Il teorico dell’Arte Louis Marin (1993) ha avuto interessanti intuizioni sul ruolo attivo delle immagini mentali ed i suoi poteri: Le immagini mentali avrebbero la forza attiva di trasformare il pensiero di chi le produce e di coniugarsi con quello di tanti altri soggetti coscienti.
La mostra organizzata ai Musei dei Fori Imperiali di Roma offre, per la prima volta al pubblico italiano e straniero, la possibilità di entrare in contatto con le più importanti scoperte archeologiche avvenute in Romania nel corso del XX secolo e all’inizio del XXI. Sebbene il loro rinvenimento sia avvenuto in condizioni drammatiche, al di fuori del controllo scientifico, i pezzi dei quali mi occuperò costituiscono un documento di eccezionale valore per la conoscenza della civiltà dacica al momento del suo apogeo, nel I secolo a.C.
Arc è una parola di sole tre lettere, ma è la chiave di molti significati: c’è un Arc che tende il filo per scoccare la freccia, un Archetto che tende la tela da rammendare, un Arcolaio che dipana il filo, un Arcotrapano usato per fare fori nell’antichità, l’Arco regge il tetto e la strada del ponte, c’è un Arcobaleno ed un’Arco del tempo, fin anche l’Archeologia che spiega la Storia che non fu scritta.
La guerra Annibalica iniziò nell’anno 536 di Roma, che nel ns. calendario corrisponde al 218 a.C. e gli storici antichi Polibio, Tito Livio e Plutarco, l’hanno descritta ampiamente ma, come nell’uso del tempo diedero narrazioni epiche, prive di indicazioni geografiche precise, per cui questa indagine cerca di ricostruire l’evento a fil di logica, seguendo ogni possibilità sulla carta geografica, perché sulle Alpi esistono numerosi percorsi possibili, e non è detto che Annibale seguì il migliore, perché egli seguì semplicemente quello dove fu condotto dalle guide galliche.