Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Giuseppe Pipino. Il genovese Bartolomeo Pernice e l’allume di Ischia: note di archeologia medievale della produzione.

Con il termine allume viene designato un gruppo di sali (solfati doppi idrati di metalli trivalenti e monovalenti) che, a seconda dell’elemento prevalente, assumono nomi specifici diversi. L’allume potassico naturale (kalinite) è un minerale abbastanza comune in ambienti vulcanici, sotto forma di sottili efflorescenze: noto ed apprezzato sin dal neolitico per le sue qualità astringenti e ignifughe, il prodotto trovava largo impiego, oltre che in medicina e per rendere ignifugo il legno, nella concia delle pelli, come fissante nella colorazione dei tessuti, come fondente nella lavorazione dei metalli e del vetro, e altro. Secondo un autore del primo Cinquecento, “…Gli Alchimisti & li parteliori molto se ne servono, anzi senza esso le loro acque acute far non possono, come ancor li tentori di panni & lane, alli quali non le altrimenti necessario chel pane a l’homo” (BIRINGUCCIO 1540, pag. 31)….

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Autore: Giuseppe Pipino – info@oromuseo.com

 

Alberto Pozzi, Incisioni rupestri a S. Maria Rezzonico e Cremia (Alto Lario, Como).

Nell”alto Lago di Como sono state individuate diverse rocce con incisioni rupestri: coppelle, canaletti ed altri segni forse risalenti alla tarda Età del Bronzo o all”Età del Ferro. Compaiono anche segni successivi, quali croci e scritte sia antiche sia recenti.
Le singole rocce vengono descritte e figurate, e se ne discutono le analogie con altri siti alpini…

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Info:
Società Archeologica Comense, 2000
Piazza Medaglie d’Oro, 6 – 22100 Como
Tel./Fax 031.26.90.22

Francesca Bianchi. Lorenzo Braccesi: potere e follia degli eredi di Augusto.

FtNews ha intervistato il prof. Lorenzo Braccesi, autore del libro Potere e follia. Gli eredi di Augusto, le loro madri, sorelle e consorti (<<L’ERMA>> di BRETSCHNEIDER, 2023). Già professore universitario, storico e saggista, Braccesi nel libro prende in esame la famiglia giulio-claudia, spiegando come i successori di Augusto fossero minati da traumi psichici o disturbi mentali risalenti all’infanzia o all’adolescenza, che ne provocano nel governo dello stato instabilità decisionale, fuga dalla realtà e costante paura di complotti ai loro danni, cui reagiscono con bagni di sangue che coinvolgono, anzitutto, i propri familiari. Le loro donne, viceversa, possiedono in più occasioni la percezione politica e l’energia loro mancante, soprattutto quando si tratta di imporre i propri figli di primo letto quali loro successori, mescolando con abile astuzia amore e veleno…

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Autore della presentazione: Francesca Bianchi <francesca-bianchi2011@hotmail.com>

Info:
Problemi e Ricerche di Storia Antica, 37
2023, 162 pp.
Brossura, 14 x 21,5 cm
DOI: 10.48255/9788891328311
ISBN: 9788891328250
ISSN: 2283-1789

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Michele Zazzi. Le navi etrusche.

L’aspetto delle navi etrusche può essere desunto prevalentemente dalle fonti iconografiche.
Gli autori Greci e Romani infatti scrivono del dominio degli Etruschi sui mari dell’Italia preromana, evidenziando la loro fama di temibili pirati ma ci forniscono poche notizie sulle navi etrusche. Plinio il Vecchio (Nat. Hist. VII, 57; VIII, 209) riferisce che il rostro delle navi sarebbe stato inventato dagli Etruschi; Livio (Storie, XXVIII, 45), ci parla di vele di lino e del legno utilizzato per la costruzione delle imbarcazioni: quercia e faggio per la chiglia e le parti interne, abete per gli alberi.
Anche i contributi derivanti da relitti risultano poco significativi per la difficoltà di attribuire con certezza l’origine etrusca delle navi (in considerazione della frequente eterogeneità dei carichi) e per lo stato di conservazione degli stessi.
I modellini di barchette d’impasto del periodo villanoviano (in particolare da Tarquinia), rinvenuti per lo più in contesti funerari e quindi con valenza probabilmente allusiva all’ultimo viaggio, non forniscono elementi di rilievo in ordine alla tipologia delle imbarcazioni etrusche.
Alcuni elementi possono semai essere tratti dalle testimonianze iconografiche etrusche delle fasi orientalizzante ed arcaica.

