Alfredo PIRONDINI. Osservazioni su un sito di interesse archeologico nei pressi di Finale Ligure.

Viene descritto il sito, il suo orientamento ed i reperti (graffiti rupestri, pozze per la raccolta di acqua), nonché formazioni geologiche viciniori di interesse per eventuali rapporti con il sito stesso.
Segue una breve analisi sulla possibile utilizzazione e datazione dei reperti in loco.
Trattasi di una particolare formazione rocciosa in calcare bioclastico risalente al Periodo Miocenico (Pietra del Finale), situato nei pressi del Castelliere delle Anime sulla Rocca di Perti (Finale Ligure).


L’intero documento si trova nell’allegato, vai >>>

Autore: Alfredo Pirondini

Email: mpwpir@gmail.com

Allegato: Osservazioni.pdf

Laura TUSSI, Gruppi e reti di sostegno psicologico.

Questo saggio per evidenziare e lanciare una provocazione, ossia quanto poco si tratti attualmente di malattia mentale e disagio psichico, in una cultura sociale e comunitaria che tende quasi a reprimere, a cancellare, a dimenticare tutto quanto rappresenti inefficenza, diversità, sofferenza, disagio, morte…in un’atmosfera di ottundimento delle relazioni sociali, più vere ed autentiche in nome del primato dell’individualismo, dell’efficentismo sfrenato, delle priorità egoiche ed egoistiche, del successo e dell’affermazione personale e professionale a oltranza…


L’intero saggio si trova nell’allegato >>>

Autore: Laura Tussi

Email: tussi.laura@tiscali.it

Allegato: GRUPPI E RETI DI SOSTEGNO PSICOLOGICO.pdf

Maria Luisa FERRARA, Il contributo scientifico di Luigi Bernabò Brea alla conoscenza e tutela dell’archeologia della sicilia orientale.

Questo contributo ha per tema l’attività di Luigi Bernabò Brea, insigne protagonista dell’archeologia del Novecento, che ha rappresentato un’evoluzione delle metodologie di scavo nel campo della preistoria e dell’archeologia classica italiana e verso il quale la Sicilia, dopo Paolo Orsi, ha uno tra i più grandi debiti culturali della sua storia.


L’intera presentazione si trova nell’allegato, vai >>>


L’autrice Maria Luisa Ferrara è architetto, Dottore di Ricerca in Conservazione dei Beni Architettonici all’Università di Napoli “Federico II”. Svolge l’attività scientifica presso il laboratorio L.I.R.B.A. (Laboratorio di Indagini e Restauro dei
Beni Architettonici “Salvatore Boscarino”) Dipartimento di Storia e Progetto nell’Architettura, Università degli Studi di Palermo, Facoltà di Architettura.

Autore: Maria Luisa Ferrara

Email: marialuisaferrara@unipa.it

Allegato: Testo & immagini_Luigi Bernabò Brea.pdf

RODAN. Ricerca sulla verifica dell’attendibilità della Storia del Diluvio di Noè.

Aperta come al solito la favolosa carta geografica, da foto satellitare, offerta da Google, mi sono messo ad esplorare i dintorni del Monte Ararat, ed ho constatato che l’unico modo per raggiungere le sue pendici via acqua, è quello di partire dal Mar Caspio e risalire la valle del fiume Aras, che, guarda caso ha un nome antichissimo che somiglia alla parola Arca.
A questo punto mi sono posto il problema di ipotizzare un allagamento tale da poter far giungere l’Arca su per quella vallata sommersa. Il problema sta nel dove trovare tutta l’acqua necessaria per un simile allagamento, dove trovare le sponde per contenerla (di certo non esiste tanta acqua da sommergere tutto il mondo fino alla punta dell’Ararat), e come produrla in brevissimo tempo.
Così ho cominciato a percorrere Internet, e così ho formulato l’ipotesi che segue:


1) da una carta geografica disegnata da Erodoto nel V sec.a.C. si nota che il mar Caspio fa unico corpo con l’Aral e tutta la Depressine Turanica. Un immenso mare interno certamente abitato,


2) dalla Storia delle Glaciazioni terrestri, non ero riuscito a capire come mai la fase Wurm ebbe una evoluzione diversa dalle precedenti, perché impiegò 15.000 anni per arrivare all’apice, e poi al 10.000 a.C. si è esaurita in soli 3.000 anni (invece che altri 15.000) talchè nel 6.500 a.C. c’erano già genti che scorrazzavano per le steppe russe e germaniche,


3) da varie note di geologi e archeologi ricercatori in Armenia, Kurdistan ed Azerbaigian, appresi che sono stati notati qua e là, segni di livelli d’acqua attorno alla quota +120 metri, attribuibili a qualche migliaia di anni fa (e non milioni di anni fa),


4) nel 1998 gli archeologi americani Ryan e Pitman hanno trovato villaggi preistorici sommersi nel Mar Nero, a 90 metri di profondità, il che dimostra che il Mar Nero fu un lago abitato come il Caspio,


5) il ricercatore russo V.G.Chuvardinsky, ha posto in discussione la Teoria delle Glaciazioni, perché non si adatta alle morene glaciali del Dniper, Don e Volga. Lo studio delle morene è un elemento fondamentale per stabilire l’evoluzione delle glaciazioni, e poiché maturò sulle ricerche nell’area alpina, fu concluso che il peso dei ghiacciai (spessi oltre 1000 metri) sulla pendenza delle valli montane, genera la forza che costruisce le morene. Però il mitico russo osserva che per fare morene in un’enorme pianura, a migliaia di km dall’origine, ci vorrebbe un ghiacciaio alto 30.000 metri il che è assurdo. Quindi va bene tutto quello che si è già capito, ma c’è dell’altro.


6) allora sono andato a cercare cosa dice Internet della caduta di grandi meteoriti, ed ho trovato due citazioni significative: in Siberia nel 1908 (Tunguska) ed ancora in Siberia nel 1947 (Sikhote-Alin).


Due cadute di grandi meteoriti che hanno lasciato perplessi sul come sono avvenute.


Così di botto sono approdato alla spiegazione del Diluvio di Noè, che pur nel suo aspetto fantasioso, diventa del tutto verosimile.
Attorno al 7.000 a.C. c’era ancora un’enormità di ghiaccio dall’ Europa alla Siberia, una calotta spessa 1000 metri che si estendeva dal Mare del Nord allo stretto di Bering. Poi cadde una o più meteoriti giganti sul tipo delle ultime due, che per un fenomeno di massa critica, arrivano a tale velocità da esplodere in aria (da 3 a 5 km altezza) e non toccano terra se non sotto forma di piccole schegge; però liberano una tale energia termica da superare la maggiore delle bombe atomiche.
In quel frangente una parte di ghiaccio è vaporizzato andando a creare 40 giorni di piogge torrenziali, ed un’altra parte di ghiaccio è fusa, generando immensi corsi d’acqua che si sono riversati nell’unica direzione possibile, cioè il Mar Nero, Caspio e Azov, perché a nord c’era la calotta glaciale, ad est la barriera Altai – Hindukush, ad ovest i Carpazi, e tutta la sponda sud è data dai monti dell’Anatolia, Caucaso ed Elburz. Ed allora ecco che una crosta d

Ricerche, Studi, Tesi e Saggi