Archivi categoria: Sociologia

Michele SANTULLI, Due personaggi favolosi della civiltà occidentale.

Come si sa il collezionismo moderno, quello che fa muovere soldi e opere d’arte e cultura, si è consolidato e diffuso negli Stati Uniti agli inizi del  secolo scorso: i maggiori musei non sono che l’eredità e i lasciti dei collezionisti mecenati. E i più sensibili e più accaniti compratori furono gli imprenditori di tutte le categorie, i cui nomi oggi sono quasi leggenda: Frick, Morgan, Havemeyer, Rockfeller, Rothschild, Mellon, Getty, Chester Dale, Guggenheim per ricordarne solo pochi… e alcune donne inimmaginabili, da conoscere di più da parte del lettore:  Gertrude e Sarah Stein, le sorelle Cone,  Louisine Havemeyer, Isabella Stewart Gardner…

Uno di questi collezionisti agli inizi del Novecento fu il dr. Albert Barnes di Philadelphia (1872-1951) il quale era arricchito enormemente grazie ad un medicinale per gli occhi da lui scoperto e messo in vendita. Quando arrivava a Parigi per i suoi acquisti d’arte agli inizi del Novecento, davanti all’albergo la mattina era una folla di mercanti e galleristi che lo attendava. Infatti il dr. Barnes non acquistava un quadro degli artisti che prediligeva, ma cinque, dieci, venti. Si racconta un episodio: il suo mercante e consigliere di fiducia parigino, Paul Guillaume, il novo pilota dell’infelice Modigliani come scrisse su uno dei quadri nei quali lo ritrasse, lo condusse nello studio di un geniale ed originale artista, ma morto di fame e incompreso come tanti, grande amico di un altro genio incompreso, Modigliani appunto.

Si racconta che la miseria e il degrado personali erano così grandi che nelle orecchie gli si erano costituiti nidi di pulci o del genere! Ebbene il dr. Barnes entrò nella sua stalla-studio e rimase colpito dalla vitalità e quasi violenza dei colori e dei soggetti delle opere e acquistò… tutto l’esistente, si dice circa 180 opere: iniziò la gloria di Chaim Soutine, così si chiama l’artista, che incassata la moneta, immediatamente partì per la  Costa Azzurra, a godere, finalmente! Il dr. Barnes mise assieme una collezione incredibile: 181 di soli Renoir (oli e non stampe!) e 22 di Cézanne (oli e non stampe o altro!) e poi 8 Picasso, 8 miracolosi Modigliani, De Chirico, Gauguin, perfino 3 Van Gogh, Soutine in quantità e centinaia di altre opere, anche antiche, anche di artisti americani.

Fece costruire un museo apposito nei sobborghi di Philadelphia per ospitare le sue opere ed ecco l’aspetto incredibile: a nessuno era consentito  entrare! Il museo anzi la Barnes Foundation era aperta solo agli studenti e agli studiosi e a coloro che attraverso l’arte volevano e vogliono maturare e migliorare la propria cultura e personalità: il suo intendimento era, ed è, aprire le porte alla gente comune per educarla all’arte e alla cultura! Turisti e curiosi non entrano! Basti pensare che il suo consulente e collaboratore era il massimo studioso di pedagogia dell’epoca, John Dewey. Con la morte del dr. Barnes, oggi la situazione  si è un po’ addolcita.

Un sole splendente lo incontriamo a Roma a partire dal 1929 all’incirca. Una donna di origini ciociare di Carpineto, pronipote di papa Leone XIII il quale vegliò molto sulla sua educazione: si chiama Anna Letizia Pecci, il cognome del papa. Qualche anno prima, nel 1919, aveva impalmato un ricchissimo banchiere americano, un Blumenthal, ebreo sefardita, divenuto poi per ragioni politiche Blunt. E perciò Anna Letizia Pecci Blunt, nota come  Mimì  (1885-1971), la favolosa. Già il luogo della abitazione romana è un marchio: il palazzo cinquecentesco, con gli affreschi di Taddeo Zuccari, che si vede ai piedi dell’Aracoeli e alle scale del Campidoglio dove ancora oggi è scritto: Blunt, è un segno della posizione sociale di Mimì. Dopo il matrimonio visse per alcuni anni a Parigi in una villa principesca del 1700 dove nel suo salotto accoglieva l’élite intellettuale e artistica del momento: Cocteau, Braque, Picasso, Gide, Claudel…

