Archivi categoria: Sociologia

Roberto Mancuso. La salamandra nel fuoco. Da Aristotele allo stemma di Salsomaggiore Terme.

Storia e mito con Alchimisti, Massoni, Marco Polo, Federico di Svevia, Scotti-Douglas…
Questo lavoro ha avuto origine dallo stemma ufficiale del Comune di residenza dell’autore, Salsomaggiore Terme (PR). Il mito della salamandra tra le fiamme affonda nei tempi più antichi ed è stata spesso inserita in manoscritti medievali, blasoni (pare che Federico II nel 1226 fece inserire nello stemma di Salsomaggiore la salamandra tra le fiamme), marchi tipografici (Sennenton di Lione, XVI sec) e stemmi (Chambord, Fontainebleau, Le Havre).
Nel testo di Roberto Mancuso, oltre al mito, vengono analizzate e riportare le possibili virtù delle salamandre, con riferimenti a Luigi di Francia (due tondi con presente la salamandra si trovano per esempio sulla facciata della chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma), Carlo Magno ed ai Gonzaga di Mantova.
Una dissertazione più ampia prosegue quindi con i Pallavicino ed i loro tempi e cultura con la formulazione di diverse ipotesi tra le quali il coinvolgimento di famiglie nobili locali, temi quali l’alchimia, la massoneria e la storia locale, in particolare quando correlata agli antichi aspetti termali di Salsomaggiore Terme.
Infine, si segnala un dettagliato apparato fotografico e documentario che correda i testi e rende la lettura scorrevole, avvincente, specchio della passione dell’autore relativamente a temi insoliti e spesso complessi sia da ricercare sia da descrivere.

Roberto Mancuso è da alcuni anni autore di monografie storiche e raccolte di leggende regionali italiane. Ha collaborato con enti e associazioni regionali ed europee, università e periodici. Una recente recensione è stata pubblicata su Archeomedia nel 2022 a titolo “Alla ricerca della smarrita via. La Via Francigena di Salsomaggiore (vol. II – Documenti e mappe inedite) in collaborazione con Maurizio Miati.

Info:
Autore: Roberto Mancuso (robigrazia@alice.it)
Editore: Youcanprint (LE) – https://www.youcanprint.it
Anno di pubblicazione: 2022
Pagine 83, illustrazioni in b/n. Euro 10,90

Autore della recensione: Oreste Sidoli, Biblioteca Privata di Interesse Locale, Salsomaggiore Terme (PR)
Biblioteca Privata “Oreste Sidoli” – Biblioteca di Interesse Locale (L.R. n. 42 /1983)
Convenzionata con la Biblioteca Comunale di Salsomaggiore Terme (Del. G.M. n. 57 dell’8/01/1991)
Attestato di Benemerenza Accademia dei Georgofili di Firenze (Presidenza, Prot. n. 160 del 4 /1/01994)
Via Tabiano, 7 – 43039 -Salsomaggiore Terme (PR)
E Mail: oresid@libero.it – Cellulare e WhatsApp: 3488528377

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Michele Zazzi. La carica magistratuale etrusca dello zilath mechl rasnal.

