Mihaela Simion, Corina Borş, Paul Damian. Lo sfruttamento dei metalli preziosi in Dacia. I siti minerari di età romana del Quadrilatero aurifero.

Le guerre daciche del 101-102 e 105-106 ebbero, come risultato, la trasformazione di una parte dell’antico regno dacico in provincia romana. La conquista di questo nuovo territorio fu determinata non solo da ragioni strategiche, ma anche, senza dubbio, da motivi economici.
La maggior parte degli specialisti di storia romana è d’accordo nel ritenere che uno dei motivi della conquista della Dacia fosse legato alla ricchezza di metalli preziosi del regno dacico.


Lo studio completo si trova nell’allegato.

Autore: Mihaela Simion, Corina Borş, Paul Damian

Allegato: Lo sfruttramento dei metalli preziosi in Dacia.pdf

Crişan Muşeţeanu. Preistoria e protostoria della Dacia.

Il processo di antropogenesi, con la comparsa dei primi uomini anche nel continente europeo, è attestato dall’archeologia nel bacino del medio e basso Danubio fin dal Paleolitico. In questa fase gli antenati dell’uomo moderno, circolando in vasti spazi alla ricerca di sostentamento, popolarono, nel tempo, diverse regioni, dal mar Baltico e Oceano Atlantico fino al Mediterraneo e Vicino Oriente, Siberia Meridionale, Mesopotamia e Nord Africa.


Lo studio completo si trova nell’allegato.

Autore: Crişan Muşeţeanu

Allegato: Preistoria e storia antica della Dacia.pdf

Giuseppe Costantino BUDETTA, Sistemi frattali in biologia ed in medicina umana.

Nell’organismo umano, esistono numerosi fattori che contribuiscono a rendere stabili i suoi numerosi sistemi frattali biologici.
Nel presente lavoro di anatomia comparata e di fisiologia, illustro alcuni di questi sistemi ad invarianza di scala; descrivo le principali forze che li determinano, li regolano e li stabilizzano. Riporto altresì alcune patologie, collegate alle alterazioni della (FD) dimensione frattale.


Lo studio completo si trova nell’allegato.

Autore: Giuseppe Costantino Budetta

Email: giuseppe.budetta@alice.it

Allegato: FRATTALI IN BIOLOGIA.pdf

RODAN. La Questione del Metodo.

La Storia è una passione che mi accompagna fin dalla mia prima età, seppure ho seguito tutt’altri studi e sono diventato un tecnico. Dalla tecnica è poi venuto il mio diverso modo di studiare Storia rispetto agli usuali criteri, e perciò credo che valga la pena di spiegare questa differenza.
Quando leggo testi antichi, noto una differenza tra gli autori greci e quelli latini, i primi si curano di “spiegare” minuziosamente le cose, preoccupati di trasferire “conoscenze”. Vi si riconosce una cultura che propone alla gente il modo di “capire” le situazioni, per saper scegliere le proprie carte da giocare, nel risolvere le vicende della vita. 
I romani invece si preoccupano di “narrare” le cose in modo piacevole, preoccupati di “convincere” la gente, e coinvolgerla in un interesse comune. Si riconosce una cultura che svaluta quel “capire e scegliere” per indirizzarla ad un “imparare e applicare” come si debbano giocare le proprie carte, perché tutto è già stato studiato e capito, da chi ha lunga esperienza del sapere, così facilita le cose.
E’ più facile imparare che capire, e questa cultura pratica, rapida, meno articolata negli studi, raggiunge facilmente lo scopo di condurre al gioco vincente … per chi lo ha pianificato.
Nel caso specifico della Storia, si vede che è sempre impastata di valenze politiche, per farne una storia volta a costruire l’orgoglio nazionale, l’atteggiamento partigiano per la grandezza dello Stato.
Oggi però è sfumata la necessità di dare pieghe politiche alla Storia, perchè contrasta con la cultura fondamentalmente analitica e scientifica, del mondo moderno, cosmopolita e sovranazionale.
Cambiando cultura deve cambiare anche il modo di studiare Storia, ed occorre spostarla dalle discipline letterarie a quelle scientifiche, perché richiede una continua indagine multidisciplinare.
Usualmente nelle scuole italiane si insegna “Storia d’Italia”, mentre nelle scuole che io ho frequentato si insegnò “Storia della Navigazione”, la quale oltre ad avere un aspetto internazionale, segue criteri di analisi che sono tecnici e non politici. In questa Storia diventa secondario “chi volle che cosa”, ma è prioritario “come fu organizzata una spedizione”, come si giunse sul posto, cosa si scoprì, come si svolse l’azione, quali possibilità derivarono, come mutò la Storia per quel fatto. 
Da questa esperienza è venuto il metodo di studiare, anche la mia hobbistica Storia Antica, che si svolge sempre sulle Carte Geografiche e con i criteri del “Tempi e Metodi”.
Questa particolare definizione “Tempi e Metodi” è tipica dell’industria, ed indica il modo per pianificare minuziosamente come si debbano svolgere le attività produttive, per ottenere il massimo profitto, il minor tempo impiegato ed il minimo di incidenti. Però questo criterio di Analisi è molto più antico ed ampio, e proviene dalla Marina e dal Sistema Militare, dove si pianifica minuziosamente tutto perché gli errori hanno costi catastrofici.  Questa Analisi di Sistema, merita un’illustrazione successiva, perché non si spiga con poche parole e non si capisce se non la si applica. Capire cosa e come fare ogni volta, in situazioni sempre diverse, richiede un metodo, non conoscenze specifiche.
Per passare dalla teoria alla pratica, circa questo modo di studiare Storia sulla Carta Geografica, rimando alla lettura dei testi che seguono, che come altri che seguiranno, mostra il confronto tra ciò che la Storia narra, tace, distorce o sbaglia, con le situazioni realizzabili nella realtà, da cui trarre deduzioni, conclusioni, correzioni degli errori riferiti, così da ricostruire tecnicamente, una Storia realistica che consenta lo sviluppo di ulteriori studi, come esempio il confronto archeologico.
Cito l’esempio di testi di Storia, dove alcuni dicono che Annibale passò dal Piccolo San Bernardo, altri dicono che passò dal Moncenisio e altri dal Monginevro…. il problema non sta in Annibale, ma nel Metodo di studiare e ra

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