Nelle opere di Freud è sempre difficile separare il momento applicativo dalla elaborazione teorica che si intrecciano attorno all’asse della terapia. Il loro rapporto, tutt’altro che stabile, rende impossibile una metodologia generale che fissi la tecnica analitica nella forma teorica. Negli anni ‘30 prevale un’ottimistica concezione dell’ io considerato l’alleato della terapia, il cui fine, più che la guarigione, è un soggetto nuovo, padrone di sé e della sua storia. Col procedere del lavoro analitico, le resistenze alla cura si rivelano della stessa natura delle pulsioni e ad esse congiunte. L’io del paziente invece si dimostra un alleato infido, un sintomo. Erano ancora salde alcune certezze di stampo positivista, come la possibilità di ricostruire la storia del soggetto, poiché tutto il passato è conservato nella memoria e si tratta solo di dissotterrarlo.
Due anni dopo -Archeologia linguistica. Articolo inserito qui il: 11/11/2006 – ringrazio dell’ospitalità ricevuta e spero di aver altro spazio per fare il mio punto sull’archeoesplorazione della nostra lingua.
Il tempio è, in latino, aedes (abl. aedi). “Le singulier désigne spécialement la demeure du dieu” scrivono i massimi etimologisti indoeuropei Ernout e Meillet [coloro che hanno avuto il coraggio di confessare candidamente la loro incapacità di trovar un etimo indoeuropeo accettabile per ‘rosa’ –e RU SHA sono le sillabe sacre fondamentali in sumero RU ed in accado SHA]: tr. ‘il singolare designa soprattutto la dimora del dio’. Questa parola, che al singolare designa ‘soprattutto la dimora del Dio’, è una delizia per un teonomasiologo (uno che confronta i nomi degli Dèi), quando cerchi connessioni significative tra nomi degli Dèi e parole comuni strettamente legate ai nomi degli Dèi.
Scorrendo quanto contenuto nei miti di tutto il mondo, appare lampante il fatto che, a parte la schiera di divinità di volta in volta indicate, almeno due sono le figure, in senso lato, veramente importanti da considerare: un dio “creatore” e un dio “civilizzatore”.