A Roma continuò accanitamente l’attività culturale e artistica già iniziata a Parigi: i celeberrimi  ‘concerti di primavera’ tenuti  nel suo palazzo dove si esibirono i maestri dell’epoca, alcuni la prima volta a Roma: Goffredo Petrassi, Igor Stravinskij, Arthur Honegger, Paul Hindemith, Arthur Rubinstein, divennero un richiamo internazionale.

A fianco della attività musicale ne iniziò una espositiva e letteraria in un piccolo spazio fuori del palazzo, dove nel 1933/35 aprì al pubblico la sua indimenticabile galleria d’arte la Cometa diretta da un altro grande, il ciociaro Libero de Libero: qui espose la crema degli artisti dell’epoca: Guttuso, Savinio, Cagli, De Chirico, Mafai, Ianni, i futuristi e si avvicendarono gli artisti e poeti più all’avanguardia: Moravia, Bontempelli, Ungaretti, Carlo Levi, Quasimodo, Pirandello…

Le leggi razziali famigerate e assassine del 1938 interruppero tale ineguagliabile impresa e obbligarono Mimì e famiglia ad emigrare in America: Cecil, il marito, come detto più sopra, era ebreo. A New York Mimì continuò con la sua passione nel far conoscere l’arte italiana e l’attività riprese col solito impegno e passione. Vi rimase fino a guerra conclusa.

Autore: Michele Santulli –  michele@santulli.eu

Michele SANTULLI, Miracolo a Frosinone.

Si sa che questa parte della nobile terra di Ciociaria, la provincia di FR, è stata da sempre feudo inattaccabile di Giulio Andreotti buonanima: la sua presenza era  capillare: i battesimi e le cresime e eventi analoghi erano, si racconta, suo appannaggio preferito; la sua presenza era quanto di più sicuro e affidabile si potesse immaginare. Alcuni  seguaci lo adoravano: uno di questi, sindaco di un paesino arroccato in cima ad una montagna, si racconta che ogni mattina faceva in modo che il suo beneamato ricevesse le sue ricottine fresche di giornata, di cui  l’esimio politico era particolarmente ghiotto. Ogni  mattina!
Rendo testimonianza che anni addietro trovandomi nel principato di detto sindaco – ‘regnò’ per circa 50 anni! un autentico primato! –  notai che le due porte dei gabinetti pubblici (in questo paesino di qualche centinaio di abitanti anche i gabinetti pubblici!) erano porte in noce massello, come nemmeno nei paesi dei petrolieri si vedono in un gabinetto!, a dimostrazione della benevolenza  andreottiana. Un altro, un noto costruttore, lo aveva sistematicamente ospite nel suo antico castello: risultati? in tutta la zona finanziamenti continui per costruire strade, perfino nelle località più inaccessibili, per praterie di asfalto, per palazzi pubblici, lampioni e fognature e marciapiedi in continuazione, ecc.. Che grande! E poi la Fiat a Cassino coi soldi degli Italiani, la industrializzazione della Valle del Sacco sempre coi soldi degli Italiani, e con quali risultati: ma che vuoi che sia, basta lavorare e mangiare, soleva sentenziare il beneamato!
Ospedali in quantità dovunque, ancora se ne vedono in giro, inutilizzati! Cementificazione inaudita, a libertà e a piacimento di ognuno!  E quindi la mentalità di tutta una certa provincia è quella infusa da questo beneamato politico… Naturalmente tutti gli altri  ‘politici’ della zona venuti prima e dopo di lui,  non sono stato altro  – e ancora sono –  che il guano e il  letame di questa regale quercia, come soleva dire!
Ora invece il miracolo, un nuovo mondo si apre, l’orizzonte della cabina di comando si amplia, al di là ormai degli stadi e piscine olimpionici, delle rotatorie stile Abu Dhabi, della cementificazione: si inizia, parrebbe, a cominciare ad occuparsi, e seriamente questa volta, di arte e cultura e, ancora più incredibile, di arte nata in Ciociaria e diffusa in tutto il mondo. Non più dunque materiale indigesto ai palati politici, come fino ad oggi. Cioè, in breve: fonti serie propalano la notizia  che il Comune di Frosinone, saggiamente retto da una lungimirante compagine amministrativa amata ed apprezzata, è in fase di seria trattativa per acquisire  al pubblico patrimonio quella bella palazzina neoclassica della Banca d’Italia sotto la Prefettura! Ed ecco la novella rivoluzionaria, miracolosa: il Comune avrebbe la volontà di installarvi una pinacoteca e più esattamente la pinacoteca del costume ciociaro! Una rivoluzione! Un miracolo!
Ecco, dico, il modo più serio e sperimentato per risalire, e a razzo,  fino ai primi posti  le posizioni che attualmente tengono relegata Frosinone in coda ai capoluoghi italiani, da sempre.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

