Archivi categoria: Archeologia

Alfredo PIRONDINI. Struttura megalitica soprastante l’Arma Strapatente (Orco-Feglino, Finalese, Liguria).

Viene descritto il reperto megalitico, la sua ubicazione, il suo orientamento ed i rapporti con vicine strutture di interesse archeologico ed archeoastronomico.
Segue una breve discussione sulle ipotesi di utilizzo dei reperti descritti.


L’intera presentazione si trova nell’allegato.



 

Autore: Afedo Pirndini

Email: mpwpir@gmail.com

Allegato: pietra altare sopra strapatente.pdf

Giuseppe PIPINO, Emergenze archeologiche, vere e presunte, nelle aurifodine della Bessa.

La Bessa, sede dell’omonima Riserva Naturale Speciale (archeologica), è sicuramente una delle zone più interessanti d’Italia dal punto di vista archeologico e storico-minerario, purtroppo, però, essa è da sempre oggetto di fantasticherie e di studi approssimativi, anche da parte delle istituzioni deputate alla sua tutela e valorizzazione, nonché da improvvisati “esperti” che hanno operato con il loro beneplacito.


La cosa era già stata evidenziata nella fondamentale opera di CALLERI (1985) che, analizzando a fondo gli scritti precedenti, lamentava la faciloneria con la quale era stato trattato l’argomento e la diffusione di assurdità puerili, oltre che di errori più o meno giustificabili. 


Tuttavia si è continuato sullo stesso livello e, anzi, alle assurdità precedenti se ne vanno sempre ad aggiungere di nuove.  Continuano, infatti, ad essere divulgate affermazioni secondo le quali la Bessa sarebbe stata la più grande ed importante miniera d’oro romana, che sarebbe stata sfruttata da una fantomatica popolazione dei Vittimuli o dai Salassi prima che dai Romani, che nella zona, nonostante lo sconvolgimento operato dalle coltivazioni minerarie protostoriche, esisterebbero ancora sicure testimonianze preistoriche, quali incisioni rupestri, steli e castellieri, per non parlare della presunta piroga del torrente Elvo, meglio nota come “piroga bidone” o “pirloga”.


Lo studio completo si trova nell’allegato.

Autore: Giuseppe Pipino

Allegato: Emergenze archeologiche.pdf

Carlo FORIN, Apocalisse del ME. Rivelazioni sulla lingua come dingua.

Proemio: -FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME-Gesù ci fa questa raccomandazione… ed è un ordine del Padre: -Fate questo in memoria di ME-.


Attraverso lo Spirito Santo, ci ispira: spezzate il pane in armonia e unitevi a ME prendendo il mio corpo.


Apocalisse è ‘rivelazione’  e ‘catastrofe’ contemporaneamente: è alla portata di tutti l’unione con Dio, col ME, e pochi la curano.


Il senso dotto della parola –rivelazione- e quello del popolo –catastrofe- si completano in questa esplorazione dell’assurdo che vi invito a fare assieme: tutti sanno questa realtà e… non c’è vergogna!


Lo studio completo si trova nell’allegato.

Autore: Carlo Forin

Email: carlo.forin1@virgilio.it

Allegato: Apocalisse del ME.pdf

Paolo CAMPIDORI. Il tempio etrusco di Fiesole.

E’ ipotizzabile prevederne la ricostruzione?
“Alle pendici nord-orientali della collina principale fu creata alla metà del VI secolo (a.C.) un’area sacra con al centro un piccolo edificio di culto pressoché quadrato di circa 5 m. di lato, con pareti di mattoni crudi su basamenti di pietra, il pavimento interno in terra battuta, con copertura costituita da tegole e antefisse dipinte. Una fognatura, alcuni terrazzamenti completavano l’area” Maurizio Martinelli-Guido Paolucci – Guida ai luoghi degli Etruschi – Ed. Scala 2008


Se noi tracciamo una linea sulla carta geografica  della Toscana, in direzione Ovest-Est partendo da Pisa sul versante tirrenico, fino a Verucchio, versante adriatico, e toccando al centro le località di Artimino, Fiesole e Firenze, noi avremo una linea retta quasi perfetta. Proprio su questa linea verso il VII-IV sec. a.C. doveva svolgersi il traffico commerciale etrusco, dal Mar Tirreno al Mar Adriatico. Parte di questo tracciato è stato ritrovato alcuni anni fa in località Capannori (Pisa), si tratta di una strada con ampie carreggiate, una vera e propria “autostrada” etrusca, come è già stata definita.
Dobbiamo adesso tener conto che su questo tracciato si trovavano anche le località Comeana, Quinto (Firenze) dove sono state ritrovate le tombe dette “della Mula” e “della Montagnola”, ambedue realizzate con la tecnica detta “a falsa cupola”,  con grossi conci squadrati di pietra  disposti in forma concentrica (tomba della Mula) che si restringono verso l’alto fino a formare una volta di forma ogivale (tomba della Montagnola). Queste tombe risalgono, verosimilmente al VII secolo a.C. Si tratta di tombe principesche i cui proprietari erano i signori e padroni della zona. Su questa linea doveva trovarsi pure la città-carovaniera etrusca di Gonfianti, nelle vicinanze di Prato, che doveva svolgere un ruolo di città-emporio, luogo di deposito e di smistamento delle merci, nonché città industriale ed artigianale.
Questa “autostrada dei due mari”, come è plausibile  definirla, secondo fonti greche, si sarebbe potuta percorrere in soli tre giorni di viaggio, che per quei tempi rappresentava un bel primato.
A Verucchio, centro etrusco di primaria importanza, gli archeologi hanno ritrovato reperti UNICI nel loro genere, come campioni di stoffe di lana, tessute in vari colori, che non hanno niente da invidiare ai nostri tessuti moderni, in quanto la tessitura e la tecnica di lavorazione è in  tutto simile alla nostra, ovviamente gli etruschi non possedevano i macchinari che possediamo oggi. Inoltre sono stati ritrovati a Verucchio reperti importantissimi in metallo e in altri materiali più o meno pregiati, molto interessanti.
Le città etrusche di Fiesole  e Firenze si trovavano proprio al centro di questa “carretera” commerciale ed è facilmente intuibile il ruolo di prestigio che queste due città avessero proprio per le loro ubicazioni strategiche ma anche difensive e di controllo del territorio. Se Gonfienti aveva il ruolo di città di scambio, di deposito, di lavorazione delle merci, quindi città industriale e commerciale (ruolo svolto in sinergia con la “gemella” Misa, Marzabotto) Firenze e Fiesole dovevano giocare due ruoli diversi, l’una di città legata ad una economia fluviale e agricola (Firenze), l’altra doveva essere centro politico-amministrativo e militare offensivo e difensivo (Fiesole), anche per la posizione strategica che occupava (sulla cima di una collina e difesa da una ciclopica cinta di mura).
Proprio a Fiesole, sulle pendici nord occidentali della collina, come bene ci descrivono M. Martinelli e Giulio Paolucci (op. citata), in un’area che comprendeva diversi edifici di culto, era sorto, per opera etrusca un tempio, le cui proporzioni non sono grandiose come, ad esempio, quelle di Tarquinia, ma che tut