Fin dalla prima età cristiana, Cesario di Terracina fu il santo scelto per il suo nome a consacrare alla fede di Cristo i luoghi che già appartennero ai Cesari pagani. Il nome Cesario significa “devoto a Cesare” ed è legato, quindi, al grande condottiero romano, Gaio Giulio Cesare, e agli imperatori romani in quanto il loro appellativo era appunto Cesare.
La presenza di vasellame decorato con rappresentazioni mitologiche riferite sia a Dioniso che ad altre divinità è ben documentata sia nel territorio di Gravina in Puglia che in quello della Puglia centrale, popolati ambedue dall’etnia Peuceta.
Le evidenze che chiariscano in quale misura a tale presenza corrispondesse una assimilazione delle credenze, dei culti e dei riti connessi a tali mitologie, sono tuttavia scarse, e limitate ai reperti archeologici provenienti da tombe, pertanto è difficile stabilire se tali reperti rappresentino solo oggetti importati, e denotanti lo status del defunto, benché la presenza di rappresentazioni mitologiche su vasellame creato da autori locali deponga a favore della conoscenza dei miti, perlomeno da parte dei pittori, se non della popolazione locale.
Pertanto il presente lavoro si propone di analizzare ed interpretare alcune strutture presenti nel complesso rupestre del “Padre Eterno”, situato a Gravina in Puglia, valutando la possibilità che le stesse rappresentino un radicamento, nell’antichità, di credenze, culti e riti riferiti a Dioniso.
A seguito di recenti lavori di restauro (2003-04) che hanno previsto anche la rimozione dei recenti dipinti della prima metà del ‘900, nella Chiesa Matrice di Ginosa sono ritornati alla luce, ormai da tempo, una serie di affreschi di XVI-XVII secolo.
All’interno, sulla destra del portale principale dell’edificio vi è la raffigurazione di una bella donna seduta, dall’espressione serena e dalle sembianze meridionali, in abito non propriamente aristocratico, ma con un richiamo all’ambiente domestico: un modesto copricapo bianco, una mantellina bianca che copre la spalla destra, un vestito color porpora e un mantello blu rigonfio, sorretto dalla mano sinistra di un bambino nudo che porta in braccio; è seduta su un trono, del quale si scorge lo schienale molto sommario e in verde scuro.
Una rappresentazione che in un ambiente sacro come una Chiesa richiamerebbe incondizionatamente quell’idea diffusa che si ha della Madonna, priva però, com’è in questo caso, di ogni attributo che lo lasci pensare. Ma di chi si tratta realmente? Lo scopriamo con questo articolo in allegato.
Nel 1901 lo scienziato americano Duncan Mc Dougal, convinto che l’anima umana fosse materiale, decise di pesare i corpi di alcune persone, ormai prossime alla morte, con una particolare bilancia a once da lui stesso costruita. I risultati di questo esperimento furono pubblicati nel Journal of American Society for Psychical Research e vennero, com’è ovvio, ampiamente contestati da tutta la comunità scientifica del tempo.