Archivi categoria: Sociologia

Vincenzo ANDRAOUS, LA GUERRA DEGLI INNOCENTI.

Potenti di ogni colore e nazione, diagnosticano terapie politiche e sociali per ristabilire diritti e democrazie in paesi dilaniati dalla ferocia della povertà, dall’ingiustizia oramai globalizzata, che non sottrae alcuna religione dal taglione del mors tua-vita mea.
Guerre e stragi, uomini in armi e bambini depredati di ogni sorriso, terre divise e derubate dei propri confini, inni alla pace gridati a tempo di musica, richieste di giustizia licenziate con qualche parola travestita di compassione.
Africa in fiamme e Medioriente tra le macerie, terroristi e carnefici miserabili all’opera in Europa, persone innocenti in marcia per la pace, altrettante in guerra per difenderla, altre circondate e maltrattate dagli aguzzini di nero travestiti per distribuire “equamente” il residuo di giustizia.
Specialisti in relazioni spediti qui e là, equazioni e sottrazioni della comunicazione a supporto delle percentuali e delle statistiche, tutte ben contenute nella negazione del dato esponenziale, che accerta l’odio e la vendetta covare sotto il primo strato di pelle, che non si vede, ma si muove sotto carico, pronto a esplodere a ogni nuovo giorno.
Scacchieri e pedine si muovono lentamente intorno a paesi dimenticati, città violentate, popolazioni abbandonate in confini inventati e frontiere frantumate. L’immaginario collettivo non riesce a delinearne i contorni, la proporzione di quelle macchie, sagome indistinte, ma in continuo spostamento, il tremore della terra, al suo avanzare e ritrarsi. Improvvisi i colpi sordi dei cannoni di ultima generazione, botti ripetuti, alle spalle, tra le scapole, in mezzo agli occhi.
Le nazioni, i paesi, le città, ridotte a periferie di oggi, sono un ricordo sbiadito delle democrazie di domani, schiacciate dalle tante parole che sono state dette, dalle recinzioni che sono sopravvenute, costruite a misura per non ascoltare.   Ma a ben pensarci, delle libertà di ieri, ne rimangono pochi limpidi esemplari, ma ci sono ancora, per non farci cadere all’indietro, nel vuoto della memoria. Pochi riferimenti certi e in bella vista nella prateria dimenticata, a sfidare i fucili, i tanti cuori pavidi, i governi dell’insignificanza sociale, dei poteri esposti controvento, per meglio difendere la propria inadeguatezza.
Da questa ulteriore maledetta solitudine del sangue forse è necessario imparare qualcosa di più e davvero, un insegnamento a non dissolvere l’opportunità della riflessione ( ancor prima dell’azione ), quella che parte dal cuore, per sentire davvero il bisogno e la necessità di una libertà che appartenga a tutti, indipendentemente dalla religione e soprattutto dal portafoglio che ognuno professa.

Autore: Vincenzo Andraous – vincenzo.andraous@cdg.it

Vincenzo ANDRAOUS, AVVENTO MAI BANALE COME IL MALE.

Natale è Natale, ci risiamo, le parole cadono una dietro l’altra, fanno incetta di stupefazione, di sguardi estasiati.
Le parole arrampicano, s’alzano al cielo, l’illusione di un attimo, ridiscendono come rese.
Le parole fanno corollario, circondario, confine, frontiera, stanno al palo, attendono il segnale.
Il tempo rifugio comodo e convenzionale, scarta di lato, rimanendo mai fermo al centro della strada.
Il tempo è compagno leale della parola, della sostanza, della realtà di ogni giorno, il tempo accompagna, insegna, educa, soprattutto, non bara né trucca la consegna di ritorno che avverrà.
Ogni anno è Natale, ogni dicembre è Natale, ogni bimbo che nasce è Natale, ogni povero e ogni ultimo è orma di Natale, perfino il ricco e il potente è traccia di Natale.
La coscienza sbaragliata dagli eventi, incapace di reagire, subisce gli impatti, le scosse, i tradimenti, eppure a fare la differenza non c’è la festa, nè il cibo donato a piene mani, neppure le prevaricazioni, i soprusi e le offese, le ingiustizie e il potere contrattuale nascosto agli occhi dei richiedenti, dei bisognosi, di quegli innocenti che non hanno altro che la propria dignità da offrire a quel bambino che verrà.
Ci risiamo, Natale non è mai simile al precedente, è come il prima, il durante e il dopo di ognuno, che appartiene per diritto e per dovere a ciascuno, che avverrà perché costituisce costitutivamente i ponti delle prossimità, per quanto infine gli occhi vedranno e il cuore sentirà, cogliendo il bene, là, dove la condivisione non potrà mai vestire gli abiti della sottomissione.
Natale e’ l’Avvento, non c’è strada diversamente breve per conoscere, per comprendere, per intuire i percorsi ed i vicoli ciechi, per fare un passo avanti, un passo in mezzo, foss’anche un passo sghembo, affaticato, claudicante, un passo  con lo sguardo in alto.
Ci risiamo, le parole prendono il sopravvento, a grandi falcate raggiungono i posti riservati, in prima fila, in bella mostra da tanto onore, parole di benvenuto e di commiato, parole che destano  attenzione, parole che senza preavviso reclinano il capo, s’addormentano.
In questa storia di umiliazioni e di fughe all’indietro, di uomini in croce e popoli oppressi, di terre martoriate e acque avvelenate, Natale non arretra, ci costringe a non arretrare, il tempo d’Avvento non soccombe alle parole, trasforma il male ed i silenzi protratti, Natale è risveglio e coraggio di chi è ferito, Natale è speranza, non soltanto di preghiera di qualcuno,  Natale è davvero perdono e giustizia alla vergogna e alla paura, perdono e giustizia affinché nessuno rimanga a guardare.

Autore: Vincenzo Andraous – vincenzo.andraous@cdg.it

Giuliano CONFALONIERI. SACERDOS IN AETERNUM.

Brevi biografie di preti storici che hanno vissuto la vocazione con un’intensità coinvolgente ampi strati della società, soprattutto quella dei diseredati e dei giovani, non ancora coinvolti nella peste dei nostri tempi ma comunque bisognosi di aiuto per l’inevitabile confronto con le classi privilegiate e la conseguente disparità di trattamento…

Leggi tutto nell’allegato:  sacerdos-in-aeternum

Autore: Giuliano Confalonieri – Giuliano.confalonieri@alice.it