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Michele Santulli, A Sud di Roma, la Ciociaria.

E’ inaudito, mai, da nessuna parte, ci si occupa dell’ampia regione a Sud di Roma o, per maggiore precisione, talvolta se ne parla e si descrive perfino, ma sistematicamente si menziona qualche esemplare ciociaro appartenente ad una certa diffusa fauna nazionale oppure peculiarità folkloriche o gastronomiche chissà dove scovate e null’altro.
Questa regione racchiusa tra Appennini e Mar Tirreno, il cui confine settentrionale si lascia iniziare a Velletri e a Palestrina e a Tivoli, fino al Garigliano e che dopo non poche denominazioni che l’hanno individuata nel corso di almeno trenta  secoli, oggi comunemente viene connotata col termine ‘Ciociaria’ continua ad essere la regione più emarginata e soprattutto sconosciuta dell’Italia, dico ‘continua’ perché già pochi anni dopo il fatale 1870, per esempio, una commissione statale di indagine lamentava la evidente e immotivata emarginazione nella quale era stato tenuto fino allora  il territorio a Sud della capitale, la nobile ‘Ciociaria’.
Eppure si tratta della regione più antica e più storicamente connotata dell’Italia,  prestando fede alle leggende e storie che la riguardano, più antica perfino della civiltà nuragica della Sardegna. Agli inizi fu la terra dei Volsci e degli Ernici e dei Saniti,  poi la Regio Prima di Augusto, poi, dal Tevere in giù, Latium, poi Campagna di Roma…
In questa regione è nata la storia d’Italia, le vicende della leggenda e dell’epica dei classici è qui che si sono svolte: Ulisse, Enea, i Volsci, i due fratelli e poi Caio Mario, Vipsanio Agrippa, Cicerone, Aulo Irzio, Attilio Regolo, L. Munazio Planco, Giovenale…. Qui sono state registrate le prime parole in lingua italiana, qui è stato stampato il primo libro in Italia, qui è stata scoperta la punteggiatura e il carattere corsivo, qui parlato e illustrato per la prima volta nella storia dell’uomo, del valore e dell’etica del lavoro, qui per la prima volta promosso e diffuso il significato di studio e di istruzione, qui gettate le prime basi della organizzazione democratica di una comunità e da qui, da Montecassino, diffuse e fatte conoscere in Europa. Tali conquiste e realizzazioni in certi libri si chiamano: civiltà!
Qui sono nati i monasteri e cenobi che poi si sono estesi in Europa e che in molta parte ancora ne costellano i siti originari, qui da papi ciociari sono stati promossi e sostenuti e incoraggiati i grandi santi quali San Francesco, San Domenico, S. Antonio, San Tommaso d’Aquino che hanno fatto e continuano ancora a fare la storia morale e filosofica e religiosa dei continenti. Qui è nata Roma, su questo suolo sulla riva sinistra del Tevere, qui Roma ha iniziato la sua ascesa, qui ha trovato nel corso dei secoli il suo sostegno e il suo sostentamento, questa è stata dall’inizio anche la vera e propria sacrestia della Chiesa.
