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Michele SANTULLI, Ciociaria, madre di Roma.

Da sempre schiacciata tra i due giganti Roma e Napoli, l’antica regione ai loro piedi una volta Campania Regio Prima poi divisa in due: Campania Felix e Lazio e poi Campagna di Roma, prima ancora abitata dalle antiche popolazioni italiche: Volsci, Ernici, Osci, Sanniti, Aurunci…, e prima ancora, secondo la leggenda e la poesia, terra del Re Saturno e della sua età dell’oro e delle sue città fortificate sui monti e dopo di lui la terra che ospitò Ulisse e che accolse Enea e la sua gente e nuovamente i Volsci che in quei posti dal mito furono chiamati Latini, Rutuli e altro.

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Autore: Michele Santulli  – michele@santulli.eu

Michele SANTULLI, Giustizia ….da pazzi!

Due brevi episodi davanti ad un giudice di pace.
Dopo aver pagato 40 Euro per avere il diritto a difendersi, un automobilista presenta ricorso contro una multa stradale. Il giudice fissa e apre l’udienza senza che il ricorrente sia stato informato: emette sentenza, negativa, e scrive che l’avviso per la udienza era stato regolarmente notificato! Quindi o un errore del Giudice di Pace o la solita disfunzione burocratica, sempre e solo però a danno del cittadino: infatti in questi casi se si vuole avere giustizia è il cittadino che deve opporsi all’errore del giudice, a proprie spese e fare appello, cioè pagare un avvocato (2500 € minimo) e aspettare, se tutto va bene, cinque o sei anni! I signori giudici di pace sanno fin troppo bene che nessuno andrà avanti, trattandosi all’origine quasi sempre di cifre modeste: si può dunque spadroneggiare impunemente, a totale danno e derisione del cittadino e della Giustizia. Ci si rivolge al Presidente del Tribunale o ad altra autorità superiore per denunciare l’abuso del giudice? Energica lavata di mani o zero risposte.
Un giudice di pace di Ferentino si occupava principalmente delle multe stradali derivate da due autovelox all’epoca installati sulla Casilina: disponeva di un cancelliere alla sua sinistra, di una efficiente signora in piedi affianco a lui che gestiva i fascicoli e discuteva coi trasgressori e, terzo, di un vigile che sorvegliava: il giudice di pace osservava e ascoltava! La quasi totalità dei ricorsi viene respinta, soldi a quintali per il Comune! il nostro automobilista è presente e preoccupato: arrivato il suo turno e dopo aver ascoltato la condanna pronunciata dalla signora di cui sopra, ricorda alla suddetta che la sua targa, come documentato nel ricorso, gli era stata rubata e che quindi quella fotografata dall’autovelox era sicuramente la macchina del ladro di targhe. La vigilessa ribatte imperturbabile che l’autovelox non fotografa la targa bensì la vettura! E conclude: “faccia appello!” E il Giudice di pace assiste e osserva compiaciuto di tanta solerzia e intelligenza.
Passiamo al Giudice togato, al tribunale. Una vertenza iniziata il 2004 concernente il solito costruttore disonesto che, realizzato un lavoro, aumenta il consuntivo arbitrariamente a proprio piacimento e pretende, poi, il pagamento di tale importo extra non autorizzato e non concordato: a avviso del buon senso, in una comunità un po’ organizzata e seria, vertenze di questo tipo -ammesso che vengano portate, e accettate!, davanti ad un giudice- si risolvono correttamente e definitivamente in, se non una, massimo due sedute cioè in due-tre settimane: qui da noi dura da tredici anni e non se ne vede la fine: il fascicolo iniziale, alto forse un cm scarso, è diventato un faldone dello spessore esattamente di 20 cm, misurati! Si prenda un metro e si veda quanti sono venti cm di scartoffie! Infatti tutti si divertono ad allungare il brodo e a condirlo sempre più con nuovi ingredienti –nella indifferenza completa del magistrato e nel godimento dei rispettivi legali– ovviamente con disperazione delle vittime. E si rinvia, continuamente e ripetutamente. E i cittadini pagano. E, giustamente, incanagliscono sempre più.
Una ulteriore avventura mi è stata riferita. Due coniugi, a mezzo di una agenzia immobiliare, trovano l’abitazione che interessa. Fissate le modalità, l’agenzia riunisce nel suo studio le parti interessate e redige l’abituale cosiddetto compromesso di vendita. Viene staccato l’assegno della caparra. Qualche giorno prima della stipula notarile il notaio informa che mancano ancora dei documenti. Nessuna obiezione. Passano però diversi giorni, poi una settimana, poi altre ancora. Ad un certo punto i compratori cominciano a preoccuparsi, anche perché la operazione di acquisto era collegata ad altra di vendita di un loro bene in fase di conclusione, per cui inviano nei termini di legge una raccomandata ai compratori fissando la data definitiva per la stipula. Al giorno della stipula manca uno dei venditori. I compratori presentatisi coi soldi contanti, non accettano più la situazione e si ritengono in diritto di rescindere il contratto e di pretendere la restituzione della caparra versata e dell’indennizzo previsto, come per Legge. Si va davanti al giudice. Anche questa una vertenza che in paesi normali si risolve in una seduta, massimo due, data la inaudita semplicità e banalità. Invece Giudice e avvocati, mestando e rimestando, fanno passare la bellezza di quasi sei anni e alla fine il risultato è il seguente: i promettenti compratori non solo perdono l’indennizzo previsto dalla Legge, quanto perdono anche la caparra versata e, dulcis in fundo, vengono condannati a pagare perfino le spese degli avvocati avversi (che sono due, essendo due i venditori). La colpa dei compratori? Aver rispettato prima il buon senso comune e poi il dettato della Legge. Essi presentano appello, quindi altri soldi e, soprattutto, altri anni che debbono passare: risultato: una questione di rescissione di un compromesso prende tredici anni per risolversi!
Ho raccolto qualche altra vicenda che illustreremo in altro momento.
Il titolo della presente nota è certamente pesante: tragico da divenire grottesco che questioni banali oscenamente gonfiate e rimpinzite da inimmaginabili pretesti e cavilli e procedure insensate -ma non per gli addetti ai lavori!|- debbano durare diecine di anni: fascicoli iniziali di mezzo centimetro, brodolati mostruosamente a venti e trenta centimetri, che nessun giudice al mondo si sognerà mai di leggere, a tutto vantaggio dei ladroni e delinquenti.
E’ certo però che, come concludeva Pasolini, la Giustizia fa paura, comunque,! perché nella sua cecità e ferocia ha il potere fisico di stritolare, se incappi in un modo o nell’altro nelle sue spire.
L’altra tragedia, quella veramente letale e nefasta, è che i cosiddetti cittadini non avvertono, non si rendono conto!

