Archivi categoria: Sociologia

Michele Santulli, Il castrato … meraviglioso.

Napoli è un mondo in miniatura, come nessun’altra città.
Si sa che l’uomo nel percorso della sua storia si distingue per violenza ferocia sopraffazioni e guerre, salvo per fortuna le immancabili eccezioni. Tra i tanti episodi di violenza sono quelli nei confronti dei bimbi e degli adolescenti: il più antico, pur se promosso da Dio Padre stesso, è certamente quello noto come circoncisione, altri spiccatamente feroci sono le mutilazioni ai danni del sesso femminile ancora oggi praticate ed un’altra altrettanto efferata ai danni dei bambini e degli adolescenti e cioè la castrazione o evirazione, anche questa secolare: gli eunuchi erano un ingrediente del potere, all’epoca ed anche oggi in certe zone.

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EXPRESSION – L’antropologia concettuale

L’antropologia concettuale è la disciplina che analizza cause e moventi del comportamento umano attraverso tendenze sociali, comportamentali, rituali, espressioni intellettuali, credenze o creatività artistica; associa vari settori delle scienze umane e sociali per considerare il significato del comportamento, le abitudini e altri indicatori culturali. Ogni corrente e ogni espressione sociale ha un suo significato e permette di comprenderne le tendenze e le potenziali prospettive. L’antropologia concettuale è un nuovo campo di ricerca, che ha preso forma durante un congresso dell’Unione Internazionale delle Scienze Preistoriche a Florianopolis, in Brasile, nel 2011.
Il centro di ricerca Atelier, con sede in Valcamonica, Italia, è il centro mondiale di questa nuova disciplina. Recenti sviluppi hanno portato alla creazione di un settore editoriale dedicato all’antropologia concettuale che in sei anni ha prodotto oltre 50 volumi e la rivista trimestrale EXPRESSION in inglese, che giunge a ricercatori e istituzioni in 80 Paesi. Gli oltre 200 autori provengono da 42 nazioni di 5 continenti.
L’obiettivo di questa nuova disciplina è una vasta comprensione del comportamento umano e degli indirizzi culturali, fenomeni ricorrenti e isolati, evoluzioni e cambiamenti prevedibili e imprevedibili, non solo in economia e tecnologia, ma anche in tendenze sociali, etiche, estetiche e spirituali, basandosi su l’associazione di conoscenze di varie discipline, dalla psicologia alla storia, dall’archeologia alla sociologia. È un viaggio permanente di ricerca e scoperta per una comprensione del pensiero e del comportamento umano. Il potere della mente sta nella capacità di capire, che si amplia unendo le conoscenze di discipline diverse.
Ogni disciplina ha la sua memoria come base per la ricerca e il progresso della disciplina stessa. La combinazione delle discipline è anche un’unione di conoscenze e concetti per una base più ampia di ricerca e cultura. Ogni operatore sociale, economico o politico aumenterebbe la propria efficienza approfondendo la conoscenza dell’antropologia concettuale.
Oggi i media accumulano la memoria tecnica e storica. Ma le intuizioni e le associazioni della mente umana sono ancora insostituibili. Il nostro essere e le nostre azioni sono radicati nella memoria. Il comportamento umano si basa sulla memoria. Quando si commettono errori, spesso questi derivano dall’annebbiamento della memoria. D’altra parte, i risultati positivi provengono dal suo buon uso. Non di memoria elettronica si tratta, ma del tipo di memoria che si trasforma in intuizione e riscoperta, la memoria proveniente dal profondo pozzo delle menti umane.
Di fronte alla moda dell’estrema specializzazione, che rischia di ridurre gli studiosi a tecnici e gli operatori a robot, l’antropologia concettuale va controcorrente. Senza dubbio i tecnici sono necessari, ma l’antropologia concettuale propone una nuova, anche se antica, tendenza della ricerca, imperniata sulla panoramica sapienza delle tendenze umane e sociali approfondite dalla vasta gamma delle discipline umanistiche e delle scienze sociali. Lasciamo che i tecnici e gli antropologi concettuali siano consapevoli dei loro diversi ruoli, lasciamo che facciano il loro lavoro e poi si arricchiscano a vicenda attraverso i risultati del loro impegno.
La ricerca ha una vera funzione sociale quando produce cultura. Quando la cultura è creativa e innovativa, promuove la crescita dell’intelletto e stimola inediti indirizzi del pensiero.
L’antropologia concettuale apre la mente a nuove prospettive di analisi sociale e concettuale, è una fonte di consapevolezza provocatoria e stimolante, è un arricchimento sano e benefico dell’intelletto per i giovani di tutte le età.
Il nostro mondo odierno, alla ricerca non sempre chiara del proprio domani, ha profondo bisogno di questo genere di cultura. Le pubblicazioni di Atelier presentano studi e ricerche di antropologia concettuale.
Aiutano ad apprendere senza insegnare.

