Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Maria Luisa Nava, Scrivere il sociale sul corpo.

Tatuaggi, segni distintivi e marcature identitarie dalla preistoria alla contemporaneità.
Il tatuaggio e le pratiche affini di marcatura corporea costituiscono una tecnologia sociale di lunga durata, utilizzata per rendere visibili appartenenze, ruoli, gerarchie, stati giuridici e dispositivi di protezione rituale. Attraverso un’analisi comparativa che abbraccia la preistoria europea, l’Egitto faraonico, l’Italia preromana (con l’esempio della Daunia), il mondo greco-romano, le steppe eurasiatiche e l’età moderna e contemporanea, l’articolo analizza il corpo come superficie privilegiata di iscrizione del sociale. Il caso delle stele daunie è assunto come nodo centrale per discutere il rapporto tra genere, rango e marcatura identitaria, nonché i limiti metodologici di interpretazioni fondate su analogie etnografiche non controllate….

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Autore: Maria Luisa Nava – mlsnava@gmail.com

Giuseppe Pipino, Le miniere di stagno del Campigliese e le prove delle attività minero-metallurgiche degli Etruschi.

Nei pressi di Campiglia Marittima esistono numerose mineralizzazioni metallifere che sono state oggetto di estrazioni minerarie e trattamenti metallurgici, per rame, piombo argentifero e ferro, che vanno dall’età del rame alla fine del periodo etrusco e sono testimoniati, oltre che da scarni cenni di autori classici, dal ritrovamento di frammenti ceramici, lucerne e attrezzi metallici d’epoca, talora da analisi radiometriche dei carboni associati. Dalle risultanze archeologiche e dalle fonti classiche risulta evidente l’assenza di attività minerarie romane. …

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Autore: Giuseppe Pipino – info@oromuseo.com

Giuseppe C. Budetta, Aspetti anatomici ed evolutivi in alcune specie di mammiferi.

Nell’Uomo, la diversificazione funzionale degli arti superiori, più accentuata rispetto alle altre specie, è diametralmente opposta a quella dei delfini. In Homo Sapiens sapiens, la carotide e succlavia di sinistra si staccano direttamente dall’aorta….

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Autore: Giuseppe C. Budetta – giuseppe.budetta@gmail.com

Mario Zaniboni, Fascia di buche in Perù.

Fra le tante scoperte fatte dai ricercatori che si interessano dei vari siti archeologIci in giro per il mondo una, che li ha lasciati perplessi, è stata resa pubblica negli anni ’30 del secolo scorso: durante il loro lavoro, hanno individuata una fascia di buche sul crinale di Monte Sierpe (Monte Serpente) situata sull’altopiano di Nazca, nella Valle di Pisco in Perù. Si tratta di 5.200 buche (sì, proprio 5.200) di uno o due metri di lato e profonde da mezzo a un metro, distribuite in modo da formare una fascia lunga un chilometro e mezzo. Qualcuna è rivestita all’interno da pezzi di roccia.
L’origine delle buche è lontana nel tempo, risalente al periodo preincaico, ed è stata per decenni e decenni un rebus, la cui soluzione sfuggiva ai ricercatori intensamente impegnati nel risolverlo.
Finalmente, forse, fu fatta luce sul mistero, come risulta dai risultati di un lungo e laborioso studio portato avanti da esperti e reso pubblico attraverso la rivista specializzata Antiquity: in effetti, si è giunti a definire la ragione per la quale quelle fosse furono escavate, o… quasi.
Secondo il nutrito gruppo di studiosi, quella sequenza di buchi praticata sul Cerro Viruela (Collina del Vaiolo, così denominato perché il suo aspetto ricorda quello della cute umana colpita da quella malattia) è stata realizzata con la funzione di mercato a cielo aperto dalla gente Chincha per diventare, successivamente, un modo per il pagamento delle tasse alle autorità.
E’ questo quanto sono riusciti a scoprire gli studiosi della Facoltà di Lettere dell’Università australiana di Sydney e dell’Australian Museum Research Institute, con i quali hanno collaborato colleghi dell’Università della Florida del Sud (USA), del McDonald Institute for Archaeological Research dell’Università di Cambrigde (Regno Unito), della Facoltà di Storia di Arte e Archeologia dell’Università di Parigi e del Panthèon-Sorbonne (Francia). Questa nutritissima compagine fu coordinata dal dottor Jacob L. Bongers, la cui professionalità era quella di ricercatore specializzato di archeologia della Disciplina di Archeologia dell’Università australiana.
I risultati delle loro ricerche derivano soprattutto dalle analisi micro e macroscopiche dei contenuti delle fosse.
I ricercatori, dopo aver ritenuto che le buche fossero state escavate per farne cisterne di acqua (ma erano necessarie così tante, su una collina arida ed improduttiva?), ma poi hanno indirizzato le loro ipotesi diversamente. Gli approfonditi studi attuali hanno fatto formulare un’ipotesi che sembra più accettabile, dopo i risultati degli esami microscopici dei contenuti dei buchi: ebbene si è trovato polline di mais, cultura fondamentale nella dieta dei preincaici, insieme con i resti di piante, quali orzo e grano; e pure resti di giunco, salice, canne, cioè tutte piante che fornivano il materiale giusto per la costruzione di cesti. Tutto questo ha fatto maturare l’idea che i mercanti, fra il XIV e il XV secolo, riempissero le loro derrate nei cesti che, poi, erano collocati nelle buche.
Per quanto attiene ai dati macroscopici, si sono usati i droni, che hanno consentito la realizzazione di una mappa del sito. Inoltre, questi hanno consentito di valutare la forma della fascia di buchi, giungendo alla conclusione che è quella di un khipu degli Inca, cioè quella di uno strumento costituito di corda annodate usato nella contabilità.
La conclusione di tutto il discorso è che, pur essendo stati scavati in un luogo di mercato, era stata cambiata la funzione dei buchi, facendoli diventare il punto di deposito delle tasse a disposizione degli esattori. Ma il dubbio in merito al perché si devono scavare buche per accumullarvi all’interno le tasse naturaalmente resta.
Comunque, qualsiasi sia la ragione per la quale le buche sono state escavate, resta sempre il fatto di avere sotto gli occhi una struttura eccezionale, che è costata un enorme lavoro eseguito in un numero eccezionalmente alto di ore impiegate: lavoro utile o no? Il mio parere non servirà a nulla, però lo esprimo lo stesso: mi sembra impossibile che si sia eseguito un lavoro tanto imponente, addirittura faraonico, per le ragioni che si sono individuate: già, ma allora per quali?

Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it