Parlando di Pompei si ha la netta sensazione che la presenza divina sia ovunque si vada, sia nei luoghi pubblici che nelle case private. Religione e sacralità sono fuse in tutte le espressioni del vivere quotidiano antico sia a livello privato (larari, altari, ex voto e dediche votive) sia a livello pubblico (grandi santuari urbani come quello di Venere Pompeiana o extraurbani come quello di Cerere sito nel suburbio).
Venere è una delle divinità italiche primitive connessa alla vita agricola e, come tale, viene descritta quale signora dei fiori e dei giardini, patrona della natura rigogliosa e della fertilità degli orti. Al suo culto sono associati il mirto, la rosa, la conchiglia e le colombe che, nelle raffigurazioni come anche nei miti, trainano il suo carro.
La grotta dedicata a San Michele Arcangelo in Curti, nel comune di Gioia Sannitica è ubicata a circa 400 metri a sinistra della frazione a 450 metri s.l.m. ed è raggiungibile da sempre seguendo un sentiero passante tra terrazzamenti coltivati. Il sentiero termina dinanzi all’ingresso della grotta, delimitato da una struttura muraria alta circa 3 metri la quale chiude parzialmente alla vista la grotta stessa. Varcato il cancello di ingresso, si possono ammirare gli affreschi che decorano una edicola votiva posta a destra dell’ingresso e la parete muraria che chiude l’antro della grotta, lunga circa tre metri e posta a circa un metro dal piano di calpestio.
Poincaré anticipò alcuni concetti sul sé-corporeo. Disse: “Lo strumento al quale confrontiamo tutto, non è altro che il nostro corpo. In rapporto col corpo, situiamo gli oggetti del mondo esterno. Le uniche relazioni spaziali degli oggetti che ci possiamo rappresentare sono quelle col nostro corpo. E’ il nostro corpo che serve, per così dire, da assi di coordinate.”