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Michele Santulli. La volpe impiccata.

La ferocia e non di rado la connessa perversione mentale, come avevano già a suo tempo scoperto gli antichi romani, sono le caratteristiche dell’essere umano in certi suoi comportamenti sia nei confronti dei bipedi stessi sia nei confronti degli animali. Le cronache rigurgitano purtroppo delle nefandezze commesse da tali individui quasi sempre mentalmente disarticolati, ai quali disgraziatamente viene consentito di muoversi liberamente, almeno fino al giorno della cronaca che li rende protagonisti a danno di qualcuno. In effetti si tratta di individui, solo apparentemente sani, che al contrario dovrebbero essere tenuti costantemente sotto sorveglianza, se si vuole impedire che commettano scelleratezze. E le vittime di tali mentecatti sono di regola i deboli o gli infermi o i bimbi o le mogli o gli animali. Sono incredibili gli atti di ferocia e di efferatezza commessi da tali mentalmente labili, tra l’altro di solito vigliacchi e vili in quanto non leveranno nemmeno la voce davanti ad uno che può difendersi. Elencare gli episodi che assurgono all’onore delle cronache sarebbe una recita degli orrori. Qui ci limitiamo a ricordare solo qualche episodio.
I poveri animali sono da sempre l’oggetto più facile e meno complicato delle attenzioni di tale umanità malata e, va precisato, nel caso degli animali, anche dei cosiddetti sani di mente. Chi mai potrà raccontare le perversioni e le cattiverie commesse dagli uomini nel corso del tempo, contro l’animale più umile e più affettuoso e più disinteressato, il cane? La efferatezza maggiore è il bipede che ha la conformazione mentale tale da avere il coraggio di abbandonare, senza un minimo di senso di colpa, il proprio cane in mezzo ad una strada quando va in vacanza con la famiglia!
Il gatto che ruba la salsiccia o il cane che abbaia al bambino o il lupo che divora la pecora o, in questo caso, la volpe che ammazza la gallina, tali atti non vengono considerati come normali e naturali aspetti della vita degli animali, no, da siffatti dilapidati mentali questi fatti vengono personalizzati, vi viene letta la volontà di arrecare danno volutamente! un torto personale, dunque, che va punito! E’ come voler punire la zanzara che ci morde o la pulce che ci pizzica. Si cerchi di immaginare il bipede malato di mente che studia e cerca tutti i mezzi per impadronirsi della volpe e vendicarsi, per aver ammazzato la gallina o mangiato i pulcini: non si preoccupa di meglio proteggere il proprio pollaio, ma è quasi accecato dall’odio e dal desiderio di vendetta. E riesce finalmente nell’intento, catturare la volpe. E’ veramente terribile e umiliante che la società debba ospitare gente del genere a piede libero in giro! Infatti il demente impicca la povera volpe, gode ai suoi spasimi e ai suoi contorcimenti! E non basta: la espone pubblicamente, sulla Via Casilina, a Roccasecca, patria di San Tommaso d’Aquino e di Severino Gazzelloni, ultimamente proclamata città della cultura. Vuole che la gente condivida il suo gesto di pazzo sfrenato, tanto è orgoglioso della sua impresa!
L’altro episodio riguarda una coppia di contadini il cui motivo di gratificazione era il piacere di ammazzare i gatti! E per conseguire tale finalità ricorrevano ad una procedura orribile. I gatti che secondo questi due feroci dementi avevano commesso qualche cosa che li disturbava, venivano scientemente adescati, catturati e rinchiusi in un sacco. Successivamente, subito, dopo un giorno, dopo due giorni, venivano massacrati a colpi di bastonate dentro il sacco!
E’ doloroso ricordare tali realtà ma peggio sarebbe ignorarle, come pure ignorare che si parli sempre di cacciatori nei loro paludamenti ai quali è consentito, nel nome della legge, di ammazzare gli animali e i pochi volatili ancora vivi oppure vedere alla televisione che si decantano l’hamburger o la coscia di pollo o la costoletta di agnello o la bistecca di manzo o il tonno o il salame: è terribile che si consenta ancora così facilmente di celebrare e promuovere gli ammazzamenti e le uccisioni, che tali situazioni che hanno insanguinato la storia dell’uomo dall’inizio, si debbano sempre tenere vive e attuali e perfino considerarle normali nell’esistenza dell’uomo, oggi ancora: con quale spirito mettere a morte un agnelluccio o un vitellino e poi divorarlo? E abituare, come normalità, i bimbi a tali spettacoli? Si continua ancora a impiegare termini e a illustrare situazioni -ammazzare, uccidere- che si dovrebbero cancellare e annullare nell’educazione di ognuno e magari sostituirle con altri proponimenti e ammaestramenti.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Michele Santulli. Ninfee, rododendri e ciliegi giapponesi.