 

Michele SANTULLI. I selvaggi della via Casilina frusinate.

L’automobilista che percorre la via Casilina, la prima più antica strada d’Italia, uscendo da Arce e imboccando Colfelice, gli viene un groppo alla gola: la distruzione di piante, lo sterminio di antiche querce, dico: querce, in gran parte secolari con almeno, parecchie di loro, quasi tre metri di circonferenza. E se si prosegue fino a Cassino si capisce bene perché questa provincia continua sistematicamente a essere l’ultima o tra le ultime province in Italia, a prescindere da stadi, piscine olimpioniche  e rotatorie che non si vedono neppure ad Abu Dhabi: i meravigliosi pini che la fiancheggiavano ma anche le querce e i platani, eternati da poeti e pittori per secoli, che ombreggiavano e indicavano la strada all’antico viaggiatore, da dove proveniva il canto degli uccelli e l’ombra ristoratrice, non ci sono più: al loro posto si incrementano e aumentano … i tabelloni pubblicitari, a godimento ed educazione di tutti,  senza parlare  dei bar e  supermercati e venditori di macchine e di  mozzarelle e di capannoni!
E’ sufficiente invece entrare nella provincia di Roma, a Colleferro, e la situazione cambia, quasi un altro mondo: vedi lunghi tratti della strada fiancheggiata da nobili pini soprattutto, incolumi e generosi!
Nella Ciociaria frusinate i pini meravigliosi in particolar modo, gioia della vista per tutti, decantati  e ammirati, sono scomparsi, annientati, con efficienza hitleriana! Uno scompaginato mentale del luogo ha inventato il termine ‘pini killers’ e tutti pecorinamente a condividere, in tutti i contesti istituzionali, l’Amministrazione provinciale per prima come al solito: è divenuta quasi una libidine abbattere e tagliare alberi o capitozzarli! Addirittura tra Colfelice e Cassino si assiste ad uno spettacolo veramente tipico solo di questa trista provincia: hanno fatto rimanere in piedi una diecina di moncherini di pini di un paio di metri che scandiscono la via Casilina a tratti! E’ come se si dicesse: il bipede è annegato, allora distruggiamo l’acqua oppure il bipede è caduto in montagna, allora distruggiamo la montagna oppure il gatto ha graffiato il bambinello, allora distruggiamo i gatti!! Tale è il livello di questi autentici impuniti criminali della umanità!
L’aspetto tragico e da spaventare non sono i malati di mente e i nemici della società di cui sopra, ma la gente, la popolazione, che assiste alla devastazione senza intervenire, con indifferenza o con ira repressa. Questa è la vera fortuna di questi scellerati: sono riusciti anche nella impresa di devastare e degradare l’anima della gente.
In tutto il mondo ci si rammarica e addolora e soprattutto ci si spaventa degli incendi delle grandi macchie verdi del continente e degli altri danni all’ambiente tutto viene fatto e intrapreso per salvare e conservare; qui da noi si contribuisce, abbattendo  e devastando!
Dicevamo all’inizio della Casilina ai confini tra Arce e Colfelice  che su un lato era nobilitata da una quantità di querce: ora tutto desolato e abbattuto, hanno distrutto un patrimonio impagabile, ammazzato oltre  cento querce: dico, querce, la pianta più nobile e sacra, la pianta di Abramo e di Sara e di Isacco, la pianta delle corone dei trionfi romani. Abbattute! Hanno desertificato l’ambiente. Ma perché?  Su ordine di chi e su quale criterio? E dove sono andati i cadaveri? E le autorità e istituzioni preposte alla vigilanza, ve ne sono?
Una felice conseguenza di tale distruzione è che il fossato che scorre lungo la strada è stato riempito di rifiuti e di immondizia e tale si presenta oggi a chi passa e si arresta: la solita discarica a cielo aperto: si sono portato via il buono, cioè il pregiato legno di quercia ed è restata la schifezza. E lo spettacolo va bene per tutti, come vanno bene gli scheletri in cemento armato in giro, i casolari in degrado,  le costruzioni abusive, i capannoni e la cementificazione che ancora si autorizza mentre il suolo diminuisce ogni giorno che passa…
Stanno togliendo un bene essenziale alla esistenza dell’uomo, senza che nessuno delle istituzioni, a partire dal Prefetto che rappresenta la solennità dello Stato, si senta coinvolto in tale eccidio della natura e del comune benessere. E la comunità montana così ciarliera e sensibile? Muta e cieca.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Michele Santulli, A Sud di Roma, la Ciociaria.