La carica magistratuale dello zilath (zilat, zilax, zilc, zilx) è attestata da iscrizioni funerarie rinvenute in gran parte dell’Etruria: Caere, Tarquinia, Vulci, Volsini, Vetulonia, Chiusi, Cortona, Bologna ed altri centri minori.
Le iscrizioni si riferiscono al periodo IV – I secolo a.C. (con la sola eccezione di quella sul cosiddetto cippo di Rubiera databile al VII – VI secolo a.C.) e riguardano la principale magistratura della fase repubblicana che comportava variamente, a seconda del contesto e del periodo, poteri politici, militari e sacrali.
Il termine Zilah compare prevalentemente da solo ma talvolta anche con attributi che ne specificano la sfera di competenza.
Tra quest’ultime vi è anche lo zilath mechl/mechln/mexl/ rasnal, magistratura che è stata rinvenuta a Tarquinia (due volte), Volsini e Cortona, ma non nei rispettivi centri minori.
Dal cursus honorum di Vel Lathithes (TLE 233), deposto nella Tomba Golini 1 ad Orvieto, si apprende che ricoprì oltre ad alcune cariche minori locali (maronato e purthanato) anche quella di zilath del popolo chiusino: “mechlum rasneas clevsinsl zilachnve” (iscrizione parete di fondo, parte destra) .
Un membro della gentes spurinas deposto nella Tomba dell’Orco 1 a Tarquinia fu “zilath mechln rasnal “ (TLE 87).
Anche il tarquiniese “Larisal Crespe Thanchvilus Pumpnal clan” fu “zilath mechl rasnas” (TLE 137).
La carica in oggetto risulta rivestita anche da larth cucrina, che viene indicato nella Tabula Cortonensis (vedi faccia A, riga 24) come il magistrato autore/testimone dell’atto. Inoltre in altra parte dello stesso testo è contenuta la datazione del contratto con l’indicazione dei due magistrati (zilci) eponimi (e cioè Larth Cusu figlio della Titinei e Laris Salini figlio di Aule).
Venendo all’interpretazione della carica alcuni studiosi ritengono che la stessa fosse attribuita ad un magistrato federale con competenza su tutta l’Etruria, il magistrato supremo della Lega etrusca. Secondo un’altra opinione (oggi prevalente) lo zilath mechln rasnal sarebbe stato il magistrato principale di ogni città-stato ed avrebbe esercitato le sue funzioni su tutto il territorio della stessa, mentre il normale zilath avrebbe ricoperto la carica nei centri minori
.
Sulla carica zilath mechln rasnal cfr, tra gli altri:
– Adriano Maggiani, Magistrature Cittadine, Magistrature Federali in La lega Etrusca Dalla Dodecapoli ai Quindecim Populi, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 2001, pagg. 37 e ss;
– Giovannangelo Camporeale, Gli Etruschi Storia e Civiltà, UTET, 2015, pag. 183.

Immagini della Tomba dell’Orco a Tarquinia, della Tabula Cortonensis e della rappresentazione delle pitture della parete di fondo, parte destra della Tomba Golini 1 di Orvieto.

Autore: Michele Zazzi – michele.zazzi@alice.it

Michele Santulli. Il 9 ottobre 2022 a Roma.

Giornata splendida, 25 gradi. Via Tuscolana, terzo mondo ma non ci sono più sui marciapiedi le bancarelle e la pista delle bicilette si snoda funzionale, pur senza biciclette. Lo spettacolo della incredibile quantità di bidoni della spazzatura, quasi tutti sporchi, luridi o sgangherati, è semplicemente desolante, terzo mondo!
Sono stato alla Università La Sapienza dove si leva il Monumento di Amleto Cataldi agli studenti caduti nella I Guerra MMondiale, inaugurato solennemente il 1920 e da allora mai curato o manutenuto. Ora grazie al nuovo Rettore, una donna, la professoressa Polimeni, di concerto con l’arch. Marino, una donna, direttrice dell’Istituto Centrale per il Restauro, ne hanno affidato i lavori di ripristino che saranno terminati il 30 ottobre: una folta schiera di tecnici ne sorveglierà lo svolgimento.
Passando sul Lungotevere davanti alla Sinagoga ho notato molto movimento; essendo ottobre si pensa alla festività del Kippur. Ho lasciato mia moglie in macchina in un parcheggio libero un pò distante e mi sono avviato verso l’antico Ghetto, passando, ricordo, per Via del Pellegrino: uno scorcio di Roma antica unico, irripetibile, splendidi palazzi e chiese e piazzette: quante sensazioni! Tanti turisti in giro. Ma incredibile il degrado e l’assenza totale di manutenzione; in un angolo un mucchio di immondizia, cartacce un pò dovunque, perfino erbacce in quantità lungo i muri: sotto un portico addirittura un letto con valige, cuscini, ecc.
A Roma antica, oggi! bisognerebbe introdurre di nuovo almeno la berlina ed esporre al pubblico ludibrio i colpevoli di tale disastro, altrimenti le cose non cambieranno mai! Vengono a mente le parole di Goethe scritte nel lontano 1786: “questo popolo pur vivendo in mezzo alle magnificenze e alla maestà della religione e dell’arte, non è dissimile di un capello da quel che sarebbe se vivesse nelle caverne e nelle foreste”. Nulla è mutato.
Quale emozione e quale atmosfera: se solo fossero gli svizzeri o i francesi o i tedeschi a gestire tale incomparabile unico contesto architettonico e storico!
Arrivo al Ghetto, è un luogo in cui sostare e guardarsi attorno è una emozione. Quanta gente. Mi avvicino a qualcuno e chiedo: mi spiegano che il Kippur è passato da pochi giorni, oggi è la giornata del quarantennale dell’attentato alla Sinagoga, una commemorazione solenne di quel fatto terribile in cui vi fu anche la morte di un bimbo. Mi commuove vedere bimbi con la kippah: fortunati, mi dicevo. Scoperto il motivo dell’assembramento, rifaccio un percorso che amo fare e cioè imbocco Via della Reginella: un vicoletto la cui sola vista suscita pensieri e ricordi e ti avvolge in un‘atmosfera particolare. Davanti agli usci delle abitazioni ogni tanto vedi le cosiddette pietre di inciampo e cioè quelle piastre di ottone quadrangolari di circa 10×10 cm conficcate nel terreno dove è scritto un nome, delle date e delle località; sono le vittime di quell’immondo e ladro kappler nazista:16.X.1943 Auschwitz.
Al termine di via della Reginella si apre una piazzetta e al centro lo spettacolo che veramente trasporta in un mondo differente di bellezza e di perfezione: la cinquecentesca Fontana delle Tartarughe: quale gioia degli occhi e quale godimento, quale fortuna poterla ammirare, integra, ancora oggi: è qui che si dovrebbero collocare i carri armati a protezione di tali tesori unici al mondo!
Torno indietro e vado all’incontro di un mio figlio. Stiamo un pò assieme ad una delle tante trattorie dei vicoli della Roma di Via Monserrato. Anche qui quale atmosfera impagabile ma anche qui, guardandoti attorno, si rimpiangono gli svizzeri o i francesi o i tedeschi a gestire tale incomparabile eccezionale patrimonio! Poi andiamo alla residenza dei miei in Via Po. Mentre ci intratteniamo, noto un palazzone in vetro di quattro o cinque piani dove in caratteri cubitali sulla facciata è scritto: ISTITUTO NAZIONALE PER L’ANALISI DELLE POLITICHE PUBBLICHE: mai sentito nominare, che cosa sarà mai? ANALISI DELLE POLITICHE PUBBLICHE! Sicuramente il solito centro di pubblica assistenza dei figli e figlie, nipoti, amici, mogli, ecc. dei soliti noti, a spese degli Italiani.