E’ vero che Claude Monet (1840-1926) il grande artista, creatore dell’Impressionismo, ha dedicato molta parte della sua esistenza di pittore alla illustrazione delle ninfee, a tutte le ore del giorno e a tutte le stagioni; innumerevoli le sue opere con questi splendidi fiori e le loro foglie in primo piano, nessuna uguale all’altra, ognuna una immagine differente della natura. Negli ultimi anni della sua lunga esistenza, nel pieno della maturità e della consapevolezza, divennero addirittura il solo soggetto, quello sul quale intendeva fondare il proprio nome e anche il proprio contributo ed apporto alla gratificazione e godimento della umanità, in futuro.
Allorché ci si trova a Parigi non si manchi di visitare in particolare il Museo Marmottan (che ora si chiama Museo Marmottan-Monet) e il Museo dell’Orangerie: nelle due sale al piano interrato si assisterà ad uno spettacolo unico e impareggiabile: lungo le pareti una sequenza di immense tele di circa cinque metri di lunghezza ciascuna che illustrano unicamente le ninfee come viste e contemplate nel laghetto del suo giardino. Per poter realizzare queste immense tele l’artista si fece costruire un laboratorio apposito che poteva contenerle e lui lavorarci, a Giverny, sua abitazione a circa 70 Km da Parigi. E’ inaudita la varietà e la delicatezza e la ricchezza cromatica di questi fiori che brillano e galleggiano sull’acqua quali gemme colorate: anche il più agnostico riconoscerà che il Creatore è stato veramente generoso a offrire all’uomo un tale spettacolo di bellezza e di purezza e questo artista così abile a ricrearle.
A Casamari, se si ha la possibilità di accedere a qualche recesso un pò riservato, ci si parerà di fronte una grossa vasca di oltre tre metri di diametro dove frammiste alle foglie vellutate, affiorano sull’acqua diecine e diecine di ninfee: uno spettacolo impagabile, dubito che in tutta la Ciociaria esista l’eguale.
La natura in tutte le sue emanazioni, fino al girino nello stagno o al verzellino sul ramo, è sempre fonte di godimento e di gratitudine per chi è dotato di sentimenti. Ma che io sappia in tutta la Ciociaria ci sono solamente tre località dove si ha la possibilità di trasfondere nel proprio animo un rinnovato senso della bellezza e della purezza autentiche e allo stesso tempo un senso di gratitudine verso la Divinità che lo consente. Ho detto delle gemme che galleggiano sull’acqua della vasca di Casamari che sicuramente i buoni monaci troveranno tempo e modi di consentirne la visita a chi ne fa richiesta.
A marzo all’incirca, si vada a Sermoneta, all’Oasi di Ninfa, gioiello unico naturalistico, perché è il momento della fioritura dei ciliegi, una occasione eccezionale che si può vivere solo in Cina o in Giappone in certi posti: invero le due Nobildonne Caetani, madre e figlia, di antica stirpe romana che conta anche papa Bonifacio VIII, durante la loro esistenza si adoperarono appassionatamente per ridare nuova vita a Ninfa per secoli abbandonata e piantare nell’arco degli anni una estesa varietà di alberi e di fiori e i ciliegi orientali, selezionati con la più grande cura e competenza, costituiscono una delle maggiori realizzazioni sia per quantità e sia per qualità; il fiore curato e con altrettanta cura e attenzione, sono le rose le quali, all’epoca della fioritura, verso maggio, sono un secondo motivo di godimento e di appagamento arduo a trovarne di simile.
Un terzo luogo anche di vero godimento fuori del comune, si trova in una elegante struttura ricettiva estremamente curata e predisposta sul Lago di Posta Fibreno, dove sono visibili all’attenzione del visitatore almeno tre grossi cespi di rododendri che all’epoca della fioritura, verso aprile, costituiscono anche essi uno spettacolo, senza esagerazione, ineguagliabile: fiori variopinti, generosi, maestosi. Pianta non di facile coltivazione per quanto riferito alla specie di terreno, alla irrigazione e soprattutto con riferimento alla collocazione adeguata, condizioni che sono state tutte egregiamente assolte in tale struttura sul Lago di Posta Fibreno che, sono certo, a nessuno rifiuterà una visita.
I paesi più a settentrione sono di norma il luogo ideale di queste piante nei quali la temperatura e il grado di umidità dell’aria sono più favorevoli: se si ha la ventura, per esempio, di visitare il Museo Van Gogh a Otterlo in Olanda che si trova dentro un immenso parco, lo spettacolo di una vera e propria piantagione di rododendri in fiore è una sensazione ed esperienza indimenticabili, suscettibile di far passare in secondo piano perfino le opere appena ammirate del grande artista!

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Michele Santulli. 450 anni, la notte di San Bartolomeo.

