Archivi categoria: Archeologia

Giuseppe PIPINO, Emergenze archeologiche, vere e presunte, nelle aurifodine della Bessa.

La Bessa, sede dell’omonima Riserva Naturale Speciale (archeologica), è sicuramente una delle zone più interessanti d’Italia dal punto di vista archeologico e storico-minerario, purtroppo, però, essa è da sempre oggetto di fantasticherie e di studi approssimativi, anche da parte delle istituzioni deputate alla sua tutela e valorizzazione, nonché da improvvisati “esperti” che hanno operato con il loro beneplacito.


La cosa era già stata evidenziata nella fondamentale opera di CALLERI (1985) che, analizzando a fondo gli scritti precedenti, lamentava la faciloneria con la quale era stato trattato l’argomento e la diffusione di assurdità puerili, oltre che di errori più o meno giustificabili. 


Tuttavia si è continuato sullo stesso livello e, anzi, alle assurdità precedenti se ne vanno sempre ad aggiungere di nuove.  Continuano, infatti, ad essere divulgate affermazioni secondo le quali la Bessa sarebbe stata la più grande ed importante miniera d’oro romana, che sarebbe stata sfruttata da una fantomatica popolazione dei Vittimuli o dai Salassi prima che dai Romani, che nella zona, nonostante lo sconvolgimento operato dalle coltivazioni minerarie protostoriche, esisterebbero ancora sicure testimonianze preistoriche, quali incisioni rupestri, steli e castellieri, per non parlare della presunta piroga del torrente Elvo, meglio nota come “piroga bidone” o “pirloga”.


Lo studio completo si trova nell’allegato.

Autore: Giuseppe Pipino

Allegato: Emergenze archeologiche.pdf

Carlo FORIN, Apocalisse del ME. Rivelazioni sulla lingua come dingua.

Proemio: -FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME-Gesù ci fa questa raccomandazione… ed è un ordine del Padre: -Fate questo in memoria di ME-.


Attraverso lo Spirito Santo, ci ispira: spezzate il pane in armonia e unitevi a ME prendendo il mio corpo.


Apocalisse è ‘rivelazione’  e ‘catastrofe’ contemporaneamente: è alla portata di tutti l’unione con Dio, col ME, e pochi la curano.


Il senso dotto della parola –rivelazione- e quello del popolo –catastrofe- si completano in questa esplorazione dell’assurdo che vi invito a fare assieme: tutti sanno questa realtà e… non c’è vergogna!


Lo studio completo si trova nell’allegato.

Autore: Carlo Forin

Email: carlo.forin1@virgilio.it

Allegato: Apocalisse del ME.pdf

Paolo CAMPIDORI. Il tempio etrusco di Fiesole.

E’ ipotizzabile prevederne la ricostruzione?
Alle pendici nord-orientali della collina principale fu creata alla metà del VI secolo (a.C.) un’area sacra con al centro un piccolo edificio di culto pressoché quadrato di circa 5 m. di lato, con pareti di mattoni crudi su basamenti di pietra, il pavimento interno in terra battuta, con copertura costituita da tegole e antefisse dipinte. Una fognatura, alcuni terrazzamenti completavano l’area” Maurizio Martinelli-Guido Paolucci – Guida ai luoghi degli Etruschi – Ed. Scala 2008


Se noi tracciamo una linea sulla carta geografica  della Toscana, in direzione Ovest-Est partendo da Pisa sul versante tirrenico, fino a Verucchio, versante adriatico, e toccando al centro le località di Artimino, Fiesole e Firenze, noi avremo una linea retta quasi perfetta. Proprio su questa linea verso il VII-IV sec. a.C. doveva svolgersi il traffico commerciale etrusco, dal Mar Tirreno al Mar Adriatico. Parte di questo tracciato è stato ritrovato alcuni anni fa in località Capannori (Pisa), si tratta di una strada con ampie carreggiate, una vera e propria “autostrada” etrusca, come è già stata definita.
Dobbiamo adesso tener conto che su questo tracciato si trovavano anche le località Comeana, Quinto (Firenze) dove sono state ritrovate le tombe dette “della Mula” e “della Montagnola”, ambedue realizzate con la tecnica detta “a falsa cupola”,  con grossi conci squadrati di pietra  disposti in forma concentrica (tomba della Mula) che si restringono verso l’alto fino a formare una volta di forma ogivale (tomba della Montagnola). Queste tombe risalgono, verosimilmente al VII secolo a.C. Si tratta di tombe principesche i cui proprietari erano i signori e padroni della zona. Su questa linea doveva trovarsi pure la città-carovaniera etrusca di Gonfianti, nelle vicinanze di Prato, che doveva svolgere un ruolo di città-emporio, luogo di deposito e di smistamento delle merci, nonché città industriale ed artigianale.
Questa “autostrada dei due mari”, come è plausibile  definirla, secondo fonti greche, si sarebbe potuta percorrere in soli tre giorni di viaggio, che per quei tempi rappresentava un bel primato.
A Verucchio, centro etrusco di primaria importanza, gli archeologi hanno ritrovato reperti UNICI nel loro genere, come campioni di stoffe di lana, tessute in vari colori, che non hanno niente da invidiare ai nostri tessuti moderni, in quanto la tessitura e la tecnica di lavorazione è in  tutto simile alla nostra, ovviamente gli etruschi non possedevano i macchinari che possediamo oggi. Inoltre sono stati ritrovati a Verucchio reperti importantissimi in metallo e in altri materiali più o meno pregiati, molto interessanti.
Le città etrusche di Fiesole  e Firenze si trovavano proprio al centro di questa “carretera” commerciale ed è facilmente intuibile il ruolo di prestigio che queste due città avessero proprio per le loro ubicazioni strategiche ma anche difensive e di controllo del territorio. Se Gonfienti aveva il ruolo di città di scambio, di deposito, di lavorazione delle merci, quindi città industriale e commerciale (ruolo svolto in sinergia con la “gemella” Misa, Marzabotto) Firenze e Fiesole dovevano giocare due ruoli diversi, l’una di città legata ad una economia fluviale e agricola (Firenze), l’altra doveva essere centro politico-amministrativo e militare offensivo e difensivo (Fiesole), anche per la posizione strategica che occupava (sulla cima di una collina e difesa da una ciclopica cinta di mura).
Proprio a Fiesole, sulle pendici nord occidentali della collina, come bene ci descrivono M. Martinelli e Giulio Paolucci (op. citata), in un’area che comprendeva diversi edifici di culto, era sorto, per opera etrusca un tempio, le cui proporzioni non sono grandiose come, ad esempio, quelle di Tarquinia, ma che tut

Paolo CAMPIDORI. Opere d’arte maggiori e opere d’arte minori (pur sempre importanti).

Lettera aperta alla Dr.ssa Clelia Arduini, Presidente Nazionale Archeoclub d’Italia ROMA.


Ho letto con interesse la Sua lettera-articolo “Regali e riflessioni sotto l’albero” su Archeoclub notizie n. 4/2008. Intanto mi congratulo con Voi per le novità che avete apportato alla Tessera Sociale 2009. Meno male che il prezzo è rimasto invariato!


Riguardo al Ministero Beni Culturali “ridotto a una sorte di agenzia”, posso dirLe che ciò non è una novità. Lei sa bene che una trentina di anni fa, forse più, il MBC (Ministero Beni Culturali) non esisteva e che tale settore era “appoggiato” al MPI (Ministero Pubblica Istruzione) dove, ovviamente, per la mentalità dell’epoca, l’istruzione scolastica era al primo posto e i Musei, ecc, erano un po’ la “Cenerentola” di questo, che veniva definito, “grosso baraccone”.
Poi, forse, per la presenza di alcuni parlamentari fiorentini “illuminati” vedi Bargellini, Spadolini, ecc, veri uomini di cultura, il settore Belle Arti si staccò dal M.P.I.  e fu creato il Ministero Beni Culturali, con proprio “portafoglio” e proprie competenze. Ma le carenze, le mancanze di fondi, delle quali parla Lei nel suo articolo, ci sono sempre state, NON SONO UNA NOVITA’. Neppure lo è il trasferimento della tutela del nostro ingente patrimonio artistico ad altri Enti, vedi Regioni, Provincie, ecc. (e si è parlato anche di privati), non è affatto nuova. Lei ricorderà in Emilia Romagna, circa trent’anni fa, la creazione dell’Istituto Beni Culturali (diretto dal Prof. Emiliani, divenuto poi Soprintendente di Bologna) che avrebbe dovuto sostituire, o, perlomeno sovrintendere le Soprintendenze Statali della Regione Emilia-Romagna.
Io lavoravo, allora, presso tale Soprintendenza Beni Artistici (per più di due anni) in qualità di segretario-documentalista (di nuova nomina) sotto l’allora Soprintendente, la romana, Prof. Maria Vittoria Brugnoli Pace, che venne a Bologna a sostituire il Prof. Gnudi.
A questo Istituto Regionale, probabilmente, mancarono le ali per decollare e presto la cosa venne archiviata (o quasi). Ora il problema si sta ripresentando con maggiore insistenza:
BENI CULTURALI = REGIONI, PROVINCIE, ECC, ?
BENI CULTURALI = MINISTERO BENI CULTURALI ROMA?
Si tratta di una questione di lana caprina, e io Le darò il mio giudizio, anche se con un po’ di ritardo, e lo faccio,  essendo stato da Lei sollecitato a farlo   come socio Archeoclub d’Italia, nell’articolo sopra citato.
Il mio parere sarebbe che certi musei importantissimi restino strumenti di vera cultura e non si guardi (per cortesia!) a ciò che fanno all’estero, dove, in certi casi, i musei e le pinacoteche pubbliche sono diventate veri e propri mercati. Noi italiani abbiamo, come si dice a Firenze, “un cervellino”  niente male, oppure “dello gnegnero” che tutti ci invidiano. Tuttavia, possiamo  certo imparare da tutti, ma non possiamo immaginare, neppure lontanamente, di fare dei nostri maggiori musei uno “strumento” deleterio dell’economia italiana e della borsa valori del turismo presente e futuro. Il “nostro” compito è quello di tutelare le opere d’arte, e queste, si tutelano solo con certe regole. Non possiamo, ad esempio pensare agli Uffizi come ad un autobus giapponese, dove le persone vengono stipate a forza di spinte. LA CULTURA E’ CULTURA. Guai a coloro che ne vogliono fare un “Business”. I vini toscani, i panforti e i ricciarelli si possono benissimo vendere in negozi attigui,  non possiamo trasformare gli Uffizi in una Fattoria e, di conseguenza, i Soprintendenti in Fattori! (però se ci tengono….) Se i francesi fanno i vari “Centri Pompidou” oppure idiote piramidi in vetro davanti al Louvre, padroni di farlo,  ma non “scimmiottiamoli” per favore, l’Italia è l’Italia, non  è la Francia o gli Stati Uniti d’America (e vorrei aggiungere “per