Alla fine verso Campo dé Fiori, una visita al caro Giordano Bruno: quel mercato che si svolge tutti i giorni dalle 6 di mattina alle cinque-sei di sera in quella piazza miracolosa nel cuore della Roma secentesca è un semplice abbominio, a parte la triviale oggettistica che pure vi si offre in vendita: ma come si può accettare oggi ancora che un tale inverecondo, perfino impudico, spettacolo si possa offrire agli occhi della Storia e delle migliaia di visitatori in quel luogo magico e pieno di malia? Non si immagina quello che avviene alle 6 di sera quando i camion e i furgoni della nettezza urbana e il personale addetto intervengono per la pulizia della piazza: rumori, emissioni di fumi, grida, i bancarellieri che ricaricano nei furgoni le loro mercanzie, una baraonda indescrivibile, indegna, immeritata per tutti, e i turisti che assistono stupiti, ogni sera!
Voglio ricordare la storiella a chi non la conosce. Piazza Campo dé Fiori da sempre, come testimoniano i quadri dei pittori dell’epoca, era luogo dove quasi ogni mattina le contadine in numero di tre-quattro-cinque andavano a vendere i propri prodotti verdure, frutta, ecc. Alla fine del 1800 una quantità di uomini di lettere e di cultura decise di erigere una statua in onore del martire del libero pensiero Giordano Bruno, bruciato vivo dalla Chiesa proprio in questa piazza nel 1600 perché ‘eretico’ cioè dissidente! Fu dato incarico allo scultore Ettore Ferrari di realizzare l’opera. Il Vaticano, che aveva già subito l’usurpazione del 20 settembre 1870, considerò l’iniziativa un ulteriore torto alla propria storia e si oppose con tutti i mezzi. La cultura ebbe il sopravvento e il monumento fu eretto dove oggi si trova. Allorché una trentina di anni dopo, in epoca mussoliniana, in lunghe trattative nel 1929 si addivenne alla firma del famoso Concordato Chiesa-Italia, la questione di Giordano Bruno tornò in auge: la statua va rimossa, imponeva il papato, è un’offesa. Mussolini, forse erano gli originari sentimenti socialisti e di libertà ancora presenti in lui, si oppose alle mire pretesche; allo stesso tempo, non voleva né poteva opporsi eccessivamente. E si addivenne ad un compromesso che accontentò le due parti: Mussolini impose che Piazza Campo dé Fiori dalle 6 di mattina fino alle sei di sera, ogni giorno dell’anno, fosse data in concessione ai commercianti romani muniti di regolare licenza per la vendita dei loro prodotti e il Papa definì Mussolini, ‘uomo della Provvidenza’ e rispose alla iniziativa mussoliniana santificando due anni dopo Roberto Bellarmino, l’inquisitore assassino di Giordano Bruno. Effettivamente è avvenuto che la figura di Giordano Bruno a seguito delle tende e delle bancarelle e dei rifiuti che quotidianamente si accumulano ai suoi piedi, è diventata invisibile: si può ammirare solo a partire dal tramonto. Si attende che qualche politico attento, possibilmente il sindaco del Municipio o di Roma Capitale, si faccia promotore finalmente del ripristino dei luoghi originari e della cancellazione dell’abbominio attuale e degrado.
Ci congediamo da nostro figlio e famiglia e nella via che da Campo dé Fiori immette a Piazza Farnese assistiamo ad un altro spettacolo fuori del comune: avevo già notato la grande quantità di turisti e tutte le trattorie e locali quasi tutti pieni di avventori. Ora qui davanti al ristorante ‘da Fortunata’ dove tutti i tavoli dentro e fuori erano impegnati, vi erano almeno cinquanta persone in piedi, in attesa di qualcosa. Chiedo come mai tutti in fila là fuori: confermarono che si liberi qualche posto al ristorante!

