Archivi categoria: Sociologia

Michele Santulli. Celestino, Rosalina e Rodin.

Forse si ignora che Auguste Rodin (1840-1917) è stato un autentico industriale della scultura a seguito della quantità enorme di soggetti in bronzo: migliaia di opere immesse sul mercato presenti in quasi tutti i musei e collezioni. Inutile richiamare alla memoria le opere che lo rendono immortale quali il Pensatore, il Bacio, la Donna accovacciata, Eva, il San Giovanni Battista, Iris… pertanto a nessuno di questi capolavori dedicò il tempo e l’attenzione e l’impegno di cui invece ritenne degno e meritevole il suo monumento allo scrittore Balzac.
In effetti la commissione affidatagli per la realizzazione di un monumento in onore del grande scrittore non ebbe successo; accurate e numerose furono le ricerche e investigazioni per pervenire alla individuazione dei maggiori elementi possibili sulla vita e personalità del romanziere: malgrado tale impegno i bozzetti non furono accettati e Rodin restituì l’anticipo versatogli a suo tempo. Personaggio troppo prestigioso, Balzac, per poter essere messo da parte così facilmente, per cui Rodin, accantonata la delusione cocente per l’insuccesso, continuò con la lavorazione e non poche furono le opere realizzate e acquistate da vari cultori: curioso costatare che gran parte erano soprattutto busti e ritratti che rispecchiavano il vero volto di Balzac.
Tali gratificazioni e tali conseguimenti non furono di sollievo e di accettazione da parte dell’artista: sentiva che qualcosa mancava al suo Balzac! E alla fine concluse che tale insoddisfazione risiedeva nel volto! E così ancora per altri anni continuò in silenzio ad occuparsi del Balzac e di un volto a suo parere idoneo e degno: tenuta in disparte e ignorata, in realtà è stata l’opera che maggiormente ha avvinto e perfino affascinato la sua personalità di artista, tanto che il suo biografo ha raccolto queste parole in merito: “La résultante de toute ma vie, le pivot méme de mon aesthétique” “la risultante di tutta la mia vita, il fulcro stesso della mia estetica”.
Invero il monumento a Balzac è stato il solo impegno artistico veramente sofferto e vissuto nella sua immensa produzione, che però il successo strepitoso di altre sue realizzazioni ha fatto passare sotto silenzio e perfino oscurato. Va rammentato che il Balzac lo ha impegnato negli ultimi anni della sua vita e la fusione in bronzo è stata eseguita oltre venti anni dopo la morte.
Rodin aveva frequenti rapporti con i modelli e le sue agende, blocchi per note e appunti contenevano lunghe liste di nominativi della più grande originalità e anche provenienza, numerose anche di Roma; quasi sempre affianco ai nomi, gli indirizzi, qualche descrizione fisica particolare, l’età, le sue impressioni e talvolta raramente anche il nome dell’opera relativa. Tra i nominativi, numerosi quegli italiani, sovente in una grafia strana e approssimata: tra questi un nome, secondo l’elenco della Signora Pinet, appare almeno due volte con cognome Prechi o Pechi o Peschi: Celestin o Celestino e affianco, le due volte, Balzac! Qui ci arrestiamo.
Così nel 1939, l’artista era morto nel 1917, il gesso originario lasciato nello studio fu fuso in bronzo e la scultura alta 2,75 m su un piedistallo in marmo alto circa 1,2 m, fu collocata all’intersezione stradale più gigantesca di Parigi, tra il Boulevard Raspail e il Boulevard du Montparnasse, dove si leva maestosa quasi di fronte all’antico famoso caffè La Rotonde e al più moderno Charivari. Ma chi è il Celestino di Rodin? Chi ne ha mai parlato e individuato?
E in questo momento si innesta la figura di un personaggio, che può darci la risposta, una donna, analfabeta, una domestica, piccolina alta 1,55 circa, alla quale il destino ha riservato un ruolo tale che oggi ancora per la comunità di lingua francese del pianeta, rappresenta quello che è la Marsigliese o la Rivoluzione o Napoleone o Coluche cioè un monumento vivente! Stiamo parlando della Semeuse, la Seminatrice, cioè la figura di donna che con gli abiti svolazzanti e un copricapo in testa, spande la sua semenza in giro nei campi: è stata presente per parecchi anni sulla monetazione d’argento fine ‘800-inizi ‘900, poi per molti anni sui francobolli, poi negli anni ’60 su una moneta d’argento e oggi sugli Euro. La domanda: quale la relazione con Celestino-Balzac? Negli anni passati lo scrivente ha non poco indagato e ricercato per venire a capo di certe situazioni della Storia riferite a certe sue componenti poco o per niente conosciute e chi è curioso può consultare in particolare “MODELLE E MODELLI CIOCIARI A ROMA, A PARIGI, A LONDRA NEL 1800-1900” e nel corso di tali indagini in Valcomino si è imbattuto, tra l’altro, nel Sig. Mario Franciosa residente a Clamart, un sobborgo di Parigi, che negli anni cinquanta aveva frequentato la Seminatrice ormai avanzata negli anni. E il Sig. Franciosa è stato depositario, unico, delle confidenze e racconti, anche intimi e personali, di Rosalina Pesce, il nome dunque della Seminatrice, nata nel 1886 in un paesino della Valcomino e poco dopo emigrata a Parigi!
E uno dei ricordi era il seguente: Rosalina che per molti anni aveva abitato con la madre nel cortile di un palazzo alla Avenue du Maine 51 con davanti l’Hotel de Paris, oggi ancora sui luoghi dove ha occupato tutto il piano terra, ogni volta che per il suo lavoro di domestica -aveva rinunciato al ruolo iniziale di modella perché non amava denudarsi- passava davanti al monumento a Balzac, il suo cuore, racconta il Sig.Franciosa, sobbalzava e lei si inteneriva! Il volto di Balzac, scavato dalla fatica, le occhiaie profonde rivolte lontano, i capelli al vento, era il volto del padre: Celestino di Rodin, il Balzac di Rodin, in realtà era effettivamente Celestino Pesce, il padre della Seminatrice, patrimonio della Francia!