Presentiamo il catalogo delle pubblicazioni di Atelier (https://drive.google.com/open?id=0B6OYA4FSZhTOaVhFS3hCbUJobDg) – Atelier-Catalogo italiano-inglese febbraio 2017
e un numero omaggio della rivista EXPRESSION (https://drive.google.com/open?id=1IRbttQWNHo1HkFCDat2tAFbGCfg2CssQ) – Expression 23
auspicando che voglia scoprire, ed anche contribuire a diffondere, questa nuova disciplina.

Autore: Emmanuel Anati

Info:
Atelier – Research Center for Conceptual Anthropology
Città della Cultura – Via Marconi 7, Capo di Ponte,  25044, Italy
phone +39 0364/42392
www.atelier-etno.it – atelier.etno@gmail.com

Michele SANTULLI, Ciociaria, madre di Roma.

Da sempre schiacciata tra i due giganti Roma e Napoli, l’antica regione ai loro piedi una volta Campania Regio Prima poi divisa in due: Campania Felix e Lazio e poi Campagna di Roma, prima ancora abitata dalle antiche popolazioni italiche: Volsci, Ernici, Osci, Sanniti, Aurunci…, e prima ancora, secondo la leggenda e la poesia, terra del Re Saturno e della sua età dell’oro e delle sue città fortificate sui monti e dopo di lui la terra che ospitò Ulisse e che accolse Enea e la sua gente e nuovamente i Volsci che in quei posti dal mito furono chiamati Latini, Rutuli e altro.

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Autore: Michele Santulli  – michele@santulli.eu

Michele SANTULLI, Giustizia ….da pazzi!