Il cratere di Aristonothos del 650 a.C. (proveniente da Cerveteri e conservato ai Musei Capitolini) potrebbe rappresentare uno scontro tra una nave greca (a sinistra) ed una nave etrusca (a destra). La prima sembra essere una nave da guerra con scafo piatto, poppa alta e prua con sperone ed occhio apotropaico. La nave di destra sembrerebbe invece di tipo mercantile, a vela, con scafo maggiormente profondo e ricurvo, prua con sperone aguzzo, poppa con doppio timone ed albero al centro dello scafo. Relativamente all’equipaggio l’imbarcazione greca presenta chiara distinzione tra rematori e soldati sul ponte; la nave etrusca contiene guerrieri pronti allo scontro sul ponte ed un uomo sulla coffa con compiti di avvistamento.

Un piatto ceretano dalla necropoli di Acqua Acetosa Laurentina della metà del VII secolo a.C. sembrerebbe rappresentare un’imbarcazione da pesca. La nave presenta scafo ricurvo, prua appuntita, poppa revoluta ed albero al centro con vela rettangolare. Si vedono anche nove remi ed un grosso pesce colpito da un uomo munito di fiocina a prua.

Il disegno di una nave da guerra si ritrova sulla stele di Vel Kaikna databile al V secolo a.C. (e proveniente dalla necropoli dei Giardini Margherita a Bologna). A poppa il timoniere regge il timone, sul ponte vi sono due guerrieri con corazza e la vedetta, che indossa un mantello, a prua scruta l’orizzonte. La nave è fornita di sperone. Le vele sono ripiegate. Dalla chiglia dell’imbarcazione sbucano sette remi e si vedono anche le teste di tre rematori.

La tomba della Nave (di Tarquinia databile alla metà del V secolo a.C.) prende appunto il nome dalla rappresentazione (sulla parete sinistra) di una grande nave da carico con lungo scafo, alta prua e poppa. L’imbarcazione presenta due alberi (per facilitare le manovre) dai quali si diparte il sartiame. Sul ponte vi sono cinque marinai dediti alle manovre. Nei pressi della poppa si scorgono due grossi remi con funzione di timone.

Si ritiene che inizialmente (fase villanoviana) gli Etruschi si siano ispirati a modelli di imbarcazioni egei e fenici, ma che le loro imbarcazioni abbiano nel tempo (periodo orientalizzante ed arcaico) assunto caratteristiche proprie. Lo scafo delle navi etrusche sembra ampio e capiente e si evidenzia per la presenza di uno sperone a prua (o di una prua particolarmente aguzza) per colpire le navi nemiche, ma anche con funzione di tagliamare ed al fine di favorire un miglior galleggiamento dello scafo. Si è pertanto pensato ad una tipologia di nave ibrida con connotati mercantili, ma adattabile anche al combattimento. Dall’iconografia si ricava anche che le navi etrusche potevano essere dotate di un doppio cassero (ponte sopraelevato), avevano un albero centrale, venivano governate da due timoni a poppa ed utilizzavano vele quadrangolari.
Successivamente, a cominciare dal V secolo a.C., la funzione delle navi si sarebbe sempre più diversificata come sembrerebbe attestato dalla nave oneraria riprodotta nella tomba della Nave e dall’imbarcazione da guerra rappresentata nella stele di Vel kaikna.

Sulle navi etrusche cfr., tra l’altro:
– Giulia Pettena, Gli Etruschi ed il Mare, Ananke, 2002;
– Claudio Castello, Gli Etruschi sul mare.

Di seguito immagini del cratere di Aristonothos, del piatto da Cerveteri di Acqua Acetosa Laurentina, del disegno della stele di Vel Kaikna e la rappresentazione della nave della tomba omonima di Tarquinia.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com