Le notizie sul culto della dea Cupra, nella tradizione classica, sono riportate da Asinio Pollione, dal geografo Strabone e dal poeta Silio Italico.
Il passo di Strabone, riportato anche da T. Mommsen, aiuta a chiarire la natura divina della dea e l’attribuzione della fondazione: “… secundum Strabonem a Tuscis condita est et nuncupata ab aede Cuprae deae …”
Nella traduzione del testo greco, Mommsen attribuisce agli Etruschi la fondazione della città che prende il nome dal santuario della dea Cupra. Va pertanto presa in considerazione l’ipotesi di Giovanni Colonna la quale, dopo aver restituito la giusta importanza al passo di Strabone sulla fondazione cuprense, associa l’edificazione etrusca del santuario di Cupra (fine del VI secolo a.C.) agli eventi politico-militari che hanno portato all’impresa etrusca di Cuma nel 524 a.C.
Dopo la conquista romana inizia il processo di urbanizzazione del santuario e successivamente alla guerra sociale esso si ampliò fino a diventare città, con l’istituzione a municipium retto da duoviri e da aediles. In età sillana fu trasformata in colonia.
Lo studio delle ceramiche del castello di Gioia Sannitica, ha portato alla storia del castello importanti informazioni. Lo studio delle ceramiche e delle fonti, ha portato anche ad una attenta analisi e studio delle strutture del castello, che hanno rivelato interessanti particolari poco noti. Come già detto le ceramiche hanno dimostrato che il borgo ha avuto due momenti di sviluppo, che lo stesso non è stato costruito così come lo vediamo, ovvero un’area comitale (ove in pratica vi è la torre ed il palazzo nobiliare) ed il borgo, ma l’area palaziale che ha avuto vita autonoma per almeno un secolo, seguita poi dal borgo.
La pratica di una archeologia “il cui fine consiste nel ricostruire l’identità storica delle comunità” (Manacorda 2016) necessita una lettura orizzontale delle specifiche questioni, innervata dalla bassa invasività di una consolidata “archeologia senza scavo”. Dopo popolamento (Ghidotti 1997), cimiteri (Ghidotti 2003) e castelli (Bertamoni-Ghidotti 2015a) ciò si è applicato alle pievi, a sintetizzare edifici problematici, ancora partecipati, relegati spesso a regesti limitati.
La pietra ollare, ed in minor misura le altre pietre verdi, hanno ricevuto negli ultimi decenni un’attenzione sempre crescente da parte della comunità scientifica.