Era la notte tra il 23 al 24 agosto del 1572 a Parigi in occasione del matrimonio di Enrico di Navarra futuro re Enrico IV, con la figlia di Caterina dei Medici, madre del re di Francia: verso le 3 di notte, chiuse le porte della città, un manipolo di cattolici assali e ammazzò nel sonno una quantità di protestanti venuti per essere presenti alle nozze del loro capo Enrico…

Leggi tutto nell’allegato: 450 ANNI, LA NOTTE DI SAN BARTOLOMEO

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Michele Santulli. Un cane, a Conversano.

Poco più di un mese fa, in una città della Cina si è celebrato, come ogni anno, da sempre, la sagra del cane e anche del gatto: letteralmente migliaia di queste sfortunate creature vengono cacciate in tutta la regione, orribilmente maciullate e poi avidamente divorate dalla gente!
Adesso a metà agosto è la data di una analoga feroce persecuzione contro i cani e questa volta, a Roma antica, per secoli, in occasione della cosiddetta ‘canicola’ cioè il quindici di agosto, giornata particolarmente torrida, imputabile ad una costellazione chiamata appunto ‘cane maggiore’ che, si riteneva, potesse favorire ‘la rabbia’ a causa del caldo: in quel giorno a Roma, giorno della canicola, sadismo o bieca ferocia, era una caccia spietata ai cani della città, ammazzati a bastonate e poi ammucchiati: si cerchi di immaginare le urla e i guaiti terribili dei poveri cani nella ‘Città Eterna’. Chi ne ammazzava di più, riceveva un premio!
Invece certi popoli per secoli in un certo giorno dell’anno catturavano i gatti nei sacchi e poi li buttavano sul fuoco a bruciare, anche ora alla luce di stolte credenze e superstizioni. Chiedo venia per ricordare tali eccidi, ma è bene conoscere.
E’ avvenuto che l’uomo, non soddisfatto pienamente di aver trascorso e di continuare a trascorrere, la propria vicenda esistenziale nel sangue e nelle guerre e nelle persecuzioni ovunque nel mondo, seminando dolori e distruzioni, in certi momenti dell’anno si è inventato ulteriori ragioni per esercitare la propria empietà ed efferatezza: non più avverso dunque i propri simili ma, nulla di più facile, contro l’innocuo animale a portata di mano. Ma ci arrestiamo, gli esempi sono infiniti, fino ad oggi e sarebbe solo una sequenza di orrori.
Abbiamo detto “sfortunate creature” perché il cane, ancora non se ne è capito il profondo significato e valore. Tutti conosciamo la lunga serie di prestazioni e di servizi che rende alla comunità, oggi più che mai, servizi che spesso nemmeno l’uomo è in condizione di offrire. Eppure il cuore si contrae e lo scoramento ti prende alla costatazione che, per esempio, ci sono tanti miserabili e delinquenti che in estate, ma non solo in estate, abbandonano il proprio cane in mezzo alla strada, magari legato alla barriera autostradale e non si può non tornare col pensiero al Dio della Bibbia che inflessibile e spietato infliggeva severissime punizioni ai contravventori delle regole della convivenza! Non dico la lapidazione biblica, ma certamente una solenne sanzione andrebbe prevista, e applicata, a tali squallidi personaggi che abbrutiscono la esistenza civile con la loro presenza.
Il cane invece, non vi è creatura umana che nutra devozione e ami così tanto il suo padrone, fino alla morte: questo disinteressato amore, in cambio di un tozzo di pane, senza nulla chiedere, sempre pronto a dare tutto se stesso.
Ed eco il punto: il bipede abituato e cresciuto a contatto diretto o indiretto, avvertito o non avvertito, con gli aspetti non di rado anche più depravati dell’esistenza, non è assolutamente in grado di capire l’amore vero e disinteressato e totale che gli si offre senza nulla chiedere ed avviene, nemesi mostruosa della esistenza umana, che l’oggetto che maggiormente viene fatto soffrire per violenze e del genere è proprio il cane!
Le eccezioni, per fortuna ci sono sempre, confermano la truce regola. Se si va in google e pulsa ‘Conversano, bari, cane’ credo che ancora venga illustrata una vicenda recente che veramente dovrebbe atterrire tutti quelli che la leggono: il solito imbecille in auto che, eroe, non rispetta i limiti e quindi all’occorrenza non può o non vuol frenare, ha investito e ammazzato un cagnolino e proseguito. La bestiola assieme ad un altro cane, Nerino, pare che fossero cani di quartiere a Conversano, quindi entrambi ogni ora del giorno assieme, vicino alla gente. L’immagine che si offre nel sito e che qui riproduciamo, è sconvolgente, non conosco altro termine, lo trovi il lettore: Nerino che abbraccia l’amico morto e cerca di ravvivarlo, con le proprie carezze e baci!

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu