Archivi categoria: Storia

Simone BARCELLI. La razza estinta.

Giganti, titani, ciclopi
La presenza di esseri con una statura fuori dall’ordinario, dotati, fra l’altro, di una eccezionale forza, è facilmente individuabile in una marea di miti, a partire da quello classico del diluvio universale.
Tanto per cominciare, come recita uno scritto rabbinico del V secolo d.C. prima che l’Arca partisse, il gigante di nome Og riuscì ad aggrapparsi ad una scala di corda dell’imbarcazione1.
Se diamo ancora ascolto alla mitologia greca i Titani2, dominatori incontrastati della terra nei tempi che furono, un bel giorno decisero di ribellarsi agli dèi e agli uomini: non possiamo essere certi sulla ragione del contendere, probabilmente questa razza semi-divina prese coscienza di poter usurpare il potere dalle mani della divinità.
Per tale motivo gli dèi deliberarono di punire questa pretestuosa arroganza: da qui, tra i castighi comminati, anche il diluvio di antica memoria.
I Titani, sconfitti, vennero rimpiazzati dai Giganti, nati dal sangue sgorgante da una ferita di Urano, evirato dal figlio Crono, il più giovane tra loro.
Crono, per diventare un grande re, divorò i figli avuti dalla sorella Rea, ma, grazie ad uno stratagemma, Zeus si salvò e assunse, col tempo, al rango dell’indegno padre.
I Giganti3, per quanto ne sappiamo, cercarono in tutti i modi, inutilmente, di vendicare i loro predecessori: per questo sono descritti, anch’essi, perennemente in rivolta nei confronti delle divinità.


Lo studio completo si trova nell’allegato, vedi.

Autore: Simone Barcelli

Allegato: La razza estinta.pdf

Giovanni PARIGI, CRONOLOGIA BIBLICA. REGNO DI GIUDA E ISRAELE SECONDO IL LIBRO DEI RE E CRONACHE. IPOTESI PER UNA NUOVA DATAZIONE DELLA STORIA DEL VICINO ORIENTE ANTICO.

Qualunque studioso capisce che l’argomento a cui accenna il titolo non è proponibile attraverso la modifica di una semplice scala temporale. L’uso di questa  è finalizzato solo ad aprire uno spiraglio in un problema che Liverani ha definito millenario, cioè irrisolvibile. Io credo di averlo risolto. Non impongo la mia idea o i miei studi, ma dico solo che è inesatto definire la cronologia biblica inattendibile e corrotta dal tempo e dagli uomini.


L’intero studio si trova nell’allegato.

Autore: Giovanni Parigi

Allegato: cronologia.pdf

Emanuela CARDARELLI. Il leone di Hamadan: ciò che resta dell’amore e del dolore di un re.

Hamadan, ovvero l’antica Ecbatana
Hamadan è una città dell’Iran, capitale dell’omonima provincia e situata all’incirca a 360 km a sud-ovest di Teheran e a 1850 mt. sul livello del mare.
Si tratta di una città molto antica, fondata intorno al 1100 a. C., anche se alcuni storici ritengono che possa risalire addirittura al 3000 a. C.  Il suo antico nome era Ecbatana, che significa “luogo di assemblea”.


Lo studio completo si trova nell’allegato.

Autore: Emanuela Cardarelli

Email: emi@italianechelon.it

Allegato: Il Leone di Hamadan.pdf

Giovanni Mario INCATASCIAT0. Viaggio tra le opere fortificate della provincia iblea: Il Castello di Modica.

Le opere fortificate della provincia di Ragusa vanno dai  monumenti ricostruiti nel settecento alle dimore abbandonate e ridotte a semplici ruderi, per lo più interrati.


Manufatti questi che sorgevano su suggestive e incantevoli posizioni che hanno per anni attirato i grandi viaggiatori e che nel tempo si sono trasformati: da fortezze medioevali sono divenute eleganti palazzi rinascimentali o nobili residenze dell’Ottocento.
L’attuale patrimonio architettonico fortificato esistente in provincia di Ragusa è frutto della particolare configurazione del paesaggio nell’area degli iblei meridionali, delle vicende economiche e sociali, nonché dei grandi eventi naturali e storici.
A causa delle concessioni enfiteutiche operate dai conti  dal 1400 in poi  e soprattutto del disastroso evento sismico del 1693 questo patrimonio si è notevolmente ridotto cancellando in gran parte preziose testimonianze di queste particolari dimore.
Iniziamo questo nostro viaggio partendo da Modica.
Il castello di Modica era stato impiantato su uno sperone roccioso a picco su due vallate confluenti e per la sua posizione attirò l’attenzione di numerosi viaggiatori stranieri.


Questo acrocoro roccioso  che sovrasta la città rappresenta senza dubbio la più singolare testimonianza lasciata dagli abitanti dell’antica Motyca.


La sua preponderante emergenza sull’abitato ci invita ad un viaggio indietro nel tempo, fino a ritrovare una forma diversa di fare architettura. La pareti rocciose dell’acrocoro si fondono con le pareti di pietra costruite dall’uomo. Il colore dello stesso materiale contribuisce a creare con il verde dei rampicanti, il grigio della roccia, il verde dei licheni una mescolanza di effetti cromatici di cui solo la natura è maestra. Le torri che sovrastavano la rocca ai quattro angoli esprimevano l’apparente dominio dell’uomo sulla natura.


La descrizione più antica del manufatto si deve allo storico Placido Caraffa, che parla di quattro torri angolari, un ponte levatoio, un cortile, un giardino, un vivaio, tre chiese, gruppi di fabbricati in doppia fila, con volte a crociera, un “tempio del sole”, una porta centrale di ingresso. Per tre lati il castello era protetto da profondi scoscendimenti. Nei fianchi che partono da oriente e vanno  verso mezzogiorno, il paesaggio è fantastico: fette di roccia pare siano state messe sotto le costruzioni per impedire agli assalitori di arrampicarsi. Il castello aveva un ingresso da nord dove era situata la porta Anselmo ed una torre di difesa sulle rocce retrostanti. Una seconda porta era ubicata nel quartiere Raccomandata, una terza nel quartiere San Pietro e la quarta a Sud nella zona della Postierla, dove esisteva una uscita sotterranea.


Il castello ha vissuto varie vicende che ne hanno purtroppo determinato la sistematica spoliazione. E’ probabile che la sua fondazione risalga al periodo normanno. 


Distrutto dal sisma del 1693 fu venduto nel 1816 e occupato nel 1877 da un collegio femminile delle suore di carità.


Oggi la vista dei pochi ruderi può lasciare una scarsa nozione dell’antica magnificenza, ma  le opere conservate in prestigiose biblioteche testimoniano del passaggio di antiche famiglie quali i Mosca, i Chiaramonte, i Cabrera, gli Henriquez e personaggi come Manfredi, Andrea Chiaramonte e Bernardo Cabrera.

Autore: Giovanni Mario Incatasciato

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