In ambito tirrenico nel periodo compreso tra VIII e VII secolo si nota un salto nel processo di articolazione del corpo sociale che porta all’emergere dei gruppi gentilizi e che toccherà l’apice allo scorcio del periodo orientalizzante.
L’ipogeo si apre a 386 metri s.l.m., sul pendio settentrionale del Monte Capanne, in uno sperone di roccia granodioritica degradante a scarpa all’estremità sud-occidentale dell’abitato di Marciana.
Il mito creato intorno alle chiese ed ai monasteri rupestri in Cappadocia, portato avanti dalla storiografia tradizionale, è basato prevalentemente sulle relazioni esistenti tra le strutture scavate e le possibilità di vita che queste offrivano nel proteggere o, alternativamente, nel fornire delle vie di fuga nei confronti delle i-prospetti-delle-chiese-rupestri-in-cappadociaviolente incursioni dei popoli che assalivano le ricche regioni bizantine.
L’attenta osservazione delle facciate delle chiese e dei monasteri rupestri ed il loro confronto sistematico rivelano, tuttavia, aspetti differenti.
Tra i numerosi oggetti in mostra nelle sale egizie dell’Ashmolean Museum of Art di Oxford vi è una particolarissima statuina femminile realizzata in un materiale raro e insolito: il lapislazzuli, quella che era una delle gemme favorite dagli antichi egiziani dal caratteristico colore blu intenso.