Due brevi episodi davanti ad un giudice di pace.
Dopo aver pagato 40 Euro per avere il diritto a difendersi, un automobilista presenta ricorso contro una multa stradale. Il giudice fissa e apre l’udienza senza che il ricorrente sia stato informato: emette sentenza, negativa, e scrive che l’avviso per la udienza era stato regolarmente notificato! Quindi o un errore del Giudice di Pace o la solita disfunzione burocratica, sempre e solo però a danno del cittadino: infatti in questi casi se si vuole avere giustizia è il cittadino che deve opporsi all’errore del giudice, a proprie spese e fare appello, cioè pagare un avvocato (2500 € minimo) e aspettare, se tutto va bene, cinque o sei anni! I signori giudici di pace sanno fin troppo bene che nessuno andrà avanti, trattandosi all’origine quasi sempre di cifre modeste: si può dunque spadroneggiare impunemente, a totale danno e derisione del cittadino e della Giustizia. Ci si rivolge al Presidente del Tribunale o ad altra autorità superiore per denunciare l’abuso del giudice? Energica lavata di mani o zero risposte.
Un giudice di pace di Ferentino si occupava principalmente delle multe stradali derivate da due autovelox all’epoca installati sulla Casilina: disponeva di un cancelliere alla sua sinistra, di una efficiente signora in piedi affianco a lui che gestiva i fascicoli e discuteva coi trasgressori e, terzo, di un vigile che sorvegliava: il giudice di pace osservava e ascoltava! La quasi totalità dei ricorsi viene respinta, soldi a quintali per il Comune! il nostro automobilista è presente e preoccupato: arrivato il suo turno e dopo aver ascoltato la condanna pronunciata dalla signora di cui sopra, ricorda alla suddetta che la sua targa, come documentato nel ricorso, gli era stata rubata e che quindi quella fotografata dall’autovelox era sicuramente la macchina del ladro di targhe. La vigilessa ribatte imperturbabile che l’autovelox non fotografa la targa bensì la vettura! E conclude: “faccia appello!” E il Giudice di pace assiste e osserva compiaciuto di tanta solerzia e intelligenza.
Passiamo al Giudice togato, al tribunale. Una vertenza iniziata il 2004 concernente il solito costruttore disonesto che, realizzato un lavoro, aumenta il consuntivo arbitrariamente a proprio piacimento e pretende, poi, il pagamento di tale importo extra non autorizzato e non concordato: a avviso del buon senso, in una comunità un po’ organizzata e seria, vertenze di questo tipo -ammesso che vengano portate, e accettate!, davanti ad un giudice- si risolvono correttamente e definitivamente in, se non una, massimo due sedute cioè in due-tre settimane: qui da noi dura da tredici anni e non se ne vede la fine: il fascicolo iniziale, alto forse un cm scarso, è diventato un faldone dello spessore esattamente di 20 cm, misurati! Si prenda un metro e si veda quanti sono venti cm di scartoffie! Infatti tutti si divertono ad allungare il brodo e a condirlo sempre più con nuovi ingredienti –nella indifferenza completa del magistrato e nel godimento dei rispettivi legali– ovviamente con disperazione delle vittime. E si rinvia, continuamente e ripetutamente. E i cittadini pagano. E, giustamente, incanagliscono sempre più.
Una ulteriore avventura mi è stata riferita. Due coniugi, a mezzo di una agenzia immobiliare, trovano l’abitazione che interessa. Fissate le modalità, l’agenzia riunisce nel suo studio le parti interessate e redige l’abituale cosiddetto compromesso di vendita. Viene staccato l’assegno della caparra. Qualche giorno prima della stipula notarile il notaio informa che mancano ancora dei documenti. Nessuna obiezione. Passano però diversi giorni, poi una settimana, poi altre ancora. Ad un certo punto i compratori cominciano a preoccuparsi, anche perché la operazione di acquisto era collegata ad altra di vendita di un loro bene in fase di conclusione, per cui inviano nei termini di legge una raccomandata ai compratori fissando la data definitiva per la stipula. Al giorno della stipula manca uno dei venditori. I compratori presentatisi coi soldi contanti, non accettano più la situazione e si ritengono in diritto di rescindere il contratto e di pretendere la restituzione della caparra versata e dell’indennizzo previsto, come per Legge. Si va davanti al giudice. Anche questa una vertenza che in paesi normali si risolve in una seduta, massimo due, data la inaudita semplicità e banalità. Invece Giudice e avvocati, mestando e rimestando, fanno passare la bellezza di quasi sei anni e alla fine il risultato è il seguente: i promettenti compratori non solo perdono l’indennizzo previsto dalla Legge, quanto perdono anche la caparra versata e, dulcis in fundo, vengono condannati a pagare perfino le spese degli avvocati avversi (che sono due, essendo due i venditori). La colpa dei compratori? Aver rispettato prima il buon senso comune e poi il dettato della Legge. Essi presentano appello, quindi altri soldi e, soprattutto, altri anni che debbono passare: risultato: una questione di rescissione di un compromesso prende tredici anni per risolversi!
Ho raccolto qualche altra vicenda che illustreremo in altro momento.
Il titolo della presente nota è certamente pesante: tragico da divenire grottesco che questioni banali oscenamente gonfiate e rimpinzite da inimmaginabili pretesti e cavilli e procedure insensate -ma non per gli addetti ai lavori!|- debbano durare diecine di anni: fascicoli iniziali di mezzo centimetro, brodolati mostruosamente a venti e trenta centimetri, che nessun giudice al mondo si sognerà mai di leggere, a tutto vantaggio dei ladroni e delinquenti.
E’ certo però che, come concludeva Pasolini, la Giustizia fa paura, comunque,! perché nella sua cecità e ferocia ha il potere fisico di stritolare, se incappi in un modo o nell’altro nelle sue spire.
L’altra tragedia, quella veramente letale e nefasta, è che i cosiddetti cittadini non avvertono, non si rendono conto!

Autore: Michele Santulli  – michele@santulli.eu