Vincenzo ANDRAOUS. Francesco fratello lupo.

Qualche momento è corso via da quella fumata bianca, da quel “buonasera” pronunciato da un amico incontrato dopo tanto tempo.
Pochi attimi e l’Uomo è venuto avanti parlando del bene da fare senza ulteriore indugio per vincere il male, sfuggendo le parole comprate al banco della pietà per ottenere una cittadinanza del mondo per lo più da ricostruire con onestà e amore.
Ricordo che me ne stavo lì senza pensare al toto papa, alle scommesse, alle probabilità per questo o quell’altro conduttore-testimone delle scelte profeticamente umane, come delle erranze esistenziali.
In quel nome c’è stato più di quanto il cuore desiderava, un passo indietro per farne cento in avanti, Francesco è il nuovo  Papa, come colui che tanto tempo fa scosse la Chiesa dalle sue fondamenta, quel giovane con le mani strette a pugno, e adulto con la spada, con il sangue, con le parole scagliate senza amore né onore.
Quel Francesco che osa dare le spalle alla sorte, alle eredità consolidate, alle verità nascoste nei colpi di maglio, quel Francesco poverello, ma che poverello non è stato mai, ricco assai più ricco delle tasche perennemente vuote.
Quel Francesco rivolto alla luna e al sole, all’uomo e alla natura, è nuovamente su quello spalto, su quella terrazza, sopra ogni testa, rinnova la storia che fa propria, dentro una preghiera sottovoce, in punta di piedi.
Abbiamo il Papa, stavo per dire il Papa buono, come lo fu un altro, come lo furono chi più, chi meno, tutti gli altri, ma su quel più e quel meno c’è a fare da ponte la resistenza e la capacità dell’umanità, che non sarà mai imbrogliata dagli eventi costruiti a misura, dagli accidenti scivolati giù da qualche palcoscenico.
Francesco è fratello lupo, non viene meno alla vita neppure da addormentato, due lupi che non si sbranano, invece s’incontrano ogni volta e si annusano, si mettono in cammino, compagni di viaggio; quanto lasciano dietro non sono segni incomprensibili di una grammatica sgangherata, ma punteggiatura visibile, contabile, sommabile, orme digitali due passi alla volta, si muovono  prima, durante e dopo, senza prestare i fianchi alla disattenzione, eretti a mezzo e di traverso alle tante diaspore, alle troppe ritirate, alle opere di bene raccontate comodamente dai comodi rifugi, dove di accettabile non c’è nulla, neanche le ribellioni, le rivolte, le fughe da una giustizia ridotta a professarsi senza fissa dimora, perennemente ubriaca di promesse mai mantenute.
Papa Francesco è la Chiesa, forse non basta più la sola coerenza, occorre la generosità che fu di  quel  “Lupo Franscesco”, come ti sei voluto chiamare,  il quale ci manda a dire ancor oggi quanto l’umiltà non possa sposarsi con l’imposizione, soprattutto quando quest’ultima giunge da quella Istituzione che a sua volta dovrebbe farne buon uso, come a noi stessi è stato chiesto, e continua a essere richiesto.

Autore: Vincenzo Andraous

Email: vincenzo.andraous@cdg.it

Riccardo FONTANA. Arte etrusca in Brasile: da Veio a Rio De Janeiro.

Veio era popolata già nel sec. IX a.C. e ancor prima nell’era del bronzo; gli etruschi, provenienti dalla peninsula anatolica, occuparono quella regione del sud dell’Etruria e centro del Lazio e edificarono la loro opulenta capitale nel sec. VIII a.C. essendo la più vicina a Roma tra le città stato della confederazione etrusca (a 15 km. dalla odierna capitale italiana).


L’intero studio si trova nell’allegato.

Autore: Riccardo Fontana

Email: riccardo.fontana@hotmail.com

Allegato: Arte Etrusca in Brasile.pdf

Giuliano CONFALONIERI. Il tempo si è fermato. Archeologia.

Forse qualcuno ricorderà un vecchio film di Ermanno Olmi (1960) nel quale si analizza la convivenza tra l’anziano guardiano addetto al controllo di una diga nei pressi dell’Adamello e un giovane studente che lo affianca durante la stagione invernale: Il tempo si è fermato racconta (in presa diretta con interpreti non professionisti) i comportamenti di un habitat fuori dalle idiosincrasie del mondo moderno. Nessuna concessione alla spettacolarità, malgrado l’ambientazione la favorisse ma piuttosto l’introspezione di psicologie semplici. Particolari intimi della quotidianità che, confrontati con le grandi opere dell’ingegno umano (le piramidi dell’antico Egitto o i megaliti  di Stonehenge), si disperdono in mille frammenti, eppure contribuiscono al percorso storico della nostra razza che ha organizzato per comodità la misurazione del tempo. La grande illusione di vivere in fretta per vivere più a lungo è l’inquietante prospettiva che sembra attendere il nuovo millennio. Così ci ritroviamo sbalestrati in novità che non riusciamo a gestire. Di questo si occupano la sociologia e l’archeologia, le cui tecniche elaborate evidenziano risultati che spesso sono disattesi per l’endemica mancanza di risorse economiche e per l’abbandono dei reperti da parte delle autorità preposte. Un patrimonio immenso lasciato deperire e scomparire nell’indifferenza generale anche quando potrebbe costituire un’importante risorsa di reddito per l’intero paese.


L’intero studio si trova nell’allegato

Autore: Giuliano Confalonieri

Email: giuliano.confalonieri@alice.it

Allegato: Il tempo si è fermato.pdf

Micaela VERNAMONTE. L ombra di Olimpiade nella vita e nelle imprese di Alessandro.

“… Olimpiade, che aveva goduto del massimo prestigio fra le persone del suo tempo, che era la figlia di Neottolemo, re degli Epiroti, sorella di quell’Alessandro che aveva combattuto in Italia, e infine la moglie di Filippo, il più potente tra coloro che avevano regnato prima di lui in Europa e la madre di Alessandro che aveva compiuto le più grandiose e più illustri imprese…”                                                  Diod., XIX, 51, 6.
Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna?  Nel caso di Alessandro III potremmo parlare più propriamente di una grande madre e del suo desiderio di trasferire le proprie ambizioni sul figlio.


L’intero articolo si trova nell’allegato.

Autore: Micaela Vernamonte

Allegato: Micaela Vernamonte L ombra di Olimpiade.pdf

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