A che cosa dunque, a quali fatti, imputabile tale ghettizzazione e perfino segregazione oggi ancora attuali? Ognuno può dare la sua risposta, tra queste una è sempre ricorrente: imperdonabile ignoranza, ingiustificabile misconoscenza, dovute a chi, a che cosa?
Quanto più sopra citato è solo un accenno, un embrione dell’inestimabile giacimento da disseppellire: un patrimonio che, pur senza Caravaggio e Raffaello e Michelangelo e Leonardo e Tiziano, è sicuramente il più ricco del Paese.
Oggi in realtà questa regione si presenta, in aggiunta, frantumata e spezzata nella sua omogeneità e integrità secolari in quanto divisa in tre province da circa ottanta anni col risultato, inammissibile e anche esso frutto di crassa ignoranza imputabile alle pubbliche istituzioni e non solo, che le tre province si considerano ormai avulse ognuna dall’altra, non si riconoscono, quindi si ignorano i secolari legami e affinità e comunanze: si è arrivato al punto perfino grottesco che non si conosce più che cosa sia la ‘Ciociaria’, come si chiama e chiamava storicamente la regione che si abita: in effetti è la provincia di FR a essere divenuta ormai  ‘Ciociaria’: le pubbliche istituzioni a partire dalla Regione Lazio loro stesse seminano e ufficializzano il degrado cognitivo, basta leggersi i loro siti pubblici: la precarietà ne è il contrassegno.
La stampa nazionale, tutta o in parte, normalmente si crea una propria configurazione personale da identificare come ‘Ciociaria’, qualche rivista la circoscrive addirittura nello spazio racchiuso tra Anagni, Ferentino, Acuto, ecc.!! Non pochi importanti giornali vedono ‘Fiuggi’ o ‘Sora’ in ‘Abbruzzi’  (al plurale! ancora oggi). Senza ricordare che il pur benemerito Touring Club è fermo a quaranta anni fa e che, in aggiunta, novelli battisti di oggi hanno fatto uscire dal cappello e perfino  brevettato nuove terre da scoprire e da investigare!!  le “Terre di Comino”  che, grazie a soldi pubblici, diffondono e fanno conoscere a mezzo di eleganti tabelloni stradali ricchi di informazioni, senza che nessuno degli addetti (sindaci e assessori provinciali o regionali, stampa, ecc.) nulla obiettino.
Paradossale, al contrario, il fatto che altrove, specie al di là delle Alpi, certe emanazioni ciociare trovano e godono di costante attenzione e riguardo e mi riferisco in particolare al costume ciociaro e alle modelle e modelli, fatti continuamente segno di iniziative e manifestazioni, laddove nella loro terra di origine altrettanto paradossalmente sono oggi ancora ignorati e sconosciuti, a detrimento grande della educazione e gratificazione della comunità e, in aggiunta, a mutilazione di possibili risvolti di richiamo turistico e culturale oggettivamente impliciti e consolidati in tali soggetti. Si escogitano e mettono in campo, investendo cifre considerevoli, iniziative e realizzazioni e strutture che, a parte i tagli di nastro o le inaugurazioni, assolutamente nulla e niente lasciano dietro di loro, come si vede in giro.
Michele Santulli – michele@santulli.eu