Autore: Michele Santulli  – michele@santulli.eu

Michele SANTULLI, Francia e Italia.

 

Quale argomento e quale tema fenomenali, ecco perché, forse, si affrontano solo marginalmente e episodicamente: se ne ha paura! Infatti è incredibile e inimmaginabile quanto accomuna e unisce i due Paesi. Francia e Italia vengono da sempre definite ‘cugini’: in verità tale definizione è parecchio limitativa perché non si conosce quanto e che cosa in effetti le saldi ed amalgami, da sempre, dagli inizi della storia: gli anfiteatri di Nîmes, di Arles, l’acquedotto del Gard, la grande Lione, Giulio Cesare, sono solo l’inizio di una serie di tappe infinite, di un lunghissimo percorso comune, stupefacente, quale con nessun altro paese in siffatta entità e qualità ma soprattutto affinità, fino ad oggi, quando perfino le cattedre delle università più antiche e prestigiose sono normalmente  aperte  agli italiani di qualità.
La Francia ha fatto -e continua a farlo- per l’Italia e gli Italiani, direttamente e indirettamente, molto di più e più qualificante, di quanto l’Italia medesima abbia fatto, e faccia, per i suoi figli! Sembra un paradosso ma non lo è. E’ vero, si dirà, si sono avuti episodi infami, di intolleranza e di violenza, ma sono niente o poco rispetto al buono che affratella.
In realtà e in sostanza non sono ‘cugini’ bensì ‘fratelli’,  più fratelli di quanto non lo sia il lombardo rispetto al pugliese o al calabrese o il piemontese rispetto al napoletano o siciliano, molto di più. La disgrazia di fondo è sempre la medesima: la ignoranza o la superficialità, forse anche l’egoismo nazionale ed il campanilismo. E’ sicuro che se si sentono parlare o perfino si osservano fisicamente i personaggi che reggono oggi, e anche dell’immediato passato,  le sorti di questi due ‘fratelli’ o che li rappresentano, si comprende immediatamente perché sovente sorgono più dissapori incomprensioni e perfino litigi piuttosto che armonia e accordo e più intima collaborazione:  gente tutta apparenza, che nulla e niente conosce del proprio passato, che nulla e niente ha dello statista illuminato, preparato e saggio: solo parolai al vento e, questo sì, fondamentalisti e detentori della verità unica e perciò pericolosi. Di conseguenza un rapporto che in base ai fatti e alla storia potrebbe dare esiti e risultati ancora mille volti più utili e ricchi di quanto comunque già non lo siano oggi a dispetto dei governanti, vengono ignorati e trascurati, a vantaggio di ridicole beghe e piccolezze: mancano i Moro, i Mitterand, i De Gaulle, i Malraux, i De Nicola… Solo gentarella a far polvere, a turbare e a imbrogliare gli animi, presuntuosa ed arrogante. Comunque fortunati i fratelli francesi che sanno scendere in piazza e cercare di rimediare e stimolare.
Abbiamo ricordato mesi addietro di un inserto dedicato agli “Italiani che hanno fatto la Francia” apparso nella rivista parigina HISTOIRE nel settembre scorso: ora, dopo quasi un anno, un nuovo ricco supplemento, luglio-settembre n.84,, si occupa del medesimo argomento, con un titolo ancora più conturbante e provocante: “IL GENIO DEGLI ITALIANI” cioè gli Italiani in Francia dal 1450 al 1650, i secoli del Quattrocento, di Leonardo ad Amboise, di Caterina dé Medici, di Maria dé Medici, del cardinale Mazzarino, dell’Accademia di Francia a Roma, di Bernini a Parigi, dei cantanti di opera, degli attori di teatro, dei compositori, degli architetti ed ingegneri, degli artisti, dei banchieri fiorentini e lombardi in Francia… I libri di storia raccontano e registrano le vicende significative di cui questi personaggi sono stati protagonisti o responsabili.  Naturalmente consigliamo la lettura di queste cento pagine perché descriveranno puntualmente quanto varia e multiforme e ricca è stata la incidenza della cultura italiana nella storia dell’epoca della Francia, molto più incisiva e profonda e  stimolante che non, per esempio, le lotte di religione che in quel periodo per  molti anni insanguinarono e immiserirono il grande Paese.
Quanto ancora dovrà tenere occupati i giornalisti e redattori della rivista HISTOIRE nella loro opera della riscoperta e valorizzazione dei passati legami e vincoli che saldano l’Italia alla Francia e viceversa!  quanto nel periodo romano, quanto nel periodo medievale, quanto ancora nel 1700 e 1800 e quanti episodi e personaggi…! Tutti restiamo in attesa.
L’essenza è sempre la medesima, così conclude l’inserto: “Que ce ne sont ni la puissance économique ni les succès militaires qui font rêver le monde, mais bien les révolutions culturelles”: “…sono la cultura e la civiltà che arricchiscono e fanno sognare l’umanità e non i soldi o le guerre vittoriose…”

 Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Michele SANTULLI. San Benedetto, l’Europa e la Ciociaria.

L’undici luglio ricorre la commemorazione di San Benedetto, morto il 21 marzo del 547, Patrono d’Europa. San Benedetto, con il suo insegnamento, con la sua ‘Regola’, con la diffusione del suo pensiero ed ammaestramento grazie alla diffusione incredibile dei  monasteri  benedettini in tutta Europa, tanto che nell’anno mille all’incirca se ne contavano, di soli maschili, oltre mille sparsi in ogni nazione,  è stato il giusto riconoscimento tributato ad una delle menti eccelse dell’Occidente.
Grazie ai suoi monasteri una nuova voce e un nuova ideologia presero  gradualmente posto negli animi. Nuovi concetti e sentimenti iniziarono a farsi spazio: il significato dello studio e della lettura, il ruolo del superiore eletto dalla maggioranza della comunità ma anche il ruolo del singolo nell’esporre i propri principi: cioè si gettavano i primi semi della convivenza democratica. E poi l’amore per il prossimo, il significato della preghiera, l’assistenza ai derelitti e poveri, la lotta alla violenza e alla vendetta. Ma soprattutto la scoperta rivoluzionaria fu la valutazione differente e perfino dirompente che veniva riconosciuta al lavoro: fino ad allora, e anche dopo purtroppo, e anche oggi in  certi luoghi,  si conosceva solo la schiavitù e il servaggio totale e lo sfruttamento: ora invece si comincia a sentire  per la prima volta che il lavoro non solo è necessario per procacciarsi il sostentamento ma altresì un contributo che si fornisce al benessere della  società: è una riprova della benedizione di Dio. E quindi il famoso precetto:  ora, labora et lege.
Pio XII subito dopo la fine degli orrori  del secondo conflitto mondiale, ritenne sua primaria responsabilità rammentare che San Benedetto era il  ‘Padre dell’Europa’  con tutto quanto ciò comportava;  e poi qualche anno più tardi  -le istituzioni europee erano state chiamate in vita da poco-   Paolo VI Montini colse tale fondamentale occasione di collaborazione europea e di buona volontà per proclamare  San Benedetto : ‘Messaggero di Pace’ cioè Patrono d’Europa: il 24 ottobre 1964 con l’enciclica ‘Pacis Nuntius’  ‘Messaggero di pace’  Papa Montini metteva finalmente fine ad un ritardo secolare a proposito del riconoscimento internazionale degli insegnamenti dell’umile monaco di Montecassino.
E Montecassino, porta del Sud della Ciociaria, ha rappresentato ed ancora rappresenta per l’Europa un luogo di ricovero, di rifugio e di fiducia nel futuro. E’ vero, si  dirà, malgrado la presenza dei monasteri benedettini in tutta Europa, ai quali agli inizi del 1100 andranno ad  aggiungersi quelli dei Cistercensi e dei Certosini e di altri ordini, tutti originari dai benedettini, le guerre e le carneficine continuarono ad imperversare in tutta Europa anche nei secoli successivi, è vero, perché il male purtroppo è quello che sempre prevale, ma si immagini che cosa sarebbe mai potuto avvenire senza la presenza di queste migliaia e migliaia di monaci e di monache che diffondevano i loro messaggi e le loro testimonianze.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu