Per più di un secolo, molti esperti di archeologia scandinava sono rimasti affascinati da un misterioso gioco da tavolo chiamato Hnefatafl o Tafl, che di frequente veniva menzionato all’interno delle saghe norrene.
La sua antica reputazione di attività intellettuale equivale a quella odierna attribuita al gioco degli scacchi, e alcune fonti scritte rivelano proprio come i nobili norreni amassero vantare tra le proprie capacità quella di saper giocare a Hnefatafl.
I quadri di distribuzione cronologica e geografica dei ritrovamenti archeologici riconducibili al Tafl hanno permesso di circoscrivere cronologicamente la sua diffusione dal V al XII secolo d. C., mentre dal punto di vista geografico il gioco risulta attestato non solo in Scandinavia, ma anche nei diversi territori posti sotto l’influenza vichinga: Irlanda, Galles, Inghilterra, Islanda e Lapponia.
Alcune mastabe di Antico Regno e alcune tombe di Medio Regno raffigurano scene di giochi e attività sportive dei giovani egiziani. Non sempre è facile distinguere questo tipo di giochi, ma possiamo dividerli in giochi di equilibro, prove di forza, giochi di destrezza e abilità, giochi di lotta e giochi statici. Ci sono anche giochi con la palla, oltre a giochi da tavolo come la senet e il mehen.
Le notizie sul culto della dea Cupra, nella tradizione classica, sono riportate da Asinio Pollione, dal geografo Strabone e dal poeta Silio Italico.
Il passo di Strabone, riportato anche da T. Mommsen, aiuta a chiarire la natura divina della dea e l’attribuzione della fondazione: “… secundum Strabonem a Tuscis condita est et nuncupata ab aede Cuprae deae …”
Nella traduzione del testo greco, Mommsen attribuisce agli Etruschi la fondazione della città che prende il nome dal santuario della dea Cupra. Va pertanto presa in considerazione l’ipotesi di Giovanni Colonna la quale, dopo aver restituito la giusta importanza al passo di Strabone sulla fondazione cuprense, associa l’edificazione etrusca del santuario di Cupra (fine del VI secolo a.C.) agli eventi politico-militari che hanno portato all’impresa etrusca di Cuma nel 524 a.C.
Dopo la conquista romana inizia il processo di urbanizzazione del santuario e successivamente alla guerra sociale esso si ampliò fino a diventare città, con l’istituzione a municipium retto da duoviri e da aediles. In età sillana fu trasformata in colonia.
Lo studio delle ceramiche del castello di Gioia Sannitica, ha portato alla storia del castello importanti informazioni. Lo studio delle ceramiche e delle fonti, ha portato anche ad una attenta analisi e studio delle strutture del castello, che hanno rivelato interessanti particolari poco noti. Come già detto le ceramiche hanno dimostrato che il borgo ha avuto due momenti di sviluppo, che lo stesso non è stato costruito così come lo vediamo, ovvero un’area comitale (ove in pratica vi è la torre ed il palazzo nobiliare) ed il borgo, ma l’area palaziale che ha avuto vita autonoma per almeno un secolo, seguita poi dal borgo.