I termini distintivi, più diffusi, della toponomastica longobarda fanno capo alla classificazione fondamentale ant. alto ted. (long.b): gehagi (= fondo cintato, riserva di caccia, proprietà privata) e wald (= bosco demanio regio, demanio prevalentemente a bosco). Il primo è l’etimo dei tantissimi Gazzo, Gaggio, Gaggiano, Gazzano, Gazzolo, Caggiano, etc.; dall’altro derivano i molti Galdo, Gualdo, Gallo. Si tratta della duplice tipologia toponomastica diffusa dal ponente ligure al Vallo di Diano, dalle Prealpi Lombarde al Molise (ad es.: Gualdo Tadino in Umbria, Mt Gazzano a Est del Passo della Futa, Gallo Matese).
Conosciamo le abitazioni scavate nella roccia della Tunisia del Sud ad opera di vari ricercatori e viste sotto varie angolazioni di ricerca. Abitazioni realizzate dalla popolazione berbera dediti all’agricoltura e alla pastorizia.
Meno noto è l’articolata descrizione della residenza del califfo di Matmata fatta dall’etnografo danese Bruun alla fine del XIX secolo che qui si presenta.
La dimensione bidimensionale dello Spazio – Tempo è una realtà a sé stante, a volte indipendente da quella tridimensionale del mondo circostante. Tra le due, può esserci corrispondenza biunivoca.
Il presente articolo, che si configura quale aggiornamento di quello da me precedentemente pubblicato in relazione alla ricostruzione del tracciato della Serra viscontea di Grosio, è stato motivato dall’acquisizione di nuovi documenti, riferibili ai rinvenimenti occasionali avvenuti agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso rispettivamente nei pressi dell’ex centrale ‘Roasco’ dell’A2A e lungo la vicina via Tirano. A causa del carattere occasionale di tali rinvenimenti, effettuati in assenza di personale specializzato, la documentazione appare peraltro in parte lacunosa e di non immediata comprensione.