Questa indagine sugli edifici di culto fondati a Padova tra il IV ed il XV secolo, e situati all’interno della cinta muraria cinquecentesca, si è sviluppata lungo due principali filoni di ricerca: l’analisi urbanistica del contesto cittadino in cui furono inseriti e la cronotipologia degli elementi architettonici in essi rilevati.
Nizhny Tagil, Basso Tagil, in italiano, dal nome del fiume che la attraversa, e’ una città della Russia, situata nella regione degli Urali. Il capoluogo, Ekaterinburg, a nord ovest, dista 150 km. Il suo nome entra nella storia del Paese nel 1696, a seguito dell’apertura della prima cava mineraria. Negli anni assume un ruolo sempre più importante nel settore minerario e siderurgico fino a divenire una delle capitali industriali dell’URSS. Grazie alla sua solidità industriale e ad una intelligente evoluzione e riconversione, politica ed economica, nel passaggio alla democrazia, la città ha mantenuto e sviluppato il suo ruolo in Russia. Oggi è pure il più importante centro culturale degli Urali, sede di musei, prestigiose biblioteche e svariati teatri dalle pregevoli rappresentazioni.
Quando sentiamo parlare di Vodu spesso siamo coinvolti in una sensazione di disagio, pensiamo agli zombi, i morti viventi, pensiamo alle bambole a cui si affiggono gli aghi che causano la morte. Insomma siamo coinvolti in modo sicuramente negativo ignorando cosa in realtà sia il Vodu.
In due precedenti pubblicazioni (PIPINO 2000 e 2004) ho messo in dubbio l’esistenza della popolazione dei Vittimuli sostenuta, invece, da molti storici, locali e nazionali. Il secondo articolo fu oggetto di recensione da parte di Sergio Roda, nel Bollettino Storico Bibliografico Subalpino, che mi attribuisce la “convinzione” personale “…che Strabone faccia riferimento a due distinte zone minerarie” , il “parere”, pure personale, dell’inesistenza della popolazione locale dei Vittimuli, e, in definitiva, “…un ragionamento che rimane totalmente concettuale”.