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Didascalie:
-Volto di Celestino-Balzac,
-Il monumento davanti a La Rotonde.

Cinzia Loi. Nuovo impianto vinario da Cajaitro – Ardauli (OR)

I pressoi litici costituiscono una parte fondamentale della filiera produttiva e un documento di estremo interesse da un punto di vista storico-archeologico.
Considerati reperti meno nobili di altri, questi manufatti hanno goduto fino ad oggi nell’isola di scarso interesse presso gli studiosi. Inoltre gli esemplari giunti fino a noi, il più delle volte lacunosi e scollegati dal contesto di provenienza, pongono notevoli difficoltà di interpretazione tipologica e di datazione.

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Autore: Cinzia Loi – loicinzia71@gmail.com

Fotografia di Damiano Urru

Pierluigi Guiducci. Shoah a Roma. 16 ottobre 1943. Salvare gli Ebrei.

20 anni di ricerche, evidenze, Pio XII. P. Peter Gumpel SI. L’apertura degli archivi.
La vicenda tragica del 16 ottobre del 1943, riguardante la razzìa degli Ebrei romani da parte di forze tedesche, e il trasporto successivo
nel lager di Auschwitz-Birkenau, è stata affrontata in molteplicioccasioni: convegni, mostre, libri, saggi e film.
Al riguardo, colpisce il fatto che rimangono diversi dettagli che ancora continuano a emergere attraverso più iniziative. Un contributo
chiave rimane quello offerto da coloro che furono testimoni del rastrellamento e che riuscirono a salvarsi. Altro notevole apporto
proviene dagli Ebrei che ritornarono dai lager (un numero purtroppomolto esiguo; oggi deceduti)…

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Info:
EDUCatt, Milano 2023
www.educatt.it/libri
isbn: 979-12-5535-067-5
isbn digitale: 979-12-5535-068-2

Autore:
Pierluigi Guiducci – plguiducci@yahoo.it

Roberto Mancuso. La salamandra nel fuoco. Da Aristotele allo stemma di Salsomaggiore Terme.

Storia e mito con Alchimisti, Massoni, Marco Polo, Federico di Svevia, Scotti-Douglas…
Questo lavoro ha avuto origine dallo stemma ufficiale del Comune di residenza dell’autore, Salsomaggiore Terme (PR). Il mito della salamandra tra le fiamme affonda nei tempi più antichi ed è stata spesso inserita in manoscritti medievali, blasoni (pare che Federico II nel 1226 fece inserire nello stemma di Salsomaggiore la salamandra tra le fiamme), marchi tipografici (Sennenton di Lione, XVI sec) e stemmi (Chambord, Fontainebleau, Le Havre).
Nel testo di Roberto Mancuso, oltre al mito, vengono analizzate e riportare le possibili virtù delle salamandre, con riferimenti a Luigi di Francia (due tondi con presente la salamandra si trovano per esempio sulla facciata della chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma), Carlo Magno ed ai Gonzaga di Mantova.
Una dissertazione più ampia prosegue quindi con i Pallavicino ed i loro tempi e cultura con la formulazione di diverse ipotesi tra le quali il coinvolgimento di famiglie nobili locali, temi quali l’alchimia, la massoneria e la storia locale, in particolare quando correlata agli antichi aspetti termali di Salsomaggiore Terme.
Infine, si segnala un dettagliato apparato fotografico e documentario che correda i testi e rende la lettura scorrevole, avvincente, specchio della passione dell’autore relativamente a temi insoliti e spesso complessi sia da ricercare sia da descrivere.

Roberto Mancuso è da alcuni anni autore di monografie storiche e raccolte di leggende regionali italiane. Ha collaborato con enti e associazioni regionali ed europee, università e periodici. Una recente recensione è stata pubblicata su Archeomedia nel 2022 a titolo “Alla ricerca della smarrita via. La Via Francigena di Salsomaggiore (vol. II – Documenti e mappe inedite) in collaborazione con Maurizio Miati.

Info:
Autore: Roberto Mancuso (robigrazia@alice.it)
Editore: Youcanprint (LE) – https://www.youcanprint.it
Anno di pubblicazione: 2022
Pagine 83, illustrazioni in b/n. Euro 10,90

Autore della recensione: Oreste Sidoli, Biblioteca Privata di Interesse Locale, Salsomaggiore Terme (PR)
Biblioteca Privata “Oreste Sidoli” – Biblioteca di Interesse Locale (L.R. n. 42 /1983)
Convenzionata con la Biblioteca Comunale di Salsomaggiore Terme (Del. G.M. n. 57 dell’8/01/1991)
Attestato di Benemerenza Accademia dei Georgofili di Firenze (Presidenza, Prot. n. 160 del 4 /1/01994)
Via Tabiano, 7 – 43039 -Salsomaggiore Terme (PR)
E Mail: oresid@libero.it – Cellulare e WhatsApp: 3488528377

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