Introduzione Tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII si costituirono numerose comunità monastiche nella laguna nord di Venezia, che si svilupparono e vissero in un ambiente fisico in continua evoluzione.
L’antica colonia marittima di Liternum fu dedotta nel 194 a. C. insieme alle colonie di Volturnum, Buxentum, Salernum e Puteoli (la futura Delo minor!). La ratio di questo provvedimento da parte del Senato Romano fu dettata dalla volontà di porre dei caposaldi di controllo lungo la malsicura costa campana.
Narra una leggenda che un pastore, passeggiando lungo la spiaggia di Tiro con il suo cane, ad un certo punto ebbe l’impressione che l’animale si fosse ferito con una conchiglia; nel momento in cui si accinse a pulirgli il muso, però, egli si rese conto che il liquido rosso non era sangue, ma una tintura, prodotta da quel mollusco. Così l’uomo scoprì la porpora. Da allora in poi i nostri antenati cominciarono a pescare certi molluschi non solo per mangiarli, ma anche per estrarne la ghiandola ipobranchiale, preposta a secernere un liquido che si può definire il precursore della porpora. Cumuli di gusci di molluschi spezzati, riportati alla luce, nel corso di scavi archeologici, in varie località che si affacciano sul Mediterraneo Orientale, attestano la presenza di luoghi adibiti alle attività di estrazione e lavorazione della porpora.
Le mura della città di Cosa appaiono perfette con i loro blocchi poligonali in pietra calcarea, accuratamente regolarizzati nel paramento esterno (figg.1 – 2). Inizia da qui, dalla porta di Nord-Ovest che si apre nell’antica cinta muraria della città, la visita agli scavi archeologici di Cosa, posta su un promontorio roccioso all’altezza di 114 metri sul livello del mare. E’ il posto ideale per godere, lungo l’itinerario di visita, di una magnifica vista sull’Argentario, che inizia ad intravvedersi procedendo verso Sud-Est e salendo all’Acropoli dopo una breve ma necessaria visita al piccolo Museo.