E’ inaudito, mai, da nessuna parte, ci si occupa dell’ampia regione a Sud di Roma o, per maggiore precisione, talvolta se ne parla e si descrive perfino, ma sistematicamente si menziona qualche esemplare ciociaro appartenente ad una certa diffusa fauna nazionale oppure peculiarità folkloriche o gastronomiche chissà dove scovate e null’altro.
Questa regione racchiusa tra Appennini e Mar Tirreno, il cui confine settentrionale si lascia iniziare a Velletri e a Palestrina e a Tivoli, fino al Garigliano e che dopo non poche denominazioni che l’hanno individuata nel corso di almeno trenta  secoli, oggi comunemente viene connotata col termine ‘Ciociaria’ continua ad essere la regione più emarginata e soprattutto sconosciuta dell’Italia, dico ‘continua’ perché già pochi anni dopo il fatale 1870, per esempio, una commissione statale di indagine lamentava la evidente e immotivata emarginazione nella quale era stato tenuto fino allora  il territorio a Sud della capitale, la nobile ‘Ciociaria’.
Eppure si tratta della regione più antica e più storicamente connotata dell’Italia,  prestando fede alle leggende e storie che la riguardano, più antica perfino della civiltà nuragica della Sardegna. Agli inizi fu la terra dei Volsci e degli Ernici e dei Saniti,  poi la Regio Prima di Augusto, poi, dal Tevere in giù, Latium, poi Campagna di Roma…
In questa regione è nata la storia d’Italia, le vicende della leggenda e dell’epica dei classici è qui che si sono svolte: Ulisse, Enea, i Volsci, i due fratelli e poi Caio Mario, Vipsanio Agrippa, Cicerone, Aulo Irzio, Attilio Regolo, L. Munazio Planco, Giovenale…. Qui sono state registrate le prime parole in lingua italiana, qui è stato stampato il primo libro in Italia, qui è stata scoperta la punteggiatura e il carattere corsivo, qui parlato e illustrato per la prima volta nella storia dell’uomo, del valore e dell’etica del lavoro, qui per la prima volta promosso e diffuso il significato di studio e di istruzione, qui gettate le prime basi della organizzazione democratica di una comunità e da qui, da Montecassino, diffuse e fatte conoscere in Europa. Tali conquiste e realizzazioni in certi libri si chiamano: civiltà!
Qui sono nati i monasteri e cenobi che poi si sono estesi in Europa e che in molta parte ancora ne costellano i siti originari, qui da papi ciociari sono stati promossi e sostenuti e incoraggiati i grandi santi quali San Francesco, San Domenico, S. Antonio, San Tommaso d’Aquino che hanno fatto e continuano ancora a fare la storia morale e filosofica e religiosa dei continenti. Qui è nata Roma, su questo suolo sulla riva sinistra del Tevere, qui Roma ha iniziato la sua ascesa, qui ha trovato nel corso dei secoli il suo sostegno e il suo sostentamento, questa è stata dall’inizio anche la vera e propria sacrestia della Chiesa.
A che cosa dunque, a quali fatti, imputabile tale ghettizzazione e perfino segregazione oggi ancora attuali? Ognuno può dare la sua risposta, tra queste una è sempre ricorrente: imperdonabile ignoranza, ingiustificabile misconoscenza, dovute a chi, a che cosa?
Quanto più sopra citato è solo un accenno, un embrione dell’inestimabile giacimento da disseppellire: un patrimonio che, pur senza Caravaggio e Raffaello e Michelangelo e Leonardo e Tiziano, è sicuramente il più ricco del Paese.
Oggi in realtà questa regione si presenta, in aggiunta, frantumata e spezzata nella sua omogeneità e integrità secolari in quanto divisa in tre province da circa ottanta anni col risultato, inammissibile e anche esso frutto di crassa ignoranza imputabile alle pubbliche istituzioni e non solo, che le tre province si considerano ormai avulse ognuna dall’altra, non si riconoscono, quindi si ignorano i secolari legami e affinità e comunanze: si è arrivato al punto perfino grottesco che non si conosce più che cosa sia la ‘Ciociaria’, come si chiama e chiamava storicamente la regione che si abita: in effetti è la provincia di FR a essere divenuta ormai  ‘Ciociaria’: le pubbliche istituzioni a partire dalla Regione Lazio loro stesse seminano e ufficializzano il degrado cognitivo, basta leggersi i loro siti pubblici: la precarietà ne è il contrassegno.
La stampa nazionale, tutta o in parte, normalmente si crea una propria configurazione personale da identificare come ‘Ciociaria’, qualche rivista la circoscrive addirittura nello spazio racchiuso tra Anagni, Ferentino, Acuto, ecc.!! Non pochi importanti giornali vedono ‘Fiuggi’ o ‘Sora’ in ‘Abbruzzi’  (al plurale! ancora oggi). Senza ricordare che il pur benemerito Touring Club è fermo a quaranta anni fa e che, in aggiunta, novelli battisti di oggi hanno fatto uscire dal cappello e perfino  brevettato nuove terre da scoprire e da investigare!!  le “Terre di Comino”  che, grazie a soldi pubblici, diffondono e fanno conoscere a mezzo di eleganti tabelloni stradali ricchi di informazioni, senza che nessuno degli addetti (sindaci e assessori provinciali o regionali, stampa, ecc.) nulla obiettino.
Paradossale, al contrario, il fatto che altrove, specie al di là delle Alpi, certe emanazioni ciociare trovano e godono di costante attenzione e riguardo e mi riferisco in particolare al costume ciociaro e alle modelle e modelli, fatti continuamente segno di iniziative e manifestazioni, laddove nella loro terra di origine altrettanto paradossalmente sono oggi ancora ignorati e sconosciuti, a detrimento grande della educazione e gratificazione della comunità e, in aggiunta, a mutilazione di possibili risvolti di richiamo turistico e culturale oggettivamente impliciti e consolidati in tali soggetti. Si escogitano e mettono in campo, investendo cifre considerevoli, iniziative e realizzazioni e strutture che, a parte i tagli di nastro o le inaugurazioni, assolutamente nulla e niente lasciano dietro di loro, come si vede in giro.
Michele Santulli – michele@santulli.eu