Gli psicologi definiscono “Effetto Dunning-Kruger” quel pregiudizio cognitivo che porta ad un’autocritica molto generosa, quel sovrastimare in modo generoso la propria competenza relativa ad un argomento. Ecco, potremmo dire che le mie conclusioni relative a ciò che cela come in un prezioso scrigno la valle del Titerno, e relative alture da Monte Coppe a Monte Moschiaturo, ai confini col Molise, sia appunto frutto di questo effetto che mi dà l’”illusione della competenza”: dai resti archeologici che vanno dal neolitico ai giorni nostri, alla identificazione di queste gole meravigliose del Titerno come i luoghi di memorabili battaglie tra Romani e Sanniti.
I resti del castello di Montorfano sorgono a settentrione dell’omonimo abitato, isolati sopra un ampio dosso boscoso la cui sommità raggiunge i 554,5 m di quota.
L’altura, orientata da ONO a ESE, presenta un versante settentrionale quasi inaccessibile e un versante meridionale piuttosto ripido; il sottofondo roccioso è formato da calcarei marnosi, utilizzati in passato per l’estrazione di pietre da costruzione e la produzione di calce.
La fortificazione occupava una posizione strategica centrale, a controllo del tracciato viario che collegava Lecco a Como e di altri tracciati minori provenienti dalla Brianza.
Unitamente a una crisi climatica, agricola e conseguentemente economica al passaggio tra tardo Bronzo ed età del Ferro, ai Popoli del Mare va addebitato quel periodo di sconvolgimenti che portò a vari attacchi all’Egitto, all’instaurazione dei Filistei nella pentapoli di Gaza, alla distruzione dell’antichissima Gerico, Ugarit, degli Stati cantonali pre-fenici e della città di Troia o Ilio che dir si voglia, al collasso dell’impero ittita, alla fine della civiltà micenea all’invasione sicula che scalzò gli autoctoni Sicani in Trinacria.
Il castello di Musso – che sarebbe meglio definire rocca, almeno nel periodo del la sua massima espansione – si sviluppava per un dislivello di oltre 300 metri lungo la dorsale del l’omonimo Sasso, sperone roccioso che, scendendo dalle propaggini nordorientali del monte Bregagno, si getta nel lago di Como, al confine tra i comuni di Musso e di Dongo, in provincia di Como.
Una primitiva fortificazione esisteva in loco forse già a partire dall’Altomedioevo, sebbene le prime notizie documentarie che trattano della presenza di un castello – che all’epoca apparteneva a Jacopo Malacrida – risalgano al 1335.