 

ARGENTINA. Tastil: un labirinto di strade pre-inca.

Santa Rosa de Tastil è un piccolo paese situato nella provincia di Salta, Argentina, nel quale si trova il più grande sito archeologico pre-inca del paese con il maggior numero di pitture rupestri che rappresentano una grande attrazione turistica.
Il sito venne scoperto nel 1903 dall’archeologo Eric Boman, successivamente nel 1997 fu dichiarato Monumento Storico Nazionale.
Tra il 1000 e il 1400 d.C. Tastil rappresentava una città prospera di 3.000 abitanti situata a 3.200 metri sopra il livello del mare.
Tastil fu probabilmente una delle città lungo il cammino cosiddetto Qhapaq Ñan, ovvero una rete di strade che gli Incas crearono per poter collegare i centri di produzione e di culto su oltre 40.000 chilometri in Sud America. Questo grande insieme di sentieri, conosciuto anche come Inca Trail, si espandeva negli attuali territori di Argentina, Cile, Perù, Bolivia, Colombia ed Ecuador.
Proprio in Argentina, la lunghezza di questo percorso raggiunge i 3000 km distribuiti in sette provincie e con 32 siti archeologici associati. Questa maestosa infrastruttura stradale è tale che l’UNESCO la dichiarò, nel 2014, Patrimonio dell’Umanità.
Secondo l’archeologo Christian Vitry, direttore del progetto Qhapaq Ñan Salta, i costruttori ed i primi abitanti della città di Tastil furono i cosiddetti Diaghiti (popolazione pre-inca), i quali parlavano la lingua kakán. Questi vissero in pace ed armonia fino a quando arrivarono gli invasori inca che li sottomisero. Di conseguenza questi furono costretti a spostarsi oltre i limiti ed a lavorare per l’impero di Cusco.
Oggi si possono vedere una serie di muretti in pietra accatastati senza l’utilizzo di malta, ma di grande solidità – che ha permesso il loro mantenimento per secoli – che si innalzano a circa un metro da terra e formano diversi recinti di varie dimensioni per le unità famigliari. Questi erano separati da corridoi rialzati che funzionavano da strade comuni caratterizzate da una distribuzione concentrica attorno a quella che era la piazza centrale. Proprio in quest’ultima si trovava la wanka, ovvero una pietra sacra in cui avvenivano le pratiche rituali.
In questa immenso labirinto di strade si trovavano luoghi di macinazione del grano e di allevamento di lama, abitazioni i cui tetti erano composti da pelle animale e corda, ed una serie di sepolture. A proposito di quest’ultime, l’archeologo Virty sottolineò che nelle sepolture delle famiglie le tombe erano uguali per tutti; questo suggerisce che esistevano criteri di uguaglianza sociale, ad eccezione, però, del capo tribù in quanto la sua sepoltura si trovava al centro della piazza principale ed era accompagnata da un corredo funebre.
Nella stessa zona nel 1975 venne fondato il Museo di Santa Rosa de Testil, in cui vengono raccolti i reperti emersi durante gli scavi: manufatti legati alle attività quotidiane, armi, ossa animali e umane.
Oggi il BID, Banco Interamericano de Desarrollo, si occupa della valorizzazione e delle attività di scavo di questa zona. Il BID finanzia le sue attività attraverso i suoi programmi di turismo sostenibile per la provincia di Salta. A differenza dei lavori del secolo scorso, oggi gli scavi, le iniziative di valorizzazione e conservazione archeologica avvengono grazie all’opera della stessa comunità locale.
Queste attività hanno permesso soprattutto ai giovani archeologi, che hanno aderito alle campagne di scavo, di conoscere la storia e di entrare in contatto con ciò che non si conosceva della propria regione. Infine, ha consentito loro di toccare con mano una storia molto lontana nel tempo ma indispensabile per conoscere le proprie radici.