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

 

Michele Santulli. Appuntamento a Parigi.

Un certo giorno di sabato alle 16,00 un piccolo incontro a Vavin, di fronte al caffè la Rotonde e al caffé Charivari, dove si leva il monumento allo scrittore Balzac, al quale Rodin diede, dopo non pochi tentativi e esperimenti, il volto di Celestino, modello ciociaro della Valcomino, padre di Rosalina, la Semeuse! Incredibile i miracoli dell’arte: l’umile Celestino è diventato Balzac e Balzac…Celestino!
Ci troviamo in un luogo classico di Parigi, all’incrocio del Boulevard du Montparnasse col Boulevard Raspail, al Municipio 14, luogo dove si trovano ancora caffè e ristoranti risalenti alla fine del 1800, che hanno ospitato la crema artistica e letteraria e politica e diplomatica e finanziaria mondiale, oggi sempre attivi e ricercati: la Coupole, le Dôme, le Select, la Clôserie des Lilas, la Rotonde….
Le cronache, tra il tanto, ricordano che Modigliani, il grande artista, passava tra i tavoli, cantando e declamando, offrendo in vendita i propri disegni, per guadagnare qualche soldo! Quale umiliazione: oggi le sue opere, terribile nemesi, sono le più costose e le più ricercate! Ma questo luogo è memorabile anche perché vi aveva luogo ogni giorno una iniziativa unica e tipica della Parigi dell’epoca e cioè il cosiddetto mercato delle modelle di artista e dei modelli, dove i pittori e scultori, all’epoca in numero elevatissimo provenienti da tutto il mondo, si recavano a individuare la modella o modello desiderato e contrattare il prezzo per le sedute, ecc. Siamo in un luogo strategico di Parigi per ritrovare e ricordare certe memorie che hanno fatto la storia dell’arte.
A poche decine di metri si distende una stradina, Rue Campagne Première, dove al n.3, oggi un informe palazzone, si trovava la trattoria Chez Rosalie tenuta da Rosalia Tobia, con addentellati di Picinisco, nella gioventù modella dal corpo statuario, come si ammira nelle opere di Bouguereau: qui solo cucina e vino italiani, Modigliani e Utrillo erano di casa, frequentata anche da Apollinaire, Ungaretti, Arago, Picasso, da Susanne Valadon, dalla leggendaria amatrice Kiki di Montparnasse; nei pressi gli studi di numerosi artisti, ancora sui luoghi.
A pochi metri Rue de la Grande Chaumière dove al n.10 ancora si leva il palazzetto che ospitava l’Académie Colarossi fondata nel 1870 da Filippo Colarossi, da Picinisco, a Parigi col fratello già nel 1855-56 e rimasta attiva fino agli anni ’30 del Novecento.
Assieme alla Accademia di Belle Arti statale, era une delle due scuole private più ricercate di Parigi: qui fu per la prima volta possibile insegnare pittura e scultura alle donne, in massima parte straniere e da modelli maschili o femminili viventi, già dagli anni ’70 dell’Ottocento, cosa prima di allora impossibile e proibito, solo maschilismo.
Altra novità quasi rivoluzionaria all’Académie Colarossi fu che per la prima volta salì in cattedra una donna, nel 1910! Migliaia hanno frequentato l’Académie Colarossi nel corso dei suoi quasi ottanta anni di vita sia in questa via sia in una succursale in altra parte della città: Camille Claudel, Gauguin, Modigliani, Alphonse Mucha, Lionel Feininger e decine di altri grandi artisti oltre a migliaia di sconosciuti di tutto il mondo, presero lezioni all’Académie Colarossi dove, tra l’altro, uomini e donne frequentavano assieme.
Oggi l’attività didattica continua sotto un altro nome. A poche centinaia di metri si leva ancora, in un angolo, la sempre attiva e frequentata Clôserie des Lilas, ristorante e birreria dove era abitudine vedere seduti Hemingway, Picasso, Apollinaire, Salmon, Stravinskji: si racconta che più di una volta il povero Modigliani, in preda ai fumi dell’alcol, veniva trovato disteso su una panchina là davanti, talvolta sotto la pioggia: qualche caro amico, Soutine o Moỉse Kisling, lo alzavano e accompagnavano da Rosalie, lì vicino, che l’accoglieva e faceva riposare in angolo su una coperta, per terra, fino al risveglio.
Nelle vicinanze al n.49 del Bd. du Montparnasse in una stanza al primo piano cui si accedeva a mezzo di una scala esterna, operò con successo per una ventina d’anni l’Académie Vitti, scuola d’arte anche essa fondata e gestita da ciociari della Valcomino. Nel contesto delle scuole di disegno operate da ciociari va ricordata anche l’Académie Carmen, gestita da una famosa modella ciociara, detta la Venere di Montparnasse, con grande successo, frequentata da allievi in gran parte americani sotto la guida del grande pittore Whistler; altra scuola analoga pure guidata da un ciociaro di Atina, fu quella fondata personalmente da Rodin e frequentata anche da Matisse.
Ancora nelle vicinanze si trova Rue du Maine dove abitavano in gran parte solo gallinaresi quali i Pignatelli e i Bevilacqua al.n.16 e nei pressi, all’Avenue du Maine, al nr. 51, nel cortile, abitò per molti anni la famiglia di Celestino e l’ultima inquilina fu la figlia Rosalina, la Seminatrice; davanti si levava l’Hotel de Paris, oggi ancora sui luoghi.
Una passeggiata nei dintorni, a pochi passi dal cimitero, si irradiano una serie di stradine tutte in gran parte abitate, all’epoca, da ciociari: Rue Delambre, Rue Vandamme, Rue Huyghens, Rue Poinsot, Rue du Cange… Quanti ricordi, quale nostalgia…

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu