Archivi categoria: Archeologia

Stefano PRUNERI. Il castello dei Vicedomini a Cosio (So). Ipotesi ricostruttiva.

Il castello di Cosio sorgeva sulla sommità di un dosso localizzato a una quota di 360 m circa a monte e a meridione del centro abitato, in corrispondenza del versante orobico valtellinese; della scomparsa fortificazione oggi rimane, almeno apparentemente, solo il toponimo di località Castello, riferibile ad un nucleo di edifici rustici, in buona parte abbandonati, che sorgono in corrispondenza di una sella posta tra il fianco meridionale dell’altura e il vicino versante montuoso.

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Autore: Stefano Pruneri – stefanopruneri@alice.it

Alessandra FRAGALE, Le tombe delle regine neoassire nel palazzo NW di Nimrud.

Nimrud, l’odierna Kalku, è stata la capitale dell’Impero neoassiro, la cui influenza egemonica politica e culturale sul mondo del Vicino Oriente si è sviluppata dal IX all’VII secolo a.C.. Purtroppo, nel 2014, tale cittadina è caduta sotto il controllo dell’ISIS ed ha subito gravi danneggiamenti finché, nel 2015, il sito archeologico è stato completamente distrutto con picconi, ruspe ed esplosivo.

Intervento dell’autrice in “Archeologia in Rosa” in data 10 marzo 2016, presso la Società Friulana di Archeologia.

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Autore: Alessandra Fragale – alessandra.fragale@virgilio.it

Giacomo CACCIAPUOTI. C(aius) Naevius Phi[lippus] e la chirurgia nel mondo romano.

La parola “chirurgia” deriva dal greco χειρουργία ed è composta dai termini χείρ, mano, e ἔργον, lavoro, e significa letteralmente “lavoro manuale” . Essa è attestata per la prima volta in Articolazioni e Officina del medico, opere del Corpus Hippocraticum, raccolta di testi medici riferibili, secondo la tradizione, alla figura di Ippocrate di Cos, medico vissuto nel VI – V sec. a.C. .

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Articolo prodotto dall’autore intervenuto nel progetto “Tracce” della Società Friulana di Archeologia, il 26 aprile 2016.

Autore: Giacomo Cacciapuoti – cacciak@yahoo.it

Stefano PRUNERI, La porta fortificata di San Biagio a Monza.

Il presente articolo si inserisce nell’ambito di una più  ampia ricerca, attualmente in corso, finalizzata alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico e archeologico monzese, con una particolare attenzione rivolta alle scomparse strutture difensive della città.
Scomparse ma non cancellate in modo definitivo, dato che esse continuano in qualche modo ad esistere, negli archivi come memorie storiche e nel sottosuolo come resti strutturali sepolti. Simili ricerche, che possiamo definire di archeologia preventiva, sono dunque utili non solo per determinare la natura e la posizione topografica di queste vestigia, ma anche per favorirne la tutela, impedendone la definitiva distruzione.

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Autore: Stefano Pruneri – stefanopruneri@alice.it