Autore: Thea Federica Zacherl – thea.fe.zacherl@gmail.com

Fonte: iadb.org, elPatagónico

EXPRESSION – L’antropologia concettuale

L’antropologia concettuale è la disciplina che analizza cause e moventi del comportamento umano attraverso tendenze sociali, comportamentali, rituali, espressioni intellettuali, credenze o creatività artistica; associa vari settori delle scienze umane e sociali per considerare il significato del comportamento, le abitudini e altri indicatori culturali. Ogni corrente e ogni espressione sociale ha un suo significato e permette di comprenderne le tendenze e le potenziali prospettive. L’antropologia concettuale è un nuovo campo di ricerca, che ha preso forma durante un congresso dell’Unione Internazionale delle Scienze Preistoriche a Florianopolis, in Brasile, nel 2011.
Il centro di ricerca Atelier, con sede in Valcamonica, Italia, è il centro mondiale di questa nuova disciplina. Recenti sviluppi hanno portato alla creazione di un settore editoriale dedicato all’antropologia concettuale che in sei anni ha prodotto oltre 50 volumi e la rivista trimestrale EXPRESSION in inglese, che giunge a ricercatori e istituzioni in 80 Paesi. Gli oltre 200 autori provengono da 42 nazioni di 5 continenti.
L’obiettivo di questa nuova disciplina è una vasta comprensione del comportamento umano e degli indirizzi culturali, fenomeni ricorrenti e isolati, evoluzioni e cambiamenti prevedibili e imprevedibili, non solo in economia e tecnologia, ma anche in tendenze sociali, etiche, estetiche e spirituali, basandosi su l’associazione di conoscenze di varie discipline, dalla psicologia alla storia, dall’archeologia alla sociologia. È un viaggio permanente di ricerca e scoperta per una comprensione del pensiero e del comportamento umano. Il potere della mente sta nella capacità di capire, che si amplia unendo le conoscenze di discipline diverse.
Ogni disciplina ha la sua memoria come base per la ricerca e il progresso della disciplina stessa. La combinazione delle discipline è anche un’unione di conoscenze e concetti per una base più ampia di ricerca e cultura. Ogni operatore sociale, economico o politico aumenterebbe la propria efficienza approfondendo la conoscenza dell’antropologia concettuale.
Oggi i media accumulano la memoria tecnica e storica. Ma le intuizioni e le associazioni della mente umana sono ancora insostituibili. Il nostro essere e le nostre azioni sono radicati nella memoria. Il comportamento umano si basa sulla memoria. Quando si commettono errori, spesso questi derivano dall’annebbiamento della memoria. D’altra parte, i risultati positivi provengono dal suo buon uso. Non di memoria elettronica si tratta, ma del tipo di memoria che si trasforma in intuizione e riscoperta, la memoria proveniente dal profondo pozzo delle menti umane.
Di fronte alla moda dell’estrema specializzazione, che rischia di ridurre gli studiosi a tecnici e gli operatori a robot, l’antropologia concettuale va controcorrente. Senza dubbio i tecnici sono necessari, ma l’antropologia concettuale propone una nuova, anche se antica, tendenza della ricerca, imperniata sulla panoramica sapienza delle tendenze umane e sociali approfondite dalla vasta gamma delle discipline umanistiche e delle scienze sociali. Lasciamo che i tecnici e gli antropologi concettuali siano consapevoli dei loro diversi ruoli, lasciamo che facciano il loro lavoro e poi si arricchiscano a vicenda attraverso i risultati del loro impegno.
La ricerca ha una vera funzione sociale quando produce cultura. Quando la cultura è creativa e innovativa, promuove la crescita dell’intelletto e stimola inediti indirizzi del pensiero.
L’antropologia concettuale apre la mente a nuove prospettive di analisi sociale e concettuale, è una fonte di consapevolezza provocatoria e stimolante, è un arricchimento sano e benefico dell’intelletto per i giovani di tutte le età.
Il nostro mondo odierno, alla ricerca non sempre chiara del proprio domani, ha profondo bisogno di questo genere di cultura. Le pubblicazioni di Atelier presentano studi e ricerche di antropologia concettuale.
Aiutano ad apprendere senza insegnare.

Presentiamo il catalogo delle pubblicazioni di Atelier (https://drive.google.com/open?id=0B6OYA4FSZhTOaVhFS3hCbUJobDg) – Atelier-Catalogo italiano-inglese febbraio 2017
e un numero omaggio della rivista EXPRESSION (https://drive.google.com/open?id=1IRbttQWNHo1HkFCDat2tAFbGCfg2CssQ) – Expression 23
auspicando che voglia scoprire, ed anche contribuire a diffondere, questa nuova disciplina.

Autore: Emmanuel Anati

Info:
Atelier – Research Center for Conceptual Anthropology
Città della Cultura – Via Marconi 7, Capo di Ponte,  25044, Italy
phone +39 0364/42392
www.atelier-etno.itatelier.etno@gmail.com

Francesca ALOIA. Il Neolitico Preceramico A e la nascita dei villaggi.

Il passaggio dalla raccolta alla produzione del cibo è sempre stato considerato una soglia, una delle grandi e radicali trasformazioni della storia dell’umanità. Nel XIX secolo V.G. Childe, al quale nella storia del pensiero archeologico, si deve il primo grande modello esplicativo della nascita dell’agricoltura e dell’allevamento, diede la definizione della trasformazione legata alla produzione del cibo, la quale avrebbe rappresentato la prima delle tre grandi “rivoluzioni” che avrebbero scandito la storia dell’umanità: la rivoluzione neolitica, appunto, quella urbana e quella industriale.

Leggi tutto nell’allegato:  IL NEOLITICO PRECERAMICO A E LA NASCITA DEI VILLAGGI

Autore: Francesca Aloia – franci.aloia89@gmail.com