la leontè disposta in modo che la testa della belva costituisca una sorta di cappuccio, le zampe anteriori vengono annodate intorno al collo ed il resto stretto alle reni e fermato sul ventre (una parte della pelle di leone di solito è appoggiata sul braccio sinistro). Successivamente la spoglia di leone è intorno al collo o avvolta attorno al ventre. La divinità di solito è imberbe; brandisce con la destra la clava e con la sinistra regge arco e frecce. In alcune rappresentazioni Ercole è munito di corno potorio e/o dei pomi delle Esperidi (mele d’oro donate da Gea ad Era, che garantivano l’immortalità e di cui l’eroe s’impossessò in una delle sue fatiche).

In Etruria, la divinità in questione sembra essere stata legata al culto delle acque. In uno specchio vulcente (300 a.C. circa) l’eroe è rappresentato mentre colpisce con la clava una fonte a forma di leone (denominata Phipece) per farne sgorgare l’acqua; sotto la fonte vi è un’anfora capovolta.
Servio riporta che Ercole avrebbe originato il Lago Cimino strappando con forza una sbarra di terra conficcata nel terreno (Ad Aeneidem, 7, 697). Lo stretto legame tra Eracle ed il dominio delle acque è testimoniato anche da vari reperti provenienti dall’area della città portuale di Spina. Una coppia di cimase di candelabri, databili al 380-370 a.C. (rinvenuti nella tomba 58C di Valle Pega), raffigura l’eroe armato di clava in posizione di riposo, con il piede poggiato su un’anfora. Altri due bronzetti dell’eroe del IV secolo sono stati restituiti dall’area della Cavallara in prossimità del Po, nella Valle del Mezzano.
Nella stipe votiva del Lago degli idoli (lago della Ciliegeta) sulle pendici del Monte Falterona, a pochi minuti dalle sorgenti dell’Arno, è stato ritrovato un bronzetto di Ercole nudo, della meta del V secolo a.C., in atto di offerta o preghiera (conservato al British Museum).

Ercole era considerato anche protettore dei viaggiatori, dei mercanti e del commercio. Le monete coniate da Populonia con la testa di Ercole con leontè o con la testa dell’eroe e la clava poggiata sulla spalla (dritto) e/o la clava o arco e freccia (rovescio) sembrerebbero confermare il legame dell’eroe con i commerci. Monete della serie della clava (rovescio) seppur con immagini di divinità diverse (Giano?) da quella di Ercole (dritto), furono emesse anche da Velathri.

L’eroismo e la forza fisica della divinità appaiono significativamente connesse anche con la lotta e la guerra ed è da ritenere che l’eroe fosse particolarmente onorato dai guerrieri.

Alcuni specchi del V e del IV secolo a.C. presentano varianti della divinità rispetto al mito greco. Uno specchio (al Musée Royal de Mariemont) raffigura una scena interpretata come l’unione di Hercle con Menrva; l’eroe abbraccia teneramente la dea che non oppone alcuna resistenza. Tale unione è ignota alla letteratura greca. Un altro specchio (al Museo Archeologico Nazionale Di Firenze) mostra Uni (equivalente di Era, la principale nemica dell’eroe) che allatta Eracle, che diventa quindi figlio adottivo della dea. Uno speccho vulcente (al British Museum) raffigura il rapimento da parte di Hercle di una donna, di nome Milacuch, estranea alla mitologia greca,

L’ampia diffusione del culto di Hercle in Etruria è attestata dalla rilevante quantità di bronzetti in serie dell’eroe con numerose varianti, più o meno rozze (talvolta schematiche), ma anche da alcuni esemplari di notevole fattura. Tali reperti sono diffusi in quasi tutti i musei archeologici ed è estremamente difficile ricostruirne la provenienza.

Dalle necropoli etrusche provengono numerosi vasi in ceramica (a figure nere e rosse) con rappresentazioni dell’eroe e delle sue mitiche imprese; le fatiche più rappresentate sono le imprese contro il leone Nemeo, l’idra, cerbero, il cinghiale
Riproduzioni dell’eroe si ritrovano anche in edifici pubblici e privati (santuari, templi e palazzi).

Una statua in terracotta a grandezza naturale di Ercole è stata restituita dal santuario di Portonaccio a Veio (VI secolo a.C.) in cui l’eroe è raffigurato con la leonté mentre schiaccia con le gambe la cerva Cerinea. Il frontone del Tempio A di Pjrgi, porto di Caere, ha restituito un torso in terracotta di Eracle e la testa di Leucotea (340 – 330 a.C.). Il tempio era dedicato alla Dea Thesan (assimilata alla dea Leucotea), perseguitata da Era per aver allevato Dioniso, figlio della zia concepito con Zeus. Si pensa che la scena rappresentasse l’accoglienza e la protezione di Ercole in favore di Leucotea e del figlio Talemone dalla vendetta di Era.

Nel palazzo regio di Acquarossa presso Viterbo della seconda metà del VI secolo a.C. sono state rinvenute lastre architettoniche che hanno come protagonista Heracles. La lastra di tipo A rappresenta la cattura del toro cretese. L’eroe tiene l’animale per una zampa e per le corna. Il gruppo è preceduto da una biga, guidata da un auriga e trainata da cavalli alati, dietro alla quale vi è forse Minerva (o comunque una figura femminile), protettrice di Ercole. Un personaggio maschile con in mano un bastone biforcuto fronteggia i cavalli: potrebbe essere Mercurio o forse il re Euristeo che, secondo la volontà degli Dei, assegnava le imprese all’eroe. Il corteo è chiuso da due guerrieri armati.
Nella lastra di tipo B Ercole, al centro della scena, è in lotta con il leone di Nemea. Davanti al gruppo vi sono due cavalli, un cavaliere ed un guerriero a piedi. A destra un carro con auriga trainato da due cavalli (non alati) ed un guerriero in atto di salire sul carro.

Sul mito di Ercole in Etruria cfr. tra gli altri:
– Andrea Verdecchia, Mitologia etrusca, Effigi, 2022, pagg. 119 e ss:,
– Mauro Cristofani, I Bronzi degli Etruschi, DeAgostini, 2000, pagg. 281 e ss.;
– Tiziano Trocchi, Spina: il sacro e le acque in una città di porto in Etruschi e Veneti Acque, Culti e Santuari, Fondazione Luigi Rovati, MUVE Fondazione Musei Civici Venezia, 2026, pag. 167.

Di seguito immagini del bronzetto di Hercle del Falterona, della statuetta dell’Acropoli di Villa Cassarini (Bologna) e del torso di Pjrgi.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com